ACCADDE INTORNO AL 800 A.C.

Quando inizia un nuovo secolo è d’obbligo fare un punto della situazione, non tanto per amore del dettaglio o della conoscenza ma per dovere morale.

Si rende necessario citare fatti, per così dire, secondari che nella normalità non fanno notizia e non perchè non meritino la giusta considerazione ma nella tortuosa logica della narrazione storica, questi fatti, non aggiungono granchè… insomma non gliene frega niente a nessuno.

Irriverenti? Forse, ingenerosi? Anche, minimalisti? Pure.

Perciò lasciamoci trasportare da queste inutili notizie e che la noia sia con voi…

Nel regno di Giuda, che qualcuno asserisce non fosse mai esistito, ma che se fosse esistito era un regno di traditori che vendevano anche la propria madre per trenta denari, comanda una certa Amazia, pur non avendo notizie particolari non è difficile immaginare quanto fosse delinquente e assassino e quale ambiente di terrore abbia creato nel regno.

Singolare è anche il nome che a prima lettura diremmo fosse di una donna e invece era un uomo, non sappiamo se questo nome apparentemente femminile fosse il segno e l’indizio di qualcosa che ai tempi, forse, non era politicamente corretto nominarlo per quel che era veramente.

Intanto in Grecia i popoli degli Ioni, Eoli e Dori, di cui in passato abbiamo ben descritto e non intendiamo ripeterci (invogliando indirettamente a leggervi gli articoli precedenti), emulando, o meglio, copiando ciò che nel frattempo stava accadendo ad Atene e Sparta, trasformano i loro insediamenti in Polis, anche dette città-stato.

Nel frattempo i felici Fenici, scorrazzando per il mediterraneo insediano e creano nuove colonie e così, fra le altre, nascono Cadice e Cagliari.

Questo inizio di secolo vede anche l’unificazione del regno dei Frigi con capitale Gordium, di cui parleremo più avanti ma intanto possiamo constatare che la storia inizia ad espandere il proprio orizzonte a terre sempre più nuove e quello che fu il centro delle notizie e dell’interesse della storia non era più l’amato e misterioso antico egitto, oramai non più di moda e relegato ad un ruolo di secondo piano … in attesa che che i polli di quel pollaio si risveglino con i propri faraoni, le attenzioni si spostano lentamente verso occidente nel mondo Greco.

SEMIRAMIDE LA REGINA ASSIRA INTRAPRENDENTE

Smmu-Ramat o meglio conosciuta come Semiramide. Questo nome sconosciuto al mondo è riferito alla regina assira che nel 811 a.C. era moglie del Re assiro Shamshiadad V e reggente del figlio Adadnirari III.

Vale la pena menzionare questo personaggio andato perduto nella memoria dell’umanità ma che per quel tempo ebbe un fascino particolare.

Di lei si narra come di una sfrenata lussuriosa e incestuosa (per i rapporti avuti con il figlio di cui ella era reggente).

Risulta che fosse figlia della Dea Derceto e di un siriano, Caistro, fu sposa più volte e durante la sua reggenza conquistò la Media, l’Egitto e l’Etiopia ma soprattutto ella fece costruire le mura e i famosi giardini pensili a Babilonia, una delle sette meraviglie dell’antichità.

Col suo libertinaggio divenne il simbolo della degenerazione che accompagnò Babilonia nella storia e la regina si meritò, in questo modo, di essere infilata da Dante nel suo inferno, Boccaccio la cita come libidinosa e crudele, Rossini la fa protagonista in un’opera lirica.

Bel modo di diventare famosa e rimanere nella storia!

Fu talmente assatanata che portò il suo regno in guerra contro il regno di Urartu solo perché si era invaghita del loro Re e trovò questo “strano espediente” per poterlo avvicinare almeno in battaglia.

Le fonti non sono concordi nel dare notizie sulla sua morte (c’è chi pensa che sia ancora viva…) ma certamente non morì di vecchiaia, non lo avrebbe sopportato e perciò riteniamo doveroso accreditare un prematuro suicidio dopo aver constatato che non riusciva più ad accalappiare degli uomini.

LA FONDAZIONE DI CARTAGINE

Siamo nel 814 a.C. in questa data, si narra, ma preferiamo non insistere troppo su questo dato visto che anche gli esperti non sono concordi, viene fondata la mitica città di Cartagine.

A fondarla furono dei Fenici “felici” di Tiro che navigando, navigando, tira di qui e tira di là finirono sulle coste dell’attuale Tunisia e lì si accamparono alla buona costruendo le prime case in cartone ed è perciò che chiamarono la città “Cartagine”, ovvero città di carta.

A capo di questi naufraghi vi era una donna piuttosto rotondetta, anzi no, direi Elissa, che aveva un ditone del piede gigantesco e perciò nei mari e nelle coste del mediterraneo si diffuse la leggenda di questa regina della città di carta che venne chiamata Didone.

Dagli archivi della polizia abbiamo però recuperato una informazione diversa rispetto a come sono andate le cose, si pensa, infatti che il fratello di Didone, abbastanza briccone, il cui nome che di per sé era tutto un programma, Pigmalione, così chiamato non tanto per quello che oggi può significare ma perché aveva la manìa di indossare dei maglioni ai suoi maiali, per proteggerli dal freddo… ebbene tale fratello, si dice, uccise il marito di Didone per impadronirsi della sua ricchezza e così, la povera sorella senza più nulla in canna prese a peregrinare per il mediterraneo fino ad approdare lì dove, da acuta abitante di Tiro… tirò un brutto scherzo al capo degli abitanti locali di nome Larba, il quale mosso da compassione gli disse che poteva occupare un terreno ma solo se contenuto in una pelle di un bue.

La furba Didone tagliò quella pelle in finissime strisce che le permise di ritagliarsi un territorio enorme nel quale ci poteva stare una città, appunto Cartagine.

Aldilà della trovata occorre anche riflettere sulla grandezza dei buoi presenti all’epoca, perché, concediamo anche un taglio finissimo, ma ce ne voleva per ricavarne un’area di siffatta specie, non essendo noi specialisti zootecnici lasciamo a chi di competenza tale interrogativo e riflessione.

Occorre aggiungere che in questo caso la furba regina passò alla storia ma fece anche una fine miserevole, ella fu costretta a sposare il barbaro Larba che sarà stato anche sciocco con la storia della pelle di bue ma non era del tutto scemo e chiese in sposa la giovane avvenente Didone, al netto del ditone.

Al momento, la regina, dovette accettare ma poi, colta da rigurgito di dignità, si colpì al petto con un pugnale prima delle nozze.

Da notare che, nella Eneide, viene data in sposa anche al fuggiasco troiano Enea che, però, un bel dì la piantò e ripartì nel suo viaggio alla volta del Lazio, dove gli si prospettava ben altra fama e anche in quel caso, Didone, si uccise dal dolore per la partenza dello sposo; perciò possiamo asserire che, in ogni caso, Didone fece una brutta fine, in un modo o nell’altro, suicidandosi.

AL TEMPO DEL FARAONE PETUBASTIS I

Non si hanno molte notizie di questo faraone che, di fatto, nel 829 a.C. inizia una nuova dinastia. Sembra fosse già partecipe della corte faraonica come principe di Leontopolis, nota località egizia dove al posto dei gatti non era raro vedere dei leoni.

Qualcuno dice che era anche un fratello del faraone precedente, cosa tutt’altro che impossibile dato il libertinaggio diffuso nella corte del Re.

Di origine libica fu certamente appoggiato dal clero tebano nella figura del primo profeta di Tebe, Horsaset, (così chiamato per la nutrita compagnia di orsi vari che lo accompagnavano ovunque) che al proposito ricevette dal faraone, in cambio dell’appoggio, numerosi “doni” anche se questi doni non furono proprio spontanei ma imposti.

La nuova dinastia riportò l’Egitto a forme artistiche tradizionali e il recupero dei testi antichi.

Infatti, il motto di questo faraone che ne fu causa anche dell’origine della sua denominazione fu una esortazione a smetterla con le innovazioni, ovvero “Beh! tu Bastis”, tradotto in Petubastis e cioè “adesso piantatela”.

Intanto, nello stesso periodo, in Cina si susseguono i Re della dinastia Zhou occidentale, qualcuno, subendo rivolte, viene scacciato, altri incoronati in esilio, e vari ritorni sanguinosi che danno l’idea che anche in Cina non avevano a cuore i loro regnanti e peraltro non avevano neanche le idee molto chiare di cosa e come volessero essere governati.

Nel medio oriente intanto si vivono momenti interlocutori con il passaggio di personaggi alquanto contraddittori come il primo profeta di tebe Takelot, un attaccabrighe di primo piano, oppure come il Re di Babilonia, Marduk-Balatsu, antenato dell’attuale impero mediatico della famiglia Murdoch e, a quanto si dice, provetto ballerino; mentre il Re di Israele era un certo Joacaz che preferisco non commentare, tanto ognuno è in grado di immaginarselo.

URARTU IL REGNO MISTERIOSO

Secondo una datazione che gli esperti ci hanno propinato, di cui ne siamo assolutamente poco inclini a credere ma che in mancanza d’altro siamo costretti a seguire, Sembra che nel 835 a.C. nasce un regno chiamato Urartu.

Ora siamo sinceri, gli esperti ci danno questa notizia e noi dovremmo credere che, così all’improvviso, compare un nuovo regno … molto probabilmente ci siamo persi un prequel, perciò ci adentriamo in questa vicenda con la nostra proverbiale ironica fantasia.

Difficile dare credito a sofisticate spiegazioni antropologiche narrate dagli esperti per determinare la natura di questo nuovo regno.

Nel nostro misero pensiero riteniamo di individuare in tale regno l’antenato del regno di Re Artù, ovvero Ur-artu, detto in dialetto neolitico-sardo, il nome del regno ne è una chiara cartina di tornasole.

Tale regno era situato nell’attuale regione dell’armenia e il suo primo Re di una certa visibilità storica e noto alle cronache del tempo fu, pensate un po’ che caso, Sarduri I, che in verità non fu proprio il primo in quanto il padre regnò prima di lui, ma a parte il suo nome, Lutipri, di lui non si trova alcuna traccia, alimentando opinioni e teorie di parricidio con occultamento di cadavere.

Perciò siamo costretti a puntare il dito su Sarduri I e i suoi eredi, sempre Sarduri ma secondo e terzo.

Dal nome si evince che era sicuramente Sardo e che era un “duro” e questo ultimo appellativo non necessariamente era da considerarsi come un arcigno e bisbetico personaggio ma poteva anche intendersi come “duro” di comprendonio oppure semplicemente sordo e questo ci porterebbe a pensare che forse non era di origine sarda ma in realtà il suo vero nome era Sorduri che maldestramente tradotto si è trasformato in Sarduri.

Nella bibbia si riporta questo regno con il nome di Ararat, cioè tradotto “terra arata dai topi” che lascia presagire una infestazione piuttosto pesante o altre amene spiegazioni che difficilmente sono narrabili.

Vi invitiamo ad informarVi con più cognizione di causa su questo regno, lasciando con il sorriso questo articolo che speriamo vi abbia fatto venir voglia di conoscere meglio questo regno.

LICURGO LO SPARTANO

Con molta gioia, finalmente, entriamo nell’immaginario del mondo greco, con un personaggio di massima importanza per il periodo e per la sua città, Sparta, a cui diede un impronta opposta a quanto accadeva nell’altra città rivale, Atene.

Licurgo, che dal nome potrebbe tradire le origini cinesi di un chirurgo, fu il principale legislatore di Sparta ma non sappiamo se questo era un uomo o un dio, visto che ogni anno a Sparta si era instaurata la tradizione di offrire dei sacrifici in suo onore.

Potrebbe anche trattarsi di un eccesso di devozione verso un grande uomo, ma potrebbe anche essere una delle tante balle che la storia tramandata dagli esperti ci ha rifilato.

Infatti, tale personaggio non si ha prova che sia mai esistito veramente.

Riteniamo improbabile che gli spartani soffrissero di allucinazioni collettive e pertanto formuliamo l’ipotesi che si trattasse di un uomo, colto, probabilmente sopra le parti e particolarmente ascoltato.

Un imbonitore? Un novello opinion leader? Un blogger ante litteram? … o erano gli spartani che rano particolarmente pecoroni?

Del resto gli spartani erano piuttosto propensi a dar retta al cosiddetto “uomo solo al comando” piuttosto che a complicate regole democratiche in uso in altre città greche.

Di fatto l’ordinamento sociale di Sparta fu, pare, creato da costui.

Da notare che al momento delle riforme di Licurgo regnava, si fa per dire, un certo Carilao, che anch’egli tradiva le sue origine asiatiche ed era perso nella sua passione, la musica.

Non si può dimenticare che gli spartani fanno parte dei popoli Dori e pertanto piuttosto facoltosi.

Tale ordinamento prevedeva che vi fosse una assemblea popolare (Apella), un consiglio degli anziani (Gherusia o bacucchi) composto da 30 membri compresi i due re … già perché erano previsti due re espressione diretta delle due famiglie più potenti quella degli Agiadi (il nome fa già intuire la natura economica) e gli Europontidi (detti gli Sfigati), la prima fazione e nucleo sociale europeista della storia e il fatto che questa sia comparsa in Grecia lascia spazio a tante considerazioni di politica attuale.

In realtà queste due famiglie erano potenti e aggressive.

La società era stata divisa in tre categorie, considerate come delle caste:

  • Gli Spartiati che erano i membri delle famiglie dominanti… ovvero la nobiltà.
  • Perieci che erano cittadini liberi ma privi di diritti politici, cioè coloro che non contavano nulla.
  • Iloti che erano gli schiavi e i servi… in realtà gli spartiati li chiamavano Idioti, il che è tutto dire.

Senza voler scomodare illustri sociologi, tale distinzione di categorie potremmo ravvisarne i connotati anche oggi.

Fra le regole curiose, introdotte da questo fantomatico personaggio, ve ne erano due che vanno assolutamente citate.

La “Sissizi”, ovvero un pasto in comune obbligatorio a cui erano sottoposti tutti i membri Spartiati, vecchi e giovani.

Non sappiamo se questa regola provocava malumori oppure, visto che tanto pagava lo stato, era vista come un allegra scampagnata.

Un poco meno allegra era, invece, l’altra regola, ovvero la “agognè”, una sorta di leva militare mista praticata a scuola, anch’essa obbligatoria in un rigido regime disciplinare a cui erano sottoposti tutti i giovani a partire dai 7 anni … così come sensazione sembrano pratiche più vicine al lavaggio dei cervelli e antesignane delle “scuole di rieducazione” viste in molte versioni nel nostro recente passato.

ACHAB IL RE SOTTOMESSO

Giunti in questa parte del percorso della storia dell’uomo con il sorriso, dobbiamo necessariamente soffermarci e dare spazio ad un personaggio che la Bibbia ci lascia in eredità e che, per quanto possiamo riferire, fu il primo Re succube della moglie, la quale, immaginiamo avesse particolari doti coercitive di convinzione oppure era il Re ad essere tanto debole, insipido ed indeciso da lasciare spazio alla moglie che evidentemente aveva un carattere più forte e deciso del marito; il nome di questa donna? Gezabele, la sua origine, Fenicia, non che ciò avesse particolare rilevanza ma per il popolo di questo regno era comunque una straniera con abitudine poco accomodanti e concilianti con il popolo che rappresentava.

Il regno di Achab iniziò nel 870 a. C. , poco più o poco meno (si sa che gli esperti sulle date non erano proprio dei fulmini) e questa donna, Gezabele, riuscì nel tentativo di convincere suo marito, Achab, Re di Israele, ad abbandonare il Dio di Israele e di convertire lui e il popolo ebreo al culto di Baal.

Finchè si tratta di convincere il marito, benchè Re, convertendolo dietro chissà quale sotterfugio o compenso, è un conto ma riuscire a trascinare in questo cambiamento tutto il popolo deve essere stata una impresa assai difficile e denota una capacità di ammaliamento collettivo da parte della regina a dir poco eccezionale.

Fra l’altro una metamorfosi copernicana se si considera che i principi dei due culti sono diametralmente opposti.

Come già sappiamo e abbiamo immaginato, il culto del Dio Baal si fonda sulle bugie da dire sempre e comunque, raccontare bugie era un dogma e un dovere, tanto che era assolutamente impossibile capire quando una cosa fosse vera e quando invece fosse una dovuta preghiera o un semplice desiderio.

Possiamo dire che Baal è il Dio delle fake news, che come vedete non sono frutto della nostra società globalizzata e digitalmente unita tramite social ma la pratica di dire bugie è assai antica e ben radicata nell’umanità.

Con tutte le bugie che giravano in quel tempo non possiamo essere sicuri se quanto riportato fosse davvero la realtà, solo gli esperti continuano a crederci e, beati loro, non facendosi logiche domande.

Achab se la prende con i profeti, perché essi dicono loro verità.

Un esempio della crudeltà di quel periodo è narrato nell’episodio riguardante un certo Nabot, proprietario di vigne, rinomate cantine ed enoteche diffuse nel regno che il Re, ma in realtà si suppone la regina, voleva impossessarsi (ubriaconi) e visto che il soggetto non aveva alcuna lontana intenzione di vendere ne ad altri ma soprattutto a loro, lo fecero uccidere.

Achab, si dice, morì in battaglia, colpito da una freccia, qualcuno sussurra, da fuoco amico o amica e come predisse il profeta Elia, uno che fu perseguitato dal Re, i cani leccarono il sangue delle sue ferite … non male come anatema e fine di uno spericolato succube Re.

Della regina non si hanno notizie precise, anzi, non si volle dare notizia per lasciare quell’alone di mistero che serve a vendere libri e saggi a tanti esperti anche contemporanei, ma anche perchè i servizi segreti del tempo, antenati del Mossad, da quelle parti, erano già piuttosto bravi a depistare e a cancellare le tracce di persone non gradite … e crediamo che questa regina sia proprio da annoverare fra quelle da dimenticare, ciò nonostante alcune soffiate conducono ad una fine piuttosto cruenta.

Sembrerebbe che la regina morì divorata dai cani, non i suoi ovviamente, ma quelli scatenati dai servizi segreti; la regina tentò inutilmente di di ammaliare anche loro ma senza successo, i cani la divorarono senza lasciare traccia … con gran soddisfazione dei servizi segreti.

ASSURNARSIPAL II E IL RITORNO DEGLI ASSIRI

Negli ultimi anni, rispetto ai nostri racconti, gli Assiri e i loro Re non godevano di grande considerazione in quanto assai monotoni e intenti a dar battaglia per ogni cosa e ansiosi di menare le mani con i popoli vicini, peraltro senza costrutto, in fondo sembrava che non sapessero fare altro … una noia!

Inoltre tutto questo desiderio e impulso di prendersela con i vicini non portava neppure a dei risultati particolarmente apprezzabili.

Finalmente, però, dalla noia e dal torpore arrivò questo Re che, pur attenendosi con grande rispetto e dedizione alla tradizione, continuò a fare botte a destra e manca, però, stavolta, cercò di ottenere da questo vizio innato dei risultati apprezzabili nel tempo ma anche visibili agli occhi dei contemporanei e a quello, sempre un po’ distratto, degli storici.

Del resto era un tipo che soffriva ad essere considerato Re di un popolo rissoso ma inconcludente.

Certamente potrà sembrare triste dover passare alla storia solo perché a forza di litigare e fare a botte, una battaglia tira l’altra, finì per conquistare tutta la Mesopotamia arrivando fino al Libano, incorporandolo nel suo impero.

Fu brutale con coloro che furono battuti nelle sue battaglie e la sua crudeltà aumentava sapendo che questo era un metodo efficace per essere preso sul serio.

I popoli battuti e catturati nelle sue battaglie furono ridotti in schiavitù, pratica non certo nuova e praticata da tutti i regnanti dell’epoca, eppure la sua interpretazione doveva essere stata piuttosto unica se diventò un tratto riconoscibile e distintivo del suo modo di regnare.

Inoltre utilizzò gli schiavi per costruire la nuova capitale del regno, Nimrud, che probabilmente, tradotto, voleva dire questo non è un rudere.

Consapevole che la sua fama non era delle migliori, fece abbellire la nuova capitale di imponenti monumenti, ma tutto ciò ebbe un costo, non tanto per la manodopera possiamo dire spontaneamente gratuita ma di tutto il materiale occorrente.

Perciò dovette aumentare enormemente le tasse ai Babilonesi, Aramei, Fenici e perfino agli Achei di Cipro. Modalità non proprio originale che gli alienò anche i pochi fans rimasti

Alla sua morte Gli successe il figlio Salmanassar III e, non occorre sottolinearlo, furono in molti ad esserne contenti.

CRONACHE DALL’ASIA NEL 900 A.C.

Mentre il medio oriente si porta con sé tutte le sue consuete ed eterne diatribe, il continente asiatico percorre le sue vie in modo autonomo e similare.

In India si vive il periodo vedico, cioè, diremmo noi amanti dell’ironia, della civiltà con poche diotrie, con tanti occhiali e tanti soggetti che si fanno le canne per “vedere” più in là del loro naso.

Questo periodo Indiano raggiunge il suo terzo stadio utilizzando e lavorando il ferro con notevoli difficoltà, presumiamo dovute alla poca capacità visiva del suo popolo.

Inoltre diventano famosi i versi o testi Samhita, dove, detti popolari e aforismi del tempo vengono scritti per evitare che con il tempo possano essere storpiati ma anche perchè scritti in una società di quasi non vedenti diventa un segreto di stato.

In Cina, invece, regna la dinastia Zhou occidentale che continua la tradizione di avvicendamenti e trappole di palazzo, intrighi nei quali i Re si impegnano così tanto che non fanno altro.

Zhōu Lìwáng

Nel 878 a.C., in Cina regna questo particolare soggetto che vale la pena segnalare per la sua capacità di distinguersi nel panorama uniforme cinese.

I suoi vizi furono oggetto di costose uscite finanziarie che egli fece pagare ai suoi sudditi portandoli ad un livello di miseria e carestia fino alla vera e propria fame.

Corrotto e corruttore, fece, per primo, delle leggi ad personam che punivano con la morte chiunque parlasse male della sua persona, mandando a morte vari ministri, soldati e persino i suoi fedelissimi collaboratori.

Certe cose, però, anche in Cina, alla lunga vengono mal digerite, e questa è una certezza, benchè lenta ma inesorabile nella storia della Cina che tutto sommato è un segno di speranza.

Cii furono, perciò periodi di vaste ribellioni finchè negli ultimi anni di regno, ormai completamente folle, fu esautorato e si sperimentò una prima forma di diarchia da parte di due duchi uno della famiglia Zhou e l’altro della famiglia Zhao, contendente al trono imperiale, una sorta di governo istituzionale che come vedete non è farina dei nostri tempi.

IL FARAONE OSORKON I

Dal 925 a.C. appartenente alla dinastia libica, diventa faraone Osorkon I che già dal nome, vagamente occidentalizzante, apre una nuova fase nella dinastia governante oramai quasi sottratta dalla tradizione egiziana dei secoli precedenti.

Figlio del faraone Sheshonq I e di Keroma, Osorkon I basa, però, il suo sistema di potere attraverso vecchie ma sicure istituzioni come i sacerdoti di Amon, cioè il clero della potente Tebe, il cui gran sacerdote è, guarda caso, suo fratello di nome Iuput con cui, peraltro non correva buon sangue, tanto da deporlo e mettere come gran sacerdote di amon il figlio Sheshonq C.

Non ebbe molta fortuna nelle vicende familiari, come del resto molti faraoni, a dimostrazione che tale carica portava con sè una buona dose di sfortuna. Nel suo caso il figlio prediletto e gran sacerdote di Amon che doveva succedergli, muore pochi mesi prima di lui ed essendo il prediletto sarebbe dovuto essere il suo successore, invece, a succedergli e prendersi il trono e il titolo di faraone fu l’altro suo figlio, Takelot I, avuto da una moglie che gli storici descrivono come di secondaria importanza.

Possiamo immaginare che ciò non abbia contribuito a far maturare un consenso intorno al nuovo faraone anche se in fondo per tutti un faraone valeva un’altro.

Tornando al nostro Osorkon I, durante il suo regno si spese moltissimo per costruire templi agli dei o rimodernarne quelli esistenti, in particolare sotto questo faraone si diffuse nel regno l’adorazione della dea Bastet, modello di morigeratezza il cui motto era “quando è troppo storpia e tutto ciò che hai ti deve bastare (bastet)”.

Questa idea di vita morigerata era però indirizzata al popolo e non applicabile ne agli Dei ne tanto meno al clero che li rappresentava, contemplando una scarsa considerazione e credibilità della dottrina pontificata.

Ciò nonostante questa divinità ebbe molto successo e molto seguito soprattutto perchè questa Dea era appresentata con la testa di gatto, animale assai venerato nella tradizione Egizia e questa Dea ne divenne protettrice, cioè la Dea dei gatti che, per tale motivo religioso, erano assai rispettati e temuti dal popolo, tanto che nessuno osava scacciarli e così prosperarono e si moltiplicarono riempiendo tutto l’Egitto, con grande disappunto dei topi che furono costretti a rifugiarsi nelle piramidi.