Questa meraviglia è in realtà una fotografia del faraone o forse più malignamente di una faraona.
Il carattere enigmatico del faraone raffigurato fu preso come simbolo per una serie di passatempi che lo stesso faraone prediligeva: parole crociate, indovinelli, sciarade e rebus.
Fu, questa mania, una vera persecuzione per il popolo dell’antico Egitto che si protrasse per intere generazioni fino ai nostri tempi, dove il virus di queste enigmatiche fanfaluche continua a prosperare.
Fu per ingraziarsi le varie divinità e nella speranza di poter vincere qualcosa (nacque la religione del dio LOTTO) che gli egiziani diedero il benestare al faraone per la costruzione di un monumento così enigmatico da sembrare lo specchio dello stesso faraone.
Quando ci si doveva interrogare su qualsiasi cosa, ci si recava in pellegrinaggio e si ritornava convinti che tali interrogativi affliggevano non solo i comuni mortali ma anche le divinità e ciò dava consolazione e sollievo, risollevando gli animi.
Grazie a questa moda, più tardi, nacque il lotto, il totip, il totocalcio, la lotteria e il gratta e vinci fino agli odierni quiz televisivi (in Italia uno dei massimi sacerdoti di questa setta si chiamò Mike Buongiorno che tradotto significa che non è mai un buon giorno).
Nel passato un emiro distrusse il volto della sfinge a cannonate, se questo non fosse avvenuto avremmo il volto della sfinge integro, esattamente come si presentava agli occhi dei faraoni più di 4000 anni fa.
Tale gesto fu certamente dovuto ad un risentimento verso la sorte avversa dell’emiro …
Durante il corso degli anni la Sfinge ha avuto bisogno di molte riparazioni. Nel corso del 1987 un blocco di pietra si è staccato dalla spalla destra e si è spezzato in due dando un chiaro segnale che le cose nel mondo non andavano certo bene.
Per capire il lato rivoluzionario di questo monumento basti pensare che al contrario di tutte le rappresentazioni di divinità egiziane la Sfinge ha, appunto, il corpo di un animale e la testa di un uomo, mentre gli dei egiziani erano raffigurati esattamente al contrario, più che rivoluzionario oserei dire materialista e illuminista, chissà, forse qualcuno pensò che era meglio che la testa fosse umana nonostante tutto, piuttosto che quella degli Dei fino a quel momento conosciuti che certo, da quel che ci è dato sapere, non brillavano di certo in logica.
Come abbiamo visto nel precedente articolo, in questo periodo si costruiscono, non senza sacrifici e gran dose di fortuna, delle meraviglie che ancora oggi lasciano con il fiato sospeso. E’ il caso delle piramidi, il loro fascino e il loro misteri avvolgono queste costruzioni.
Potevamo esimerci dal tentativo di sfatare questi misteri e di raccontarvi la verità su questa mirabile opera dell’uomo? Certamente no!
Allora eccovi la nostra ricostruzione, da novelli guide archeologiche, di quello che effettivamente sono state le piramidi d’Egitto.
Per scegliere la forma della tomba più idonea a conservare il faraone dopo la sua dipartita, fu indetto un concorso a cui potevano partecipare tutti i geometri e architetti del paese che a quei tempi, causa le loro stravaganti conoscenze, erano considerati un poco come dei maghi (dai regnanti) o dei pazzi (dalla popolazione).
A questo concorso risposero innumerevoli dementi che proponevano, vagheggiando, forme geometriche fra le più improbabili e astruse e fu fra queste che si scelse quella di un certo Imhotep.
Costui propose la forma a piramide che consentiva al faraone di riscattare con gloria e vendetta la famiglia reale proiettandola verso il cielo.
La piramide rappresentava la montagna e perciò doveva essere alta… ma alta, ma alta alta … tanto che il faraone non volle mai accontentarsi impegnando nell’impresa risorse e ingegno del paese riducendolo per sette anni in siccità e carestia.
Dopo molta sopportazione, il popolo lo volle in gloria… cioè morto, così che egli poté gustarsi finalmente la sua tomba.
El GIZA
Giza, località sulla riva sinistra del Nilo, è alla periferia del Cairo, famosa nell’antichità per la caratteristica trattoria “del Giza” da cui prende il nome. Si racconta che i faraoni vollero erigere le loro piramidi sul pianoro roccioso poco distante la trattoria per avere a portata di mano il suo celebre servizio a domicilio.
Qui si ergono ben tre piramidi, le tre piramidi hanno base quadrata, con i lati disposti esattamente nel senso dei paralleli e dei meridiani, non che queste cose fossero state pensate ma perché gli architetti del tempo avevano un certo fragoroso … fondoschiena: più a settentrione sta la piramide di Cheope o Grande Piramide, in mezzo la piramide di Chefren, infine la più piccola di Micerino.
I sovrani che le fecero erigere come loro sepoltura sono rispettivamente il secondo, il quarto ed il quinto della IV dinastia, datata tra il 2613 e il 2498 a.C..
Le dimensioni sono stupefacenti e ci si rende conto soltanto da vicino, confrontandosi con la grandezza dei blocchi di calcare, quanto quel popolo abbia sofferto.
La Piramide di CHEOPE
Una delle costruzioni più grandi mai realizzate dall’uomo. S’innalza verso il cielo da parecchie migliaia di anni e la cosa più sorprendente è che è ancora in piedi.
Bisogna considerare che all’attuale vista deve essere aggiunto anche un rivestimento simile a uno specchio di 22 acri costituito, da 115.000 pietre lucidissime, ciascuna del peso di 10 tonnellate, che originariamente coprivano tutte e quattro le facciate, questo a noi non ce ne può fregar di meno ma certe cose è giusto che si sappiano altrimenti si pensa che gli antichi l’abbiano costruita così come la vediamo oggi.
Dopo essere stata staccata da un violento terremoto nel 1301 a.C., la maggior parte dei blocchi di rivestimento fu rimossa per la costruzione del Cairo, a dimostrazione che certi vizi sono duri a morire.
Tra gli esperti è opinione comune che fu costruita come tomba per il faraone della IV Dinastia (2575 – 2467 a.C.) Khufu (conosciuto come Cheope). Questa opinione si basa principalmente sul ritrovamento di geroglifici su alcune pietre all’interno della piramide che assomigliano al suo sigillo, e alla testimonianza di Erodoto (famoso editorialista greco) che vide i monumenti nel V° secolo a. C., cioè più di 2000 anni dopo che erano stati costruiti e, come se fosse stato improvvisamente illuminato dalla verità storica, pubblicò tale notizia sul suo tabloid ad Atene; qualche maligno dice che lo scoop fu estorto ad un vecchio erede del proprietario della nota trattoria “el Giza”, altri pensano che fu la prima grande bufala inventata.
Nonostante il fatto che nessun corpo fu mai trovato all’interno delle sue stanze ben sigillate, tanto da accreditare l’ipotesi che il faraone, in realtà, sia ancora vivo!!!! , gli esperti persistono nella loro teoria, facendo nascere una storia su decine di migliaia di schiavi costretti al lavoro per decine di anni nella costruzione di una montagna di pietre in cui mettere il cadavere di un solo uomo; questa non la beviamo proprio, immaginare che i sindacati permettano questo tipo di flessibilità è come pensare che il faraone fosse in verità il segretario generale del partito comunista del tempo.
La Camera del Re: scoperta intorno all’anno 820 d.C. dal Califfo Ma’mun è situata a un terzo dell’altezza della Grande Piramide, e cioè a circa 45 m dalla base. Ci si aspettava di trovare un tesoro proporzionato alla grandezza del monarca, ed invece la camera del faraone era completamente vuota e spoglia da qualsiasi decorazione e iscrizione. Le ipotesi sono le seguenti:
· Il faraone era povero in canna
· I faraoni erano dei poveracci
· Il faraone è morto perché gli hanno fregato tutto
· Il faraone aveva perso la sua fortuna al casinò
· Il faraone è un furbastro e ha depistato tutti nascondendo il suo tesoro in una banca svizzera
Per accedere alla Camera del Re, si devono superare percorsi stretti ed impraticabili, corridoi e gallerie piccolissime, sembra un percorso ad ostacoli fatto da un perverso e demenziale architetto.
La domanda che ci si pone è come hanno fatto i saccheggiatori di tombe a trafugare tutto, ma proprio tutto, all’interno di una stanza situata a circa 45 m di altezza, e il cui unico modo per raggiungerla dalla base è una galleria ascendente (bloccata da pesantissimi tappi in granito) che si collega alla Grande Galleria, lunga circa 46 m e con una pendenza di 26°?.
Ipotesi:
· I ladri erano già dentro
· Sono gli archeologi che si sono persi ma in realtà la strada è semplice
· C’è un ascensore al piano terra non ancora scoperto
· In realtà non c’era niente da saccheggiare perché gli antichi egizi eressero la piramide pensando di decorarla e arredarla dopo… ma non sono più riusciti ad entrarvi.
Come vedete i misteri intorno a queste grandi meraviglie sono ancora fitti e non vanno scartati neppure gli indizi che portano agli alieni, venuti sulla terra per chissà quali motivi e scappati subito dopo aver costruito la loro casa vedendo che questo pianeta sembrava una noia mortale.
Come abbiamo ampiamente dettagliato nell’articolo scorso, risultava difficile mantenere intatta una tradizione e ancor di più una successione soprattutto, quando non capendo più nulla sui figli legittimi del faraone Huni (leggere l’articolo precedente) si dovette procedere andando a naso o a caso e la scelta cadde sul primo sventurato che passava di lì, un certo Snofru (2613-2589) con il quale inizia la IV° dinastia.
MA LA CONFUSIONE FU TANTA CHE IL FARAONE FINI’ PER SPOSARE UNA SUA SORELLA, pratica che diventerà abitudine …
Anche Snofru non si sottrasse alla tradizione di erigere una piramide, ma il destino con lui non fu molto clemente e neppure verso i suoi sudditi, visto che la prima piramide fu innalzata con una doppia pendenza gettando il ridicolo sulla casa del faraone, cosicché dovette abbatterla e ne fece erigere un’altra con conseguente ondate di suicidi fra i lavoratori.
Alla morte di Snofru salì al trono uno dei suoi figli Cheope (2589-2566) detto anche Khufu per il suo spiccato accento siciliano che tradiva le sue origini poco chiare.
Egli fu un faraone rigido e duro, da buon siculo comandò con gesti eloquenti e fu di poche parole ma tenne molto alla sua onorabilità ed è per questo che fece costruire la più grande piramide tuttora esistente.
Alla morte di Cheope il trono doveva andare al figlio maggiore Chefrem ma quello minore Didufri (2566-2558) fece i capricci e ne usurpò la reggenza.
Alla morte del fratellastro, Chefrem, legittimo erede al trono, finalmente riesce ad ottenere, ciò che gli spettava. Regna per ventinove anni e questo gli dà il tempo per erigere la seconda grande piramide nella zona di Giza, un poco più piccola per non offendere il padre.
Fece anche erigere un monumento in onore dei suoi passatempi preferiti, ovvero, i cruciverba, le sciarade e i rebus: lo chiamò La Sfinge.
Per le colpe di questi ultimi faraoni, visto le enormi fatiche che appiopparono al loro popolo per la costruzione delle piramidi, le divinità decretarono 150 anni di punizioni, ma il faraone Micerino (2532 – 2504), figlio di Chefrem, governò talmente bene che indispettì ulteriormente le divinità divenute sempre più invidiose.
Le divinità trovarono intollerabile la loro smentita profetica e predissero al povero Micerino solo 6 anni di regno.
Micerino, per nulla impressionato, fece accendere dovunque candele durante le notti, per poter beffare la profezia e vivere 12 anni (6 anni di giorno e 6 anni di notte) ovviamente tralasciando di dormire ed è per questo che nei ritratti è rappresentato con due enormi occhiaie.
Micerino morì puntualmente dopo sei anni alla faccia dei suoi trabocchetti e le divinità per l’occasione fecero festa.
L’erede al trono e primogenito di Micerino era il principe Khuenra che però morì, pure lui prematuramente, la leggenda dice per morte oscura, noi pensiamo di varicella.
Diciamolo apertamente … fare il faraone era alquanto pericoloso e portava male.
Fu perciò Shepseskaf (2504 – 2500) ad essere l’ultimo faraone di questa dinastia che però ci ha lasciato le più belle piramidi della storia che ancora oggi si possono ammirare e di cui ci occuperemo nel prossimo articolo.
Con la terza dinastia iniziarono i faraoni imprenditori e capitalisti sfruttatori.
Il primo fu Sanakhtche iniziò lo sfruttamento minerario del sinai, esasperando i movimenti ambientalisti che lo annientarono e lo sotterrarono sotto la stessa montagna che egli avrebbe voluto demolire.
Senza volere, tale punizione ebbe una importanza storica nell’affrontare il tema delle tombe dei faraoni.
Infatti dopo la soppressione del faraone minerario viene eletto al soglio faraonico il fratello Zoser (sospettato di essere l’antenato di Zorro) il quale capì l’importanza di distrarre il popolo e lo fece con due semplici modi:
Con una guerra di conquista verso sud fino alla seconda sputata… ehm, scusate, cateratta del Nilo
Impegnando migliaia di sudditi nella faticosa costruzione della sua tomba che fu fatta erigere a forma di piramide
Durante il suo regno una grave carestia, durata sette anni e dovuta alle scarse piene del Nilo, colpì il paese decimando la popolazione. Zoser prego il Dio Khnun (dio delle sorgenti del Nilo). Questi lo esaudì con una grande piena che pose fine alla carestia e diede inizio alle alluvioni, Zoser trovò il modo di lamentarsi perchè a suo dire l’intervento fu un tantino esagerato. In ogni caso volle ringraziarlo e gli dedicò l’isola di Elefantina, mentre il suo popolo per ringraziare lui gli fu regalato un canotto.
Sekhemekhet (2649-2643) venne eletto subito dopo ma durò molto poco, giusto il tempo per capire che anche lui voleva costruire la sua piramide e il popolo lo defenestrò lasciando incompiuta la sua piramide.
Khaba(2643-2637) che lo sostituì non fu da meno, così che per vedere un’altra piramide si dovette attendere un faraone con le… cioè tosto.
Fu il turno di Huni, per l’appunto, che riesce nell’impresa e andò ben oltre, egli passerà alla storia per la sua dissolutezza, quando morì nel 2613; Con lui finisce la III° dinastia, non perchè era senza eredi, anzi, perchè ne aveva sparsi troppi e non tutti conosciuti… perciò chiunque potè presentarsi al suo funerale dicendo di essere il figlio ereditario…
La tradizione vuole che le sue amanti e qualche moglie, fossero di intelligenza non proprio sopraffina e ciò è testimoniato da una raffigurazione scoperta nella sua tomba chiamata “Le oche di Maidum” dove viene chiaramente riportata una scena del faraone immerso nel suo harem.
Lasciamo per un attimo di pausa l’evoluzione del mondo mediterraneo e per non essere tacciati di conformismo come i soliti esperti intristiti da vecchi schemi, siamo andati a vedere come andavano le cose dall’altra parte del mondo, in Cina.
Si sa che l’arroganza occidentale tace su quei popoli come se non esistessero, lasciando uno spiraglio al pensiero buonista e maturando il concetto che di costoro non se ne parlava perché non combinavano guai… e invece, giusto per dare un assaggio di quello che stava accadendo, vi vogliamo dare un saggio della nostra conoscenza parlando di quel mondo attraverso il loro Re più rappresentativo, anzi, il primo imperatore giallo, definizione data dagli esperti a cui noi ci dissociamo; il suo nome è Huang-ti.
Re cinese leggendario che sconfisse i barbari riunendo le tribù della Cina preistorica sotto la sua guida. Novello Leonardo da vinci, si dice di lui che abbia inventato l’arte militare, l’agricoltura, la bussola, la scrittura, la medicina, la scienza musicale compreso il mitico zufolo a 12 canne e scusate se è poco!!
I Cinesi devono fare sempre le cose in grande, esagerando. L’impressione è che sia stato uno che se la tirava parecchio a scapito degli altri.
Sicuramente non fu un altruista.
Un saggio taoista del tempo, tale Chi’ Po e suo cugino Chi’ No Po, figure rappresentanti del pensiero positivo e del pensiero negativo dell’epoca, elogiandolo, dopo che egli annunciò di aver realizzato la pillola dell’immortalità lo sfidarono nel provare la sua miracolosa invenzione.
La leggenda e i giornali dell’epoca furono costretti a far passare la seguente versione della sfida; “…E un giorno percorrendo il regno, lo vide prospero e pacifico. Capì che il suo compito era concluso. Nominò un successore e, in una limpida giornata, ingerì la pillola alchemica e salì nel regno celeste sul dorso di un drago…”
In realtà ingerì la pillola da lui creata, sfidando Chi’ Po, e morì per avvelenamento o come tramandò il soddisfatto Chi’ No Po, morì perché gli andò per traverso.
Se questo è l’inizio di un impero ne vedremo delle belle …
Negli articoli precedenti abbiamo visto che i popoli, in un modo o nell’altro si misero a scrivere.
Questo fiorire di scritture portarono i primi popoli a scoprire quanto fosse bello raccontare frottole o per meglio dire inventare racconti.
Si fecero strada professionisti di questo mestiere, dai giornalisti agli scrittori che si diedero alla pazza gioia inventando le storie più folli.
Fra tutte queste storie quella della leggenda del Re Sumero Gilgames è senz’altro la meno originale, un misto fra Indiana Jones e James Bond alle prese con una trama molto simile a quella biblica del diluvio universale tanto da porsi la legittima domanda di chi fosse davvero il copione, la bibbia o l’anonimo Sumero che ha scritto questa storia?
La sensazione è che raccontino tutti la stessa storia sentita e tramandata dai vecchi nei villaggi e che porta a una sola conclusione:
Il diluvio è esistito oppure le balle non hanno età e soprattutto gli antichi non avevano fantasia.
Veniamo, dunque, a ripercorrere questa leggenda con lo stesso spirito di chi, prima di noi, l’ha tramandata ai posteri, riprendendola e dosandola con la nostra, vera, versione dei fatti.
Andando al menù in Home page, all’interno degli INSERTI SPECIALI, potrete leggere l’intero racconto “LA LEGGENDA DI GILGAMES”… non perdetelo …
Fra i misteri dell’antico Egitto è noto che vi sono le scritte sui muri, dette geroglifici.
Anche questo popolo dovette imparare a scrivere per essere sicuro di parlare la stessa lingua e ricordarsi quello che si promettevano. La mania di scrivere fu talmente ossessiva che questo popolo finì per scrivere dovunque capitava, al punto che due persone che s’incontravano non si esprimevano più a parole, ma scrivevano per terra o sul muro.
La scrittura utilizzata era davvero incomprensibile e tale rimase fino al secolo scorso quando un soldato dell’esercito napoleonico portò in patria un sourvenir. Si trattava di un pezzo di pietra scritta che aveva attirato l’attenzione del soldato per la sua incomprensibilità e stranezza. L’aveva raccolta in mezzo ai rifiuti pensando che potesse essere un bel ricordo (!) da portare alla sua fidanzata in Francia, tale Rosetta (ecco perchè si chiama stele di Rosetta e non come affermano gli esperti che rimandano il nome alla località dove fu trovata… come se in Egitto ci poteva essere stata una località col nome di Rosetta … incredibile ! è come se Milano una volta si chiamasse Abdul Aziz). Al rientro in patria, il soldato volle fare il furbo non dichiarando nulla alla dogana (“era solo un pezzo di pietra raccolto fra rifiuti” si giustificò) e venne arrestato, mentre la pietra fu sequestrata. Passarono i mesi e venne il momento del processo nel quale fu esibita la causa del reato. In tribunale vi era casualmente un archeologo che si trovava lì accusato di vagabondaggio (rubava fra le immondizie) il quale si affascinò al pezzo di pietra e dopo il processo (vennero giudicati entrambe colpevoli e rinchiusi insieme in una cella) prese a studiare la pietra e annunciò al mondo la sua scoperta, cioè poteva decifrare la scrittura Egizia. Come ci riuscì è tuttora un mistero, probabilmente inventò o ebbe delle visioni, ma rimane stupefacente come tutti gli esperti del globo accettarono la scoperta dello sconosciuto vagabondo incarcerato (del resto loro non erano riusciti ancora a capire una beata fava e i magnati che li pagavano erano irritati dal fatto che nessuno aveva ancora capito cosa vi era scritto dappertutto in Egitto, così fu utile accettare la versione inaspettata e chiedere altri soldi per altre cose). Questo lo diciamo affinchè tutti recepiscano il concetto ispiratore della nostra teoria storica per la quale non tutto ciò che sappiamo è stato tramandato con sufficiente mole di professionalità e onestà intellettuale.
Ovunque le città egizie erano tappezzate di scritte, novelli murales, e non sapendo più dove scrivere usarono il papiro che dopo alcune lavorazioni poteva essere steso come un lenzuolo e inciso.
Da questo deriva il detto che quando uno scritto è troppo lungo sembra un papiro.
La scrittura venne chiamata geroglifica perché era un nome difficile e da allora impersonificò tutte quelle calligrafie incomprensibili.
Esempi di decifrazione di tale scrittura possono rendere meglio l’idea della sua forza comunicativa;
quella frase sopra riportata evidenzia la natura violenta dell’autore, infatti, pur non sapendo tradurre l’antico egizio risulta evidente la natura violenta delle parole di colui che scrisse queste frasi che chiaramente mostrano che ce l’aveva con qualcuno, tanto da volerlo impiccare o consegnarlo alle fauci di un leone.
Abbiamo lasciato l’antico Egitto alla fine della prima dinastia senza che vi fosse posto rimedio all’annosa divisione fra il nord e il sud.
Per far ripartire il buon governo, in corrispondenza della nuova dinastia, occorreva mettere d’accordo il nord con il sud e questo avvenne con l’elezione del primo faraone della seconda dinastia, Notepsekhemuy che cercò di offrire feste comuni dove magari far incontrare e crescere nuove coppie miste.
Purtroppo tale tentativo ebbe una pausa con il suo successore, Raneb, che amava vivere negli stagni ed era un gran mangiatore di rane ma del problema non era molto interessato.
Fu con Nynietjer che i faraoni ritornano ad essere di grande spessore politico e militare.
Egli era un accanito sudista ed annientò la casa del nord, ovvero una casupola che era situata a nord del palazzo reale, sollazzandosi, in tal modo, del suo desiderio e frustrazione di annientare il regno del nord.
Fu anche noto per una sua debolezza e sottomissione alla moglie che, peraltro, gli impose di emanare un editto assai lungimirante, anche se nell’occasione assai sospetto e di convenienza, dove si dichiarava la parità di genere alfine che anche le donne potessero diventare faraone.
Qualcuno potrebbe pensare ad una suffragetta ante litteram …. Ma solo qualcuno!
Così con il faraone successivo, Sekhemib, ritornarono gli antichi dissapori fra nord e sud mentre il faraone era afflitto da crisi di identità (si domandava “ essere o non esser un pollo…. Sono uomo o sono faraone… o tutte e due…) che, non si sa con quale logica, lo portò a cambiare nome in Peribsen.
Per rimettere tutto in ordine, come in ogni buona novella, ci voleva un matrimonio e questo avvenne fra il faraone Khasekhemuy (sudista) e una principessa nordista, Nemathap, fra l’altro ripudiata da tutti per la sua bassa statura, a quei tempi erano un po’ prevenuti, che è all’origine della parte finale del suo nome … Thap.
Con loro, e non poteva essere altrimenti visto che neanche si guardavano, si estinse la seconda dinastia … non venite a dirmi che non avete colto il nesso …. Per chi non lo ha capito, questi due non lo fecero mai …. Ma proprio mai, chiaro!
Nel prossimo articolo cercheremo di entrare nel mistero della scrittura Egizia, i famosi geroglifici …
Dopo la morte di Menes, avvenuta in circostanze ritenute gloriose o addirittura eroiche, come abbiamo raccontato nel precedente articolo, venne nominato come successore Djer che passerà alla storia come il primo cornuto, grazie alla faraona, sua sposa, che ebbe l’ardire di avere un figlio con gli occhi a mandorla, casualmente molto simile ad un mercante cinese ben introdotto (in tutti i sensi) a corte.
Il poverino scaricava la sua vicissitudine sui suoi sudditi, introducendo quella discutibile tradizione di sacrifici umani. Uno fra i più conosciuti sacrifici umani avvenne alla sua morte; egli volle che i suoi servi venissero seppelliti con lui per fare i lavori manuali nell’aldilà.
Questa richiesta di CoIf eterno,oserei dire ampiamente legittima da parte di un sovrano fannullone che non sapeva neppure allacciarsi le scarpe, introdusse uno strano allontanamento del popolo dai sovrani che seguirono.
Riteniamo che il tutto si spieghi nel aver superato ampiamente l’età del suicidio da parte di questo popolo, che sarà anche pollo, ma non scemo. Pertanto, se prima si faceva a gara nel farsi accettare come servi del faraone, ora, la gara era esattamente l’opposto, cioè starsene alla larga, oppure come alcuni temerari, allontanarsi poco prima della sua dipartita. Anche questa ultima ipotesi era difficoltosa da percorrere e lo divenne ancora di più quando anche i faraoni se ne accorsero e iniziarono a fare fantasiose e macabre finte.
Alla morte di Djer, Merneith, la faraona allupata, si prese il potere tutto per sé, in attesa che il figlio avuto con il cinese prendesse il posto del defunto cornuto, ma il popolo, notoriamente maschilista, si ribellò ed escogitò uno stratagemma per allontanarla dal trono.
Lo stratagemma fu davvero semplice: chiamarono a corte un nugolo di mercanti cinesi, che notoriamente esercitavano una certa presa sulla faraona e la impegnarono a tal punto che ella scomparve dalla circolazione.
Si poté quindi innalzare un nuovo faraone: un certo Djet.
in quel periodo vi era anche un nobile che per le sue ricchezze era in grado di competere con il faraone. Costui, di nome Sekhemka, era tanto ricco da permettersi il lusso di sacrificare una marea di bovini per il gusto di avere una tomba incastonata di corna.
Questa azione, ultima di una serie di “gare” con il gelosissimo Faraone, causò una crisi alimentare che il Faraone cercò di risolvere imponendo delle privazioni alimentari, le famose diete, che vennero così chiamate dal nome del sovrano.
Si fecero strada i primi erboristi e le novelle dottoresse Tirone, nacque Slim fast e si diffusero sintomi come l’anoressia.
Alla morte di Djet, probabilmente dovuta ad un eccesso di zelo nell’applicare una dieta, lo scettro del Faraone ripassò nelle mani conosciute del figlio cinese della Faraona, Den, che per scagionarsi dalla “colpa” di essere cinese, combatté per tutta la sua vita l’oriente.
Egli era quasi completamente sordo, forse fu per questo che non capiva niente? .. così fu soprannominato “Udimu”. Il suo regno fu contrassegnato da una pigrizia senza eguali, tanto che il suo gran cancelliere (mansione di importanza fondamentale per un popolo che usava scrivere sui muri), Hemaka, aveva smesso di cancellare, con il risultato che le cronache murarie furono infarcite di strafalcioni grammaticali degni di bambini dell’asilo, inoltre Hemaka passa alla storia, non a caso, come il probabile inventore della amaca.
Pare, comunque, che questo fannullone trovò l’elisir dell’immortalità, visto che si rifece vivo nel xx secolo d.C. con nomi analoghi in Cina.
Alla “momentanea” scomparsa del cinese si ebbe un periodo di gelosie diffuse fra nord e sud derivate dalla reciproca accusa di aver ricevuto l’onere di indicare il nuovo Faraone, essendo il cinese figlio di nessuno… o di tutti, non vi era discendenza diretta, e da questa innegabile fortuna ne derivava una difficile elezione al trono.
Fu incoronato un certo Adjib che non contò nulla, così, come spesso accade quando chi conta non conta, si fece largo un golpista. Il suo nome era Semerkhet e fu di una cattiveria tale che fece cancellare il nome del suo predecessore da tutte le pareti scritte in quel periodo, un lavoraccio immane che lo occupò per tutta la sua esistenza e mentre era tanto occupato in cotanto messianico impegno, nel paese avvennero disastri di ogni specie, tanto che alla fine il suo nome fu sinonimo di “sfiga” (mi sia concessa tanta chiara espressione).
Il successore di cotanta s… fortuna non poteva che essere un buono, del resto basta pronunciarlo per rendersene conto; il suo nome era Qaa e con lui terminano le abitudini dei sacrifici umani e visto che un tipo così non lo sposava nessuno, finì anche la prima dinastia dei Faraoni d’Egitto.
Il Faraone Menes ripreso nell’atto a lui più congeniale, ovvero quello di “menare” un suddito.
Il primo faraone, Narmes o Menes, a secondo di chi lo chiamava si era oramai insediato e, come abbiamo visto, aveva di fronte il problema del nord e del sud.
Per far felici le due fazioni, quelle del nord e del sud, il Faraone fece riempire il suo palazzo di piante di papiro, simbolo del nord, e legalizzò il gioco del lotto assai praticato al sud.
Gli esperti insistono nel sostenere che il simbolo del sud fosse il fiore di loto, ma come al solito non sanno andare aldilà del loro pur lungo naso.
Essi avevano letto nelle antiche scritture “loto” al posto di “lotto”, perchè fondamentalmente dislessici e bucolicamente lo hanno fatto passare per un fiore.
Menes si accorse che non bastava il suo fascino per addomesticare le due anime dell’Egitto e quindi pensò che fosse utile trasferirsi di casa in un luogo non sospetto (ne a nord ne a sud), anche perché a Thini, la sua città natale, lo ricordavano tutti come il pollivendolo del paese e questo nuoceva alla sacralità del suo nuovo ruolo istituzionale.
La ricerca di una città dove trasferirsi e che avesse i requisiti sopra esposti fu vana, oltretutto in quel tempo vi era scarsità di alloggi e l’edilizia non andava per la maggiore. Così al novello Faraone non restò che fondare un pollaio … ehm, cioè una città apposita.
I geografi si diedero da fare ed infine segnarono un punto sul corso del fiume Nilo che stava esattamente in mezzo fra il nord e il sud.
La città fu chiamata Menfi in onore di Men (il Faraone) e di Fi, il geografo che scoprì quel punto sul Nilo; l’unica cosa che sappiamo di Fi è che fu eliminato poco dopo la costruzione del palazzo reale in quanto si venne a conoscenza del motivo per cui in quel luogo nessuno aveva mai costruito neppure una baracca.
Menfi fu fondata, infatti, nell’unico punto dove era matematico lo straripamento costante e annuale del Nilo, con inevitabile allagamento delle terre circostanti e perciò, ora, anche del palazzo reale.
La Morte di Menes
Si narra che la fine di un capo non possa che essere originale ed essere ricordata in modo enfatico, perciò Menes, giunto ad una certa età, non riuscendo a morire in situazioni particolari, dovette escogitare un hobby rischioso che lo avrebbe portato a un sicuro e glorioso trapasso.
S’inventò la caccia grossa, che in quelle zone non poteva che essere fatta cacciando ippopotami e fu cacciando, appunto, un ippopotamo che, finalmente, egli trapassò.
Nessuno può dire di aver avuto tanto dagli animali quanto costui. C’è chi dice che l’ippopotamo fosse al soldo dei servizi deviati, ma queste rimangono solo congetture mondane che la storia non registra.