IL RISVEGLIO DEI FARAONI

Abbiamo lasciato l’Egitto in un torpore letale, il nulla far niente dei faraoni succeduti in questi anni e giustamente dimenticati dalla storia nonchè la pigrizia che si era impadronita sia dei faraoni che dei suoi sudditi, avevano lasciato spazio all’arrivo degli Hyksos, terribili oppressori, cattivoni, crudeli e antipatici o almeno così ce li hanno tramandati … ma poi chissà!

In questo contesto l’antifaraone o faraone farlocco istituito nel nord dagli hyksos, in alternativa al vero faraone che regnava al sud, rappresentava l’archetipo di antipatia del suo popolo.

Egli era un provocatore nato, faceva il bullo, più che un faraone sembrava un gallo nel pollaio, sempre a dar fastidio a tutti e continuava a stuzzicare, con un intollerante atteggiamento, gli Egiziani del sud per far reagire i dormiglioni, per poi divertirsi a dargliele di santa ragione.

le provocazioni erano molteplici ma anche assurde come per esempio la raccomandata inviata da Apopi (l’antifaraone Hyksos del nord) al vero faraone del sud Sequenenza Tao II dove si lamentava, minacciando, del troppo rumore che facevano gli ippopotami vicino ad uno stagno non lontano dal confine.

Era chiaramente una balla colossale ma stavolta il Faraone Sequenenza Tao II si inalterò ed ebbe un sussulto di orgoglio, chiamò i suoi cortigiani e pretese una risposta degna di un faraone.

I cortigiani, assopiti come sempre, tentarono di minimizzare e far desistere il faraone a dare riscontro, in fondo, dicevano, sono anni che quelli ci provano e conviene lasciarli blaterare e poi non conviene fare a botte perchè loro sono più allenati.

Il faraone però ne aveva le scatole piene, perciò chiamò un militare fidato, un certo Ahmes figlio di Ibana che detto così sembra un’offesa o una parolaccia ma invece era il nome di suo padre.

Così, con a capo il prode Ahmes, l’Egitto si risvegliò dal suo torpore e iniziarono le schermaglie con gli Hyksos … le prime non furono un granchè per via della poca esperienza e delle enormi sbadigliate degli assonnati Egiziani ma a poco a poco gli Hyksos iniziarono ad avere delle difficoltà e gli esiti delle schermaglie diventarono meno scontati.

Il risveglio era però avviato, ringraziando gli ippopotami e seppure ci vorranno ancora degli anni, possiamo dire che i faraoni erano tornati.

ATENE FRA LEGGENDA E MITO

Le grandi città dell’antichità sono sempre avvolte da misteri e leggende che ne narrano le origini, il mito e l’importanza che assumerà la città nel tempo ne rafforza il fascino, come nel caso di Atene il cui nome stesso ha origini leggendarie.

Fra queste, la più plausibile, si fa per dire, trova la disputa (che combinazione!) fra due Dei dell’olimpo, Atena e Poseidone, che volevano entrambe essere i protettori del villaggio ma soprattutto erano, fra gli Dei, quelli che ancora non avevano preso in consegna nessuna città e Zeus si stava, per questo, arrabbiando.

Neppure Zeus in persona riuscì a mettere d’accordo i due contendenti, allora Atena ebbe un idea (nei secoli futuri molti uomini discuteranno nel bene e nel male di questa idea).

Atena sfidò Poseidone in un duello inusuale, riunì tutto il popolo del villaggio nella piazza principale (precedente che favorì abitudini difficili da estirpare e produsse nei secoli molteplici copiature) e disse che sarebbe stato lo stesso popolo a decidere chi doveva, fra i due litiganti, essere il loro protettore (… attenzione a nominare quella parolina magica che è la Democrazia, perché questa pratica sembra più vicina all’elezione del boss mafioso in un clan) e ciò sarebbe avvenuto a seguito del giudizio del popolo su un dono che i due avrebbero fatto al villaggio (potete comprendere come questa elezione possa sembrare ambigua agli occhi nostri in periodo di tangenti e pratiche di acquisto dei voti popolari).

Ebbene Poseidone fece comparire un magnifico cavallo, mentre Atena fece nascere dal terreno un ulivo.

La folla iniziò a discutere, crediamo soprattutto perché si aspettavano di meglio da due Dei, comunque le fazioni pro e contro questo o quel dono si fecero sempre più serrate, furono organizzati sondaggi e si andò alla conta dei voti per alzata di mano, ma non venne valicata la soglia della maggioranza, per palese scarsità di correttezza da parte di chi contava, allora si procedette al voto segreto e ne uscì vittoriosa Atena.

I soliti commentatori politici indicarono la ragione della vittoria nel dare all’ulivo il simbolo della pace contro quello della guerra, rappresentato dal cavallo di Poseidone.

Crediamo più prosaicamente che abbia vinto Atena perché era anche una bella… Dea e Poseidone era un po’ bruttino (a conferma che l’immagine viene prima di altre considerazioni anche nell’antichità e non solo per le veline del XXI secolo).

Così Atena divenne protettrice del villaggio che in suo onore venne ribattezzato ATENE mentre per consolare, ma anche per non irritare troppo Poseidone, il popolo fece erigere un grande tempio in suo onore.

IL VILLAGGIO CHE DIVENNE ATENE

Ogni cosa ha un suo inizio ma quando si tratta di questioni riguardanti l’antica Grecia allora tutto diviene mitologico e misterioso… eppure ogni cosa ha un suo inizio!

Abbiamo visto nascere Micene e rimanendo in Grecia parliamo di un villaggio che avrà un futuro glorioso.

Infatti in questo periodo registriamo anche l’avvento del primo Re di un villaggio greco che, solo dopo l’immancabile leggenda, prenderà il nome di Atene.

Il Re di un piccolo villaggio era poca cosa, un reucolo e quello in questione si chiama Cecrope, nato da madre sconosciuta e da padre sospetto, cosa che lascia spazio a tante infruttuose supposizioni ma forse più semplicemente gli ineffabili esperti non hanno cercato bene anche perchè risulta avesse un corpo da uomo con la coda di serpente.

Quindi … non occorre essere un CSI o avere a disposizione il DNA per intuire che o il padre o la madre fosse un rettile.

Immaginiamo la frustrazione e la vergogna di questo poveraccio e soprattutto che dramma trovarsi dei vestiti idonei.

In ogni caso vi erano anche dei lati positivi e sarà anche per questo che nessuno si oppose alla sua ascesa al trono.

A questo Re vengono attribuiti una serie di interventi sociali, come l’abolizione dei sacrifici cruenti (quelli non cruenti valevano ancora), il principio che ognuno poteva avere solo una moglie (decisione presa dopo aver constatato la fatica degli uomini a gestirne più di una…), preso atto che lui con le donne non aveva grande fortuna … magari era anche bello … davanti … ma poi come si fa a nascondere il restro …

Inoltre egli introdusse la scrittura e l’uso di seppellire i morti (decisione presa per aumentare il decoro cittadino) infatti prima i morti li lasciavano lì dove si trovavano, nessuno osava toccarli con la conseguenza che dopo un po’ erano più i morti che i vivi …

Possiamo solo lasciarvi immaginare come poteva essere questo villaggio prima di queste riforme … ah Il nome di Atene avvenne in seguito e fu naturalmente ammantato da strane storie, dette leggende di cui vi illustreremo le nostre interpretazioni nel prossimo episodio.

MICENE: LA LEGGENDA DELLE ORIGINI

Come spesso accade per raccontare le origini delle città dell’antica Grecia, anche per la città di Micene troviamo, in gran quantità storie e leggende che a modo nostro vi andiamo a raccontare.

All’inizio vi era un certo Argo figlio di dei e dio anch’esso.

Tipo piuttosto focoso e suscettibile che fondò una città chiamata proprio col suo nome e che aveva la particolarità di essere illuminata sia di giorno che di notte da grandi falò.

Per alcune generazioni, gli antenati di Argo regnarono indisturbati sulla città, finchè al Re Abante toccò la sfortuna di avere due gemelli, Acrisio e Preto, che ovviamente entrambe ambivano alla successione.

I due lottarono a lungo ma alla fine prevalse Acrisio e Preto fuggì rifugiandosi a Tirinto, città che non aspettava altro che arrivasse un tipo focoso per farlo diventare Re.

Secondo il mito, dal matrimonio del Re Acrisio nacque una figlia: Danae, golosissima di Yogurt.

Il Re Acrisio, di lì a poco, ebbe un incubo nel quale veniva ucciso dal figlio della figlia e siccome la figlia, che oltretutto era una bella ragazza (ciò la rendeva ancora più pericolosa), a quel momento non aveva ancora avuto figli, per sicurezza pensò bene di rinchiuderla in un appartamento sotterraneo.

Qui la storia inizia a dare segni di schizofrenia, state attenti e non perdete il filo…

Venuto a sapere che c’era una bella ragazza, sola, rinchiusa in un appartamento, Zeus, Re degli Dei e anche un bel birbante, raggiunse la bella donzella, tramutandosi il pioggia d’oro (avrebbe potuto tramutarsi in tante altre forme, finanche in acqua normale, ma lui era il Dio dei Re… ed era molto teatrale) e con lei fece… plin plin (la parola sesso non si addice agli Dei).

Dai due nacque un figlio di nome Perseo, dal fatto che era un po’ perso, avendo vissuto sempre rinchiuso sottoterra con la madre.

Quando Acrisio seppe la notizia andò su tutte le furie, prese madre e figlio e li chiuse in una cassa, abbandonandoli in mare aperto.

La sfortuna volle che la cassa arrivò integra su un isola e tornati in libertà, facendo l’autostop, i due tornarono a casa.

Acrisio, spaventato si rinchiuse, allora, in una rocca.

Il tempo passava e con esso i dissapori, ma un giorno durante un meeting di atletica a cui Perseo partecipava come scarso lanciatore del disco, l’antico incubo del Re Acrisio si avverò.

Da un lancio di Perseo, maldestro e involontario, il disco colpì Acrisio che stramazzo al suolo.

Perseo divenne così Re di Argo ma, non sentendosi degno di succedere ad un Re che aveva involontariamente ucciso, propose al cugino Megaponte, noto costruttore edile del tempo, succeduto al padre Preto come Re di Tirinto, di prendersi cura anche del suo regno che aveva ereditato, parliamo di Argo, così Megaponte divenne Re di Tirinto e di Argo.

Perseo se ne andò portando con sè solo il suo fidato gatto, però, essendo incapace di vivere normalmente (ricordiamoci della sua infanzia), si accasò altrove,  fondando Micene, forse in onore del suo amato compagno di viaggio; Micene divenne, in seguito, la capitale del regno … così è se vi pare.

LA CIVILTA’ MICENEA

Come abbiamo già avuto modo di raccontare, mentre nel vicino medioriente e in Egitto si sviluppano i tumultuosi avvenimenti con popoli e civiltà fervide e piene di sorprese, anche nela penisola Greca si erano affacciati popoli interessanti, fra i quali gli Achei.

Questo popolo aveva iniziato ad evolvere e a far emergere una sua cultura specifica, fondando alcuni agglomerati indipendenti ma uniti nelle tradizioni fondanti.

In questo periodo si inizia a parlare della civiltà micenea.

Questa, cosiddetta, civiltà porta il nome dalla sua più antica città, Micene.

Micene era un antico agglomerato  dove prosperavano una quantità varia e inusitata di gatti, detti dagli autoctoni mici e da qui i vicini l’hanno iniziata a chiamare Micene, la città dei mici.

Tutta la vita del villaggio era incentrata sulla convivenza con i gatti e il ritmo delle attività ne seguiva l’esempio, non è chiaro se fossero gli uomini a seguire il ritmo e le modalità di vita dei gatti oppure il contrario, in ogni caso fonti disturbate mentalmente ci dicono che uomini e gatti dormivano insieme, non si sa bene nella cuccia o nel letto, mangiavano insieme … nella stessa ciotola, e facevano altro che è bene non riportare in dettaglio.

Poche cose sono state tramandate da questo strano villaggio, come ad esempio l’assoluta mancanza di topi, oppure il famoso canto alla luna e ancora la danza di accoppiamento degli abitanti detta “le fusa”.

Ciò nonostante, aldilà delle stranezze dettate dal nostro spirito di fantasiosa e sorridente narrazione … è da qui che prende piede e si sviluppa una delle più grandi e meravigliose civiltà che cambierà il mondo… miao.

LE ORIGINI E IL MITO

E’ bene sapere che sulle origini di questa città come di altre in queste zone se ne sono dette di ogni colore.

Le origini e il mito di questa civiltà, peraltro, vengono raccontate con dovizia di avventure e fantasie che tutto hanno, tranne la lontana possibilità di essere vere, infatti non si capisce mai dove inizia la leggenda e dove la realtà, perciò è lecito che anche noi possiamo interpretare tutte le fonti come riteniamo più consono al nostro percorso.

Comunque ci corre il dovere di darvene un sunto passabile, tralasciando il romanticismo e l’epica retorica tipica degli esperti di questa materia … non perdete il prossimo episodio.

HITTITI: IL RE MURSILI I°

Gli Hittiti, dopo aver sfogato la loro rabbia e il loro risentimento verso il vicinato lasciarono che ad essere sempre iroso e instabile fosse il loro Re che in questo modo li rappresentava ed era il continuatore della tradizione.

Perciò i vari Re avevano sempre più accentuato questo segno caratteristico di persone sempre irose e arrabbiate.

Questo Re, Mursili, viene ricordato come un cane che morde, da qui il suo nome Morsili; sempre arrabbiato, ad abbaiare contro il mondo e passa alla storia come colui che ringhiando conquista e annette la città di Aleppo e saccheggia Babilonia proprio in ossequio a questa sua innata violenza.

Egli viveva nel suo palazzo, chiamato il canile e quando vi erano le adunanze veniva tenuto al guinzaglio, per questione di protocollo di sicurezza, sembra che fosse goloso di croccantini e faceva almeno una volta al giorno una passeggiata nei giardini.

Peraltro dobbiamo considerare che il Re era l’unico che giocava alla guerra, insomma faceva tutto da solo con il potere del proprio spaventoso ringhio mentre tutti gli altri nobili stavano lì, belli tranquilli, a guardare seduti in panchina ed è per questo che l’assemblea nobiliare ittita venne chiamata Panku.

Potrebbe sembrare una situazione di equilibrio istituzionale stabile ma così non fu ed egli morì, anzi, fu assassinato dal cognato, un certo Hantili, che si era stufato di stare in panchina e voleva giocare.

Questo fatto diede inizio ad una lunga serie di faide familiari, sempre nel rispetto delle caratteristiche della famiglia reale che si esprimeva abbaiando, mordendo e con ciò terrorizzava la popolazione, la quale assisteva a questo film dell’orrore come degli spettatori, vagamente interessati, seduti in prima fila sulla Panku… appunto, con tanto di bibite e scorpacciate di popcorn.

SANTORINI E IL MITO DI ATLANTIDE

Ci sono avvenimenti della storia che rimangono impressi come simbolo, a volte sono avvenimenti positivi ma a volte sono avvenimenti che raccontano disastri, spesso, a distanza di tanti anni non si intuisce se fu leggenda o realtà.

Questo è il caso di quanto accadde all’isola di Santorini, nel mar Egeo, in quel mare dove iniziavano a fiorire civiltà leggendarie come quella cretese di cui abbiamo già parlato.

L’isola sprofondò per causa di una tremenda eruzione vulcanica che causò danni in tutto il mediterraneo orientale e fin qui è tutto documentato, perciò realtà, cruda e non leggenda.

Ma allora cosa ci può essere in questa calamità per consentire di sorridere?

Intorno a questo fatto sono fiorite storie bizzarre.

Intanto diciamo cosa succedeva nello stesso momento nell’altro emisfero, infatti mentre tutto ciò accade, in Cina, sale la seconda dinastia Shang con il suo primo imperatore Da Ding grande appassionato di giochi da tavolo e inventore dei dadi, un fatto e un vizio che condizionerà tutto il popolo Cinese, che si diede al gioco in tutte le sue forme … ovviamente con l’ausilio dei neonati Dadi che venivano usati per ogni decisione da prendere, lasciando al fato le scelte da fare, così i dadi diventano l’oggetto indispensabile che tutti Cinesi dovevano avere con sè.

Morale: mentre nel mediterraneo veniva distrutto tutto dal vulcano, in Cina giocavano a dadi … questo la dice lunga sulla filosofia di vita dei due emisferi.

Tornando dalle nostre parti, sopra ogni cosa, però, in questo drammatico periodo gli esperti hanno preso anche in questo caso un granchio enorme, avvalorando con questa eruzione la scomparsa della mitica terra di Atlantide…

Ma se era nell’egeo non poteva essere nell’atlantico!

Supportati da scrittori, storici, filosofi e pensatori allo stato brado, viene lanciato nell’immaginario collettivo questa fantasia sulla mitica terra di Atlantide, una sorta di paradiso terrestre che nonostante gli innumerevoli sforzi non è mai stata trovata.

Ora i casi potrebbero essere tre:

  1. gli esperti del tempo erano scarsi in geografia, tesi che può anche stare in piedi.
  2. il passaparola, fra eruditi del tempo che parlavano lingue diverse ha creato una confusione di luoghi e nomi, tesi fin troppo benevola e scientifica su cui si potrebbero costruire alibi per gran parte dei fatti riportati dell’antichità.
  3. Tutte le persone di quel tempo assumevano erbe non convenzionali … fatto che giustificherebbe in seguito anche le visioni Omeriche.

Potrebbe anche essere una miscela di tutto questo e che ha creato l’effetto di tutte queste cose messe insieme, il che spiegherebbe la dovizia di particolari fantasiosi e l’elemento leggendario che questa questione ha assunto nel tempo … ma il tempo è galantuomo e di Atlantide … nemmeno l’ombra.

IL RE DEGLI OTTUSI: HATTUSIL I°

Gli Hittiti si erano trasformati in un popolo ottuso e il Re degli Hittiti, quindi degli ottusi che governava dalla nuova capitale di Hattusa era perciò il “primo degli ottusi” .

Egli era  “figlio di un fratello di Tawananna”, moglie del mitico re Labarna, famosa per la sua pigrizia e per il sonno pesante e della sua cantilena che faceva dormire (per questo motivo dal suo originale nome Tawa gli aggiunsero il suffisso nanna).

Hattusil fu chiamato dal suo popolo a regnare al posto della zia, per evitare che tutto il popolo cadesse in un lungo letargo, bandendo la zia e vietando qualsiasi filastrocca o ninna nanna e punendo violentemente tutti coloro che le praticavano, si mormora che dalla sera e per tutta la notte ci fossero ronde di ispettori che giravano per la città per controllare che nessuna ninna nanna potesse aver luogo.

Il Re non ebbe molta fortuna a livello familiare, infatti sua moglie fu Kaddusis così chiamata perché non si reggeva in piedi, cadeva continuamente.

Si conoscono alcuni suoi figli: Huzzivas, governatore di Tappasanda che fu deposto in quanto ribelle contro il padre e quindi diseredato; Labarna (figlio di una sorella però adottato da Hattušil che lo mandò a fare il sacerdote); la figlia Hastayar il cui figlio diventerà l’erede al trono; Mursilis.

Hattusil, ottuso fra gli ottusi, era considerato un attaccabrighe e durante il suo regno condusse il popolo degli Hittiti a combattere contro tutti i suoi vicini finchè, daglie e ridaglie, non fu ferito mortalmente.

HITTITI: L’ERA DEGLI OTTUSI

Non c’è da stupirsi se nel panorama dei popoli stressati di questa epoca capiti che, dopo innumerevoli peripezie, qualcuno possa anche entrare in una specie di coma dell’intelligenza e trasformarsi in un popolo sostanzialmente ottuso.

Questo sembra proprio che sia accaduto agli Ittiti, prima emarginati, governati da Re “particolari” ed infine divenuti saccheggiatori senza pietà e senza scopo.

Un curriculum penoso che ha portato questo popolo nel 1650 a.C. a riconoscersi in tale condizione e che per poter far conoscere al mondo la propria situazione mentale, elesse il proprio Re con il nome di Hattusil I, che tradotto significa “il primo degli ottusi “, di cui parleremo più diffusamente la prossima volta.

HATTUSA: UNA CAPITALE SU MISURA

Da un Re con tale nome non ci si poteva attendere che la conferma del suo significato.

Ciò avvenne quasi subito, quando il Re impose il trasferimento della capitale del regno in una nuova città fatta erigere per consacrare al mondo e ai posteri le “virtù” intellettuali contemporanee.

La città non poteva che chiamarsi Hattusa, ovvero, “ottusa”.

La particolarità di una città ottusa dalle sue fondamenta è visibile nella stagnazione di ogni evoluzione, persino nel linguaggio ma, peggio, anche nelle semplici discussioni.

Ognuno rimane del proprio parere, perché non è abilitato a comprendere l’altro.

Le discussioni o finiscono a botte, oppure non hanno proprio fine.

Sembra che il gotha della scienza si fosse riunito in assemblea permanente per scoprire il motivo per il quale uno più uno dovesse fare due; non ci è dato di sapere se in qualche angolo remoto dell’aldilà, tali figuri, stiano ancora discutendo.

LA VENDETTA DEGLI HITTITI

Il popolo Ittita aveva covato verso il resto del mondo un astio tutto sommato anche giustificato.

Negletto ed emarginato, il popolo Ittita aveva una sola colpa, ovvero quella di emettere dell’odore dopo soli tre giorni di frequentazione, cosicchè il popolo veniva respinto ed indotto ad un nomadismo senza fine.

A tutto questo gli Ittiti volevano porre fine ed arrabbiati col mondo intero presero a devastare tutto ciò che incontravano nel loro peregrinare.

Avrebbero fatto meglio a lavarsi e profumarsi, ma che cosa volete farci, non tutti sono così immediati nella logica.

Fu in questa foga un popolo corridore, nel senso che non si fermavano mai.

Per poter interpretare al meglio le attitudini e le volontà di questo popolo, i loro Re erano sottoposti ad importanti test atletici e di resistenza, dovevano essere infatti coloro che davano l’esempio e per impersonare meglio questo spirito, al posto della corona, gli veniva dato un berretto da atleta e si potevano riconoscere per le loro sfolgoranti scarpe da ginnastica sempre all’ultimo grido.

Tutto funzionò per molto tempo fino a quando un Re, stanco per definizione, si rifiutò di continuare a correre e chiuso nel suo palazzo, riflettendo sulle tradizioni popolari, dedusse che occorreva effettivamente continuare a correre ma per devastare il mondo e per far ciò bastava costruire un carro…

A voi sembrerà anche una banalità ma è dalle banalità che nascono le tragedie; così egli nella sua inetta pigrizia inventò il primo carro da guerra ovvero l’antenato del carro armato.

Il suo nome era Labarna, che assomiglia più ad un liquore, anzi ad un amaro, visto gli effetti provocati; era il 1675 a.C. e il popolo Ittita si riverserà nei territori adiacenti sfogando la loro collera contro il mondo in una sorta di ottusa vendetta.