IL DISINCANTATO MONDO DEL 1200 A.C.

Da questa data in poi, attorno al 1200 a.C. e per diversi anni la storia delle regioni a noi più note regioni è caratterizzata e condizionata dall’invasione dei cosiddetti popoli dei mari, una variegata miriadi di migranti che sbarcarono su tutte le coste del mediterraneo orientale determinando sfaceli e cambiamenti epocali come del resto dimostrano nei secoli tutte le ondate migratorie che seguiranno.

A causa loro caddero gli Ittiti che come tradizione dei migliori pesci dopo tre giorni… di assedio crollarono e fu devastata la città di Hattusa, essendo ottusi i loro abitanti non erano più in grado di comprendere la portata degli eventi. Cadde anche la città fenicia di Sidone e i suoi abitanti si rifugiarono a Tiro. Arrivarono anche sulle coste della Grecia e di Creta determinando la fine della civiltà micenea.

Peraltro uno di questi popoli, i Dori, invasero il pelopponneso e venivano venerati come Dei, sospettiamo che ciò fosse determinato probabilmente dalla loro pelle giallastra che li appariva o risultavano anche particolarmente luccicanti, ecco perché venivano chiamati come uomini d’oro, ovvero i Dori.

In Sicilia, intanto, un altro popolo del mare (a saperlo da dove arrivavano tutti ‘sti popoli) fonda la città di Trapani, qualcuno dice che fu chiamata così perché questo popolo aveva l’attitudine di fare buchi ovunque, ovvero di trapanare.

Intanto, intorno al 1200 a. C. anche nel resto del mondo accadevano cose strane che apparentemente non hanno alcuna influenza per il tempo da noi raccontato ma che è meglio sapere per non fare la figura dei megalomani ed egoisti e fissati tradizionali con le solite paturnie ereditate dagli esperti occidentali, oppure essere considerati limitati nella nostra narrazione fantasiosa e non essere in grado di applicare l’ironia del nostro metodo su tutto lo scibile umano, che pure ne ha assai bisogno.

Non sia mai, perciò:

In india è in corso il periodo così detto Vedico, ovvero caratteristico di quelle popolazioni oculisticamente dotate che sono in grado di Vedere anche lontano, antenati della Luxottica, forse portavano tutti gli occhiali.

Che siano anche gli inventori del cannocchiale?

Grande risonanza nel mondo dei trasporti viene dato dall’apparizione, in Cina, del carro da guerra.

In Messico domina il popolo Olmeco che passa alla storia come il popolo che ha inventato i giochi con la palla, alla faccia degli inglesi che si vantano di aver inventato il calcio, senza contare che senza questo popolo, oggi, non ci sarebbe metà dello sport praticato.

In modo esemplarmente in antitesi con gli Olmechi, sempre negli stessi luoghi è in corso la civiltà Mixteca, il cui nome vuol dire “luogo che sta nelle nuvole” lasciando intendere che fossero un po’ svampiti, annebbiati o poco realistici con conseguenze gravi sulla loro capacità di concentrarsi.

Come vedete anche nel resto del mondo non mancano facezie di cui possiamo beneficiare e rallegrarci e perciò non ci lamentiamo e iniziamo a percorrere anche questo nuovo secolo con il consueto sorriso.

LA MALINCONICA FINE DEL XIII sec. A.C.

Dopo ben sessantasette anni di regno muore Ramesse II, era il 1213 a. C e tutto il pollame, ovvero i sudditi del faraone, caddero in una desolazione e depressione immensa, perchè dopo anni di stabilità vissuti alla grande con un personaggio unico nella storia, vedono sedersi sul trono un certo Amenophis, che già dal nome si intuisce che non sa di niente.

Egli era il tredicesimo figlio di Ramesse II ed era già anzianotto con poca voglia di fare guerre. Un popolo che era abituato ad avere faraoni giovani e anche a volte bambini, si trova ad avere al comando un matusa, tra l’altro anonimo al grande pubblico.

Tra l’altro in molti si domandavano come era possibile che fra tutti i figli che aveva avuto Ramesse II toccava proprio a costui reggere il futuro del più grande e potente regno di quell’epoca.

Approfittando della depressione del popolo pollame, dalla libia, le orde dei migranti provenienti da vari luoghi invasero l’Egitto sfondando il muro eretto da Ramesse in Libia a dimostrazione che i muri alla lunga non tengono.

Tale invasione segna la fine di un grande periodo della storia dell’antico Egitto.

Mentre l’Egitto si guarda triste il proprio ombelico, nelle sue vicinanze avvengono biblici avvenimenti. Nel 1210, giorno più giorno meno, un carismatico personaggio di nome Giosuè porta il popolo ebreo alla conquista della terra di Canaan, alcuni opinionisti del tempo ritengono che fu attratto e invogliato dai numerosi vigneti della zona, altri, soprattutto recentemente pensano che questo fatto non sia mai esistito ma, tant’è, ciò è entrato nella storia del mondo indelebilmente.

Intanto nel campo tormentato degli Ittiti, altra potenza del momento, le cose non vanno certamente meglio, alla morte del Re Tudhalia IV, successe il figlio Arnuwanda III che morì giovane e dopo di lui ascese al trono il fratello Suppiluliuma II che si fece notare per l’invasione dell’isola di Cipro e null’altro se non passare alla storia, come vedremo nel prossimo articolo, per l’ultimo Re Ittita.

Così il XIII sec. a.C. finisce mestamente portando con sè la fine di due grandi potenze che dopo essersi combattute e confrontate fra loro e infine alleatosi contro nuovi nemici ne vennero travolte e se Gli Hittiti non si risolleverrano più, occorrerà del tempo perchè l’Egitto ritrovi il suo splendore.

Che finale di articolo poco divertente! cercheremo di rimetterci in riga con il prossimo.

I RAPPORTI DI RAMESSE II CON I POPOLI VICINI

Era noto da tempo che il faraone fosse poco incline ad avere buoni rapporti con il vicinato, infatti avvenne che Ramesse portò l’attacco decisivo contro il popolo ittita e tutta la regione attigua, estendendo il suo dominio su Gerusalemme, Ur, Damasco e Gerico.

Ma la battaglia fra i pesci Ittiti e il pollame faraonico continuò fino a che la minaccia degli Assiri non si fece pesante e per contrastarli arrivarono persino a stipulare un trattato di pace e collaborazione che prevedeva un patto di non aggressione, cose dell’altro mondo ma soprattutto assai ipocrite, inoltre si stabilì il riconoscimento dei reciproci confini, regole sull’estradizione dei fuggitivi e un patto di mutua assistenza in caso di attacco da parte di terzi.

Per suggellare questo accordo Ramesse sposò inoltre una principessa ittita, la figlia di Hattusili. Non sappiamo se questa clausola fu cercata o subita dal faraone. Il trattato, comunque, perse ben presto di importanza per l’Egitto, poiché arrivò una seconda ondata di popolazioni indoeuropee che travolse gli ittiti; naturalmente la sposa se la tenne ben stretta.

Nel 1250 secondo gli esperti che, come è noto, non godono della nostra fiducia e credibilità, inizia il mitico esodo del popolo ebreo verso la terra promessa e contemporaneamente si narra che fu edificato il tempio di Abu Simbel, questi due fatti sembrano una mera coincidenza ma noi non crediamo alle coincidenze nella storia e questi fatti li mettiamo insieme lasciando a voi ogni pia elucubrazione sul suo significato. Questi fatti trovano riscontro anche nella bibbia, fonte degna di nota e decisamente più attendibile degli esperti.

Nel 1248 Ramesse fu costretto a celebrare la festa di Sed in quanto aveva compiuto trent’anni di regno, sembra che non ne avesse alquanto voglia se non altro per pura scaramanzia.

Per Ramesse, che non era un festaiolo fu un anno tribolato e pieno di frustrazioni, perché dovette presenziare a tutte le feste e non aveva il tempo di fare guerra a qualcuno, che in realtà era il suo vero passatempo preferito.

Nel 1245 gli assiri sconfissero gli ittiti e con i proverbiali colpi di assi occuparono Babilonia saccheggiando e deturbando tutti i templi.

In quel tempo gli assiri erano governati dal Re Tukulti-Numurta il cui nome ha già un sapore sinistro e infatti egli fu crudele tanto che i figli gli si rivoltarono contro e uno di loro, esasperato, lo assassinò.

Nel 1240, Ramesse, finiti i festeggiamenti, riprese a scorrazzare per il mondo conosciuto e dovette andare anche in Libia per fermare le orde  di migranti che stavano per entrare nel delta del Nilo.

Come vedete la storia si ripete tristemente e fu proprio questo nefasto intervento del faraone in libia a costituire un pericoloso precedente, egli infatti costruì il primo muro della storia per fermare quei popoli, una linea di difesa fortificata che verrà nei secoli seguenti emulata da diversi soggetti, dimostrando che dalla storia non si impara nulla e di volta in volta certe trovate tornano di moda.

Ci piace annotare che nel 1237 il Re Ittita a seguito di una pesante siccità, che per un popolo di pesci è da considerarsi una immensa iattura, fece costruire diverse dighe di cui una, pensate, è ancora oggi esistente, ciò fa dedurre a come fu grande quella pensata, a come erano stati bravi e a come sono stati inetti quelli che sono venuti dopo e che non sono stati capaci di fare meglio.

Nel 1221 in una zona della Turchia presero casa il popolo dei Lidi, ovvero coloro che migravano dai lidi dei fiumi e si ritrovarono in questa zona che da allora viene chiamata Lidia. Il loro primo Re fu Agrone, ovvero un grande agrume, o così doveva sembrare ai recensori di quel tempo. Questo determinò il carattere agricolo del popolo che fra l’altro fondò una città con il nome di Sardi, forse per dare cittadinanza ad una parte di loro proveniente dalla sardegna.

HITTITI: LA GUERRA DI SUCCESSIONE FRA ZIO E NIPOTE

La storia sfortunata di questi uomini insegna a tutti coloro che pensano che basti nascere da genitori ricchi o nobili oppure addirittura reali per essere a posto per tutta la vita, risulta alquanto fallace e non priva di delusioni.

Salito al trono Ittita nel 1272 alla morte del padre (Muwatalli II) Mursili III era considerato dal suo popolo il “figlio di secondo rango” , per non dire altro epiteto meno elegante, perché nato da una amante del Re ma, non avendo avuto figli dalla sposa ufficiale, egli divenne erede designato ma non eccessivamente amato anche e soprattutto dallo zio al quale ridusse progressivamente i territori di sua pertinenza.

Questo atteggiamento era dovuto ad una gelosia patologica verso la notorietà che invece aveva lo zio presso il popolo nonché il timore che lo zio, valido condottiero militare, potesse rivendicare il trono.

Lo zio fu paziente ma alla fine perse le staffe quando il nipote lo rimosse anche come governatore della città sacra di Nerik e si rivoltò muovendogli guerra e radunando i nobili Ittiti sotto la sua guida, essendo da loro molto apprezzato.

Costretto alla ritirata, il Re si rifugiò nella città di Samuha, sconfitto gli venne tolto il trono, così lo zio divenne Re col nome di Hattusili III fra il giubilo del popolo Ittita.

Nonostante il nuovo Re fosse forte egli risultò anche ingenuo e mandò in esilio il nipote in una città al confine a fare l’amministratore.

Tanta bontà fu ripagata con tentativi di complotti orditi contro di lui. Il nipote si alleò come traditore con potenze straniere quali gli Assiri e i Babilonesi, storici rivali dei nostri puzzoni Ittiti, pensando di potersi vendicare senza capire che nello stesso tempo veniva usato contro il suo popolo.

Venutolo a sapere Hattusili III lo esiliò su un’isola, dimostrando, ancora una volta, che anche lui non era granchè come virtù da comando e così il nipote scappò ancora e si rifugiò in Egitto dal nemico storico Ramesse II.

Il Re chiese l’estradizione, ma Ramesse la negò anche perché non sapeva dove diavolo si era nascosto il nipote ribelle che invece scomparve e si diede alla macchia, tentando più volte di allearsi con qualcuno per farla pagare allo zio.

La storia narra di leggende per le quali persino suo figlio tentò in seguito di ritornare sul trono ma senza riuscirvi, tuttavia questa storia fra “pesci reali” fu spesso raccontata dai menestrelli del tempo appassionando il popolo Ittita ma non solo e molto apprezzati dalle generazioni seguenti….. ogni epoca ha i suoi miti.

RAMESSE II: IL FARAONE GELOSO

Uno dei più famosi faraoni passati alla storia sia per quello che hanno fatto che per quello che gli storici gli hanno fatto fare.

Sta di fatto che era il fratellastro geloso di Mosè e che fece magre figure al suo cospetto facendo ridere e soffrire il suo “pollaio” ma anche i posteri.

Conosciuto come un grande condottiero per aver sfogato la sua rabbia repressa contro tutti i popoli vicini, di cui tralasciamo i dettagli di tutti questi avvenimenti mentre, invece, preferiamo ricordare che l’uomo era un incallito amante e non si sapeva controllare.

Di lui si narra che avesse avuto un centinaio di figli e certamente per questo motivo siamo tenuti a pensare che tutte le donne d’Egitto lo amavano… o lo hanno amato.

Incontrollato, rabbioso, geloso, fanatico, ovunque lo si guardi, se per la storia fu un grande, ai nostri occhi fu immenso, come si usa dire oggi, di tutto e di più.

Era il 1278 a.C. quando Ramesse II divenne faraone e l’anno seguente il regno dei mitomani Mitanni scomparve per sempre a causa della scellerata scempiaggine del loro ultimo Re che, credendosi chissà chi, in perfetta armonia con i geni del suo popolo, si scagliò contro gli assiri andando incontro ad una fine devastante e definitiva.

Shalmanassar I, Re degli assiri passerà alla storia come il primo degli shammannati ma non menzioniamo il nome dello sconfitto per questioni di delicatezza etica ma si sappia che fu l’ultimo Re dei Mitanni ma non l’ultimo dei mitomani.

L’anno successivo il faraone Ramesse II, in uno dei suoi consueti scatti d’ira, sconfisse i pirati shardana che provenivano dalla sardegna e ne fu talmente ammirato che li inglobò nell’esercito egiziano, quali proprie guardie personali.

È curioso ricordare che, insieme agli Shardana, Ramesse II utilizzava un leone, raffigurato anche nelle pareti dei templi di Abu Simbel, come guardia personale e ciò lascia aperto un grande quesito storico, ovvero, i sardi assomigliavano ai leoni o i leoni assomigliavano ai sardi o semplicemente in sardegna c’erano i leoni che i sardi portavano con loro alla stregua di animali domestici.

Certamente è da scartare l’ipotesi che il faraone fosse un leone… altrimenti non sarebbe stato faraone !!!

È una questione di ordine universale.

QUELLO CHE NON SI DICE SU MOSE’

Personaggi come questo possono far scrivere tonnellate di libri e se qualcuno vuole informarsi non ha che da scegliere. Perciò a noi piccoli cultori delle verità perdute e non narrate, in questi casi, non resta che cercare di raccontare quelle pillole di conoscenza e di verità in grado di dare un quadro del personaggio più completo.

Per esempio tutti sanno che è stato abbandonato in una cesta sul fiume Nilo, ma pochi sanno che questo accadde perché i genitori e i vicini non ne potevano più del pianto ininterrotto, giorno e notte, e ciò è anche alla base del fatto che neppure i coccodrilli del Nilo osarono avvicinarsi.

Tutti sanno che fu adottato dal faraone e che divenne il suo pupillo, dimostrandosi un gran lecchino e che ciò adirò parecchio il figlio naturale del faraone che, divenuto faraone, lo voleva ridurre a schiavo, ma non tutti sanno che egli era un grande illusionista e gli scaraventò addosso ogni tipo di maledizione che in realtà erano visioni collettive, perfettamente riuscite, tanto che le famose sette piaghe d’Egitto vengono raccontate anche da quei creduloni di storici del tempo.

Preso dal lato psichiatrico, il faraone lo fece andar via con tutto il suo popolo, per poi pentirsi all’ultimo momento, ma qui, va sottolineato, accadde il vero capolavoro di Mosè che fece scappare il suo popolo attraverso il mar rosso, non come viene narrato comunemente, ma a nuoto, in una bella e collettiva nuotata.

Qualcuno non sapeva nuotare ma questo la storia non lo dice.

L’esercito egiziano che lo rincorreva era notoriamente allergico all’acqua e non sapeva nuotare, così si involò nel mar rosso, andando a fondo.

Ovviamente gli storici del tempo non potevano certo raccontare l’annientamento del loro esercito in un modo così banale e costruirono la leggenda della separazione delle acque del mar rosso ad opera di Mosè; decisamente una fine più spettacolare ma soprattutto più dignitosa e sopportabile..

Il popolo di Mosè esasperato dalla lunga marcia che fu sottoposto e dopo aver patito la fame e nuotato nel mar rosso, si ribellò ed esiliò Mosè sul monte sinai.

Lassù Mosè ebbe modo di riflettere sulla sua vita e con la fortuna che lo ha sempre accompagnato, incontrò qualcuno che lo aiutò e gli diede dieci consigli speciali e utili per vivere meglio.

Esaltato dall’incontro, scese dal monte, raccontò al popolo l’incontro e i consigli ricevuti e il popolo ne fu entusiasta, lo elesse profeta e vissero tutti felici e contenti… ma questo è un’altra storia.

IL LEGGENDARIO FARAONE SETHI I

“Toro possente che è stato incoronato a Tebe e ravviva le Due Terre”:      

Era questo l’altisonante nome di Horo che il Re Sethi I scelse al momento dell’incoronazione, quando nel 1290 a.C. ereditò lo scettro dell’impero del defunto Ramses I.

Sethi I, che aveva retto il paese insieme con il padre durante una coreggenza di poco meno di due anni, all’epoca della sua ascesa al trono era ormai un uomo maturo, nel pieno del vigore fisico, sposato con la dama Tuy (o Tuya), figlia di un tenente generale di carriera, e padre del futuro erede al trono, il giovane Ramesse II .

Il nuovo sovrano dimostrò di avere idee chiare e precise per quanto riguardava la sorte del suo popolo.

Sethi I sognava di riportare l’Egitto alla potenza e alla stabilità di un tempo, perciò continuò a costruire templi per far piacere al potere religioso.

Il ristabilimento dell’influenza estera dell’Egitto richiese una serie di campagne militari che volle fortemente e lo condusse ad avere diversi dissidi con i vicini e ad affrontare diverse guerre.

A parte i problemi in medioriente,  già frutto di nostre precedenti narrazioni, egli dovette far guerra ai Tehenu del deserto libico ed anche ai Libu ed ai Mashuash. Questi ultimi due popoli vengono descritti come biondi e con gli occhi chiari e ciò lascia spazio ad innumerevoli illazioni e conseguenti ravvedimenti sull’origine dei popoli nordici e in alternativa sul concetto di africa nera che noi tutti diamo per scontato.

Se fosse stato il contrario e i biondi fossero i nord africani mentre i neri fossero gli svedesi?

Vedete quanto è lacunosa la storia che ci hanno narrato gli studiosi !

Questo faraone viene molto citato nella filmologia contemporanea come prototipo leggendario.

Nel film I dieci comandamenti Seti viene presentato come un Re giusto e bonario. Apprezza molto le capacità di Mosè, suo nipote adottivo, e lo ama molto più di quanto non ami il proprio figlio Ramesse II.

Viene presentato come un sovrano generoso, che nutre gli affamati e adotta gli orfani (quando si dice che solo nei film possono capitare certe cose…) . Detesta le trame ambiziose del figlio e lo rimprovera per non aver concluso la costruzione della città del tesoro.

Affida il compito a Mosè che lo realizza nel migliore dei modi. Nel giorno del giubileo, però, quando Seti dovrà decidere quale fra Ramses e Mosè dovrà divenire nuovo sovrano, è costretto a scegliere il proprio figlio.

Nel film d’animazione, il principe d’Egitto Seti viene presentato come un sovrano potente e apparentemente giusto. Intende fare dell’Egitto un impero, sfruttando la forza degli schiavi che lavorano per lui e questo lo avvicina di più alla realtà.

Seti I fa una breve apparizione anche nella Saga “La Mummia”. Nel primo Capitolo della Saga egli viene assassinato per mano di Imhotep, la futura mummia. Nel secondo capitolo “La Mummia – Il Ritorno”, oltre ad un flashback sull’assassinio già citato, l’immagine di Seti viene riproposta e contestualizzata nel corso di un combattimento tra Anek-sun-amun (sua amante prediletta e futura concubina del gran sacerdote Imhotep e sua complice nell’assassinio del Faraone) e Nefertari (sua figlia). Nel musical “I dieci comandamenti” è l’unico, fra i personaggi secondari, a non parlare e devo dire che questa interpretazione è forse la più consona e veritiera.

Come vedete più della realtà, forse, potè la fantasia e l’immaginazione, in ogni caso ci viene tramandata questa immagine di faraone giusto e leggendario che ci lascia un po’ perplessi e probabilmente sono il frutto della benevola visione biblica verso Mosè in contrapposizione al cattivo di turno che si rivelerà il figlio Ramesse II.

HITTITI-EGIZI: IL PRIMO TRATTATO DELLA STORIA

La battaglia di Qadesh si era rivelata una non vittoria per le due parti e nonostante la propaganda locale ne esalti le gesta di uni o degli altri, non trovarono di meglio che mettersi intorno ad un tavolo e stabilire un accordo, prassi assai innovativa e incredibilmente documentata, tanto da ritenersi il rimo trattato della storia e ciò è quello che conta a dispetto dello stesso contenuto del trattato che essendo il primo si presta ad essere dribblato.

Il trattato che ne seguì, quindi, è il primo trattato di pace della storia e per questo va analizzato con interesse per capire le radici dei futuri trattati, perché si sa che in ogni epoca la prassi burocratica, per non dire la pigrizia dei burocrati, del copia-incolla rimane fondamentale.

Infatti occorre dire che il Re ittita Muwattali morì poco tempo dopo questa battaglia. La sua morte provocò una crisi dinastica tra il figlio Urhi-Teshub, chiamato poi Mursili III e Hattusili III, fratello del Re. Quest’ultimo riuscì a conquistare il potere e ad allontanare il nipote che si rifugiò in Egitto.

Ramesse II approfittò di questa situazione per punire i suoi vassalli che si erano precedentemente alleati con gli Ittiti ed anche per lanciare un’offensiva finale, riuscendo a riconquistare diverse città perse in precedenza.

Da questa premessa ne deduciamo che gli ittiti, prima delle beghe interne, erano sostanzialmente in vantaggio.

Ma come spesso accade, e per gli accadici si da per scontato che deve accadere, sul più bello un’altra minaccia si affacciò nel cielo ittita.

Erano gli assiri che approfittarono dell’impegno ittita contro gli egiziani per attaccarli: l’esercito  assiro riuscì a penetrare in territorio ittita fino a Karkemish, rivelandosi una minaccia ben più seria di quella egiziana.

Hattusili a questo punto riannodò i contatti con Ramesse; il suo intento era quello di firmare la pace e di contrarre a sua volta un’alleanza con l’Egitto contro gli assiri. Le relazioni tra le due corti ripresero vigore ed i due Re si scambiarono lettere e regali e così anche le loro mogli che si sa in questi casi contano più dei mariti.

La pace fu finalmente firmata ed il trattato comprendente diverse clausole che indicano una vera e propria alleanza tra i due regni era il chiaro segnale di paura reciproca verso gli assiri. Entrambi si promettevano rispettivo aiuto, per loro e per i successori, sia per il mantenimento del potere in caso di rivolta interna, sia in caso di attacco assiro o comunque in caso di aggressione esterna.

Aldilà delle buone e lodevoli intenzioni, al momento della firma del trattato, il Re ittita diede in sposa a Ramesse una sua figlia e qualche anno dopo anche con l’altra sua figlia, giusto per non lasciar nulla al caso e per proteggersi dagli eventuali pessimi “servigi” della prima figlia, notoriamente un po’ riottosa a farsi guidare in intimi giacigli.

Come era consuetudine del tempo, il trattato finiva con una sorta di eventuale monito o maledizione che qui vi riportiamo perché ad essa non servono commenti.

« Questi patti sono scritti su tavolette di argento del paese ittita e del paese di Egitto. Chi dei due contraenti non li osserverà, mille Dèi del paese degli Ittiti e mille Dèi del paese degli egizi distruggano la casa, la terra, i sudditi. Al contrario, chi osserverà questi patti, egizio e ittita che sia, mille Dèi del paese degli Ittiti e mille Dèi del paese degli Egizi, facciano che egli viva in buona salute e con lui la sua casa, il suo paese i suoi sudditi… »

……….. come vedete conveniva aderire con entusiasmo, del resto non si poteva mai sapere……….

Ciò nonostante, come si vedrà più avanti, non ci sono trattati che tengano a lungo e nella storia umana ad ogni trattato corrisponde l’alibi per una nuova guerra.

LA BATTAGLIA DI QADESH

La battaglia di Qadesh fra le potenze Hittita ed Egiziana è piena di bugie, oggi diremmo fake news, ed è ammantata da leggende e probabilmente tante poche verità che concorrono ancora oggi a non sapere esattamente come andarono veramente le cose.

Proviamo, con immenso piacere e tanta buona volontà, a raccontarne le peripezie.

La leggenda egizia, immortalata dal giornalista Pentaur nei Bollettini (raccolta dei ricordi di guerra), ci tramanda che una banda di beduini catturati e timorosi di essere torturati dagli egizi fecero la spia, rivelando dove fosse collocata l’armata avversaria.

Ma tutto ciò era una trappola degli Ittiti che avevano pagato i beduini per farsi catturare e depistare il faraone per poi attaccarlo di sorpresa. Nonostante la disperata resistenza egiziana, l’armata ittita riuscì a sfondare e a penetrare nel campo nemico. Ramesse allora si rivolse ai suoi Dei imprecando in diverse lingue e rimproverando loro che con tutti i templi che egli gli aveva fatto costruire si sarebbe aspettato un atteggiamento più impegnato.

Secondo le fonti egizie, la risposta non si fece attendere ed un Dio gli parlò dicendogli: Sono con te, ma se tu sei un incapace non è che devo fare tutto da solo, aiutati che il ciel ti aiuta.

Fu allora che il faraone si arrabbiò e, raddoppiando gli sforzi, si lanciò nella mischia massacrando, grazie alla forza divina di Seth, migliaia di ittiti.

Il giorno dopo Muwatalli, il Re Hittita, inviò una proposta di armistizio, implorando la clemenza di Ramesse che dopo avergliela accordata, ritornò in Egitto, senza tentare la conquista di Qadeš, facendo poi scolpire sulle mura di diversi templi (come quello di Abu Simbel) i bassorilievi che ancora oggi raccontano. la sua grande vittoria.

Nonostante la propaganda egizia esposta dal giornalista partigiano, possiamo immaginare ciò che realmente sia accaduto. Sembra evidente che Ramesse sia caduto in un’imboscata tesa dal sovrano ittita Muwatalli, il quale, con l’intento di chiudere in fretta i conti con il faraone, sembra non abbia calcolato bene i rischi dell’attacco iniziale, non impegnando nella battaglia tutte le sue truppe, ma solo quelle più mobili, comandate dagli alti dignitari del regno (probabilmente convinti di partecipare ad una facile vittoria).

In effetti l’attacco ittita schiacciò senza troppa difficoltà la divisione di Ra, la massima espressione bellica del faraone, la quale non era sicuramente pronta al combattimento ed inferiore numericamente. Sembrerebbe comunque che la divisione di Amon e l’intera guardia personale del faraone stesso, combattendo eroicamente, abbiano di fatto cambiato le sorti della battaglia.

Molto probabilmente Ramesse stesso partecipò attivamente alla battaglia e il suo carisma è stato fonte di coraggio per le sue truppe, mentre sembra che Muwattali non guidasse personalmente il suo esercito.

Ciò che resta inspiegabile è il fatto che il Re ittita non partecipò alla battaglia e che non impegnò nel combattimento la totalità delle sue truppe (pertanto molto superiori di numero). Gli egiziani raccontano che il Re nemico si comportò in questo modo per paura di Ramesse, incavolato nero e rimproverato dal suo Dio, ma crediamo che invece Muwatalli fu colpito da un attacco di colite acuta che lo costrinse ad abbandonare il terreno per andare in bagno.

A volte la storia viene decisa anche da cose banali e normali, non sempre le gesta sono eroiche.

Nonostante tutto, anni dopo, la battaglia si ripeté e stavolta gli egiziani vinsero davvero in modo definitivo, espugnando la fortezza.

EGIZIANI-HITTITI: PREMESSA ALLO SCONTRO FINALE

Dopo diversi battibecchi mediatici e dispetti reciproci, i polli e i pesci vengono a botte.

Inevitabile fu lo scontro frontale e i due contendenti prepararono la battaglia finale.

La battaglia in preparazione, per le forze messe in campo e per i suoi protagonisti è considerata la prima vera grande battaglia della storia.

A causa dei numerosi giornalisti al seguito, spesso non accreditati e per la maggior parte pagati dai contendenti, è anche la prima battaglia di cui si hanno le cronache dettagliate, ma incredibile a dirsi, proprio per la presenza di tanti giornalisti al seguito noi non sappiamo chi ha davvero vinto, visto che ci sono testi che narrano la vittoria a favore degli Ittiti e altri a favore degli Egizi, ciò testimonia quanto siano attendibili i giornalisti e gli storici fin dai tempi remoti, perciò abbiamo ritenuto interessante e divertente valutare le varie fonti.

Fra le fonti più di parte segnaliamo il “bollettino di Quades”, un giornalino stampato durante la battaglia che ne narrava le gesta in versione filo egiziana e che era venduto nelle maggiori città egizie diventando un vero best seller editoriale.

L’importanza della Siria

Ci siamo domandati quale fossero le ragioni per le quali si è arrivati a questo punto, in questo luogo, e nonostante tutte le ragioni geopolitiche e commerciali che facevano della Siria una zona appetibile, forse, crediamo che entrambe preferivano distruggere in un contenzioso mortale una città lontano dalle loro case e soprattutto lontana dagli occhi dei loro popoli a cui si poteva, in questo modo, raccontare la versione più accomodante senza perdere la faccia in caso di sconfitta.

La Siria, però, si trovava in mezzo alle due grandi potenze politiche e militari della sua epoca: l’impero egiziano e Hatti, l’immenso Impero Ittita. Come è ovvio, ambedue ambivano al dominio di tale regione per sfruttarla a proprio vantaggio. In realtà, oggi si considera che il semplice fatto di controllare la terra siriana significava, 3300 anni fa, l’automatica salita di qualunque nazione all’esclusiva élite di chi meritava il nome di “potenza mondiale”. Così sembrarono capirlo dapprima gli ittiti e gli egizi, poi anche gli assiri.

Nei secoli precedenti in mezzo fra gli Ittiti e gli Egiziani c’era il regno di Mitanni che dopo una lunga guerra con gli egiziani trovarono un accordo sancito dall’immancabile matrimonio fra la figlia del re di Mitanni e il faraone di turno.

Questo equilibrio fu rotto dagli ittiti che attaccarono il Mitanni e conquistarono anche alcune città vassalle degli egiziani i quali reagirono con diverse fortune fino a quando Ramesse decise di puntare sulla totale vittoria finale.

Così la fortezza di Qadeš era divenuta il simbolo della potenza ittita, e malgrado la sua fama di inespugnabilità, fu l’obiettivo finale della campagna militare egiziana.

Venne così il momento di celebrare la battaglia di Qadeš che sarà oggetto del nostro prossimo episodio.