IL PRIMO FARAONE

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Abbiamo lasciato il popolo dell’antico Egitto alle prese con la scelta del primo capo, dopo l’infelice esperienza precedente.

La questione venne risolta intorno al 3100 a.C. e a risolverla fu un certo Narmer o Menes (qui le notizie cambiano se provenienti da nord o da sud in quanto nessuna delle due terre voleva passare alla storia come quella che subì il primo vero Re dell’Egitto unificato), gli esperti lo chiamano in modi diversi, tanto che ci sfiora il dubbio che in realtà fossero in due.

Egli era infatti un allevatore del nord ma originario del sud e aveva capito che il futuro della regione stava nel comportamento delle bestie che allevava.

Era, infatti, titolare della ditta “Dai polli alle Faraone” e, acuto osservatore del suo bestiame, aveva intuito che la Faraona era rispettata ed adorata dal resto del pollame e che pertanto non poteva essere discussa, pena una mortale beccata.

Questa teoria istituzionale fu vincente a tal punto che egli si fece nominare “Faraone di tutto l’Egitto”, benchè uomo e non donna, cambiando la natura matriarcale del pollaio.

L’operazione fu possibile grazie allo sguinzagliamento contro i suoi avversari di tutto il potenziale del suo allevamento, faraone e tacchini compresi.

Di fronte a questa inedita tattica militare gli abitanti della regione non seppero opporre nulla di concreto, non erano abituati a farlo, e fecero proprio la figura dei polli.

Essi divennero dei veri sudditi del Faraone, nella incosciente  speranza che, almeno, qualche decisione saggia, il novello tiranno, magari, la potesse prendere … prima o poi.

La Consacrazione

Menes era ossessionato dal fatto che non voleva passare per pollo … cioè per un suddito qualsiasi e per non farsi ridere alle spalle dai suoi simili, decise, di fronte alla constatazione che il palazzo reale era in un punto considerato umido e in mezzo al Nilo, che dovesse essere il Nilo a cambiare strada.

E così fece innalzare una muraglia che fece deviare il corso del fiume, sbalordendo il mondo intero e facendosi anche consacrare come un dio.

In realtà nessuno si fidò mai di quella trovata  e tutti coloro che si recavano a palazzo, prima facevano testamento; questo contribuì a far crescere il terrore verso il palazzo e il conseguente distacco del popolo verso il suo Faraone.

Nel prossimo articolo guarderemo in particolare l’attività e le decisioni prese da questo primo Re D’Egitto.

GLI ANTICHI EGIZI

I PRIMI PASSI

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Mentre i “Sumari” facevano i primi ragli nella storia, come sicuramente avrete letto negli articoli precedenti, poco più in là, un’altra civiltà iniziava il suo percorso.

Inizialmente non era un soggetto interessante e la cronaca non è degna di nota ma poi le cose iniziarono a complicarsi e come abbiamo avuto modo di vedere in precedenza, la valle del Nilo era divisa fra il nord e il sud.

Anche in questa parte della terra la pratica della scelta del capo era stata assimilata ma come dice bene il proverbio “non tutte le ciambelle vengono col buco” e questa ciambella trovò un vistoso intoppo che cambiò la faccia della terra e il corso della storia.

IL PRIMO CAPO

Avvenne così che nel sud dell’Egitto, dove ricordo, il capo aveva vita più breve, comparve l’inevitabile soggetto castigamatti, poco incline ad assoggettarsi alle regole imposte al malcapitato capo di turno.

Il soggetto comparso era piuttosto vendicativo ed ostico ed è possibile che queste caratteristiche furono anche alla base della scelta effettuata sul suo conto, basato sul concetto che se fosse stato il capo, dopo poco sarebbe stato eliminato, risolvendo in modo definitivo la sopportazione verso tale soggetto; “due piccioni con una fava”, avranno pensato i cittadini del sud.

Egli iniziò a non accettare le conseguenze dei suoi, pur innumerevoli, errori, superando la logica della defenestrazione e diventando spavaldo tanto da impedire la destituzione anche formale e così, di fronte alla irritazione dei suoi “elettori”, ha iniziato a difendersi, talvolta anche attaccando, punzecchiando tutti coloro che lo avvicinavano e da questa originale reazione venne chiamato “scorpione”; Con tale nome passerà alla storia come il vero primo capo dell’antico Egitto, nonostante quello che gli esperti, in modo balbettante, hanno tentato di spiegare questo fatto, tacciandolo per leggenda.

Più che capo dovremmo parlare di tiranno, temuto e malvoluto visto che non mollerà il comando fino alla sua dipartita naturale.

Ritratto del primo vero capo

La notizia di questa novità istituzionale e sociale si sparse in ogni angolo della terra e ciò produsse nuove speranze per i capi in carica presso gli altri popoli e parallelamente crebbe il timore fra le genti e i popoli che il virus tirannico potesse attecchire anche fra di loro.

La metamorfosi della natura del capo portò ad uno scontro fra il sud, fedelmente e forzatamente allineato con il proprio capo “scorpione” e il nord che vedeva in questa novità organizzativa della società, un pericolo concreto che andava a minare i principi cardine della loro filosofia di vita basata sulla “selezione naturale” della classe dirigente.

Lo scontro divenne ancora più acuto alla morte del capo “scorpione” quando si dovette procedere ad eleggere il suo successore e scegliere se doveva avere le stesse caratteristiche oppure tornare alla tradizionale “selezione naturale” che rendeva la professione del capo decisamente precaria.

Nel prossimo articolo entreremo ufficialmente nella storia di questo straordinario antico popolo, scopriremo le dinamiche della successione al comando e la fondazione di un nuovo e primo grande regno.

IL PRIMO RE SUMERO

Ca-Valli

Correva, infatti, l’anno 2550 a. C. quando i Somari, gelosi della centralità storica assunta dal vicino Egitto, (di cui parleremo prossimamente) vollero essere altrettanto attivi e presenti nella cronaca d’epoca.

A questo riguardo si dedicò assiduamente un Somaro Uricco di Uruk, il cui nome non conosciamo anche se è probabile che ne avesse avuto uno … costui volendo imitare i faraoni d’Egitto, comprò le altre città Somare e venne perciò da tutti riconosciuto come il “Re dei Somari”. Non è ben chiaro se questo fosse da ritenersi un grande onore, visto che oltre a ragliare in modo regale egli si distinse anche per la durezza di comprendonio (da buon re di tutti i Somari non poteva essere che il più alto esempio).

Con questo gesto anche i Somari potevano dire di avere un regno, avendo un Re, ma ancora tanta strada dovevano percorrere prima di sentirsi alla pari con il vicinato. Avendo ancora tanta strada da fare si accorsero, geniale intuizione, che i loro mezzi di locomozione (i somari, gli asini, i muli) erano alquanto lenti e poco attendibili (quando si intestardivano non li spostava neanche un esercito).

Iniziarono, perciò, a guardarsi attorno per ricercare eventuali mezzi di locomozione più attuali e adatti al loro impeto di rincorsa storica. Vennero, così, a conoscenza di animali che correvano nella steppa, simili ai somari, ma un po’ più svegli.  Questi animali venivano chiamati “Valli” perché si diceva: “Valli a prendere se ci riesci” .

Una spedizione di Somari partì alla caccia dei “Valli” ma con esito negativo; solo dopo una soffiata ricevuta da un loro agente segreto di origine sicula appartenente al loro efficiente controspionaggio che gli annunciò: “Ca-Valli”, nel senso che vicino a lui c’erano i “Valli”, riuscirono a scovarli, ma essendo somari non compresero il senso della soffiata e pertanto giunti dinanzi ai sospirati animali, essi li chiamarono “CA-VALLI”.

Il fatto di averli individuati non significò averli anche convinti a portare i Somari in groppa. Per convincerli dovettero regredire fino all’età del suicidio organizzando dei tentativi che furono chiamati con il nome in codice “RODEO”. Furono però gli animali che si stufarono di essere maltrattati e disturbati, così si arresero. Tutto ciò passò alla storia come … la domesticazione del cavallo.

Con questa pillola di grande storia che ha reso perfettamente l’idea di questo popolo, possiamo abbandonarlo e nel prossimo articolo ci sposteremo nel vicino Egitto dove nel frattempo un’altro antico popolo aveva iniziato il suo cammino.

VITA DA SUMERI

CREDENZE PASSATEMPI E ALTRO

Abbiamo conosciuto, nell’articolo precedente, il popolo dei Sumeri e le loro città (dette ci-sta) ed ora ci accingiamo ad entrare nella vita quotidiana di questo popolo.

Occorre premettere che i Sumeri avevano anche delle loro idee sulla creazione dell’universo e sull’oltretomba, che fossero proprio loro non possiamo giurarlo, certamente si distinguevano dagli altri autoctoni indigeni e ne facevano una caratteristica sociale ben distinta, quasi come una setta, questo non toglie che delle idee di siffatte persone non ce ne può fregar di meno, tanto più che queste idee furono scritte dai loro esperti!!!

Impossibile, pertanto, per noi tenerne conto, vista la pessima calligrafia, nonostante che i nostri esperti hanno creduto di decifrarne il corretto contenuto.

Ora, noi non crediamo ai nostri esperti quando interpretano la bella calligrafia, figuriamoci in questo caso dove la traduzione da una pessima calligrafia risultasse una ulteriore deformazione fra colleghi che presumibilmente avevano lo stesso difetto … essere bugiardi!

GLI SCACCHI

Uno dei passatempi più in voga presso i Sumeri era la battaglia con i soldatini: Data la loro origine di popolo disordinato, si volle, almeno nel gioco, trovare un minimo di equilibrio e regole sensate.

Se ne incaricò la scuola che ideò questo strano quadrato a macchie nel quale i soldatini potevano muoversi. Nacque il gioco degli scacchi che all’inizio non aveva ne Regine ne Re, ma mamme e papà con intorno figli e zii.

Nella società tribale la famiglia era effettivamente un esercito… Col passare del tempo e le modificazioni sociali anche le pedine cambiarono look.

LA BUROCRAZIA

Parolaccia e pratica odiosa che da qualche parte doveva pur aver avuto inizio, questo moloch sciagurato e onnipresente difetto, o disgrazia sociale e istituzionale pone la sua nascita fra i “Somari” di Lagash, presso la locale scuola degli scribi. In questo luogo lo scriba Enikgal inventa il sistema amministrativo, padre di tutta la burocrazia e non contento realizza anche una precisa mappa fiscale, completando in questo modo la disgrazia.  

Il primo pensiero che gli balza fra i neuroni sembra quindi essere dettato dal desiderio, anch’esso insano, di far pagare le tasse ai cittadini, ma nel contempo il primo pensiero dei suoi concittadini è certamente quello di maledirlo.

Del resto l’evidenza di una notevole dose di sadismo di questo personaggio è per molti esperti indice di una altrettanto evidenza nel riconoscere i suoi cromosomi reincarnati in varie forme e giunti fino ai nostri giorni.

Le stimmate dello stato e delle sue leve di comando erano appena nate o abbozzate e mancava solo il tratto finale, ovvero colui che le incarnasse e le trasformasse in pratiche di potere.

Costui è il capo che inizia un percorso per arrivare ad essere Re … ma questo lo vedremo nel prossimo articolo.

LE CITTA’ SUMERE

Per governare queste città venne indetto un concorso annuale allo scopo di stabilire lo scemo del villaggio che era adibito ad ascoltare le lamentele e le magagne di tutti, facendo da giudice o da paciere.

Benché l’incarico fosse “a vita” il concorso era annuale perché in tale carica difficilmente si campava più di un anno.

IL RUOLO DEL CAPO 

La figura del capo era assai differente fra i primi popoli. Il capo nacque come capro espiatorio o come figura da punire. Pertanto la carriera del capo era una carriera a ritroso, per lo più sciagurata e comunque da evitare. 

Le prime società designavano i capi senza dar loro dei privilegi, anzi, essi venivano depauperati, confiscati di tutti i loro beni e mandati ad operare in quell’infausto incarico senza nessuna prospettiva. Di fatto non si poteva tornare indietro e quindi si trattava di una specie di condanna a morte. 

Vi furono anche dei suicidi, dopo la nomina, che testimoniano la imperfetta aderenza alla volontà popolare e allo spirito di servizio di quei popoli primitivi. 

Del resto lo spirito di sopravvivenza era ormai maturato in tutti gli ominidi e quindi non c’è da stupirsi se risultava così difficile eleggere un capo. Ben presto le cose cambiarono, anche perché questo atteggiamento verso una carica che doveva indicare cose importanti era contraddittorio. 

Infatti si può notare come, nonostante tutti sapessero il destino inevitabile di quella carica, sconvolge pensare che l’incaricato fosse insindacabile sulle decisioni da prendere. Ora, noi pensiamo, che con un destino così, chiunque non si impegnerebbe più di tanto ad azzeccare delle decisioni, lo farebbe solo per allontanare l’inevitabile fine, al contrario potrebbe accanirsi a sbagliare appositamente, giungendo ad una logica di vendetta finale del povero designato. 

Nonostante tutto, questo atteggiamento andò avanti per decine di anni, il che fa supporre che avevano necessità di far fuori una notevole quantità di persone e lo facevano designandole a quella carica.

Ma torniamo alle nostre “ci-sta” sumere.

A noi sono arrivate notizie di alcune delle città di questo popolo e dopo qualche riflessione standardizzata ci è venuto il sospetto che le informazioni tramandate fossero solo quelle deliberatamente volute da qualcuno.

Se così fosse, allora possiamo capire che si sia voluto rappresentare questo popolo e le sue città in modo decadente e rozzo… forse per facilitare gli insegnanti con concetti primitivi alfine di introdurre gradualmente i soggetti nelle complesse logiche della storia.

D’altra parte, città con nomi così, non potevano che far sorgere dei dubbi sulla sanità mentale di quel popolo oppure più verosimilmente sulle difficoltà logopediche di chi era addetto alla toponomastica.

Vediamone un riassunto fra le più importanti:

UR – Città composta a maggioranza da pigri, ma così tanto pigri da chiamare la propria città nel modo più breve possibile.

NIPPUR – Nella città potevano abitare solo i negativisti e i pessimisti e per entrarvi occorreva passare un severo esame di catastrofismo.

LAGASH – Peculiarità genetica degli abitanti di questa città furono le enormi ganasce da cui il nome stesso del luogo

URUK – Dove abitavano gli U-ricchi !!!

ERIDU – La città più allegra e felice dove gli abitanti riduno e riduno in continuazione

Ma i Sumeri furono artefici di particolarità sociali e organizzative insospettabili che vi racconteremo nel prossimo articolo.

I SUMERI

Siamo sicuri che non a molti interessa cosa sia successo quando l’uomo mangiava le radici degli alberi e camminava gattoni, così abbiamo voluto fare un piccolo passo in avanti andando a trovare le nostre elucubrazioni nei primi segni della storia, così come stucchevolmente ci piace ricordare.

La nascita dei grandi temi storici risale alla mitica nascita delle prime civiltà, termine pomposo per definire un popolo e le sue tradizioni.

Ebbene così proviamo ad inserirci nel tortuoso viaggio delle civiltà antiche che scolasticamente ci porta dinnanzi al primo popolo che tutti noi abbiamo studiato da piccoli e che nessun insegnante ha mai osato ignorare benché la maggior parte di essi ne abbiano soltanto sentito parlare o letto le tre striminzite paginette del libro di storia.

I SUMERI   

Fu così che un bel giorno, nella regione della bassa Mesopotamia, gli abitanti scorsero all’orizzonte un’orda di stranieri a cavallo di somari; si sa che gli stranieri, per definizione, hanno innumerevoli difetti, agli occhi degli autoctoni, ma questi erano proprio stranieri strani. Comunque sia, quel giorno, quando li videro arrivare, iniziarono a gridare, con il loro accento sardo-ciociaro-pugliese: ” arrivano i sumari !” che ben presto, per via del passa parola, divennero: ” arrivano i sumeri “.

Non è chiaro se il nome di questo popolo misterioso che arrivò in Mesopotamia verso il 3500 a.C., fosse dato più dall’animale che cavalcavano o dal fatto che fossero loro stessi dei somari.

Questa tesi ha dei fondamenti in quanto, fin dai primi contatti con gli autoctoni, questo popolo di “sumeri” si dimostrò all’altezza del loro nuovo nome. Essi si esprimevano in modo rozzo, quasi …. ragliando (appunto) e fu quindi necessario inventare una scrittura apposita e mandare tutti i figli di questi “sumari” ad impararla, istituendo perciò una scuola; il tutto per poter comunicare con gli altri, perlomeno per i bisogni primari, fare pipì ecc.; inoltre risulta avessero una pessima calligrafia, come risulta dai resti di tavolette incise arrivate fino a noi; gli esperti la chiamano scrittura cuneiforme, ma noi preferiamo ricordare che da allora nacque il detto: ” i bambini somari hanno una scrittura da zampa di gallina: “.

Comunque sia, grazie a loro, la storia umana conobbe la prima scrittura e la prima scuola; da questi fatti discende il detto: ” se non va bene a scuola è un somaro,  cioè sumaro”. 

Intorno al 3400 a.C. la presenza di sumari in questa regione divenne massiccia (insomma un popolo che si dava da fare), tanto che finirono per concentrarsi in ghetti che chiamarono città dal fatto che loro lì “ci-sta…”

Possiamo dire di tutto sui sumari, che furono dei buzzurri, ma non certo che fossero stupidi, perciò costruirono le loro “ci-sta” non molto distanti l’una dall’altra e misero in comune granaio e scorte di viveri, così che nel giro di pochi anni essi divennero autosufficienti.

Nel prossimo articolo analizzeremo meglio alcune di queste ci-sta e la loro organizzazione.

IL RUOLO DEI FIUMI

Fra le prime comunità storiche vi fu una enorme rilevanza del ruolo esercitato dai corsi fluviali presso i quali si svilupparono ed ebbero origine alcune comunità.

Il fiume era il denominatore comune delle prime comunità degne di nota, ma questa constatazione apparentemente ovvia e credibile suscita, ancora oggi, fra gli esperti di merito e non, un dibattito infuocato e denso di polemiche laddove esponenti delle antichissime comunità montane mettono in discussione questa modalità e classificazione, rivendicando il ruolo di primogenitura fra le prime comunità che si distinsero e che, noi, neutrali sostenitori della ragione quando ci viene più conveniente, non abbiamo dato seguito perché prive di quella delicata fantasia che regge tutto il nostro sforzo narrativo. Perciò ci accingiamo a dissertare sulle prime comunità fluviali partendo proprio dalla descrizione dei fiumi che ne sono i protagonisti.

IL NILO

Geograficamente si sà dove sbuca ma non si sà dove nasce, infatti su questo punto se ne raccontano tante ma la verità non la sa nessuno. Una ardita teoria vuole che le acque del fiume seguano una corrente strana che dal mare va verso l’interno e secondo questa teoria, quindi si saprebbe da dove nasce (il mare) ma non dove sbuchi …

Il suo nome trae spunto dal suo scopritore che stava cercando il suo amico di nome Danilo, disperso nel deserto, la ricerca era risultata vana e le forze del nostro eroe stavano oramai venendo meno, tanto che dopo poco non riuscì più a chiamare il suo amico per intero, la voce spezzata iniziò a far mancare una lettera… e poi un’altra ancora fino a chiamarlo … Nilo.

Così fu che quando venne trovato esanime dagli indigeni, egli continuava a farfugliare quel nome … Nilo…Nilo…, essi pensarono che quella parola significasse acqua e lo portarono in riva ad un fiume, ma egli, oramai, colto da insolazione cerebrale, non si riprendeva, cosicché, per fargli piacere, da quel momento anche gli indigeni chiamarono quel fiume … Nilo!

IL TIGRI

Questo corso d’acqua prende il nome dai formaggini locali molto in voga, fatti con puro latte di felino. Si ritiene che nelle acque di questo fiume vi fossero residui importanti di latte felino lasciato dalle tigri neo-mamme che preferivano questi luoghi come ideali per il soggiorno del periodo post parto e allattamento.

L’EUFRATE

Così chiamato per via del suo scopritore dal nome sconosciuto ma dalla professione certa, era infatti un frate di origine europea che aveva scoperto la macchina del tempo ed era andato a fare una passeggiata nella preistoria; mentre passeggiava in riva ad un fiume venne raggiunto e superato da un drappello di ominidi dell’epoca della corsa.

Non potendosi fermare, a quell’epoca era estremamente pericoloso, gli ominidi si ricordarono ad ogni passaggio da quel posto che lì avevano incontrato un frate europeo che poi, nel tempo, divenne “eu-frate” per semplicità del loro ancora povero linguaggio.

IL FIUME GIALLO

Tutti potrebbero pensare che il colore del fiume ne determinasse il nome, invece il nome deriva da una altissima concentrazione di cultori della narrativa investigativa che fecero la loro prima convention mondiale in riva a questo fiume …

E’ l’acqua del fiume che col tempo si è fatta condizionare da quel appuntamento che puntualmente si ripetè per anni.

Gli esperti (che noi citiamo solo per dovere professionale e di alto senso democratico … perché altrimenti non dovremmo neppure farci caso) danno credito ad una leggenda raccolta fra i pettegolezzi delle fonti anali che narra di un gigante (forse un ghiacciaio dell’età della corsa ???) che soffriva di litterizia e usava farsi enormi salassi di sangue giallo che versava copiosamente a valle creando il fiume di cui stiamo parlando. Vorrei solo fare notare che, a patto di sostenere che il gigante sia tuttora vivo e vegeto e continua a farsi i salassi, non si spiega come mai il fiume continua a scorrere copiosamente. Gli esperti, inoltre, fanno risalire la crescita dei primi limoni proprio in riva a questo fiume (è forse l’unica notizia a cui potremmo distrattamente dare un minimo di credito).

L’INDO

Il suo nome è  il frutto di una deformazione professionale del suo scopritore che, appassionato di lirica, trovò il rumore del fiume vagamente riproducente  un’aria in Do Maggiore. Per sua sfortuna, però, egli era solo un soldato semplice e per essere conseguente e disciplinato fu costretto a togliere il maggiore.

Siamo quindi pronti, nei prossimi articoli, a farci coinvolgere dalle antiche civiltà che si aprono alle nostre menti, ai nostri sogni e ai nostri incubi … senza che ce ne vogliano a male anche a sorriderci sopra con discreta fantasia.

IL IV MILLENNIO a.C.

Stonehenge Età Della Pietra - Foto gratis su Pixabay

Iniziamo il nostro lungo peregrinare dal IV millennio a.C. anche se dobbiamo lamentarci di un difetto congenito presente in tutte le fonti utilizzate e che denota una scarsa attenzione e precisione nella collocazione degli eventi in senso temporale.

In questi primi secoli della storia le date esatte sono una pia illusione e questo innervosisce enormemente, sarebbe bastato un poco più di attenzione ed educazione verso il prossimo, per esempio inserendo sui documenti una data e tutto sarebbe risultato più semplice,  invece chiunque scriveva , lasciava lì… senza indicazioni … tanto qualcuno che butterà via del tempo a decifrare lo si trova sempre, perciò:

Lezione numero uno (lesson one) … Quando intendete scrivere qualcosa, per favore, datatela, metteteci un riferimento, fate qualcosa, non lasciate tutto anonimo … fatelo per pietà di noi viaggiatori della storia che altrimenti rischiamo davvero di dare i numeri a caso, almeno per quelli che verranno dopo di me, sempre che ce ne saranno altri pazzi simili …

Bando alle premesse e iniziamo questo travolgente percorso storico.

Intorno al 3200 a.C. si evidenziarono le prime differenziazioni fra il nord ed il sud; Che nessuno si stupisca che il problema è così antico.

Siamo nella valle del Nilo e succede che alcune fattorie del nord pensarono bene di unirsi in una cooperativa agricola, per meglio far funzionare le sinergie delle loro coltivazioni e tentare di esportare i loro prodotti; inoltre l’unione consentì di eleggere un… un… “tipo l’uomo del monte…” che di volta in volta decideva quale coltura o allevamento fosse più opportuno e questo fu molto utile per standardizzare e industrializzare la produzione, ma fu un disastro quando l’uomo di turno sbagliava indicazione; infatti il ruolo era da considerarsi stagionale e un soggetto poteva durava non più di due o tre stagioni, perché è statisticamente difficile azzeccare quattro stagioni di fila e difficilmente di fronte alla prima stagione dannata egli sopravviveva all’ira dei contadini.

A tale proposito il lettore è preparato e non si stupirà se nella storia vi troverà, spesso, anni di carestia e anni d’abbondanza.

Quando la notizia si sparse a sud della valle, anche laggiù non vollero essere da meno e iniziò in poco tempo un tumulto d’opinione che fece unire tutti i camping del sud in un unico villaggio semovente dove una sorta di antenato di una agenzia di viaggio o pro loco stabiliva le collocazioni e i movimenti dei vari camping in funzione delle previsioni delle piene dei fiumi adiacenti.

Queste previsioni erano oltre modo impossibili, data la natura capricciosa e poco collaborativa del fiume, così da determinare  sciagure e annegamenti con conseguente sparizione di camping. 

L’astuzia degli indigeni nel creare questo capo federazione fu immensa, perché provarono finalmente il  capro espiatorio del loro status di sfortunati. 

Grazie a questa astuzia essi non avevano risolto il problema, ma annegando di volta in volta il capo federazione, essi si sentivano psicologicamente sollevati e non intimoriti dallo sviluppo del nord. 

Da qui la considerazione prettamente meridionalistica che la colpa è sempre dello stato. 

In comune, gli abitanti del nord e del sud avevano maturato la cultura dell’autolesionismo statale, che faceva di più soggetti un unico ente con a capo qualcuno che faceva sbagliare tutti insieme.

Inoltre avevano in comune il cinico perseverare nella scelta organizzativa e nel ricambiare frequentemente (oserei dire forzatamente) la loro classe dirigente il cui rinnovamento lo si poteva considerare automatico.

L’elemento essenziale alla evoluzione della storia in questo lasso di tempo era condizionato dalla presenza dei fiumi, infatti come vedremo nel prossimo articolo, tutti i principali nuclei di popoli nacquero nelle vicinanze di un fiume … ci faremo delle domande anche igieniche ma non solo.

L’ETA’ DELL’INVIDIA

Questo e il periodo più vivace della preistoria, e anche l’ultimo, caratterizzato dalla iniziativa degli ominidi che, dopo aver deciso di non scappare di fronte al pericolo, di sacrificare qualcuno di loro per affrontare le difficoltà, di sopravvivere ad esse e di scagliarsi gli uni contro gli altri, ecco, che per raggiungere la supremazia, iniziarono una corsa al superamento del proprio simile inventando nuove armi o oggetti contundenti e nuovi modelli di sopravvivenza.

Anche in economia lo sviluppo e l’apertura mentale fecero nascere nuovi bisogni, necessità più o meno lecite; Fra l’altro si determinarono condizioni climatiche che facilitarono alcune iniziative, nacquero i primi esperti pellettieri come la comunità dei Brontosella di Pavia,  le prime fabbriche di pietre levigate (la Petrus s.r.m.l. società a responsabilità molto limitata) e i primi crematoi a secco per la raccolta e il trattamento di ossa reflue. 

L’età dell’invidia produsse importanti scoperte che poi approfondiremo meglio, ma soprattutto decretò la fine del primo periodo collettivista della storia umana e l’inizio dell’individualismo, lanciò la filosofia capitalista e la teoria del commercio globale. 

La definitiva entrata in scena di queste nuove idee scaraventò gli ominidi dalla preistoria alla storia. … Oltre a scaraventarsi a vicenda l’uno contro l’altro o dentro a dei falò.

L’innovazione più rilevante fu quella che permette agli omini di fare dei conti, di contare, infatti la matematica è uno degli elementi di massima evoluzione della specie.

FAR DI CONTO

Come spesso accade quando ci sono delle novità, l’attività del contare divenne così lo sport preferito dai preistorici, sia per rendersi conto di quanti tentativi avevano bisogno per risolvere un problema, sia per contare, nell’età del suicidio, quanti omini mancavano prima del proprio turno, essendo tale pratica di importanza vitale, essi impararono a contare con le mani, poi aggiunsero i piedi, fino ad arrivare ai capelli… Si spiegano in questo modo le numerose acconciature a trecce e con esse la necessità di trovarsi presentabili in società, perciò nacquero i parrucchieri e gli estetisti, peraltro entrambe le categorie riversavano i gusti predominanti e lo stile nonchè le modalità operative lasciavano molto a desiderare

Con questa enorme innovazione possiamo dire che si concludono i periodi preistorici e aprono il definitivo inizio del percorso della Storia.

Con il prossimo articolo inizieremo il viaggio della Storia partendo dal IV millennio avanti Cristo o se preferite, per dirla in modo più semplice dal 4000 avanti Cristo.

IL BARATTO

La caratteristica dell’età della resistenza ha delle conseguenze anche in campo economico dove si diffonde una pratica che ancora oggi trova proseliti in molte parti della terra ma che in quel periodo diventò filosofia vivente di ogni rapporto sociale.

L’essenza della pratica economica basata sul baratto sta in queste poche frasi:

“… Se tu dai una cosa a me, io poi do una cosa a te…” Presupponendo che il patto di scambio sia rispettato.

Ma spesso si finisce che qualcuno non dà niente e se proprio deve dare qualcosa, allora si dà una valanga di legnate. Infatti, il baratto, partito con presupposti di corretto scambio mercantile, data la sua interpretazione, si è subito mutato in ricatto…

Perciò il mantra cambiò in questo senso:“… Se tu dai una cosa a me, io non restituisco una cosa a te…” e questo generò frustrazione, rabbia, depressione e di conseguenza … vendetta.

L’economia aveva preso già la forma di cinico evoluzionismo dove alcuni soggetti finirono per distinguersi.

Fra i soggetti più interessanti da ricordare in questo campo troviamo il Tirannosauro.

Si trattava di un soggetto della peggiore specie, iroso e maniaco, aveva un comportamento che non seguiva dei passaggi logici ma preferiva andare sempre alla ricerca di una “soluzione finale” per ogni cosa.

Soggetti di questo tipo vengono al mondo in ogni periodo della storia e anche in quella recente ne possiamo scorgere gli indelebili tratti.

Ma anche un altro soggetto può essere annoverato come stereotipo di questo periodo e lo possiamo chiamare “Homo Testones”.

Un soggetto al quale era sempre meglio non dire di no e che occorreva, con la massima prudenza, non contraddirlo in alcun modo.

Tale soggetto seguiva dei comportamenti che possiamo riassumere fra il perseguitato e il perseguibile, aveva sempre l’impressione di essere vittima e in questo modo appariva al mondo con il corredo di un pessimo carattere, un disadattato, asociale, cupo che vedeva sempre la parte scura di ogni cosa e il suo pessimismo cosmico poteva essere riassunto in questa sua famosa frase:

“il passato è  passato, il presente purtroppo è qua e il futuro … porteremo pazienza”.

Lasciamo questa fase evolutiva e ci apprestiamo ad entrare nell’ultima fase del periodo preistorico, anche perché andare oltre diventerebbe noioso.

Quest’ultima fase la chiamiamo “l’età dell’invidia” e sarà l’oggetto del prossimo articolo.