I FENICI: POPOLO DI MARINAI

I Fenici (felici) adoravano andare per mare, felici come sempre di gironzolare per le rotte mediterranee e anche oltre. Questa natura marinara è frutto di esperienze maturate nel tempo.

Una di queste esperienze, fra le più utili e dotte della storia dell’uomo, avvenne durante la loro età del suicidio, quando, amanti del nulla fare, se ne stavano in riva al mare fermandosi lì, lungamente in quel luogo ma, pur non muovendosi, qualcuno finiva annegato.

Per scoprire quale misterioso effetto produceva questa letale conseguenza, si misero a tenere sotto stretta sorveglianza il mare.

Dopo diversi appostamenti e diversi annegamenti, stabilirono con estrema certezza che il fenomeno aveva carattere abitudinario, infatti l’acqua si alzava e si riabbassava in fasi predeterminate e ricorrenti.

Definirono questa strana malattia del mare con il nome di marea”.

Sfruttando (per loro era naturale farlo) tale malattia, col tempo, evitarono le fatiche per spingere in acqua le barche, infatti essi facevano costruire le barche (dagli altri ovviamente) in riva al mare e vi salivano aspettando l’avvento della malattia per poter partire.

Si evidenziò, però, in questa pratica, un problema tutt’altro che secondario.

La malattia decideva quando essi dovevano partire e quando dovevano fermarsi .. tutto ciò parve a loro alquanto seccante, perciò fecero dei tentativi per fermare la barca quando l’acqua si alzava e, dopo diverse vittime (martiri della storia o della scienza) alla fine vi riuscirono, ma per fermare la barca in mezzo al mare o vicino la spiaggia rimaneva un bel guaio irrisolto.

Non bastò fare annegare altri martiri nel tentativo di aggrapparsi al fondo del mare ( il martire legato ad un capo e con la bocca tappata da un sughero, per non farlo annegare! ! !  veniva lanciato in mare alla ricerca del fondo), forse sarà stata la scarsa tenuta dell’omino o chissà quale altra valutazione, ma preferirono passare al lancio di un masso che, oltre a dare il colpo risolutivo agli omini ancora legati sul fondo, provocò finalmente l’ancoraggio della barca.  

“COSI’ FU SCOPERTA L’ANCORA”

Il nome “ancora” venne dato dopo gli innumerevoli tentativi effettuati durante la sperimentazione e conseguenti affondamenti delle barche trascinate sul fondo dalla pesantezza dei massi utilizzati prima di individuarne il peso ottimale.

Pertanto avveniva che, dopo ogni tentativo fallito, cioè ad affondamento avvenuto, essi gridavano “ancora!” con un tono abbastanza equivoco a metà strada tra una sarcastica affermazione o un vaporoso senso di sadismo autolesionista.

Grazie a queste illuminanti esperienze, essi impararono a navigare e divennero provetti marinai.

nel prossimo articolo continueremo a fare conoscenza con questo popolo, assai noto al popolo scolastico e scopriremo altre loro tecniche che consegneranno alla storia dell’uomo e inoltre faremo un viaggio nelle loro città.

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