I GEROGLIFICI

La stele di Rosetta

Fra i misteri dell’antico Egitto è noto che vi sono le scritte sui muri, dette geroglifici.

Anche questo popolo dovette imparare a scrivere per essere sicuro di parlare la stessa lingua e ricordarsi quello che si promettevano. La mania di scrivere fu talmente ossessiva che questo popolo finì per scrivere dovunque capitava, al punto che due persone che s’incontravano non si esprimevano più a parole, ma scrivevano per terra o sul muro.

La scrittura utilizzata era davvero incomprensibile e tale rimase fino al secolo scorso quando un soldato dell’esercito napoleonico portò in patria un sourvenir. Si trattava di un pezzo di pietra scritta che aveva attirato l’attenzione del soldato per la sua incomprensibilità e stranezza. L’aveva raccolta in mezzo ai rifiuti pensando che potesse essere un bel ricordo (!) da portare alla sua fidanzata in Francia, tale Rosetta (ecco perchè si chiama stele di Rosetta e non come affermano gli esperti che rimandano il nome alla località dove fu trovata… come se in Egitto ci poteva essere stata una località col nome di Rosetta … incredibile !  è come se Milano una volta si chiamasse Abdul Aziz). Al rientro in patria, il soldato volle fare il furbo non dichiarando nulla alla dogana (“era solo un pezzo di pietra raccolto fra rifiuti” si giustificò) e venne arrestato, mentre la pietra fu sequestrata. Passarono i mesi e venne il momento del processo nel quale fu esibita la causa del reato. In tribunale vi era casualmente un archeologo che si trovava lì accusato di vagabondaggio (rubava fra le immondizie) il quale si affascinò al pezzo di pietra e dopo il processo (vennero giudicati entrambe colpevoli e rinchiusi insieme in una cella) prese a studiare la pietra e annunciò al mondo la sua scoperta, cioè poteva decifrare la scrittura Egizia. Come ci riuscì è tuttora un mistero, probabilmente inventò o ebbe delle visioni, ma rimane stupefacente come tutti gli esperti del globo accettarono la scoperta dello sconosciuto vagabondo incarcerato (del resto loro non erano riusciti ancora a capire una beata fava e i magnati che li pagavano erano irritati dal fatto che nessuno aveva ancora capito cosa vi era scritto dappertutto in Egitto, così fu utile accettare la versione inaspettata e chiedere altri soldi per altre cose). Questo lo diciamo affinchè tutti recepiscano il concetto ispiratore della nostra teoria storica per la quale non tutto ciò che sappiamo è stato tramandato con sufficiente mole di professionalità e onestà intellettuale.

Ovunque le città egizie erano tappezzate di scritte, novelli murales, e non sapendo più dove scrivere usarono il papiro che dopo alcune lavorazioni poteva essere steso come un lenzuolo e inciso.

Da questo deriva il detto che quando uno scritto è troppo lungo sembra un papiro.

La scrittura venne chiamata geroglifica perché era un nome difficile e da allora impersonificò tutte quelle calligrafie incomprensibili.

Esempi di decifrazione di tale scrittura possono rendere meglio l’idea della sua forza comunicativa;

quella frase sopra riportata evidenzia la natura violenta dell’autore, infatti, pur non sapendo tradurre l’antico egizio risulta evidente la natura violenta delle parole di colui che scrisse queste frasi che chiaramente mostrano che ce l’aveva con qualcuno, tanto da volerlo impiccare o consegnarlo alle fauci di un leone.

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