GIUSEPPE IL PRIMO TOUR OPERATOR

L’intraprendenza dei singoli componenti del popolo ebreo ha prodotto nel tempo originali e “profetiche” esperienze.

Non è nostro compito entrare nel merito della vita di personaggi iconici che vanno aldilà della loro semplice vita terrena ma ci piace andare a fantasticare in modo allegro su possibili e particolari avvenimenti che lasciano spazio a qualche sorriso.

In particolare vogliamo citare la grande iniziativa che un’agenzia di viaggio ha lanciato al popolo ebreo in occasione del 1700 a. C. anno di inizio secolo.

Venuto a sapere che i confini con l’Egitto erano poco controllati, essendo, colà, in piena espansione il fenomeno degli Hyksos; tale Giuseppe, dinamico proprietario della agenzia di viaggio “Il PROFETA” pensò di lanciare l’iniziativa “vedi il Cairo e poi muori” (strano a dirsi perchè il Cairo ancora non esisteva ma si sa lui era un profeta … ) che consisteva in un viaggio in Egitto per vedere la nascita di un nuovo secolo e di una nuova città, Il Cairo.

Il successo di questa iniziativa fu enorme, “biblico”, tutto il popolo ebreo vi aderì e Giuseppe ebbe notevoli difficoltà organizzative nel soddisfare tutti i suoi clienti.

Comunque il viaggio ebbe inizio e Giuseppe seppe portare il suo popolo in Egitto dove effettivamente vide l’alba di un nuovo secolo ma non vide la nascita della città del Cairo.

Molte furono le proteste e le richieste di risarcimento, ma peggio ancora fu il momento quando si seppe che i biglietti del viaggio erano di sola andata.

Tutti si erano finanziariamente svenati per riuscire a fare quel viaggio e non possedevano più nulla per potersi pagare il ritorno a casa, furono intentate anche delle class action e le assicurazioni fecero una gran fatica a sobbarcarsi le conseguenze di tale impresa.

Iniziò così un lungo periodo di sofferenza per questo popolo costretto a fare qualsiasi cosa in terra straniera pur di sopravvivere.

L’agenzia di viaggio d’incanto scomparve ma di Giuseppe e del suo viaggio ancora oggi si parla.

LA TORRE DI BABELE

In ogni città babilonese che si rispetti doveva esserci una torre al centro della città, una sorta di ascensore verso il cielo dove Dei e uomini potevano alternativamente salire e scendere … con la sola differenza che per gli uomini si trattava di sola ascesa senza ritorno mentre gli Dei potevano fare un giretto per la città, fare shopping e poi risalire.

queste torri venivano chiamate Ziqqurat, noi oggi li chiameremmo grattacieli e come oggi, per esempio a New York ci sono le Trump tower o la Rockfeller tower, anche allora vi erano grattacieli nominali.

A Babilonia, in particolare sorgeva la famosa torre di Babele, oggi diremmo la Babele tower, ovvero il grattacielo di questo antico magnate di nome Babele che evidentemente aveva una capacità finanziaria spropositata.

Fu lo stesso grande Re Hammurabi che disse a Babele di costruire la torre simbolo di Babilonia che diventerà una delle antiche meraviglie della terra ma un conto è dirlo e un altro eè farlo, infatti per costruire la grande torre ci vollero la bellezza di 12 secoli per terminarla … tra permessi, nulla osta delle belle arti, approvazione del progetto, ricerca dei finanziamenti, convincere i sindacati che si poteva lavorare anche in altezza, convincere i sacerdoti che non si sarebbe dato fastidio e rumore agli Dei … e poi occorreva costruirla, altro che la Salerno – Reggio Calabria che al cospetto ha delle performance da record … insomma, tutto il mondo è paese.

Alla fine comunque venne costruita e una delle particolarità fu che ogni piano era dedicato ad una etnia o una corporazione alfine di non scontentare nessuno perchè non dobbiamo dimenticarlo che Babilonia era un coacervo multietnico, anarchico e caotico, seconda solo a Macedonia che vedremo, però, più in là nel tempo.

L’altezza della torre, alla fine, sembra fosse di 90 metri e 8 piani e fu dedicata al Dio Marduk, il Dio delle comunicazioni, proprio perchè essa doveva far comunicare gli Dei con gli uomini, del resto Ziqqurat tradotto significava “costruzione alta” e in cima c’era il tempio a lui dedicato, crediamo ipotizzando a forma di antenna parabolica.

LE LEGGI DEL TAGLIONE DI HAMMURABI

A Babilonia regna il grande Re Hammurabi che viene dato come saggio e giusto ma egli non ne poteva più di dedicare parte del suo tempo per dirimere e giudicare situazioni di conflitto fra persone e altre questioni di rapporti sociali, anche perchè ogni volta doveva comminare una pena ad hoc e questo era frustante per lui e per gli altri che non sapevano cosa aspettarsi perchè poteva dipendere anche da come si era svegliato il Re.

Perciò un bel giorno decise di mettere su pietra alcune regole e le cosiddette pene accessorie in modo tale che tutti sapessero a cosa andavano incontro in certe circostanze, naturalmente gli storici le riportano in modo troppo serioso e noi abbiamo voluto interpretare il momento a nostro modo e vogliamo riportarvi l’elenco del primo vero codice di leggi della storia … poche cose ma chiare.

IL CODICE DI LEGGI

Se qualcuno fa un buco nella casa di un altro verrà considerato un guardone e giustiziato.

Se qualcuno commette una rapina ed è preso, merita di essere giustiziato perché come ladro è un vero fallimento.

Se un figlio percuote suo padre, anche il padre potrà rivolgersi al telefono azzurro.

Se qualcuno cava un occhio al figlio di un ricco non succede nulla perché il ricco può pagarsi una protesi dell’occhio nuova.

Se qualcuno spezza un osso di un altro, dovrà essere ingessato anch’esso per fargli sopportare lo stesso disagio.

Se qualcuno cava un occhio di un plebeo o spezza un osso ad un plebeo vuol dire che era davvero incazzato con lui.

Se si cava l’occhio di uno schiavo o si spezza l’osso di uno schiavo vuol dire che è stato un incidente e sono cose che possono capitare.

Se qualcuno fa cadere il dente ad un suo uguale viene nominato dentista.

Se qualcuno cava un dente ad un plebeo vuol dire che c’era una carie da rimuovere e il plebeo non lo sapeva.

Se un medico cura un uomo ricco e il paziente muore rischia grosso, ma se il paziente è un plebeo si potrà sostenere la buona fede del medico e se il paziente è uno schiavo si dovrà tener presente che la scienza non è infallibile.

Se un soldato viene richiamato e non vuole partire verrà giustiziato e colui che prenderà il suo posto nell’esercito lo prenderà anche a casa, cioè “cornuto e mazziato”.

Se un architetto costruisce una casa e questa crolla uccidendo il proprietario, l’architetto diventerà il nuovo proprietario, ma se a morire dovesse essere il figlio del proprietario allora ognuno sta a casa propria e si partecipa insieme a un bel funerale.

meno male che il senso giuridico ha avuto una sua lodevole evoluzione.

IL MITICO RE HAMMURABI

Era il 1700 a.C. quando a capo dei Babilonesi venne eletto Hammurabi e da quel giorno nulla fu più come prima.

Il Re Hammurabi fece grandi cose per i suoi sudditi, ma lui soleva lamentarsi dei suoi sudditi perché non apprezzavano abbastanza tutto ciò che aveva fatto per loro e così fece scolpire i suoi meriti sulle mura dei palazzi di Babilonia con scritte di questo tenore: “Ho messo insieme due sfigati popoli, ho alzato il tenore di vita e aumentato le case popolari, ho ratificato un concordato con i religiosi, sono un pacifista, sono un giusto perché ho evitato che il forte sopraffasse il debole e davanti a me tutti sono uguali, ricchi, meskinu e schiavi … perciò perché non mi adorate come un Dio ?“

Infatti questo era il suo cruccio, non essere temuto e adorato come un Dio, come avveniva negli altri regni del tempo, ma ciò non era possibile perché fondamentalmente i babilonesi erano atei, anzi, grazie a Lui erano diventati dei proto-comunisti.

In questo clima sociale e avvolto da un suo impeto di estrema intolleranza, Hammurabi, un giorno, alzatosi col piede sbagliato, pensò bene che occorreva lanciare un’offensiva verso le idee devianti.

Dichiarò iniziata la “Rivoluzione culturale” che consisteva nel bruciare tutti i libri esistenti in una sorta di premonitrice “notte dei cristalli “.

Dopo alcune devastazioni inusitate e perpetuate nel proprio regno, egli ebbe la visione del “grande satana” da abbattere che si trovava nella città di Mari (sui monti) e sostanzialmente si trattava della più grande biblioteca del tempo.

Decise perciò di invadere Mari e una volta fatto, incendiò la sua biblioteca; era il 1695 a.C. e Hammurabi si mise a piangere, non per pentimento ma perché nel grande rogo bruciarono anche i suoi fumetti preferiti.

Coloro che sostengono la grande novità ed originalità del pensiero di Mao nel XX secolo, evidentemente non hanno studiato bene la storia e sicuramente non hanno letto le nostre peripezie.

Infatti, Mao tse tung non fu altro che un copione, tutta la sua teoria fu lanciata ed inventata da un antenato illustre, parliamo di Hammurabi, re di Babilonia e primo vero comunista della storia.

Egli creò il suo codice di leggi che era il suo pensiero e non ammetteva che vi fossero altri pensieri oltre al suo, una sorta di libretto rosso che però nella fattispecie era una pietra marrone e queste leggi dovevano valere non solo nel suo regno ma persino in quelli accanto.

Il suo odio verso i libri, di ogni specie, nasceva dal fatto che esprimevano idee e le idee, quelle diverse dalle sue, confondevano il popolo.

Nel prossimo articolo entreremo nel dettaglio di queste leggi, per lo meno per come le abbiamo interpretate noi.

I BABILONESI

Forse a causa della crisi che attraversava l’Egitto o forse perché, non di solo pollo vive l’uomo, sta di fatto che a questo punto irrompe nella storia il popolo di Babilonia, che fino a quel momento se l’era spassata nel suo lussurioso isolamento, rimanendo spettatore delle vicissitudini altrui.

I BABILONESI

Il popolo Babilonese prende il nome dalla sua città simbolo, ovvero Babilonia, il cui nome è diventato sinonimo di gran confusione ed è un popolo molto dotato, anche dal punto di vista fisico (qualcuno riferisce sussurrando anche a livello sessuale) e fu un Popolo multilingue e apertissimo a molte cose, addirittura troppe secondo alcuni critici, che portarono questo popolo ad essere il più moderno di quel periodo e il più intraprendente ma anche un po’ anarchico.

Fu infatti grazie alla loro capacità di mediazione all’interno delle diversità che riuscirono a mettere insieme i Somari e gli Accadi e inventando un impero grande tutta la mesopotamia.

Questa loro apertura mentale portava con sé anche alcune novità socialmente utili; per esempio questo era il primo regno antico diviso in caste aperte, cioè alle tre caste, i liberi, i meskinu (siculi peccaminosi pentiti, antenati dei nostri pentiti mafiosi) che sembrava, detta così, che questa fosse la classe media e il fatto che la classe media fosse chiamata in questo modo lascia spazio a tante riflessioni sulla natura attuale di questa classe sociale, e infine c’erano gli schiavi, quelli erano sempre uguali nei secoli dei secoli… amen

Tutti gli abitanti potevano appartenere a qualsiasi di queste caste perché a secondo di come ci si comportava si poteva retrocedere o essere promossi, oggi lo chiameremmo ascensore sociale, a quel tempo lo chiamavano “vita mea, morte tua” anche perchè non avendo ascensori erano costretti a salire con le scale; questo stato d’animo portò con sè una grande frustrazione soprattutto fra chi gli capitava di retrocedere … ed era la cosa più diffusa.

Per far funzionare un tale sistema occorreva avere delle regole ben chiare e precise e a questo ci pensò il loro Re Hammurabi, scrivendo il primo codice di leggi che la storia ricordi di cui ci occuperemo più avanti.

I Babilonesi segnano una svolta nella evoluzione dei popoli del medioriente che finalmente possono gareggiare con i loro vicini, avversari Egiziani, sia nei vizi che nelle virtù, anche nelle stupidate che però, in un certo senso, hanno portato i Babilonesi a fare tesoro delle esperienze altrui … anche se, come vedremo, non sempre si prendono gli esempi migliori, seguite i prossimi articoli e non mancheranno curiosi racconti.

ANTICO EGITTO: GLI HYKSOS

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Nel 1720 a.C., dopo la caduta della XIII dinastia ed un periodo di grande confusione, nel delta del Nilo, hanno il sopravvento quei popoli di immigrati che i faraoni non erano riusciti nemmeno a sgridare per aver occupato parte del loro regno.

La confusione regnante in questo periodo della storia nel Regno Egizio ha facilitato la discesa

Fra questi popoli ne emerge uno detto gli HYKSOS discendenti della stirpe degli Amorrei.

CHI ERANO

Gli Hyksos erano dei diretti antenati di Mr. Hyde, propensi e insistenti a chiedere continuamente aiuto (sos) ma siccome erano talmente petulanti, nessuno gli dava retta, perciò, loro, per reazione spaccavano tutto quello che trovavano sulla loro strada una sorta di black block ante litteram che portarono i commercianti delle città del delta a proteggersi e proteggere i loro negozi sistematicamente devastati dal passaggio di questi esagitati.

Le assicurazioni smisero di risarcire coloro che venivano colpiti da queste ondate di devastazione e i cittadini si armarono di tutto punto per proteggersi da soli

Per la verità sembra che non fossero cattivi, ben inteso, ma leggermente instabili.

GLI AMORREI

Gli Amorrei è il popolo da cui si sono originati, fra gli altri, gli Hyksos.

Lo si ricorda per la sua determinazione alla morte, la loro voglia di farla finita, ultimi e originali interpreti dell’età del suicidio.

Facevano di tutto per farsi del male, si flagellavano, si buttavano dai dirupi, nuotavano fra i coccodrilli … ciò nonostante riuscirono a non estinguersi ma, anzi, a generare dei discendenti che come abbiamo visto non potevano che essere un pochino instabili.

L ‘INVASIONE

Pare che a generare la disastrosa discesa di questo popolo è stata la richiesta di aiuto negato al suo condottiero da parte di un contadino egizio a cui egli si era rivolto per farsi togliere una spina che gli si era conficcata in un dito del piede; Come si vede, a volte, la storia è fatta di banali eventi che improvvisamente sono in grado di scatenare cambiamenti epocali.

Tutto ciò per giustificare l’ira che questo popolo riversò sulla capitale dell’antico Egitto, Menfi, saccheggiandola, come narrano gli esperti, facendo un poco di baccano secondo gli storici accreditati dagli Hyksos ma si sa che la storia la scrivono i vincitori e non è detto che prima o poi potremmo scoprire che questo popolo fosse una congrega di santerelli … ne dubitiamo ma chissà …

Nella storia umana nulla diviene ma tutto ritorna (aforisma del sottoscritto, forse anche di Vico)

Dopo la confusione è sempre meglio rifugiarsi nell’abitudine e il popolo egiziano era abituato ad avere problemi di unità statale, nord contro sud e così via.

Ma mai come questa volta tutto ciò era sembrato opportuno.

Così avvenne che nel 1663 a.C. l’Egitto fu diviso in due, al nord i terribili Hyksos e al sud ciò che rimaneva dell’antico Egitto.

Al nord gli Hyksos proclamarono un loro faraone e al sud pure…

L’unica differenza era che quelli del sud si guardavano bene di dire che il vero faraone era il loro, qualcuno afferma per evidenti motivi pacifisti ma noi crediamo fosse per via di una malattia molto diffusa, la “cagarella succubis “.

I PIGRI FARAONI DELLA XIII° DINASTIA

La storia dell’antico Egitto giunge alla XIII° dinastia che viene ricordata, o scordata, perchè assolutamente inoperosa e pigra, aveva portato un grado di sonnolenza e torpore in tutto il paese, da far sì che non si riuscisse a trovare una minima traccia di notizia o movimento degno di nota, neppure con l’ausilio degli “esperti”, di solito così bravi e intraprendenti nell’ingigantire anche dei frammenti di unghia.

Nel totale sbalordimento, ci risulta persino inutile citare i nomi dei faraoni che hanno regnato in questo periodo.

Facciamo solo notare, non certo per spaventare o intimidire qualcuno, che in soli trent’anni passarono almeno una decina di faraoni, segno evidente che a far nulla si muore.

Lasciamo comunque al lettore una annotazione pericolosamente profetica, mentre i faraoni dormivano, nel nord del paese avveniva una immigrazione di gente dell’est asiatico sempre più insistente che risulterà determinante per il risveglio dell’area.

Amanti del nulla fare, i faraoni della XIII dinastia passavano il loro tempo in compagnia di giullari e prestigiatori che attiravano l’attenzione più che gli affari di stato, gli sbadigli erano il tratto essenziale del vivere sociale e anche la nuova moda di salutarsi in pubblico.

Era il 1723 a.C. quando, oramai, era evidente a tutti gli egiziani che si stava andando verso un brutto periodo e ciò venne colto da quegli animi più sensibili che sono gli artisti e i poeti, i quali inaugurano un periodo letterario denominato “Le Lamentazioni”, dove essi esprimevano lo stato d’animo della popolazione, sbadigliante e lamentosa come i suoi faraoni; anche se altri “esperti” ritengono che si tratti della punta intellettuale di una protesta latente in quel periodo.

La fine della sbadigliante XIII dinastia viene annunciata ben prima della morte del suo ultimo faraone che, come tutti i suoi predecessori, non è stato in grado di generare azioni degne di nota neppure di fronte alla intraprendenza degli immigrati orientali divenuti maggioranza in alcuni luoghi del delta del Nilo e, a poco a poco, anche indipendenti.

L’ultimo faraone, Merneferra, riesce a suggellare la sua presenza grazie al profondo dolore provocato dal disfacimento del regno che avveniva di fronte ai suoi occhi e ciò è confermato dal soprannome che si meritò, ovvero Ay, che rappresenta la smorfia di dolore che il faraone aveva ogni qualvolta riceveva uno schiaffo, non solo psicologico, da uno dei reucoli orientali insediati nel suo regno.

Per pura cronaca riportiamo un esempio letterario dello stile e contenuto delle lamentazioni, certi che alla fine anche a voi vi verrà voglia o di sbadigliare o di buttarsi giù da un dirupo.

LE LAMENTAZIONI

Esempio di Lamentazione letteraria

Oh povero me. oh poveri noi, oh che sciagure, che disgrazie,

stamattina lo specchio si è rotto ed un gatto nero mi è passato davanti mentre cercavo di raccogliere i pezzi, dallo spavento, mi sono tagliato e mi hanno portato al pronto soccorso, ma mentre andavamo l’ambulanza si è capovolta e sono entrato in coma profondo.

Poi, mentre ero incosciente si erano già spartiti i miei beni e avevano anche venduto i miei organi. Quando mi sono risvegliato sono stato preso a botte dai miei cari che oramai si erano avvantaggiati della mia dipartita.

Le botte inferte mi hanno provocato lesioni irreparabili ma lo stato non mi ha riconosciuto l’ìnvalidità … anzi, mi ha condannato ai lavori forzati per tentativo di truffa.

Va male … la televisione non funziona, le tasse aumentano, quando c’è il sole ci si scotta e quando piove ci si bagna … governo ladro … mondo boia..

Come vedete il tempo passa ma le lamentazioni sono sempre le stesse.

I PRIMI RE HITTITI

Nel 1750 a.C. si affaccia con irruenza anche il popolo Hittita che già abbiamo incontrato sul nostro tragitto, anche se solo fugacemente.

Ricordando quell’incontro preferiamo non dilungarci troppo, certamente non più dei tre giorni canonici, soprattutto per non urtare coloro che hanno l’olfatto delicato e non amano i pesci.

A tale proposito dobbiamo dare un avvertimento ai lettori; la lettura di questa pagina è sconsigliata per gli allergici al pesce.

Gli Hittiti emergono dal silenzio della storia grazie alla disfatta di Larsa, lasciando un varco nel quale questo popolo sgusciante riesce ad entrare.

Ora che li conosciamo un poco meglio, possiamo dire che questo popolo, oltre ad assomigliare vagamente ai pesci, probabilmente avevano abitudini e modalità estetiche assai originali per il tempo, tanto che uomini e donne si potevano confondere generando spiacevoli e imbarazzanti equivoci.

Questo è facilmente intuibile dal fatto che i suoi primi due Re si chiamavano Pithana e Anitta, che a prima vista potrebbero trattarsi di regine e invece erano proprio dei Re … dei Re un po’ “diversi” anche esteriormente rispetto ai canoni usuali del tempo.

Questo portò sgomento e confusione mandando in tilt schemi sociali consolidati e rendendo deboli le difese psicologiche degli avversari.

L’esempio ce lo abbiamo con il primo Re di cui abbiamo notizia e che già dal nome ci fa capire quanto la popolazione cosiddetta tradizionale fosse a dir poco prevenuta.

PITHANA

Questo Re, personaggio equivoco, era solito andarsene in giro a passeggiare da solo per le vie e i marciapiedi delle città, soprattutto nelle ore più buie e si mormora che avesse abitudini al limite tra la prostituzione e il cannibalismo ; da lui, sembra derivino una categoria cattivissima degli Hittiti, i pirana.

ANITTA

L’altro illustre esempio di tipo Re Hittita del tempo di cui ci è giunta notizia è un certo Anitta. Il suo vero nome, in verità, era Ugo, ma egli si faceva chiamare Anita che, poi, per una sorta di pudore, il popolo trasformò in Anitta, tentando disperatamente e invano di nascondere la verità.

Anche questo personaggio abbastanza equivoco amava truccarsi in modo esagerato e vestirsi, diciamo, in modo originale, spesso veniva scambiato per la moglie ma sembra che ciò non gli desse fastidio, anzi, tendeva a favorire l’equivoco prendendosi delle libertà inusuali.

Come vedete le sorprese non finiscono mai e meno male perchè altrimenti dovremmo solo parlare di guerre, intrighi e assassini … invece ci sono anche originalità che vanno colte con fantasia … per continuare il viaggio sorridendo.

LA VITA DELLE CITTA’ DELL’ANTICA CRETA

Premesso che il carattere isolano delle città consentiva attività sociali comode e non attaccabili, alcune delle attività e peculiarità erano presenti in tutta l’isola, fra queste si segnala una predisposizione a fare celebrazioni di ogni genere, da notare che spesso erano delle sacerdotesse a celebrarle e dopo una celebrazione seguiva un lauto banchetto e dobbiamo dire che i Cretesi erano delle buone forchette, pasti luculliani, diremmo oggi, composti da diverse portate di carni e innaffiati di birra e varietà di vino non facendo mancare l’idromele finale spesso devastante.

Detto questo vediamo cosa ci riservano le singole città.

CNOSSO

Città originale, costruita interamente con ossa di animali, o almeno così hanno detto a noi, nessuno ha smentito l’ipotesi che potessero essere ossa umane e questa ipotesi non sarebbe altro che un modo origine, benchè macabro, di continuare a ricordare i propri avi e far passare il concetto che i palazzi sono il simbolo e la continuazione di una storia del popolo nel tempo.

Si è arrivati a sostenere che per costruire i grandi palazzi di questa città venne utilizzato un grande cimitero di dinosauri situato nella zona, come se i dinosauri del continente si fossero trovati inaspettatamente tutti su questa isola prima della estinzione, come in una sorta di rave jurassico.

Ovviamente è stato utilizzato anche tutto quello che è stato trovato vicino, perciò anche ossa di sfortunati ominidi catturati dai dinosauri … anche se le informazioni ufficiali parlano di ossa di dinosauro doc e con marchio CE.

Pertanto il nome è un derivato di “con osso” detto con il dialetto Cretese, che si esprime con il metodo del codice fiscale per molte delle sue parole.

FESTO

Città dall’allegria smisurata, poco produttiva e dedita all’organizzazione delle feste, in un susseguirsi di avvenimenti festosi assolutamente irripetibile.

Una sorta di parco dei divertimenti con tanto di arene per i giochi, luna park primordiali e giochi per adulti e bambini, il tutto naturalmente gratuito offerto dalle autorità cittadine che avevano interesse affinchè il popolo non pensasse ad altro come per esempio alla mancanza di case di cui tanto ne avrebbero avuto bisogno.

Occorre anche dire che socialmente non sappiamo se questa allegra abitudine nasconda la smisurata pigrizia del popolo cittadino oppure se fosse solo un modo creativo per non lavorare, oppure, invece, se si tratti di un business turistico voluto e perpetrato fino all’eccesso, da analizzare attentamente con nuove prospettive che aprirebbero scenari economici e sociali da studiare ed eventualmente, perchè no, copiare.

Sta di fatto che sopra la porta principale dell’entrata in città vi è una scritta, che è stata riutilizzata di recente, che recita così: “E’ qui la FESTA! ! !“ lasciate ogni problema o voi che entrate.

Del resto le città dell’antica Creta non avevano molti pensieri perchè isolati dalle tumultuose vicissitudini dei popoli della terraferma e soliti ad avere rapporti con i commercianti navigatori come i Fenici, che come abbiamo visto in passato erano noti per essere “felici” e spensierati e trovavano in questa isola il loro ambiente ideale per soggiornare e fare affari.

IL DISASTRO DI CRETA

La storia corre, il tempo corre e siamo arrivati al 1750 a.C. , navighiamo nel mediterraneo orientale e facciamo un giro in un’isola … la bella e misteriosa isola di Creta.

Ci rendiamo perfettamente conto che menzionare improvvisamente gli incresciosi accadimenti di quest’isola senza aver approfondito, in tempi normali, cosa stava avvenendo e come si viveva in quei luoghi, può risultare alquanto indelicato e d’altra parte, in precedenza, avevamo già offerto i tratti riassuntivi di questo popolo e occorre aggiungere che erano assai discreti nelle loro faccende private, non si facevano notare, dando l’impressione che tutto fosse molto tranquillo, addirittura banalmente barboso.

Così il mondo scorreva accanto a loro senza che ne fossero sfiorati, toccati o inquinati.

Poi, improvvisamente, si viene a scoprire che l’isola viene praticamente distrutta da un’eruzione e ci domandiamo subito … di quale vulcano ? visto che l’isola è piatta come un tavolo da biliardo.

Forse un terremoto, più plausibile… ma se invece le cose non fossero andate così?

allora ipotizziamo con un po’ di fantasia e di sorriso.

Dice il proverbio che dell’acqua cheta non ci si deve fidare e allora abbiamo pensato che i birbanti Cretesi nascosero dei malumori interni e che la suddetta eruzione distruttrice non era altro che una immensa incazzatura del popolo isolano contro i suoi sovrani che, avendo alzato una cortina di ferro sulle notizie dell’isola, avevano tenuto la popolazione in stato di penosa schiavitù, comunque sia, la notizia dell’eruzione aveva attirato nell’isola i soccorsi umanitari, alzando i veli dell’omertà i soccorritori diedero una manica di botte, aggiuntive, agli organi d’informazione dell’isola, per averli fatti scomodare inutilmente.

Pertanto pensiamo che il popolo esasperato abbia inscenato una grande manifestazione di protesta in tutta l’isola, durante la quale all’unisono iniziarono a saltare al grido: ” chi non salta un dittatore è … è, chi non salta un dittatore è … è”.

Cosi facendo la terra di tutta l’isola iniziò a tremare creando uno sciame sismico che fece sgretolare tutte le case che, come sappiamo erano fatte di creta.

Peraltro occorre precisare che la furia dei Cretesi aveva distrutto proprio tutto e in particolare i grandi palazzi delle tre città presenti sull’isola, cosa abbastanza semplice, visto che erano stati costruiti di “creta”.

Da questa informazione possiamo dedurre il succo della rivolta; infatti sull’isola, a parte i palazzi citati che erano abitati dai sovrani, praticamente non vi erano altre case, perchè tutta la creta era stata utilizzata nella costruzione dei palazzi, perciò ne deduciamo che il popolo viveva all’aperto fra le intemperie …

Qualcuno potrebbe obbiettare che a Creta il tempo è sempre piuttosto bello ma non è soltanto un problema di tetto sopra le teste, per quello si possono usare anche capanne di paglia, ma piuttosto della mancanza di bagni con relativa privacy, faccenda assai intollerabile e in queste condizioni vi è da stupirsi che abbiano atteso così tanto a menar botte.

occorre peraltro ammettere che dopo essersi resi conto del disastro tutta la popolazione si rimboccò le maniche e ricostruirono tutto, addirittura più bello di prima.

Sta di fatto, però, che in questo momento il disastro prodotto fu davvero impressionante, tutti i palazzi crollati, irriconoscibile, per chi la conosceva e per capire come in realtà erano prima del disastro e come si viveva nelle città di questa bellissima isola, vi invitiamo a seguirci nel prossimo articolo.