L’ETA’ DEL SUICIDIO

Dopo aver corso per centinaia d’anni, gli ominidi, colti da improvviso lampo di genio, ma soprattutto sfiatati, decidono di fermarsi.

La decisione risulta fra le più coraggiose della storia, visto che le avversità non erano ne diminuite ne di scarso rilievo, soprattutto per soggetti statici, cosa assolutamente sconosciuta agli ominidi del tempo.

Chiaro, dunque, risulta il fatto che affrontare le avversità significava votarsi al sacrificio e tale decisione non poteva essere presa coscientemente da nessun essere vivente e pensante, magari poco intelligente ma non scemo.

Il periodo è però caratterizzato dalla nebbia delle menti che offuscava la già debole mente degli ominidi, prodotta probabilmente da troppi anni di fuga perpetua.

Del resto, quando non si ha il coraggio e nessuno è in grado di decidere, è abbastanza naturale ricorrere a metodi semplici e fatalistici, oppure lasciare che a decidere del proprio destino sia un bizzarro sorteggio, anche quando la posta in gioco è l’esistenza stessa o la sopravvivenza e ciò è da considerarsi oltre ogni pazza istintiva intuizione.

Il sorteggio in questione era basato sullo spetalo della margherita e consisteva nel chiarire, petalo dopo petalo, se ci si doveva fermare o non ci si doveva fermare … che presto si tramutò in… ci si deve suicidare o non ci si deve suicidare !

In conseguenza di questa bizzarra pratica, nacquero movimenti e gruppi di influencer, anche politici, che esortavano il mondo intero a prendere una decisione definitiva, ovvero quella di fermarsi, costi quello che costi o come direbbero i politici attuali “senza se e senza ma”.

Si formò, quindi, quello che noi chiamiamo, per semplicità, “il movimento fermista”!

Occorre spiegare che i mutamenti sociali non sono certo cose che accadono in fretta e furia e quello che accadde nella società del suicidio non fu un rifiuto dei valori di fondo, basati sulla fuga, e neppure il frutto di improbabili riflessioni, semmai la mancanza di fiato collettivo.

Il movimento “fermista”, cioè coloro che auspicano la fine della fuga, nasce e si evolve fra i soggetti con caratteristiche di bassa resistenza e perciò a rischio di essere raggiunti dai famigerati ghiacciai e altri animali poco gentili e comprensivi.

Il movimento, però, si espande anche fra coloro che di resistenza non fanno difetto, perché in fondo un pisolino ogni tanto fa gola a chiunque.

Con queste basi morali ed ideologiche, il movimento fermista viene tacciato subito di tradimento e ribellione e in contrapposizione, gli ortodossi dell’epoca, capeggiati da etiopi e tanzaniani, cercano di arginare il nascente movimento, accusandolo di introdurre abitudini pericolose, cosicché il pisolo viene considerato reato punito con tre ore di cyclette forzata ad 80 km/h.

Ma si sa che i vizi sono più facili a farsi largo e il movimento fermista, alla fine, prevale.

La società intera si ferma e nuove sfide attendono i coraggiosi e intrepidi omini.

Il movimento fermista ha vinto ed esso ora è di fronte al dilemma: trasformarsi nel movimento suicida!? e c’è chi dice che in fondo è la stessa cosa.

In un periodo come quello dell’età del suicidio, così autolesionista, anche le strutture economiche, persino le più fertili, possono andare in crisi.

Il primo segnale è senza alcun dubbio la mancanza di manodopera, che costringe ad alzare i livelli retributivi dei singoli soggetti lavorativi ancora in circolazione, con tentativi di emarginazione coatta per tentare di farli perpetuare nella loro quotidiana corsa.

Ma il cambiamento sociale induce anche l’economia all’adattamento e alla riconversione, pertanto assistiamo ad una moria delle aziende di calzature e abbigliamento sportivo, mentre parallelamente fioriscono quelle di trasporti, logistica, immobiliari e dei beni durevoli.

L’età del suicidio ci porta verso un tipo di economia strutturalmente stabile, dove la merce deve arrivare a domicilio e non l’utente deve andare a prendersela.

Nascono nuovi modelli di umanità e fra questi ve ne segnaleremo alcuni nel prossimo articolo, che ci stanno particolarmente a cuore anche perché riteniamo siano rimasti incredibilmente attuali.

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