Dobbiamo metterci nei panni dei nostri primitivi antenati e considerare quella che poteva essere una delle fatiche più ardue che gli uomini dovevano superare, ovvero il guado o l’attraversamento di un fiume o peggio di uno specchio d’acqua più esteso, dando per assodato e scontato che i poverini non sapessero nuotare, un handicap che si portavano appresso dall’età del suicidio (vedi articoli precedenti).
La voglia di superare anche questa avversità e soprattutto di braccare quelli dell’altra sponda che da secoli si divertivano a sbeffeggiare ogni vano tentativo dei novelli Spitz, fece sì che alcuni omini, i più illuminati (o bruciati dal fuoco), durante l’età della resistenza, provarono ad attraversare il corso d’acqua senza respirare ma continuando a camminare; Si istituirono persino dei premi, alla memoria naturalmente, per chi raggiungeva il punto più lontano dalla riva.
Altri intrapresero lunghi viaggi per cercare un posto dove attraversare o dove la terra si sarebbe ricongiunta; Pare che alcuni eredi di questi novelli Magellano stiano ancora oggi girando per il mondo alla ricerca di questo punto di sutura terrestre (questo termine appariscente mi piace, rende la cosa più scientifica).
Comunque l’evoluzione ebbe il suo coronamento nella cinica intuizione di un omino che gettandosi sopra i corpi senza vita dei numerosi suoi precedenti colleghi, finì per galleggiare fino alla riva opposta.
Seguirono numerose sperimentazioni, con relativi e innumerevoli morti annegati, il tutto per far passare qualcuno all’altra sponda ed altre amenità che alla fine portarono alla creazione di qualcosa di più sicuro.
Si passò pertanto al ramo d’albero, che guarda un po’ galleggiava, fino ad arrivare alla zattera (intesa come albero station wagon) ed infine, eccoci arrivati, alla barca.
Da quel momento fu un’esplosione di movimenti via acqua, di maree di tronchi con a bordo novelli avventurieri che solcavano i fiumi e i mari; del resto non sapremo mai quanti di costoro arrivassero a destinazione e non è neppure lecito chiederselo.
In ogni caso i metodi si affinarono, si crearono mezzi singoli e formato famiglia ma anche di tipo collettivo, inaugurando le stagioni delle crociere di massa; Gli omini entrarono, con questa esperienza, in una nuova dimensione e allargarono i loro confini, non solo fisici ma anche mentali che portarono ad altre forme di evoluzione dei rapporti sociali (come vi racconteremo nel prossimo articolo).
Come ogni evoluzione che si rispetti ogni periodo ha una sua fine pressoché naturale che prepara e definisce il periodo successivo che, di norma, segna una discontinuità con il periodo precedente, a volte persino l’opposto, nella ricerca di un equilibrio necessario per una crescita costante del genere umano.
Pertanto iniziamo il periodo successivo con grande curiosità e lo chiameremo “l’età della resistenza”.
Il movimento “fermista” aveva oramai preso piede e con esso gli aspiranti suicidi che preferivano, o erano costretti perchè prescelti dalle loro comunità, a fermarsi si moltiplicarono ma allo stesso tempo, a poco a poco, si emanciparono avendo acquisito la consapevolezza del loro destino.
Perciò con il passare dei secoli gli eletti suicidi divennero sempre più audaci e poco propensi a farsi eliminare facilmente da qualsivoglia altra specie e si ingegnarono ad affilare meglio le pietre e ad usarle in svariati modi.
Iniziarono a difendersi! Pratica rivoluzionaria.
Queste tecniche usate al fine di resistere il più a lungo possibile, anche per consentire alla propria comunità di svignarsela più lontano, finirono per risultare vincenti, ma tale esito fuorviante creò lo sconcerto in tutte le comunità dove il prescelto suicida riuscì, invece, a tornare, resistere, (blasfemo dirlo) difendersi.
In un primo momento credettero ai fantasmi, poi, più realisticamente preferirono eliminarlo direttamente loro alla sua comparsa, un po’ per vedere se osava tornare ancora (la classica prova del nove) e un po’ per mettersi in pace psicologicamente con la testa; Questi espedienti ebbero poca durata e presto si fece largo una grave crisi di identità sociale basata sulla paura di essere immortali, la famosa sindrome di Highlander, soprattutto da parte di coloro che riuscivano a resistere sopravvivendo.
D’altro canto emersero comportamenti sociali nuovi come, ad esempio, quelli che scommettevano sul ritorno del suicida (… e spesso i perdenti si suicidavano) ma soprattutto fra i mancati suicidi si diffuse un variegato senso di superiorità e alcuni di questi superstiti, evidentemente usciti di senno per l’impatto emotivo che il mancato suicidio gli aveva provocato, rivolsero il lancio delle loro pietre verso coloro che li avevano scelti, provocando una ulteriore selezione naturale, da una parte i suicidi che sopravvivevano e dall’altra i sopravvissuti dall’attacco dei suicidi.
Il genere umano, ormai, marciava deciso verso il progresso della specie!!!
In ogni periodo dell’evoluzione che si rispetti, a caratterizzarlo e rappresentarlo doveva esserci una innovazione di particolare rilevanza, una invenzione o intuizione che segnerà in futuro il percorso umano.
L’invenzione puntualmente arrivò e fu la nascita di un mezzo importante del trasporto; La Barca e nel prossimo articolo sveleremo come gli ominidi sono arrivati a tanto …
Nel tentativo esasperato di superarsi vicendevolmente, gli omini scoprirono un mezzo che, più di ogni altro, poteva esprimere e rappresentare tale idea: LA RUOTA.
Fu in occasione di una gita in montagna organizzata da un gruppo del Club Alpino Sinai che un omino, facendo peso su un grosso masso lo fece rotolare a valle rimanendovi attaccato.
In quell’età dedita alla dimostrazione della superiorità ad ogni costo, altri omini, non volendo arrivare per ultimi a valle, fecero altrettanto con alterna fortuna.
Fra tutti si distinsero alcuni che riuscirono addirittura a rimanere in piedi al masso mentre questi rotolava a valle.
Sembra che questi arditi pionieri dell’equilibrismo si chiamassero Agnelli e Ford seguiti da Daimler e Peugeot che arrivarono un po’ dopo accompagnati dall’inseparabile amico Diesel.
Fu un vero disastro!!!
Da quel giorno un nugolo di omini presero a scorrazzare per il mondo sopra massi di svariate dimensioni e si dovette creare la patente con tanto di scuole guida per evitare valanghe e smottamenti.
Per gli indisciplinati si adottarono le famigerate multe e per i recidivi si organizzarono dei gran premi, nacquero i semafori e i massi vennero dotati di optional come l’ABS, il ventaglio automatico, vennero anche colorati e ci fu chi, non soddisfatto imparò ad usare due massi insieme e poi altri ne usarono tre e altri ancora quattro ed infine nacque il RC (ruota club), ovvero il MASSO CLUB antenato dell’Automobil Club, ma non ci volle molto tempo perché tutto questo potesse generare lo smog e di conseguenza Greenpeace, gli ecologisti e l’asfalto.
Se pensiamo che tutto questo ha avuto origine da una apparentemente innocua gita in montagna, la conseguente riflessione ci porterebbe a dire che la montagna è pericolosa, ma non risolverebbe il problema alla radice.
Infatti dopo tale invenzione il pressante invito è di restarvene tutti a casa vostra, cosa cavolo andate a zonzo.
E’ pur vero che l’età in cui è accaduto è quella del suicidio ma il rischio è quello di aver messo le basi per un futuro da età dell’omicidio.
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Come ogni evoluzione che si rispetti anche questo periodo ha una sua fine pressoché naturale che prepara e definisce il periodo successivo, di norma segna anche una discontinuità con il periodo precedente, a volte persino l’opposto, nella ricerca di un equilibrio necessario per una crescita costante del genere umano.
Pertanto, nel prossimo articolo, iniziamo il periodo successivo con grande curiosità; Lo chiameremo “l’età della resistenza”.
In questi primi passi della storia umana, le vicende e il contesto storico, come abbiamo visto nei precedenti articoli, hanno creato situazioni e forgiato caratteristiche particolari che tradotte in umanità semplice costituiscono dei modelli di ominidi che possono suscitare alcune considerazioni.
Fra questi abbiamo voluto segnalarvene qualcuno, come esempi, certamente non esaustivi ma indicativi del folklore in cui ci stiamo addentrando.
Pterodattilo
Homo Phantofola
Per la precisione vi erano due tipi di Pterodattili, il “Pterodattilo scriba” da catalogarsi nel genere intellettuale e assolutamente poco interattivo, un tipo silenzioso e oscuro nonché leggermente permaloso che preferisce farsi toccare solo con le dita della mano ed è riconoscibile da un fastidioso tic … che spesso finisce con tac, tipo macchina da scrivere.
Ciò nonostante, in certi momenti, risulta essere di grande compagnia e perciò dobbiamo considerarlo di tipo domestico.
L’altro tipo di Pterodattilo è quello cosiddetto “volantis”.
Il Pterodattilo volantis era essenzialmente un animale volante dotato di senso dell’orientamento e capace di fermarsi solo per scali tecnici e per la sua conformazione lo potremmo considerare dirottabile, dotato di voce daltono acuto che se stimolato può anche rompere la barriera del suono… e se inc… arrabbiato è in grado di rilasciare uova esplosive.
Questo tipico uomo tranquillo, che inizia a diffondersi per i quattro lati del mondo, preferisce la paciosa sedentarietà e odia il footing e le palestre, in contrapposizione totale ai propri antenati e lo fa come in una specie di rivoluzionario atteggiamento di ribellione generazionale.
Egli passa il tempo libero annoiandosi ed è assolutamente improbabile qualsiasi sua iniziativa fuori casa, va matto per la televisione e gradisce essere servito a letto.
Non vuole impegni che lo stanchino e si veste casual, anzi, casualmente, cioè come gli capita, infatti adora il pigiama e le pantofole e potrebbe anche avere delle reazioni violente e far del male se costretto a mettere delle scarpe da tennis.
Non conviene disturbarlo quando fa il pisolino altrimenti vuol dire che vi fa schifo la vita.
E’ di questo periodo che possiamo includere una di quelle scoperte che effettivamente condizioneranno la storia dell’uomo e che per tradizione non è stata sufficientemente descritta o spiegata.
Cercheremo nel prossimo articolo di colmare questa lacuna anteponendo la fantasia all’ovvio … parlando della grande scoperta della Ruota.
Dopo aver corso per centinaia d’anni, gli ominidi, colti da improvviso lampo di genio, ma soprattutto sfiatati, decidono di fermarsi.
La decisione risulta fra le più coraggiose della storia, visto che le avversità non erano ne diminuite ne di scarso rilievo, soprattutto per soggetti statici, cosa assolutamente sconosciuta agli ominidi del tempo.
Chiaro, dunque, risulta il fatto che affrontare le avversità significava votarsi al sacrificio e tale decisione non poteva essere presa coscientemente da nessun essere vivente e pensante, magari poco intelligente ma non scemo.
Il periodo è però caratterizzato dalla nebbia delle menti che offuscava la già debole mente degli ominidi, prodotta probabilmente da troppi anni di fuga perpetua.
Del resto, quando non si ha il coraggio e nessuno è in grado di decidere, è abbastanza naturale ricorrere a metodi semplici e fatalistici, oppure lasciare che a decidere del proprio destino sia un bizzarro sorteggio, anche quando la posta in gioco è l’esistenza stessa o la sopravvivenza e ciò è da considerarsi oltre ogni pazza istintiva intuizione.
Il sorteggio in questione era basato sullo spetalo della margherita e consisteva nel chiarire, petalo dopo petalo, se ci si doveva fermare o non ci si doveva fermare … che presto si tramutò in… ci si deve suicidare o non ci si deve suicidare !
In conseguenza di questa bizzarra pratica, nacquero movimenti e gruppi di influencer, anche politici, che esortavano il mondo intero a prendere una decisione definitiva, ovvero quella di fermarsi, costi quello che costi o come direbbero i politici attuali “senza se e senza ma”.
Si formò, quindi, quello che noi chiamiamo, per semplicità, “il movimento fermista”!
Occorre spiegare che i mutamenti sociali non sono certo cose che accadono in fretta e furia e quello che accadde nella società del suicidio non fu un rifiuto dei valori di fondo, basati sulla fuga, e neppure il frutto di improbabili riflessioni, semmai la mancanza di fiato collettivo.
Il movimento “fermista”, cioè coloro che auspicano la fine della fuga, nasce e si evolve fra i soggetti con caratteristiche di bassa resistenza e perciò a rischio di essere raggiunti dai famigerati ghiacciai e altri animali poco gentili e comprensivi.
Il movimento, però, si espande anche fra coloro che di resistenza non fanno difetto, perché in fondo un pisolino ogni tanto fa gola a chiunque.
Con queste basi morali ed ideologiche, il movimento fermista viene tacciato subito di tradimento e ribellione e in contrapposizione, gli ortodossi dell’epoca, capeggiati da etiopi e tanzaniani, cercano di arginare il nascente movimento, accusandolo di introdurre abitudini pericolose, cosicché il pisolo viene considerato reato punito con tre ore di cyclette forzata ad 80 km/h.
Ma si sa che i vizi sono più facili a farsi largo e il movimento fermista, alla fine, prevale.
La società intera si ferma e nuove sfide attendono i coraggiosi e intrepidi omini.
Il movimento fermista ha vinto ed esso ora è di fronte al dilemma: trasformarsi nel movimento suicida!? e c’è chi dice che in fondo è la stessa cosa.
In un periodo come quello dell’età del suicidio, così autolesionista, anche le strutture economiche, persino le più fertili, possono andare in crisi.
Il primo segnale è senza alcun dubbio la mancanza di manodopera, che costringe ad alzare i livelli retributivi dei singoli soggetti lavorativi ancora in circolazione, con tentativi di emarginazione coatta per tentare di farli perpetuare nella loro quotidiana corsa.
Ma il cambiamento sociale induce anche l’economia all’adattamento e alla riconversione, pertanto assistiamo ad una moria delle aziende di calzature e abbigliamento sportivo, mentre parallelamente fioriscono quelle di trasporti, logistica, immobiliari e dei beni durevoli.
L’età del suicidio ci porta verso un tipo di economia strutturalmente stabile, dove la merce deve arrivare a domicilio e non l’utente deve andare a prendersela.
Nascono nuovi modelli di umanità e fra questi ve ne segnaleremo alcuni nel prossimo articolo, che ci stanno particolarmente a cuore anche perché riteniamo siano rimasti incredibilmente attuali.
Era una notte buia e tempestosa e nell’orgia sfrenata della competitività, spesso assassina ed incosciente, un omino vide cadere un fulmine su un altro omino che, a sua volta, prese a bruciare.
Dapprima si rallegrò per lo scampato pericolo, del resto vigeva il motto “morte tua vita mea”, poi fu, è il caso proprio di dirlo, “illuminato”.
Egli non era che uno sfortunato antenato, senza gloria alcuna, che per dimostrare qualcosa ebbe l’insana idea di gettarsi sopra quel rogo umano, per far vedere a tutto il mondo che anch’egli poteva essere considerato un illuminato.
Il gesto coraggioso ebbe, però, una durata limitata, ma quel che più è peggio è il fatto che in molti presero ad imitarlo, finché qualcuno pensò bene di prendere solo un brandello in fiamme per portarselo in giro.
Tale pratica divenne immediatamente come una moda e si sparse velocemente per il mondo trasformandolo in una grande fiaccolata ed è così che nacquero gli incendi dolosi, i piromani, i bonzi, i roghi, i falò, le cucine, i lanciafiamme, i camini e ovviamente i pompieri.
Non capita spesso di soffermarsi sulla grande capacità dell’uomo di progredire, non capita perché, forse, non si tratta di capacità ma di c… fortuna.
Le scoperte dell’umanità sono il frutto di incredibili combinazioni ed insperati successi, inspiegabili, perché non raggiunti da un percorso regolare e voluto dell’intelligenza, ma irrazionale in un percorso assolutamente disorientante, perciò non stupiamoci se l’uomo, visto l’antefatto, di fronte alle scoperte si trova sempre impreparato e fatica non poco a comprenderne la novità.
Se l’uomo avesse compreso le sue scoperte, noi non potremmo scrivere tutto questo.
Superato, con una certa dose di difficoltà il periodo dell’età della corsa, gli omini sono pronti al prossimo livello evolutivo che noi abbiamo chiamato “L’età del Suicidio”.
L’età della corsa è la prima parte dell’evoluzione dell’uomo, lanciato verso nuovi traguardi.
Comunque non si pensi che la corsa sia dovuta alla voglia di arrivare ai traguardi evolutivi, essa è figlia della sopravvivenza e della paura.
E’ l’età che ha provocato la prima selezione ed ha permesso ai sopravvissuti di temprarsi lo spirito per poter affrontare le fasi seguenti.
Se si pensa che la prima cosa che l’uomo ha fatto con coscienza è quella di scappare, abbiamo già dato molte risposte sulle condizioni mentali e psicologiche dei nostri avi.
La fifa imperava e nessuno aveva il coraggio di sottrarsi a questa fatalità, perciò gambe in spalla e via in una folle corsa senza fine, senza una meta, a girare e rigirare per il mondo, tutti insieme appassionatamente.
La grande fuga coinvolse tutti, ma la fuga da cosa ?.
Siamo piuttosto sicuri che fuggivano da animali poco socievoli e affamati, generalmente affetti da eccessivo sviluppo nella crescita e da ghiacciai ingombranti e straripanti.
La gente doveva correre, ne era costretta e lo faceva in tutte le condizioni possibili, con le stampelle, a quattro zampe, persino i neonati appena sganciati dal cordone ombelicale incominciavano a correre.
Chi correva ad est, ad ovest, a sud o a nord, ogni tanto si scontravano, i più longevi si ritrovavano, ma mai e poi mai osavano fermarsi.
In questo periodo il mondo era percorso da effetti che si possono dire “collaterali” , ve ne suggeriamo solo alcuni … giusto per dare l’idea.
Uno degli esempi più eclatanti erano gli omini dotati di resistenza e di spudorata incoscienza, capaci di cambiare ritmo di corsa, giocando a bleffare con gli animali dell’epoca, pratica alquanto pericolosa, costoro erano assai longevi e beffardi e vivevano nella continua ossessione di arrivare prima degli altri ma, essendo parte di un mondo in perpetuo movimento, non riuscivano mai a godere della soddisfazione di essere arrivati primi o di ricevere gli onori di una vittoria e ciò procurava loro enormi stati di depressione e un consistente numero di suicidi derivati dalla conseguente frustrazione.
Altro esempio tipico di questo periodo lo possiamo constatare nell’atteggiamento dei ghiacciai, che al contrario di quelli che conosciamo attualmente, erano dotati di arti inferiori e qualcuno giura anche di arti superiori, dotati di un carattere prevalentemente freddo, lenti ma inesorabili nel loro intercedere e capaci di trasformarsi in diverse forme adattandosi a qualunque luogo.
Si dice che fossero dei gran chiacchieroni o almeno così dobbiamo interpretare le note tramandate dove descrivevano i ghiacciai aventi lunghe lingue, anche se in altre citazioni troviamo elementi contraddittori visto che vengono descritti come muti e silenziosi.
Di questi esseri possiamo ragionevolmente essere sicuri che avessero una carnagione bianca e che mal sopportavano il sole, amanti invece dell’inverno, si potevano udire le loro poetiche frasi sussurrate al vento nei giorni di bufera.
Questo periodo, contraddistinto dalla corsa perpetua portava con sé anche aspetti di tipo economico, per esempio sappiamo che una delle conseguenze comprensibili dello stato sociale del tempo era l’enorme fortuna dei prodotti farmaceutici, utilizzati in modo massivo per ovviare alle situazioni che vi abbiamo spiegato, infatti, le fughe perpetue e il clima instabile, insieme all’ossessione degli animali poco socievoli dietro l’angolo e dei ghiacciai in agguato, provocarono delle malattie ricorrenti e diffuse, diremmo endemiche che si possono considerare come le prime malattie professionali della storia.
Le più diffuse erano quelle delle vie respiratorie, come i raffreddori e le bronchiti, oppure i disturbi intestinali provocati dagli improvvisi incontri con gli animali dell’epoca.
I rimedi più diffusi erano, l’amputazione del naso, per i raffreddori più resistenti e il tappo nel fondo-schiena per bloccare lo sbrodolamento, ovviamente erano rimedi adeguati alla più avanzata ricerca scientifica del tempo e non ci si deve stupire se, nella quasi totalità dei casi curati, la morte era data al 99,999%; perciò era meglio non ammalarsi !
Inoltre possiamo segnalare, dal punto di vista economico, tipico di questo periodo, l’escalation in borsa del titolo “Pedestrus”, una nota azienda multinazionale calzaturiera che ha lanciato sul mercato il servizio “scarpe a domicilio”, decisamente utile per una popolazione che non ha domicilio stabile, del resto in questo clima di perpetua fuga, la cura dei piedi era considerata essenziale ed è in questo periodo, infatti, che nascono le prime scarpe da tennis e i primi callisti e per coloro che non volevano perdere il vizio, ecco la cyclette, eletta a status symbol per i più perversi, per non parlare della dieta quotidiana dove viene inserita l’aspirina e si proibiscono, per legge, i lassativi, considerati assolutamente superflui.
Peraltro, nella descrizione sommaria della vita in questo periodo ci vengono in soccorso le numerose iscrizioni rupestri rinvenute e che ci consegnano anche particolari interessanti rispetto ad altri esseri non umani ma evidentemente considerati simpatici agli omini in perpetua fuga; Fra questi possiamo ragionevolmente includere i Mammuth, una sorta di antenati degli elefanti, ma al contrario di questi ultimi che sono solo maschi e gay, i mammuth erano solo di sesso femminile con tendenze lesbicali e non si sa come, ma riuscirono anche ad essere gravide e a partorire dei deliziosi bimbuth mentre i papputh rimanevano sconosciuti, probabilmente per eccesso di vergogna, visto che i mammuth non erano certo delle fotomodelle.
Altro elemento assolutamente caratteristico di questo periodo è “l’Homo Marathona” ovvero il primo esemplare di ominide pensante dotato più di gambe che di testa, si narra che le caviglie fossero molto vicine al collo.
Il soggetto era dotato di un alto senso della gara e della competitività e lo si poteva individuare facilmente perché era sempre vestito da spiaggia ed era riconoscibile dalla numerazione sulla schiena che ne delimitava il numero protetto doc.
Ma in questo periodo avvengono anche sconvolgenti scoperte, fondamentali per il proseguo del percorso storico e umano; fra queste va annoverata sicuramente la scoperta del fuoco!
Chissà in quanti e complicati modi vi è stata descritta questa fondamentale scoperta, ebbene noi, con i nostri potenti elementi di fantasia, ve ne diamo, nel prossimo articolo una versione che indubbiamente si scosta da quelle più gettonate ma che potrebbe destare in voi qualche simpatia… continuate a seguirci
Dopo aver doverosamente accennato a dove tutto ebbe inizio e abbandonato un primo delicato abbraccio del mito e la leggenda, facciamo necessariamente un salto temporale e iniziamo il tragico ed ineffabile percorso della storia partendo da quegli uomini preistorici che tanto sono dibattuti sui libri di scuola.
Pochi sanno, ed è meglio così, che tutto questo dibattito è stato reso possibile grazie al notevole grado di sporco con il quale gli omini del tempo erano abituati a convivere.
Per dirla in poche parole, gli uomini preistorici erano dei sozzoni, non si lavavano mai e, perciò, hanno lasciato innumerevoli tracce del loro passaggio.
Con l’andar del tempo, però, l’igiene migliorò, ma non per tutti (qui sta la nostra fortuna), infatti anche oggi possiamo incontrare uomini preistorici che si adoperano, con scienza e coscienza a lasciare tracce per i posteri.
La loro esistenza è di fondamentale importanza e occorre ricercare politiche sociali atte a far sopravvivere questa specie che tanto ha dato alla storia del mondo.
COSA CERCARE
Se può apparire scontato la necessità di cercare e ricercare per poter raccontare le vicende avvenute millenni orsono, un po’ meno scontato è cosa cercare e tantomeno come farlo.
Visto il tipo di materiale a disposizione, bisogna innanzi tutto dare merito ai valorosi ricercatori che grazie al loro martirio, ora, possiamo raccontare scemenze.
Il tasso di mortalità dei ricercatori in questo campo è il più elevato fra tutte le professioni, essi sono considerati una categoria a rischio e usurante, la sola categoria che può andare in pensione a soli trent’anni di età … tanto nessuno ci arriva.
Comunque, annotiamo che ogni periodo porta con sé numerose e chiare caratteristiche che ne tracciano l’inequivocabile profilo, partendo dai cambiamenti di tenore di vita, diversi dai baritoni (!) perché più evidenti in un concerto di immondizia varia, per poi passare a svalutazioni, inflazioni, tassi di sconto … tassi … taxi … (!) o semplicemente tasse (elemento costante della vita sociale).
Il PIL era, nella preistoria, una parolaccia ingiuriosa, pensate, era addirittura meglio che uno non avesse PIL.
Dobbiamo anche svelare che una delle cause per le quali, oggi, possiamo raccontarvi le particolarità del passato, è senz’altro quella dell’agitazione dei netturbini di tutto il globo che incrociarono le braccia in uno sciopero durato qualche migliaio d’anni e che ci permette il ritrovamento di molteplici resti.
Cosa recriminassero questa categoria importantissima non è dato saperlo, qualcuno insinua che fossero preoccupati per il loro posto di lavoro, avendo la sensazione che l’igiene generale andava migliorando e per conseguenza la loro importanza andava diminuendo.
PERIODI & PERIODI
Prima di far scorrere le peripezie degli umani veniamo ad un ultimo dettaglio e problema da risolvere: la datazione degli eventi.
Con tutta la buona volontà e subliminando i numerosi reperti e fonti storiche, nonostante le tecnologie moderne e d’avanguardia vogliono farci credere di poter datare qualsiasi cosa esistita nel passato, posso tranquillamente dire che non credo ad un fico secco di quanto dichiarato dai sedicenti esperti che si inoltrano in tali suggestive datazioni; In ogni caso, però, a qualcosa dobbiamo pur appellarci e allora lo faremo, unicamente per il periodo preistorico, indicando sommariamente i periodi e le ere senza addentrarci in impossibili più specifiche datazioni.
Con molta riluttanza, abbiamo, per secoli, sentito suddividere i periodi della storia con dei nomi in base alla materia prima di moda o dominante nel periodo interessato e ci riesce difficile capire come chiamerebbero l’attuale periodo coloro che hanno inventato questa singolare logica.
Peraltro, questi scienziati, hanno iniziato un lavoro di classificazione, per poi interromperlo senza dare spiegazioni, cosa normale, per la verità, ma noi crediamo che sia intervenuta una mancanza di logica, oltre anche ad una cronica mancanza di fantasia.
Comunque lo si voglia vedere , il processo evolutivo dell’uomo, in quell’arco di tempo chiamato preistoria, durò molto … forse troppo!
Infatti, questo permise agli omini di prendersela con calma e sappiamo che quando le cose marciano lente, c’èsempre chi ne vuole approfittare e ciò accadde puntualmente con una categoria chiamata … “PIGRONI”.
Tale categoria è pressoché indistruttibile e se ne può analizzare ancora oggi degli elementi, ricercandoli, senza tanti sforzi, presso istituzioni pubbliche e statali.
Partiamo quindi dal primo e più lontano periodo della preistoria che chiameremo …
Come tutti i grandi narratori e miscelatori di verità storiche, anche noi abbiamo attinto all’immenso sapere storico e alla letteratura di specie, ovverosia alle cosiddette fonti storiche.
Per scacciare dubbi impietosi, chiariamo subito cosa intendiamo per “fonti”.
Onestamente ammettiamo che il nostro pensiero si era predisposto a considerare le fonti di tipo oligominerale, ma siccome alcune promettevano fegati centenari e altre di tornare indietro di dieci anni, avendo necessità più ardite, nostro malgrado, abbiamo dovuto accettare le fonti tradizionali provenienti dagli esperti, che come è noto non sono certo degli astemi.
Del resto, solamente delle menti annebbiate dall’alcool o da tante bollicine di anidride carbonica, potevano inventare delle storie così bizzarre e ad alto impatto emotivo.
Inoltre, avendo una natura fondamentalmente pigra, non riteniamo utile sforzarci a trovare altri percorsi di narrazione, generando confusione nei lettori e disaffezione verso le scienze tradizionali, insomma, ci si può divertire anche, semplicemente, interpretando a nostro modo le fonti tradizionali … o quasi!
La prima e imprescindibile categoria di fonti da tenere in considerazione è senza alcun dubbio quella delle “fonti scritte”.
Vogliamo specificare che per noi in questa categoria annoveriamo in modo assolutamente esclusivo, le parodie, di cui non bisogna affatto decurtarne la veridicità e la validità escatologica (modo erudito per dire che occorre prenderle sul serio … e non sull’Adda), le opere buffe e … le buffe opere (qui potremmo racchiudere quasi tutto il genere letterario).
Ma non fermiamoci all’ovvio e includiamo in questa importante categoria le riviste umoristiche (ovvero i quotidiani, le riviste settimanali, Stop, Eva, Panorama, Sorrisi e canzoni TV, Novella 2000, ecc…. tralasciando Topolino, Linus e altri fumetti troppo seriosi !!!).
LE FONTI MUTE
La nostra sete di sapere e il nostro approccio non potevano farsi mancare anche quelle fonti che hanno avuto la maggiore difficoltà di reperimento da parte degli “esperti”; parliamo delle fonti cosiddette “mute”!
Queste fonti sono facilmente raggruppabili in famiglie, per lo più “onorate” e visibili anche in logge massoniche.
Agglomerati di questa specie sono, infine, stati ritrovati dai nostri emissari in località sull’Aspromonte e in Sicilia e la scomparsa del nostro emissario che indagava nei luoghi tipici delle fonti mute … lascia spazio a deduzioni che vanno oltre i luoghi comuni e si fanno tristemente concrete e reali nel definire questa categoria in modo molto serio e pericoloso ma anche, ahimè, attendibile e se non altro degna di essere presa in esame e valutata ivi comprese le rivelazioni dei protagonisti di queste fonti, ovvero il club dei pentiti.
In ogni caso, per mera prudenza, se ne deduce che è meglio non parlarne molto di queste fonti.
LE FONTI ORALI
Non volendo tralasciare alcuna informazione vagamente utile al nostro scopo, dobbiamo necessariamente dare presenza e attenzione anche alle fonti cosiddette “orali”, intendendo, inopinatamente, quelle fonti fatte d’oro !!!
Trovandoci nello stato di indigenza materiale e dovizia intellettuale, possiamo anche andare oltre questo “alto” concetto e accettare, in questa “chiacchierata” categoria, tutto ciò che riguarda i pettegolezzi, gossip, le barzellette, i “si dice” … tutte cose decisamente poco professionali e scarsamente attendibili ma indubitabilmente ad alto impatto spettacolare.
LE FONTI ENDOVENE
Una volta intrapreso un certo tipo di metodo, abbiamo dovuto allargare i nostri orizzonti e per completezza di informazione abbiamo preso in esame, dopo quelle “orali” anche le fonti “endovene”.
Queste fonti sono frutto di allucinazioni da parte di presunti specialisti del settore, detti spacciatori, che fra uno spinello e l’altro hanno decantato fantasiose e policromatiche storie, esse si distinguono fra quelle leggere e quelle pesanti e vi sono persino movimenti politici che vorrebbero ufficializzare, almeno, quelle leggere .
LE FONTI ANALI
Infine abbiamo aperto la nostra mente anche a quelle fonti che non hanno diritto di presenza sociale, ovvero le fonti chiamate “anali”.
Non c’è nulla da scandalizzarsi perché trattasi di fonti ben note ma che valgono quel che valgono… confezionate, si fa per dire, con grande appello di parti umane.
Di solito non hanno uno specifico colore politico, il loro colore è tutto uguale, pertanto tutte le notizie pervenute attraverso i politici entrano di diritto in questa speciale categoria.
Le fonti anali sono, per lo più, di pessima fattura, volgari e il più delle volte rappresentano il mondo maleodorante delle falsità, che siano esse solide nella prefazione, liquide nella loro vaquità o gassose nella loro facile dispersione.
Comunque la storia è fatta anche di questo materiale, che piaccia o meno, ma è così!