I FARAONI DELLA VI° DINASTIA

Mentre nella terra dei Somari il fatalismo accadico regnava imperturbato, nel vicino Egitto il faraone Unis muore, lasciando come unica erede una figlia, Iput, brutta e affetta da aerofagia (come il nome stesso indica).

Per trovare un erede occorreva trovargli marito… e l’impresa fu ardua perché è bene sottolinearlo che gli antichi Egizi forse erano dei polli ma non degli allocchi.

Alla fine fu trovato l’allocco, come spesso accade almeno uno disperato lo trovi sempre e con lui ebbe inizio una nuova dinastia…

LA VI° DINASTIA EGIZIA      

Alla morte di Unis, come abbiamo anticipato, vi fu a corte un imbarazzo totale perché il faraone aveva lasciato solo una figlia per garantire la successione.

Pertanto per la successione si doveva trovare marito alla figlia orfana che però, e non è un gioco di parole, era anche scorfana.

Far iniziare la sesta dinastia era divenuto un affare da agenzia matrimoniale, da reality o una selezione alla x-factor dove la x stava per “incognita divina” con l’handicap di convincere un qualsiasi malcapitato a sposare la principessa.

Ma se questo non fosse stato abbastanza si dovette aggiungere, oltre alla sua naturale bruttezza, un difetto alquanto fastidioso, l’aerofagia, che fu la fonte ispirativa del suo nome, Iput appunto.

Ciò non era un fatto di poco conto o di particolare facilmente superabile perché l’aria prodotta aveva un tasso di inquinamento mortale tale da obbligare a tutti i frequentanti la corte reale di indossare una mascherina protettiva … non leggera, di quelle pesanti.

Nella caotica contesa furono in molti a preferire l’esilio, la mutilazione o addirittura il suicidio pur di non essere predestinati, il metodo adottato inizialmente era di imporre la scelta senza discussione come se si trattasse di una pena da scontare per tutta la vita.

Con questo metodo era evidente che il suicidio fosse l’etrema possibilità di libertà per il malcapitato.

Per non farsi beccare tutto il popolo maschile si diede alla macchia, in malattia, segregato in casa come un grande lockdown volontario dove le preghiere affinchè a questa principessa gli venisse un infarto si sprecavano.

Acclarato che il metodo non aveva prodotto alcun risultato si passò al metodo della carota e non del bastone, furono promessi incentivi di ogni genere, mobili e immobili ma quello che finì per essere decisivo fu la promessa di un harem privato di dimensioni tali da far scordare la visione della principessa Iput.

Con questa promessa e questo stratagemma, alla fine, comunque, un allocco fu trovato, era il 2350 a.C. e il suo nome era Teti (e ciò era già un programma).

Vogliamo entrare nel personaggio di questo fatale faraone per meglio descriverlo e lo faremo nel prossimo articolo …

IL MITICO RE: SARGON I°

Ci sembra opportuno, quando ne vale la pena, soffermarci sul ritratto di un personaggio particolarmente noto o importante nel contesto del tempo che stiamo narrando.

Questo è il caso di questo Re Accadico … SARGON I°

Sargon I° Re degli accadi, descritto come il grande, non certo per le sue capacità dimostrate nel ruolo ma semplicemente perché era alto 1,90 mt, roba da fantascienza per quei tempi dove la media era intorno 1,40 mt.

La sua altezza fu utile anche in guerra perché molti Somari al sol vederlo arrivare se la davano a gambe.

Le tecniche militari accadiche prescindevano dal loro stupefacente senso del fato inarrestabile, pertanto non era necessario stabilire strategie particolari in quanto se dovevano vincere sarebbe accaduto comunque e se dovevano perdere allora era assolutamente inutile, anzi, perdita di tempo organizzare una qualsiasi strategia.

Pertanto il Re Sargon con la sua eccezionale statura era perfetto nel ruolo, gli Accadici lo ponevano davanti e quel che doveva succedere sarebbe successo.

Originario di Kish (questo lo si notava dal suo modo di vestire… un po’ Kish) si fece largo a gomitate fino a diventare Re e molto probabilmente non era ben voluto in città, visto che quando divenne capo preferì non rimanere in città ma fondò una città apposta per lui… la capitale Akkad.

Non si fidava di nessuno e per questo metteva nei posti cruciali del regno solo dei suoi parenti, possibilmente alti quanto lui, per mostrare una certa distanza fra la corte e il popolo … distanza verticale.

Mise a capo della casta sacerdotale di Ur sua figlia Enheduanna che fece impazzire i sacerdoti locali fino a quando la cacciarono disperati.

Un’altra stranezza di questo Re fu la mania di dare sempre ordini per iscritto e siccome non tutti sapevano leggere questo fu un modo per “un naturale ricambio della corte” che gli permise di essere assolutamente al sicuro sul trono.

A parte queste particolarità, questo Re passa alla storia come un personaggio mitico, tanto mitico che … chissà se è stato anche reale.

IL POPOLO DEGLI ACCADI

Occorre, a questo punto, necessariamente, dare delle brevi ma significative informazioni su questo nuovo popolo che irrompe nella storia, gli Accadi.

Popolo di fatalisti, essi credevano nel destino, nel fato e quando un evento succedeva, era perchè era giusto così, semplicemente accadeva, perciò usavano dire:

“… accade …”

da cui ne seguì il loro nome.

Essi non si domandavano perché il sole sorgeva o il giorno finiva, oppure se qualcuno nasceva e qualcun’altro moriva, ciò semplicemente, per loro, accadeva e così facendo si procurarono assai pochi problemi.

Se qualcosa andava storto o se invece andava per il meglio non era merito di alcuno, semplicemente doveva essere così, perciò perchè affannarsi a fare regole, a governare oppure a tentare di modificare il presente, bastava lasciar andare le cose così come capitavano fatalmente senza domande o rimorsi … le cose accadono, e basta!

LA CAPITALE: AKKAD

La capitale di un popolo fatalista non è di facile immaginazione ma dalle fonti anali (vedere uno dei primi articoli) ci giungono segnali molto eloquenti.

La fatalità induce a non avere assicurazioni, codici della strada, ospedali, semafori (se un incidente deve accadere che accada…), se una persona si ammalava era destino; la gente vaga per le strade felice perché rassegnata, non si fanno programmi, si rischia addirittura il carcere a predire il futuro ma anche solo ad indicare che tempo farà l’indomani, qualsiasi previsione è assolutamente bandita.

La mattina ci si alza (senza domandarsi il perché) e si cerca di campare, si improvvisa… ecco!

Akkad è la capitale dell’improvvisazione.

Per questo popolo assai particolare, nel prossimo articolo ricorderemo un personaggio più che rappresentativo, il loro Re … SARGON I°.

LUGALZZAGISI UN RE SUMERO

Vale la pena soffermarci su un personaggio che a suo tempo ebbe una sua discreta notorietà.

Lugalzzagisi fu un Re dei Somari (Sumeri), riconosciuto come un grande condottiero e grande stratega, Uno che riusciva a far muovere dei somari era indubbiamente una persona speciale.

Originario di Umma, dove prosperava la grande università dei sotterfugi, cosicchè ad umma-umma riuscì a riunire sotto il suo controllo tutte le ci-sta (per chi non ha letto gli articoli precedenti, virtualmente redarguiti, sono le città Sumere) Somare.

Tale potere fu utilizzato dal condottiero (cosiddetto perché lui conduce) per far  rincorrere i ca-valli a destra e a manca per il regno e alla fine si ritrovò a non capire più nulla, perdendo anche il senso dell’orientamento.

Correndo, correndo … per raggiungere e domare i ca-valli, i Somari raggiunsero luoghi impensabili e finirono per ritrovarsi ad avere un regno più grande di quanto essi erano in grado di controllare.

Così il regno creato “per caso”dai Somari era piombato nell’assoluto caos, non avendo la minima cognizione ne di dove iniziasse ne di dove finisse.  I somari si rendevano, così, degni del loro nome.

Visto che il caos regnava incontrastato e i Somari non facevano altro che ragliare (lamentarsi), un popolo dei monti si sentì in dovere di scendere a valle per far capire a “’sti asini” come si faceva a governare.

Il popolo in questione era di cultura contadina e indefessamente fatalista, non per niente il loro nome era “Accadi”.

La filosofia Accadica del fatalismo a tutti i costi aveva letteralmente spiazzato i Somari, incapaci di trovare un punto debole nei nuovi conquistatori che intanto scorazzavano per il regno.

Nel prossimo articolo entreremo nei dettagli e faremo conoscenza con questo nuovo popolo.

I FARAONI DELLA V° DINASTIA

Torniamo a parlarvi dell’antico Egitto dove era iniziata una nuova dinastia. Per la precisione la V° dinastia nacque già ai tempi di Cheope che ne venne a conoscenza grazie ad un mago prezzolato a cui diede il nome di Djedi perché gli diede, appunto, dei soldi in cambio dell’annuncio della profezia per la quale nel suo regno stavano per nascere tre bambini da una… “dama” che aveva intrattenuto rapporti, per cosi dire troppo stretti” con un prelato; questi bambini, frutto di una premonitrice storia alla “uccelli di rovo” erano destinati ad un futuro da faraone.

La notizia è di quelle che fanno accapponare la pelle (trattandosi di polleria è più che legittimo) e Cheope. preoccupato per la sua discendenza (così narrano le cronache, in verità era solo preoccupato di finire la sua piramide), ordinò al mago che prima che ciò accadesse i suoi figli dovevano già essere stati faraoni.

A nulla valsero le spiegazioni del mago Djedi rispetto al fatto che le profezie non si potevano mutare a piacimento, ma davanti ad altre laute elargizioni cambiò la profezia.

Così avvenne che nel 2498 morì Micerino e divenne faraone Userkaf, uno dei tre bimbi predestinati.

Fin qui la leggenda, in realtà Userkaf era il nipote di Didufri, successore di Cheope che come faraone non fece granché ma come come donnaiolo, gallo in mezzo alle galline, si diede un gran daffare; Seguì Sahura fratello di Userkaf, anche se poco somigliante e con connotazioni giapponesi. Egli volle distinguersi e al posto di erigere verso l’alto costruzioni “faraoniche”, fece scavare  un canale a Bubastis che collega il Mediterraneo con il mar Rosso, dando il via ad una tradizione in questa area del mondo che ci porterà fino all’odierno canale di Suez.

LE CITTA’ FENICIE

Come abbiamo già accennato, questo popolo aveva naturalmente la predisposizione del commerciante.

Le tecniche commerciali maturate e adottata dai Fenici per vendere la loro mercanzia erano piuttosto particolari e tendevano ad elevare il sigillo dell’onestà sopra tutte le loro trattative, se tali si possono considerare.

Essi sbarcavano su di una spiaggia e su di essa ponevano in bella vista le loro merci alfine di attrarre l’attenzione e poi si nascondevano nelle loro barche.

Attratti dalla merce, i compratori si affacciavano sulla spiaggia e non appena davano un’occhiata alla mercanzia i Fenici balzavano fuori dalla loro barca e costringevano i poveri grulli ad acquistare quanto avevano toccato.

Il prezzo era fissato in… tutto quello che possedevano al momento.

Poteva capitare che alcuni compratori si avvicinassero impunemente senza un becco di un quattrino, con mani e tasche vuote, questi venivano sequestrati in attesa che i familiari li riscattassero, ma poteva anche capitare che nessuno aveva la minima intenzione di riscattarli e per questi sfortunati i Fenici riservavano un viaggio gratis nella loro patria dove li rivendevano come schiavi.

L’audace tecnica commerciale garantiva la totale vendita della mercanzia e lassoluta assenza di insolvenze o sofferenze creditorie anche perché generalmente non era più il caso di rifarsi vivi sulla stessa spiaggia.

LE CITTA’ FENICIE

Ma vediamo dove vivevano e quali città avevano costruito, anzi, sarebbe più corretto dire, fecero costruire perché loro avevano il vizio di non alzare un dito.

SIDONE

Nata da uno che aveva un gran… sederone, oppure un gran ditone, in ogni caso era tutto un … one..

E’ nota per il caratteristico alone di fortuna che avvolge i suoi abitanti, nonché come capitale dell’industria dei water, pare fosse la patria di Richard (Ginori).

TIRO

Famosa per il palio della fune (da cui il famoso tiro alla fune) e per una fioritura di tornei di tiro a segno e tiro con l’arco.

Molti abitanti usavano tirare le pietre, i più ricchi tiravano le somme e i più poveri tiravano a campare mentre i giovani tiravano allucinogeni e i vecchi tiravano le cuoia.

BIBLO

Città piena di biblioteche, anzi di più, coloro che possedevano due o   più libri facevano parte della privilegiata casta dei bibliotecari.

Persino le case avevano l’aspetto di un libro e questo aspetto dava alla sua sistemazione urbanistica un rigore unico per quel tempo, infatti agli inizi della città vi era un prologo di capanne e alla fine si potevano leggere gli indici generali della toponomastica.

Con queste illuminanti notizie lasciamo questo popolo Felice anche perché diventa stucchevole insistere sulle virtù morali e divertenti di un popolo che risultava felice anche quando gli schiacciavi i calli o li riempivi di botte, frustrando ogni malevolo intendimento verso di loro e, perciò, conviene tornare sui nostri primi eroi.

Nel prossimo articolo mentre i Somari erano intenti a rincorrere i ca-valli, nel vicino pollaio si instaurò la V° dinastia di faraoni.

I FENICI: POPOLO DI MARINAI

I Fenici (felici) adoravano andare per mare, felici come sempre di gironzolare per le rotte mediterranee e anche oltre. Questa natura marinara è frutto di esperienze maturate nel tempo.

Una di queste esperienze, fra le più utili e dotte della storia dell’uomo, avvenne durante la loro età del suicidio, quando, amanti del nulla fare, se ne stavano in riva al mare fermandosi lì, lungamente in quel luogo ma, pur non muovendosi, qualcuno finiva annegato.

Per scoprire quale misterioso effetto produceva questa letale conseguenza, si misero a tenere sotto stretta sorveglianza il mare.

Dopo diversi appostamenti e diversi annegamenti, stabilirono con estrema certezza che il fenomeno aveva carattere abitudinario, infatti l’acqua si alzava e si riabbassava in fasi predeterminate e ricorrenti.

Definirono questa strana malattia del mare con il nome di marea”.

Sfruttando (per loro era naturale farlo) tale malattia, col tempo, evitarono le fatiche per spingere in acqua le barche, infatti essi facevano costruire le barche (dagli altri ovviamente) in riva al mare e vi salivano aspettando l’avvento della malattia per poter partire.

Si evidenziò, però, in questa pratica, un problema tutt’altro che secondario.

La malattia decideva quando essi dovevano partire e quando dovevano fermarsi .. tutto ciò parve a loro alquanto seccante, perciò fecero dei tentativi per fermare la barca quando l’acqua si alzava e, dopo diverse vittime (martiri della storia o della scienza) alla fine vi riuscirono, ma per fermare la barca in mezzo al mare o vicino la spiaggia rimaneva un bel guaio irrisolto.

Non bastò fare annegare altri martiri nel tentativo di aggrapparsi al fondo del mare ( il martire legato ad un capo e con la bocca tappata da un sughero, per non farlo annegare! ! !  veniva lanciato in mare alla ricerca del fondo), forse sarà stata la scarsa tenuta dell’omino o chissà quale altra valutazione, ma preferirono passare al lancio di un masso che, oltre a dare il colpo risolutivo agli omini ancora legati sul fondo, provocò finalmente l’ancoraggio della barca.  

“COSI’ FU SCOPERTA L’ANCORA”

Il nome “ancora” venne dato dopo gli innumerevoli tentativi effettuati durante la sperimentazione e conseguenti affondamenti delle barche trascinate sul fondo dalla pesantezza dei massi utilizzati prima di individuarne il peso ottimale.

Pertanto avveniva che, dopo ogni tentativo fallito, cioè ad affondamento avvenuto, essi gridavano “ancora!” con un tono abbastanza equivoco a metà strada tra una sarcastica affermazione o un vaporoso senso di sadismo autolesionista.

Grazie a queste illuminanti esperienze, essi impararono a navigare e divennero provetti marinai.

nel prossimo articolo continueremo a fare conoscenza con questo popolo, assai noto al popolo scolastico e scopriremo altre loro tecniche che consegneranno alla storia dell’uomo e inoltre faremo un viaggio nelle loro città.

I FENICI (felici)

Ritorniamo al cospetto delle genti Somare, rimandando i lettori agli articoli specifici, mentre rincorrevano i Ca-Valli (questi animali venivano chiamati “Ca-Valli” perché si diceva: “Ca” tratto dal dialetto siculo “qua stanno” e “Valli” che stava per “Valli a prendere se ci riesci”), nel rincorrere i nuovi animali, il popolo Somaro incontrò, un popolo meno affannato e ansioso o perlomeno così parve a loro, questo popolo sembrava addirittura sorridente e perciò, per tale motivo lo chiamarono “Felici” che in un battibaleno, fra un passaparola e l’altro si trasformò in Fenici.

I FENICI

Furono gente cordiale, attaccavano bottone con tutti, e questo fu per loro un grande bene, perché era gente che non si poteva certo definire sgobbona e per vivere, e loro vivevano assai bene, sfruttavano il lavoro altrui, rivendendolo ad altri.

Oggi li chiameremmo commercianti, ma allora erano chiaramente identificabili come scrocconi.

Questo popolo, di cui, per ora, ne osserveremo solo lo stato brado per darvi un’idea di chi incontrarono i Somari, comprese che l’attività di compravendita mal si addiceva ad un mercato ristretto fino ad allora conosciuto (e anche da noi), formato da due popoli leader come i Somari e i Polli.

(leggesi Sumeri e Egizi)

Cosi, zuzzurelloni, si misero a navigare per il mediterraneo (e c’è chi dice anche oltre ma non osa testimoniarlo) alla ricerca di babbei a cui rivendere a caro prezzo ciò che altri avevano prodotto.

Divennero così dei provetti naviganti, ma anche usurai, passando per infinite esperienze che li forgiarono sempre più come popolo marinaio.

Questa caratteristica di gente felice finì per irritare i popoli vicini i quali si sentivano frustrati davanti a tanta leggerezza e anche un po’ presi in giro, infatti non sappiamo se ad irritare di più fossero i sorrisi felici dei Fenici oppure la loro capacità di negoziare con il sorriso che lasciava in bocca un vago senso di essere stati buggerati.

Tale livello di irritazione divenne cronico ed è all’origine di una certa antipatia secolare che avvolge le genti che si affacciano al mare di quella zona, una antipatia che potrebbe spiegare la mancanza di fiducia, oggi ancora attiva fra i popoli del medioriente.

quando si dice che i problemi vengono da lontano … certo è che i Somari non gradivano questo modo di fare di queste genti e, però, si accorsero che non ne potevano più fare a meno, se non altro impararono faticosamente a sorridere e anche questo, noi lo sappiamo bene, è una grande conquista, un passo avanti nella evoluzione di cui però i popoli spesso si scorderanno.

2500 a.C.: PILLOLE DI STORIA

Il nostro viaggiare nella storia giunge alla importante tappa del 2500 a.C., data con la quale, noi modestamente, intendiamo concluso il primitivo mondo antico. Intorno a questa data accadevano molte altre cose nel mondo, aldilà dei popoli finora trattati e toccati con il nostro dovuto riguardo.

Di tutte queste cose ve ne proponiamo solo squallide ma indicative pillole, sapendo bene di privarvi di tanti altri piaceri.

UN POLLICE VERDE AMERICANO

Nel tessuto sociale dei popoli americani, che ancora vagavano nell’ombra della storia, si è fatta largo una malattia pericolosa… la noia.

Per combattere tale fenomeno la popolazione si è data agli hobby e fra questi ebbe grande diffusione la coltivazione sperimentale e creativa della terra.

A fronte di questo fenomeno si registrano strane coltivazioni come i peperoni, i fagioli, le patate, i pomodori con la creazione di orti sia collettivi che personalizzati.

Crediamo che la diffusione di questi prodotti possa in futuro cambiare l’alimentazione dei popoli, per ora registriamo la notevole capacità creativa e il coraggio di mangiare il frutto della creatività e della sperimentazione orto-botanica che questi popoli stanno ampiamente dimostrando non senza sacrifici, ivi compresi intossicazioni alimentari.

L’AGRICOLTURA CREATIVA SI ESPANDE

A fronte della intraprendenza americana nella creazione di nuove forme agricole, pur non sapendo di cosa esattamente si trattasse, gli Egiziani e i Sumeri cercarono di imitare lo slancio agricolo creativo scoprendo la fermentazione dell’uva e del luppolo e la creazione del vino e della birra.

Furono scoperte terribili, perché se da un lato fecero più felici le genti ma dall’altro crearono nuove forme di sballati detti alcoolisti.

LA PRIMA ZIQQURAT

Nella città di Ur, il Re Urnammu, un Re con un tono di voce esagerato … fa costruire la prima torre (ziqqurat) su tre livelli, trattasi di un penoso e scarso tentativo di imitazione delle piramidi fatte erigere dai vicini polli Egiziani.

La torre è contornata da scale che raggiungono l’apice della torre, probabilmente create a scopo di sicurezza e antincendio. Lassù sulla cima si erge un tempio al dio della comunicazione, tale “Marduk”, il tutto come se fosse un’antenna di onde radio o parabolica.

Forse pretendiamo troppo da gente che ha appena imparato a scrivere!

LA RIFORMA DI HARAPPA

In India si fa largo la cultura di Harappa, così detta per la natura sessualmente disinibita e caliente del suo popolo che, preso da raptus sessuale, non sa contenersi e si assiste ad orge indiavolate in mezzo alle strade.

La situazione, lo si può immaginare, è alquanto difficile da gestire, pertanto le autorità Harrapose hanno pensato di riformare le proprie istituzioni. Così fecero fortificare le città (per dare un minimo di privacy alle loro “sociali affermazioni d’affetto”). Ogni città verrà governata da un Re detto raja che saranno a loro volta governati da un Re dei Re regionale detto maraja che a sua volta verrà governato dal Re di tutti detto Granfigldimaraja.

Non che questa riforma possa minimamente incidere nel riportare un po’ di raffreddamento degli spiriti nel popolo Harrapato, ma va apprezzato lo sforzo di gestire il problema.

LA CERAMICA NERA CINESE

In Cina, dove tutto è un giallo, pieno di enigmatici misteri, va di moda una forma inconsueta e particolarmente invasiva.

In molte case, le più facoltose, cresce la presenza di forme e oggetti in ceramica nera, considerata assolutamente provocatoria, pertanto tale produzione viene proibita e parallelamente si è diffuso un fiorente mercato… naturalmente nero.

INCENDIO A TROIA

La città di Troia viene completamente distrutta da un incendio che gli inquirenti definiscono doloso. La causa sembra essere l’eccessivo utilizzo di maxi bracieri per l’illuminazione notturna lasciata all’iniziativa del singolo abitante, tale pratica ha portato fra le maggiori famiglie Troiane ad una competizione pericolosa, tanto che alcuni bracieri erano oramai più grossi delle stesse case. Ora saranno tutti soddisfatti, la città intera è un unico braciere.

Da informazioni sicure sembra che la popolazione si sia messa immediatamente a costruire Troia 2 la vendetta sulle ceneri della prima città.

Speriamo di avervi colto di sorpresa con queste pillole di storia e come farmaci della fantasia abbiano lenito il vostro desiderio di visione globale della storia in questa particolare tappa del percorso intrapreso … alla prossima!

ANTICHE GELOSIE FRA POPOLI

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Mentre l’Egitto continua la sua evoluzione, fra gli altri popoli, compresi i somari della terra accanto, si fece largo uno spirito di gelosia verso gli Egiziani per aver egemonizzato l’attenzione di tutti, questa gelosia li porterà a delle scelte, oserei dire, risonanti.

La gelosia verso gli Egiziani sta alla base di diversi strani comportamenti dei popoli attigui, ad esempio gli abitanti del Sahara inscenarono un singolare sciopero dell’innaffiatura dei giardini, che durò anni, ed ebbe l’effetto di creare un deserto.

Essi ottennero l’onore della cronaca, al pari degli Egizi, ma si ritrovarono con un vero pugno di sabbia in mano e a nulla valse il tentativo disperato della congregazione degli stregoni che, a turno, fecero una danza della pioggia per un anno ininterrottamente.

Per rimediare tentarono di scavare un po’ dappertutto dei pozzi, nel tentativo di far sgorgare l’acqua sotterranea, con il risultato che nella maggior parte dei casi da questi pozzi sgorgò un liquido nerastro che al momento non faceva altro che far annerire la pelle degli autoctoni, (meno male che non si accorsero che si trattava di petrolio altrimenti oggi ci troveremmo con un tasso di smog insopportabile).

Inoltre altri popoli si erano accorti di non essere stati menzionati e un coro di proteste si alzò in tutto il mondo. Fra quelli che più incuriosisce la nostra innata voglia di verità, sicuramente vi era il popolo dei Cretesi.

I CRETESI

Gente fragile e malleabile capace di trasformarsi in mille modi diversi. Qualche “esperto” giudica etimologicamente questo popolo come dei derivati dei cretini, noi ci dissociamo da queste conclusioni un po’ facilone a meno che ciò potrebbe anche essere vero se consideriamo i cretini come i piccoli cretesi.

Queste dispute non rendono giustizia ad un popolo cui unico difetto riconoscibile è di aver costruito le proprie basi sulla creta … cioè sulla sabbia.

Inoltre, essendo isolani, risulteranno alquanto introversi e poco inclini al dialogo, come testimoniano i rapporti con i vicini.

Su questo popolo occorrerà fare ulteriori approfondimenti e ne siamo certi, nel corso della storia del mondo ce ne daranno l’occasione.

Le gelosie fra popoli sono alla base delle guerre ma anche delle evoluzioni causate dal desiderio di primeggiare e superarsi, però, a conti fatti direi che non ne avevano grandi ragioni perché, in fondo, gli Egizi non erano molto diversi dagli altri, solo pagavano di più gli esperti per far parlare di loro … è sempre una questione di soldi.