
Cronache umoristiche, raccolte dal 254° rotolo della “Gazzetta di Kish”, versione apocrifa.
In principio era il caos, poi venne la birra. E infine, venne Kubaba.
Se pensate che per diventare regina bisogni nascere tra cuscini di porpora, gattini sacri e genealogie incestuose, preparatevi a un giro sulla carovana del destino mesopotamico. La nostra eroina, Kubaba — o Kug-Bau, per gli amici burocrati sumerici — iniziò la sua carriera non sul trono, ma dietro al bancone. Sì, la prima e unica donna a regnare sulla gloriosa città di Kish cominciò come una locandiera, e non di quelle che servono solo noccioline.
Secondo fonti che oscillano tra l’archeologia e la fan fiction, Kubaba sapeva spillare birra meglio di un moderno pub inglese. Pare che il suo locale, “La brocca d’oro”, fosse il punto di ritrovo preferito da pescatori, scribi e divinità in incognito. La leggenda narra che, un giorno, un pescatore dall’alito impegnativo e il dono del misticismo entrò nella locanda e le disse: “Kubaba, tu sei destinata a grandi cose.” Lei rispose: “Lo so. Ma prima, vuoi una doppia o una media?”
Il pescatore, colpito da tanta audacia, lasciò il suo pesce in offerta al tempio di Marduk (che probabilmente non era un amante del sushi) e così il dio — noto per le sue decisioni impulsive — premiò Kubaba con… l’intero regno di Kish.
Perché no?
Non passò molto tempo prima che la ex-locandiera si trovasse seduta sul trono, ancora con addosso il grembiule macchiato di luppolo e i capelli odoranti di malto. I dignitari di corte, abituati a re con la barba a tre piani e il carisma di un mattone, inizialmente storsero il naso. “Maestà,” disse uno scriba anziano, “la Lista Reale non ha mai incluso una donna!”
Kubaba lo fissò, afferrò una brocca, gliela piazzò sul capo e rispose: “Adesso sì.”
E la Lista Reale Sumerica, quella che registra re con regni lunghi 28.000 anni (ma che evidentemente usava il calendario delle promozioni del supermercato), fece spazio al nome di Kubaba. L’unica donna. L’unica sobria. L’unica che sapeva gestire le risse da taverna e le ambasciate diplomatiche con lo stesso disinvolto uso della clava cerimoniale.
Kubaba non solo regnò, ma lo fece con uno stile tutto suo. Le sue riforme principali:
- Tassazione sulle liti da bar (chi rompe, paga e gli altri brindano).
- Ministero del Malto e delle Fermentazioni: il primo organo statale interamente dedicato alla birra (e agli sbocchi commerciali con Uruk).
- Legge del tappo d’oro: chiunque interrompesse la regina durante la siesta post-bevuta veniva condannato a una settimana di karaoke rituale sumerico.
Sotto il suo regno, Kish visse una nuova età dell’oro — o almeno dell’ambra, visto il colore delle birre — e fu fondata la Dinastia di Kubaba, nota per essere l’unica dove l’atto di fondazione porta una macchia di schiuma e le firme sono sostituite da ditate appiccicose di miele fermentato.
Kubaba regnò per 100 anni. Cento. Tutti d’un fiato, dice la Lista Reale. O, più probabilmente, divisi tra dieci regine diverse con lo stesso nome, ma non roviniamo la festa agli storici della scuola revisionista. Suo figlio, Puzur-Suen, la seguì sul trono, noto per le sue capacità amministrative e per l’invenzione del primo sistema di happy hour del Vicino Oriente. Suo nipote Ur-Zababa dovette poi gestire un certo Sargon di Akkad, ma lui non aveva mai servito birra, quindi fu rapidamente spodestato. Lo dico senza spoilerare.
Kubaba divenne anche una divinità in alcune regioni. I suoi seguaci le dedicarono templi, inni e probabilmente anche le prime partite di beer pong mesopotamiche.
Kubaba è la dimostrazione che non serve nascere in un palazzo per arrivare al potere. A volte basta un boccale ben servito, un pescatore con offerte sospette e il tempismo giusto. La sua storia è un invito alla speranza: se una locandiera può diventare regina, allora anche voi potete puntare in alto — magari partendo da uno stand di birre artigianali alla fiera di paese.
E se vi trovate a Kish, millenni dopo, lasciate un bicchiere di birra vicino alle antiche rovine. Si dice che Kubaba apprezzi ancora.
Alla salute, Regina della Spina! 🍻