LA TINTARELLA DEL FARAONE SESOSTRI I°

Mentre i Re Sumeri brillavano nel nulla fare, Nel vicino Egitto il nuovo faraone Sesostri si dava da fare e ricostruisce il tempio di Atum-Ra, il dio solare.

In realtà esso era il solarium privato dove il faraone amava prendere la tintarella e solo per non farsi disturbare inventò le cerimonie religiose solari durante le quali veniva scomunicato colui che osava disturbare.

Come avvenissero queste cerimonie non è dato sapere ma certo vi era un gran bisogno di creme solari e il faraone faceva un gran uso di granite.

In Egitto, Sesostri, in occasione del suo giubileo, fa erigere anche due obelischi, alti 22 metri, presso il tempio del sole.

Apparentemente inutili e senza motivo, gli obelischi, in realtà, servivano a fare ombra in certe posizioni del tempio per permettere al faraone di evitare le scottature.

Si può pertanto asserire che gli obelischi sono gli antenati delle creme solari o quanto meno degli ombrelloni.

Egli governò tenendo sempre ben presente gli errori e i vizi del padre, vedi articoli precedenti, onde evitare di prendere vie diverse, preferì farne tesoro e imitarlo.

Durante il suo regno presero il sopravvento gli orafi, una casta di artisti incoscenti che si divertivano a trasformare l’oro in strane forme e fu per questo che l’oro divenne prezioso, perché strano.

Egli fu anche il primo ad organizzare spedizioni nel deserto ma non per una precisa volontà di conoscenza ma unicamente per una grave mancanza di orientamento.

Con la salita al trono del faraone Sesostri I°(che guidò il paese per quarantacinque anni), l’Egitto ritornò definitivamente agli antichi splendori e diventò un vero e proprio impero.

La popolazione non si sentiva minacciata da attacchi di genti straniere perché le abitudini sessuali dei faraoni tenevano distanti tutti gli altri popoli.

Il faraone diede inizio ad un’importante opera di bonifica che rese fertile e prosperoso il Fayyum, la zona ove era popolare il culto del dio-coccodrillo Sobek il quale si sentì sfrattato del suo habitat naturale e da quel giorno vagò per vari territori spargendo la sua stirpe ovunque.

Sesostri I diede un notevole impulso anche ai viaggi (comprendendo e affinando la trovata dei suoi avi) e tali viaggi presentano un alone di leggenda, come se non fosse acclarato che fossero davvero mai esistiti.

Sesostri, che non ha imparato nulla dalla storia ma troppo da suo padre, fece lo stesso errore di nominare un correggente, ovviamente suo figlio, Amenemhat II° nato dal matrimonio con la regina Neferu.

NEFERU

Moglie di Sesostri, così chiamata per il suo particolare pallore e continuo affaticamento dovuto, secondo le indiscrezioni mediche del tempo, per la mancanza di ferro (NE-FERU).

Sesostri I muore, il suo posto, guarda caso, viene preso dal figlio Amenanihat II°

SUMERI: I REALI di UR

I Re di Ur non è uno scioglilingua ma un periodo davvero esistito della storia, dove al vertice del popolo Sumero vi erano i Re della città di Ur.

Per chi ci ha seguito nel cammino della storia sa che la città di Ur era una città dove vivevano Sumeri che non amavano parlare molto e si esprimevano con monosillabi, ecco perchè il nome della città era così breve e conciso, ma non solo erano anche molto pigri e una città con un nome più lungo li avrebbe costretti ad impegnarsi nella realizzazione di una segnaletica per loro troppo impegnativa.

Tutto ciò fino a quando, una volta liberatosi dal giogo serioso dei Guti e degli Accadi, sul trono di Ur si sedette il Re Isbhi detto anche erra, perciò passato alla storia come Isbhi-erra.

Si dice che errare è umano e perseverare è diabolico ma Isbhi-erra re di Ur era il più sbagliato essere comparso sulla terra, almeno fino ad allora.

Si dice che chi sbaglia impara, ma non vale per costui che più ne faceva e più sbagliava. Anche nella morte sbagliò il momento e non se ne accorse nessuno.

Ciò nonostante alla triste notizia nessuno potè rimanere tranquillo perché con lui si spegneva il parafulmine di tutti gli errori.

D’ora in poi coloro che sbaglieranno qualcosa non potranno giustificarsi dicendo “sono comunque più bravo del Re”.

E’ la fine di un mito e l’inizio di una nuova cultura basata sul perfezionismo che ripudia l’errore fino alla paranoia.

Altri in futuro cercheranno di imitare questo Re ma nessuno potrà più fregiarsi di quel nome “erra” che tanto gli stava caro e per dirla tutta anche a pennello.

ISHME-DAGAN

A succedere sul trono del Re “sbaglio tutto io” fu Ishme-Dagan. Assolutamente anonimo.

Personaggio per il quale non si dovrebbe neppure spendere una riga e invece noi, per il rispetto che abbiamo della verità, citiamo non solo come nome ma anche nella sua più acuta caratteristica e cioè, l’anonimato più assoluto.

Di lui non sappiamo nulla perché nulla ha fatto, nei suoi diciotto anni di regno ha letteralmente cazzeggiato … contribuendo alla lenta decadenza del suo regno. Dopo di lui sale al trono Lipit- ishtar

LIPIT-ISHTAR

Continua l’assoluta inutilità dei Re di Ur che sembrano voler riprodursi o clonarsi tenendo presente unicamente la loro caratteristica peggiore di nullità. Il dato positivo di questa stirpe è che la città potè fregarsene del suo Re e si abituò a regolarsi la vita da sola.

Ma non si pensi che nelle altre città Sumere le cose andassero meglio. A Larsa sale al trono Gungunum

GUNGUNUM

Inventore delle cicche o gomme da masticare che da lui prendono il nome americanizzante di chewingum. Un tipo abbastanza appiccicoso, filante, maleducato (mastica ampiamente) e predisposto ad essere una … bolla.

Come vedete non basta liberarsi degli invasori ma occorre poi gestire bene la propria autonomia, indipendenza o libertà che si voglia.

AMENEMHAT I° E IL GRANDE TRASLOCO

Come abbiamo narrato in precedenza, il Visir Amenemhat si era autoproclamato faraone senza che nessuno osasse dire nulla, convinse tutti con uno sguardo e un gesto eloquente, come a ricordare che quel masso scagliato contro il faraone poteva essere utilizzato ripetutamente.

Con questo atto nasce la XII Dinastia D’Egitto

Dopo la faticaccia subita a causa del suo predecessore egli pensò, come primo atto del suo regno, di concedersi una vacanza, ignaro di quello che stava per fare, fece una crociera sul Nilo, iniziando così uno dei più classici tour turistici del mondo.

La leggenda vuole che per l’occasione nacque la prima agenzia turistica, da allora il Nilo non fu più lo stesso e venne invaso da gite e turisti accompagnati da tappeti di coccodrilli affamati e bande di pirati.

Ogni tanto si odono delle grida che sanno di alta rappresentazione della fatalità della vita e possiamo solo immaginare a cosa si possono riferire, fu così che il novello faraone gitaiolo, portò inconsapevolmente enormi fortune al suo popolo, passando alla storia come l’inventore delle crociere turistiche.

IL GRANDE TRASLOCO

Capita anche ai faraoni di dover traslocare, certo non ci si poteva aspettare che un faraone fosse costretto a traslocare tutta la capitale del suo regno perché il vecchio palazzo reale fu trovato sprovvisto delle necessarie norme di sicurezza e della idoneità abitativa.

Così una normale visita della sovrintendenza ai palazzi reali si trasformò nel più fragoroso trasloco della storia.

Infatti il palazzo reale era talmente conciato che non poteva ospitare neppure i topi (reali naturalmente) e la manutenzione che era stata sospesa da secoli sarebbe dovuta essere pesantissima soprattutto per le casse del reame che non potevano permetterselo.

La capitale si spostò a Itj-Tany e il faraone spese una follia per il nuovo arredamento e il regno, narrano gli scritti rinvenuti, entrò da quel momento in una fase di recessione e la coincidenza fa molto pensare…

Uno dei tanti soprannomi del faraone Amenemhat I fu, il non certo edificante ed equivoco, “Ripetitore delle nascite” che lascia spazio agli esperti, ma stavolta anche a noi, ad innumerevoli equivoci come per esempio ad una particolare insaziabilità sessuale non controllata, ad una potenza sessuale inconsueta (???), oppure ad una politica straordinariamente feconda per la famiglia.

Noi propendiamo decisamente per la prima ipotesi in quanto dobbiamo renderci conto che il povero tapino visse in un regno sostanzialmente tranquillo e si sa che se non si ha altro da fare, ecco che gli istinti prendono il sopravvento sulla ragione, peraltro già scarsa.

E’ sorprendente, comunque, accreditare ad un popolo così all’avanguardia in molte scienze, un livello così labile nella conoscenza e nell’applicazione di metodi per il controllo delle nascite, salvo scoprire che tutti gli antichi egizi li conoscevano e il faraone era l’unico incapace di applicarli.

Afflitto dai suoi problemi derivati dagli immani impegni sessuali, il faraone non poteva permettersi il lusso di distogliere la sua attenzione da questo estremo compito, perciò pensò di far sbrigare le facezie del comando, soprattutto quelle militari che comportavano lunghe, estenuanti e lontane spedizioni, ad altri soggetti, possibilmente giovani, possibilmente fidati.

Scelse una soluzione inaspettata, la chiamò “correggenza” cioè preferì dividere il trono con un altro, nella fattispecie con il figlio, Sesostri, con il preciso intento di mandarlo in giro a fare le guerre ed egli rimase così nel suo palazzo concentrato sul suo “core-businness”.

Non era peraltro facile trovare sempre delle guerre per allontanare il figlio dal palazzo, infatti questo era uno dei maggiori pensieri del faraone in quanto egli temeva che il figlio potesse fare la concorrenza nelle imprese paterne.

Amenemhat I° viene assassinato da un marito geloso che lo aveva scoperto in atteggiamenti provocatori con la moglie.

Del resto era noto che il faraone aveva assunto abitudini incontrollabili e pertanto rischiose.

In fondo la donna fatale aveva solo un difetto: essere sposa di un marinaio di origine sicula.

Da questo particolare possiamo ricavare che il servizio segreto del faraone era piuttosto scarso, oppure che volutamente non vollero preavvisarlo, oppure ancora più pervicacemente che l’incontro con la donna è stato architettato ad arte dai servizi segreti deviati.

Il tutto però bastò a far circolare la voce che forze straniere avevano assassinato il faraone.

Alla notizia il figlio Sesostri accorse subito sul luogo del delitto (i maligni asseriscono che corse per vedere che tutto si era consumato come previsto) sterminò tutti coloro che si trovavano nel palazzo così da far credere che aveva debellato una sommossa.

In verità il marinaio siculo se l’era già svignata e tutti gli organi di informazione preferirono avvallare la tesi del figlio.

LA GAZZELLA INCINTA DI MENTUHOTEP IV°

Fin dalla sua elezione al trono si capì che costui doveva essere l’ultimo di questa dinastia, un po’ perché non se ne poteva più dei “Mentoni”, ma sicuramente soprattutto perché si fece notare subito per la sua cocciutaggine.

Siccome tutti pensavano che egli sarebbe stato colpito velocemente dal fato, il furbone si era messo in testa che almeno sul suo sarcofago venisse posta una pietra speciale.

Va bene! ! ! ma speciale come?

… nessuno riusciva a capire e così il popolo cominciò a pentirsi della scelta fatta.

Se con l’andar del tempo l’ossessione e la paura del nuovo millennio si affievoliva, il trauma di massa rimase quella strana pietra che Mentuhotep IV voleva porre sul suo sarcofago.

Ora, il fatto che costui continuava a godere di ottima salute, a dispetto delle dicerie che lo vedevano soccombere velocemente al fato, innervosiva alquanto i poveri polli che oltretutto non riuscivano ad accontentare il faraone, nonostante le innumerevoli specie di sassi e pietre portate al suo cospetto.

Qualcuno narra che proprio da qui nasce la mineralogia e i primi collezionisti di minerali.

Così qualche illuminato pensò di organizzare una spedizione in grande stile per la ricerca della pietra speciale.

Si trovò anche un Visir con origini da minatore e con un seguito numeroso di ben 10.000 pazzi, la spedizione si inoltrò nel deserto in questa assurda avventura.

Nonostante la buona volontà del Visir minatore e le perdite umane patite dalla spedizione, nessuna pietra sembrò così speciale da poter accontentare il faraone.

In un momento di inedita emancipazione, il visir, stufo marcio di girovagare per il deserto e consapevole di poter perdere in quel modo tutto il resto della sua vita, venne illuminato da una idea lucida e geniale.

Mentre tutta la spedizione dormiva egli pensò che solo un miracolo poteva arrestare questa follia e il miracolo poteva apparire tale a tutto il popolo dei polli al seguito della spedizione se solo avesse trovato un segno da attribuire agli Dei.

E così fu!

L’indomani mentre la spedizione stava riprendendo il cammino, il visir vide una gazzella incinta accovacciata su un masso, egli si mise a gridare, agitandosi e attirando l’attenzione di tutta la spedizione indicò la gazzella come il segno degli dei e pertanto il masso era diventato un miracoloso masso speciale.

Trovato…! Gridò.

Poiché non tutti capirono al volo, egli spiegò con efferata bugiardaggine che la gazzella incinta era un segno del cielo e che quel masso non poteva che essere la pietra speciale che il faraone cercava.

La massa dei polli presenti, stupefatti e increduli, capirono subito che era una gran balla, ma afferrarono subito il senso e in modo assai disincantato appoggiarono senza riserve la follia proposta dal Visir.

Capirono anche, peraltro, che occorreva tener d’occhio quel Visir perché dava segni di allucinazioni oppure era dedito ad assumere troppi allucinogeni.

Il Visir prese il masso miracoloso e tornò dal faraone che lo stava aspettando con ansia, preceduto dalle voci della leggenda sulla gazzella incinta, ed appena arrivato al suo cospetto gli lanciò il masso addosso lapidandolo seduta stante fra l’acclamazione del popolo pollo.

Così morì Mentuhotep IV e finiva anche una dinastia!

GLI EOLI, IONI e ACHEI

Entriamo finalmente nel mondo Greco e veniamo in contatto con i primi popoli che si stanziano in Grecia e ne costituiscono i primi insediamenti con le loro caratteristiche che formeranno quel formidabile mondo della Grecia antica.

EOLI

Popolazione di carattere meteopatico, le loro iniziative e decisioni dipendevano dall’aria che tirava, dal tempo e dalle previsioni della protezione civile.

Sono gli antenati dei nani di Biancaneve e pertanto si presume fossero di altezze adeguate.

Il loro nome deriva da un noioso difetto corporeo che unito ad esalazioni micidiali venne usato come arma sia offensiva (tipo pernacchie) che difensiva (detta anche tattica della puzzola).

Si narra (dai pochi profughi sopravvissuti) che prima di ogni battaglia essi trangugiassero chili di fagioli con le cotiche.

I narratori tralasciano di spiegare la preparazione e il dettaglio degli effetti di questo particolare uso culinario ( e mai parola fu ben centrata).

IONI

Gli Ioni sono la prima delle tre popolazioni elleniche che invasero l’antica Grecia nel II millennio a.C.

Secondo la leggenda, il mitico capostipite degli Ioni fu Ione che poteva esser tutto tranne far rima con … ci siamo capiti !

Secondo altre versioni erano figli di Io, ovvero figli di loro stessi, significato assai arduo da comprendere e spiegare.

Probabilmente, la realtà è più vicina al mito della titanomachia, una faida mafiosa tra due famiglie: i fratelli Ade, Posidone e Zeus che impersonificano ioni, Eoli e Achei da una parte e Crono (un tipo preciso di origine svizzera) e i suoi fratelli Titani, dall’altra.

Unici sopravvissuti di una triade di popolazioni di carattere atomico.

Il fatto che le tracce degli altri componenti si siano perse, lascia alquanto perplessi e molti esperti svolgono tuttora ricerche per ridare un volto a questi perduti popoli.

Il fatto che le ricerche siano ancora in corso lascia poca speranza ma crediamo che la leggenda della loro trasformazione in piccoli elementi invisibili sparsi in tutto il mondo sia da prendersi in seria considerazione, se non altro perché lo sosteniamo noi e non gli esperti.

ACHEI

Gente prevalentemente incazzata e quindi dedita alla guerra, inoltre assai diffidente, isolazionisti e introversi a tal punto da costruire delle mura altissime per proteggere le loro città.

Essi non facevano nulla se prima non litigavano, la parola pace, al solo pronunciarla, faceva … arrabbiare!

Con la giustificazione delle mura alte, i furbi Achei misero in giro la più grossa balla del secolo in corso; la chiamarono la balia dei ciclopi, questo per simboleggiare che era grande sia come balia che come concetto di difesa.

Dicevano a tutti di avere dei giganteschi alleati di nome ciclopi e questo fece in modo che tutti, compresi ovviamente gli esperti, pensarono che fossero anch’essi alti e invece erano dei tappi.

La clamorosa balia dei ciclopi, che secondo la leggenda avevano un occhio solo in mezzo alla testa che usavano da mirino, fu letteralmente bevuta da intere generazioni e ancora oggi troviamo qualche illustre esperto (eunuco) pronto a giocarsi “i gioielli di famiglia” sostenendo che i ciclopi sono realmente esistiti.

L’ALBA DELL’ANTICA GRECIA

Dopo le prime invasioni presso i soliti sfortunatissimi popoli della mesopotamia e dopo le pessime esperienze degli ultimi pollastri, intesi come popolo dei faraoni, la storia ha creduto fosse bene crearsi una scappatoia, un diversivo, qualcosa che le facesse dimenticare al più presto un millennio a dir poco pieno di contraddizioni, per certi versi persino monotono, come del resto tutti i millenni che seguiranno; così assistiamo alle invasioni sulle terre di nessuno, giusto per diversificare un po’ la narrazione anche se sappiamo che gli esperti saranno contrariati di questa definizione, non avendola coniata loro.

Qualcuno potrebbe anche obbiettare : “ma che razza di invasioni sono se non c’erano popoli su quelle terre”? Ce lo chiediamo anche noi e forse anche gli esperti, notoriamente poco allenati a farsi tante masturbazioni mentali intelligenti.

Eppure è così, alcuni popoli in cerca di chissà che cosa iniziarono a vagare fra le coste della penisola greca e sarebbero andati anche oltre se non fossero stati popoli fifoni e che non sapevano nuotare e avevano paura dell’acqua.

Questi nuovi popoli che si affacciano alla storia e che riempiranno le narici, oltre che le cronache dei prossimi secoli, avevano alcune caratteristiche comuni.

La più evidente e già citata era l’olezzo procurato dal loro secolare rifiuto di lavarsi, odiavano l’acqua; altra caratteristica la provenienza, sembra infatti che questi lavacri umani si muovessero in branco, dove andava uno lo seguivano anche gli altri, questa caratteristica risulterà alquanto pericolosa per i popoli vicini e per quanti penseranno di assoggettarli.

Un’altra caratteristica degna di essere menzionata è la propensione a litigare fra loro e a riappacificarsi, per poi tradirsi, riappacificarsi e poi ritradirsi.

Insomma sempre insieme ma sempre divisi e diffidenti, non si creda che questa fosse una debolezza, spesso risulterà una tattica vincente per disorientare il nemico.

Questi popoli venuti da chissà dove si fermarono nella penisola ellenica anche perchè più in giù c’era il mare, notoriamente pieno d’acqua.

Possiamo così affermare che questi popoli, che meglio descriveremo nel prossimo articolo, si possano chiamare popoli ellenici, evviva ha inizio la storia della antica Grecia.

LE PIETRE DI MENTUHOTEP III°

royal sculpture, dyn11, dyn12, MK

Ci avviciniamo verso il 2000 a.C. e in Egitto, dopo la traumatica esperienza con il faraone Mentuhotep II (vedi articoli precedenti), l’Egitto, senza alcun clamore, perchè presumibilmente non fregava niente a nessuno, vede sedere sul trono d’Egitto un nuovo faraone.

Per evitare sorprese e percorrere strade, seppur anguste, ma conosciute, viene eletto al trono il figlio del faraone precedente e per non incorrere proprio in nessuna variante viene imposto il nome di Mentuhotep III°, tutto ciò non prima di aver fatto un lungo esame al futuro faraone, con esito negativo, ovvero di aver dato prova inconfutabile di non avere idee di nessun genere e pertanto di far scorrere le cose così come stavano.

Grande continuità è sinonimo di stabilità (a volte anche di inerzia).

Ciò nonostante L‘onore del faraone tocca il più basso livello di credibilità.

Una grande penuria di pietre si era abbattuta sull’Egitto, esse mancavano da ogni prato, da ogni collina (senza contare che erano già assenti nel deserto), il loro sfruttamento intensivo degli ultimi secoli per la creazione delle piramidi e altre tombe simili avevano ridotto questa terra in un desolato e piatto panorama.

La crisi toccò anche le abitudini, gli usi e i costumi e persino la morale, infatti non si potevano più lapidare le prostitute e le streghe col risultato di aumentarne l’attività e di converso si ripiegò con la bigamia, per consolazione e “appagamento”, ma due non bastarono e si arrivò a tre e poi a quattro sino a giungere all’Harem.

Tutto ciò per delle futili pietre!

Il faraone, a cui nessuno dava retta, pensò che una spedizione a caccia di pietre fosse il toccasana, ma nessuno dei suoi sudditi o militari accettarono tale incarico, perciò il faraone mandò a caccia di pietre il suo maggiordomo Henenu.

Henenu era un tipo così leggero, inconsistente, friabile, tutto il contrario di un cercatore di pietre e semmai, povero lui, era più specializzato a schivarle che cercarle, dato il suo aspetto poco rapprentativo delle forme usuali.

Il risultato lo lasciamo giudicare ai posteri che potranno agevolmente vedere le fattezze della tomba di questo faraone… sempre che gliela costruiscano la tomba a un tipo così.

Cercate e se trovate … giudicate!

Ma il destino crudele si abbatte sulla stirpe dei polli e come in un libro sapientemente scritto da un premio nobel specializzato in gialli, il nuovo millennio non poteva che far cadere il vecchio Mentuhotep III°.

La sua strenua lotta contro il fato Io portò negli ultimi tempi a tentare ciò che nessun uomo, o pollo, aveva mai neppure osato pensare.

Egli, cosciente che ad un nuovo millennio doveva corrispondere un nuovo faraone, tentò di fermare il tempo bloccando per decreto tutti gli orologi del regno e quando tutto sembrava andasse secondo il suo ingenuo piano, venne da un lontano paese un venditore ambulante di falsi rolex che con il suo successo imprenditoriale riempì gli egizi di nuovi orologi e riportò il regno, improvvisamente, alla reale datazione.

Non fece in tempo neppure a vendicarsi che spirò sopraffatto dalla collera.

Ci vollero mesi per rimettere in sesto tutti gli orologi del regno.

Oscurati da mille e più leggende, presi dal timore di chissà quali orribili guai nascondesse il nuovo millennio, i polli pensarono che, forse, fosse meglio lasciare alla stirpe dei “Mentoni” l’onere del trono, credendo che così facendo il fato continuasse a prendersela con loro, lasciando il resto del popolo in pace.

Fu perciò nominato faraone il figlio del defunto e fu chiamato Mentuhotep IV.

I SUMERI E ISHBI L’INVIDIOSO

Come abbiamo avuto modo di raccontarvi negli articoli precedenti, la terra di Sumer era agitata da diversi pretendenti o invasori fra loro invidiosi, così, fra una sopportazione e l’altra subirono anche la rivalità dei loro regnanti.

L’invidia verso i vicini e odiati nemici di Larsa e la sudditanza psicologica, nonché militare (oltre che polmonare), verso il loro Re Naplanum, che come abbiamo visto precedentemente era capace di mefitiche gesta, domina come tratto imprescindibile del carattere di Ishbi, Re della città rivale di Isin, il quale non governa secondo un proprio canone ma solo rincorrendo le gesta del suo rivale.

Dotato di scarsa creatività è stato soprannominato “erra” per i suoi innumerevoli errori. Ciò nonostante egli ha portato la sua città ad onori mai visti ed ad errori mai uditi.

Egli fa parte di quelle genti discese dai monti ma la sua discesa dai monti è prima ancora che un gesto militare e strategico, un vero e proprio ruzzolone.

La sua invidia verso le genti di Larsa ma soprattutto del mefitico Naplanum aveva raggiunto livelli schizofrenici tanto che impose alla sua gente di non lavarsi perchè così poteva rivaleggiare con i maleodoranti vicini.

Bandì profumi e ogni pianta con fragranze soavi e piacevoli, istituì l’ora della puzza dove tutti i cittadini dovevano annusare puzze mefitiche e ciò avrebbe determinato una resistenza utile nella difesa in caso di attacco di Naplanum.

La sua politica è di pura copiatura tanto da coniare il termine di “strategia della carta carbone”.

Verrà di certo ricordato nella storia per altre ragioni e non per queste in quanto una cosa ha saputo davvero individuare e realizzare compiutamente: la corruzione degli esperti storici del tempo.

Nonostante questo, il suo regno durò ben 33 anni, una catastrofe per le sue genti e sufficiente per portarlo a ricordo nel corso della storia.

SUMERI: L’EPOCA DI UR NAMMU

Ur Nammu era il Re dei Sumeri, di origine sarda, il suo nome invita inequivocabilmente ad andare (Nammu)… ma andare dove?

In un primo momento il Re porta a spasso per la Mesopotamia i suoi sudditi Sumeri, dimostrandosi così uno stravagante zuzzurellone, un po’ nomade ma forse, soprattutto, non dotato di senso dell’orientamento, trasporta il suo popolo da una parte all’altra della regione.

Mentre il popolo Sumero vagava senza meta, nel vicino Egitto l’ira di Mentone il teppista (al secolo Mentuhotep Il) raggiunge il suo massimo splendore, riuscendo a sconfiggere gli ignoranti Re Eracleopoliani (nel senso vero del termine … essi ignoravano molte cose) , così facendo, egli riunisce l’Egitto.

Da questo momento una nuova era si affacciava nel pollaio lungo il Nilo e la felicità non poteva che portare ad un aumento di uova … ehm di.. .di… insomma, demografico!

Mentre fra i somari, Sumeri, non c’è mai pace, nonostante stiano attraversando un periodo di rinnovato entusiasmo.

Dai monti che dominano il regno Sumero, una città di nome Larsa iniziava ad espandersi guidata dal suo Re Naplanum.

NAPLANUM

Egli era capostipite ed inventore della più potente arma distruttrice, il napalm.

E’ ovvio che egli non poteva essere in grado di costruire un simile mostruoso concentrato chimico, ma in compenso egli ne possedeva l’innata formula che “elargiva” contro i suoi nemici.

I suoi attacchi avvenivano poco dopo pranzo e così anche le battaglie venivano lanciate in concomitanza di questo evento con effetti pressoché immediati e devastanti.

La distruzione regnava sovrana e il vento mefitico scendeva dai monti verso valle, dove senza difese i popoli soccombevano al terribile Re di Larsa.

Ur Nammu tentò di spostarsi, come era solito fare, ma non ebbe scampo.

LA DISCESA DI ISIN

Mentre tutti i Somari sono intenti a proteggersi dagli attacchi nefasti del maleodorante Re di Larsa, Naplanum, un’altra catastrofe sta per abbattersi contro l’ignaro, e a questo punto sfigato, popolo; trattasi degli eterni rivali del maleodorante Naplanum e abitanti della città di Isin, inguaribili invidiosi, guidati dal loro Re, Ishbi-erra, che al contrario del suo rivale egli soffriva di stipsi.

Potranno i somari resistere a due attacchi così diversi?

Mentre la nube (tossica) dei soldati di Naplanum, già imperversava, crediamo sia opportuno recitare qualche sommessa preghiera per questo popolo che, incapace di trovare adeguate mascherine di protezione, non potrà che augurarsi una vittoria e relativa sottomissione ai nuovi pretendenti invasori.

Nel frattempo dobbiamo registrare alcune conseguenze sociali derivate da questo periodo.

Nel regno di Sumer sono state abolite le centraline per la rilevazione di gas nocivi in quanto ritenute delle spie al servizio del terrorismo somaro atte ad individuare la presenza del re.

Nel regno di Sumer sono state bandite tutte le produzioni di profumi e deodoranti in quanto considerati un’arma difensiva pericolosa verso il nuovo re Naplanum.

Nel regno di Sumer non si trovano più mascherine protettive.

IL FARAONE MENTUHOTEP II°

Abbiamo lasciato l’Egitto nel pieno caos e continue schermaglie fra Tebe ed Eracleopoli, ancora nord contro sud, senza che nessuno fosse in grado di riportare la pace nel pollaio.

In questo periodo sale al trono di Tebe un certo Mentuhotep II

Condottiero egizio originario di Tebe.

Il suo nome deriva dal suo mento eccessivamente pronunciato e dal suo carattere decisamente iroso che da giovane lo porta ad essere più volte richiamato ed individuato come teppista, spesso espulso da scuola non si era fatto una bella fama.

Una volta diventato faraone, l’ira di Mentone il teppista (al secolo Mentuhotep II) raggiunge il suo massimo splendore, riuscendo a sconfiggere gli ignoranti Re Eracleopoliani, egli, in questo modo riunisce l’Egitto.

Da questo momento una nuova era si affacciava nel pollaio lungo il Nilo e la felicità non poteva che portare ad un aumento di uova … ehm di.. .di… insomma, demografico!

Marzo 2010 a.c.

Una notizia scuote le acque lente e tranquille del grande Nilo, il Faraone Mentuhotep II° spira e nonostante negli ultimi anni abbia sofferto di manie di grandezza egli aveva interpretato la volontà del suo popolo che ora lo piange.

Fin dall’annuncio decine e decine di sudditi colti dalla disperazione chiedevano, con regolare modulo bollato su papiro di prima categoria, di essere seppelliti con il loro faraone.

Alcuni, i più fortunati, riuscirono a coronare il loro sogno, chi ancora vivo, chi oramai mentalmente sopraffatto dal dolore, veniva seppellito insieme al faraone.

Uno di questi, gran nobile mai cresciuto, di nome Meketra, conosciuto come il più grande collezionista di soldatini, insistette nell’essere sepolto accanto ai suoi soldatini.

Nonostante questo ardore mortale, la tomba di Mentuhotep II°, che egli fece costruire con ampio margine di grandezza, prevedendo che in molti lo avrebbero seguito anche dopo la dipartita, risultò ancora non pienamente occupata, pertanto, oltre ai volontari, si procedette al seppellimento anche di altri sudditi scelti a caso per riempire i vuoti affinché a futura memoria non si dicesse che il fu faraone non fosse amato; questo particolare per noi è di secondaria importanza … un po’ meno per i sorteggiati dell’ultima ora.