MICENE: LA LEGGENDA DELLE ORIGINI

Come spesso accade per raccontare le origini delle città dell’antica Grecia, anche per la città di Micene troviamo, in gran quantità storie e leggende che a modo nostro vi andiamo a raccontare.

All’inizio vi era un certo Argo figlio di dei e dio anch’esso.

Tipo piuttosto focoso e suscettibile che fondò una città chiamata proprio col suo nome e che aveva la particolarità di essere illuminata sia di giorno che di notte da grandi falò.

Per alcune generazioni, gli antenati di Argo regnarono indisturbati sulla città, finchè al Re Abante toccò la sfortuna di avere due gemelli, Acrisio e Preto, che ovviamente entrambe ambivano alla successione.

I due lottarono a lungo ma alla fine prevalse Acrisio e Preto fuggì rifugiandosi a Tirinto, città che non aspettava altro che arrivasse un tipo focoso per farlo diventare Re.

Secondo il mito, dal matrimonio del Re Acrisio nacque una figlia: Danae, golosissima di Yogurt.

Il Re Acrisio, di lì a poco, ebbe un incubo nel quale veniva ucciso dal figlio della figlia e siccome la figlia, che oltretutto era una bella ragazza (ciò la rendeva ancora più pericolosa), a quel momento non aveva ancora avuto figli, per sicurezza pensò bene di rinchiuderla in un appartamento sotterraneo.

Qui la storia inizia a dare segni di schizofrenia, state attenti e non perdete il filo…

Venuto a sapere che c’era una bella ragazza, sola, rinchiusa in un appartamento, Zeus, Re degli Dei e anche un bel birbante, raggiunse la bella donzella, tramutandosi il pioggia d’oro (avrebbe potuto tramutarsi in tante altre forme, finanche in acqua normale, ma lui era il Dio dei Re… ed era molto teatrale) e con lei fece… plin plin (la parola sesso non si addice agli Dei).

Dai due nacque un figlio di nome Perseo, dal fatto che era un po’ perso, avendo vissuto sempre rinchiuso sottoterra con la madre.

Quando Acrisio seppe la notizia andò su tutte le furie, prese madre e figlio e li chiuse in una cassa, abbandonandoli in mare aperto.

La sfortuna volle che la cassa arrivò integra su un isola e tornati in libertà, facendo l’autostop, i due tornarono a casa.

Acrisio, spaventato si rinchiuse, allora, in una rocca.

Il tempo passava e con esso i dissapori, ma un giorno durante un meeting di atletica a cui Perseo partecipava come scarso lanciatore del disco, l’antico incubo del Re Acrisio si avverò.

Da un lancio di Perseo, maldestro e involontario, il disco colpì Acrisio che stramazzo al suolo.

Perseo divenne così Re di Argo ma, non sentendosi degno di succedere ad un Re che aveva involontariamente ucciso, propose al cugino Megaponte, noto costruttore edile del tempo, succeduto al padre Preto come Re di Tirinto, di prendersi cura anche del suo regno che aveva ereditato, parliamo di Argo, così Megaponte divenne Re di Tirinto e di Argo.

Perseo se ne andò portando con sè solo il suo fidato gatto, però, essendo incapace di vivere normalmente (ricordiamoci della sua infanzia), si accasò altrove,  fondando Micene, forse in onore del suo amato compagno di viaggio; Micene divenne, in seguito, la capitale del regno … così è se vi pare.

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