HIRAM I° IL GRANDE RE DI TIRO

In questo anarchico inizio del nuovo millennio, dove i grandi soggetti del passato erano in declino, spiccavano alcuni piccoli centri di potere, come il regno di Davide e la città di Tiro, tradizionalmente e orgogliosamente Fenicia, governata dal Re Hiram I° di biblica memoria.

Figlio del Re Abiball, uno che prometteva molto ma manteneva poco, egli divenne un punto di riferimento per i popoli mediorientali ma soprattutto ebbe un grande rapporto, non si sa se di amicizia o solo d’affari, con Re Salomone.

I due personaggi biblici facevano comunella e si aiutavano a vicenda anche se a guardar meglio sembrerebbe che fosse Hiram ad aiutare Salomone.
Sta di fatto che il regno di Salomone era in situazione di dipendenza tecnologica dalla città Fenicia, con grande goduria di Hiram che, abbiamo il sospetto, ne approfittava.

D’altra parte pochi sanno che se non fosse stato per l’aiuto di Re Hiram di Tiro, il già celebrato Davide, padre di Salomone, non sarebbe riuscito a costruire il suo palazzo a Gerusalemme, infatti Hiram diede la consulenza tecnica e il materiale pregiato per realizzarlo e così fece anche con Salomone che si rivolse a lui per costruire il proprio palazzo e il grande tempio di Gerusalemme visto che da solo non sarebbe stato capace di costruire neppure la capanna dello zio Tom.

Il caso più eclatante fu rappresentato dal famoso ramaio omonimo del Re di Tiro che i maligni dicono fosse in realtà lo stesso Re che si camuffava da ramaio essendo quello il suo hobby preferito.

Grazie a questo Hiram il ramaio, inviato a Gerusalemme, la forma degli elementi più importanti del tempio di Salomone, tra i quali vi erano le imponenti colonne di bronzo Yakin e Boaz, coronate da capitelli e ghirlande, e altri ornamenti tipici delle arti di Tiro, come i leoni o i cherubini ispirati a quelli che ornavano il tempio della dea Astarte nella città fenicia, divennero delle caratteristiche peculiare del grande tempio di Salomone.

I grandi tronchi di legno di cedro e di cipresso del Libano venivano portati in perenne processione da Tiro a Gerusalemme e pure badilate di oro transitavano dalla città fenicia fino a Gerusalemme per la costruzione e l’abbellimento del tempio mentre in cambio Salomone offrì venti città della Galilea nella zona di Chabulon.

In realtà Salomone cercò di rifilare le più scarse città che aveva ma, Re Hiram, furbo, andò a vederle e pur avendo capito che gli stava rifilando un bidone, li accettò lo stesso, perché in fondo aveva manie di grandezza e non gli bastava più solo la città di Tiro.

I due fecero anche altri affari insieme come la costruzione di una flotta commerciale che rese molta fortuna ad entrambe; anche in questo caso i marinai che comandavano la flotta erano Fenici di Tiro notoriamente specializzati in mare, perché altrimenti fosse stato per i marinai di Salomone sarebbero falliti entrambe.

La condotta di Hiram gettò le basi dello splendore di Tiro con la costruzione di splendidi palazzi, templi e strutture varie oltre ad ornamenti per la città che divenne una grande metropoli, lasciando a Salomone la fama di saggio e di grande Re del suo popolo che la bibbia ha celebrato ed esaltato consacrandolo nella storia, mentre lui pur governando per sé la città di Tiro venne dimenticato … magari non farebbe male almeno di farci qualche domanda, per esempio: Forse che Salomone volle sminuirne l’importanza per non far sapere della sua dipendenza?

IL LEGGENDARIO RE SALOMONE

Quando in Palestina Re Davide morì, il regno fu preso in consegna da Salomone, era il 970 a.C. e questo avvicendamento introduce un personaggio che fa parte della leggenda, tramandato dalla bibbia come saggio e sapiente e che non è di facile narrazione.

Partiamo dal fatto che era figlio di Davide e da tempo era stato designato a sostituirlo.

Ma in una parte della corte di Re Davide non aveva una grande considerazione di Salomone, sbeffeggiandolo con il nomignolo di Salamone, come diremmo dalle nostre parti “un grande salame”.

Perciò non c’era da stupirsi se il fratellastro maggiore, Adonia, non fosse molto d’accordo sulla successione e grazie ad una campagna pubblicitaria, spesso diffamatoria, aveva ricevuto il consenso dal popolo per insediarsi sul trono ancora prima che morisse il padre.

Salomone, che era tutt’altro che un grande salame, nel 961 a.C. lo eliminò e fece una purga interna mandando a morte o esiliando i suoi sostenitori.

Occorre dire, però, che Salomone aveva una predisposizione più commerciale che militare, costruì una grande flotta per i commerci e ampliò il porto sul mar rosso, fortificò le vie carovaniere e così Israele divenne il crocevia del commercio di cavalli fra la Siria, l’Anatolia e L’Egitto.

Rafforzò anche l’esercito introducendo i carri da guerra e allargando la cavalleria, visto che di cavalli ne vedeva passare parecchi.

Divenuto potente e famoso egli costruì anche il grande tempio a Gerusalemme che divenne simbolo religioso leggendario e viene ricordato con il nome di “tempio di Salomone”.

Aveva stretto alleanze cosidette strategiche con i Fenici e in particolare con il Re di Tiro, Hiram, con i quali commerciò il prezioso cedro del libano.

Le sue imprese avevano necessità di essere finanziate e perciò impose una forte pressione fiscale e spesso utilizzò manodopera senza pagarla mentre a livello amministrativo divise il regno in dodici distretti e fece mettere per iscritto i primi cinque libri della bibbia.

Tutto questo non riuscì ad oscurare anche altre facce del personaggio che certamente non erano così sagge ed edificanti.

Sposò la figlia del faraone d’Egitto che gli fece introdurre liturgie religiose pagane che lui stesso onorava e poi si era contornato di un harem formato da numerose donne straniere di cui faceva spesso “affidamento” in momenti di solitudine.

Tutto questo non piaceva al popolo che rumoreggiava e sottovoce riempiva di gossip le chiacchiere nel regno.

Il malessere esplose con una ribellione capitanata da Geroboamo che non riuscì a detronizzarlo ma che alla sua morte provocò uno scisma del regno, al figlio Roboamo restò il regno di Giuda e la capitale Gerusalemme mentre Geroboamo formò il regno di Israele con tutto il resto e con capitale Samaria.

Visto da occhi distaccati il personaggio non mi sembra tanto saggio e sapiente come lo si vuole dipingere ma occorre anche accennare alcuni episodi biblici che hanno aumentato tale impostazione.

L’esempio più illustre è conosciuto proprio con il nome “il giudizio di salomone” nel quale si racconta che due donne litigavano sostenendo entrambe di essere la madre di un bambino e per capire chi diceva la verità Salomone pensò bene di minacciare con una spada di tagliare a metà il bambino per porre fine al dissidio e a questa minaccia una delle due donne supplicò di non farlo e che piuttosto avrebbe rinunciato lei, Salomone capì che era lei la vera madre perché preferiva vederlo in vita e perciò glielo consegnò.

Sta di fatto che ancora oggi pende il ricorso dell’altra donna che accusa Re Salomone di aver ceduto agli occhi dolci dell’avversaria.

Anche la visita della regina di Saba che voleva “tastare” direttamente la sapienza di Salomone (la biriccona) diede vita a chiacchiericci, non solo, come appare probabile, per calde serate “diplomatiche”, ma anche perché la regina di Saba era appassionata di cruciverba e rebus che sottopose a Salomone il quale si destreggiò in modo eccellente e fece credere al popolo che egli aveva anche poteri magici.

A Salomone vengono anche attribuiti numerosi canti e inni e massime di ogni tipo…. Forse anche troppi, perché il sospetto che ogni cosa buona venisse attribuita a Salomone ma che in realtà non era opera sua, si è fatta largo nella nostra mente disincantata ma, come detto all’inizio, come è difficile narrare le gesta di personaggi di questo tipo senza farsi trasportare in qualsiasi tipo di prevenzione!

LA CINA ANTICA AGRICOLA E ANIMALISTA

Torniamo in estremo oriente e in particolare nella Cina antica che con il nuovo millennio, ultimo a.C. (datazione occidentale), è entrata in una fase dove la nuova dinastia regnante produce nuovi leader e ci permettono di spaziare con fantasia e allegro sorriso su un mondo di cui poco di certo si conosce.

Questi nuovi leader caratterizzano questa fase come la fase della “terra” , nel senso che vengono dalla agricoltura, creando un nuovo modello filosofico di gestione del potere.

In Cina, a quel tempo, regna Zhou Zhao Wang della dinastia Zhou, laureato in agraria (ecco perchè fu chiamato Wang) e interessato solo alla coltivazione di piante rare nonché appassionato animalista, in particolare di animali esotici… di tutto il resto, pare, non gliene importasse molto… , le norme e le leggi erano assolutamente all’avanguardia sul fronte della protezione degli animali ma di converso gli uomini venivano trattati come animali … fra le particolari leggi vi era l’obbligo di avere una vanga per ogni componente della famiglia e il conseguente obbligo di vangare il terreno … da qualche parte … per almeno 2 ore al giorno, obbligo esteso anche ai bambini fin dalla nascita?! … non lasciò un gran ricordo di statista.

Nel 977 a.C. in Cina sale al trono Zhou Mù Wang, noto allevatore di bovini che, dopo l’inetto agrario animalista, suo predecessore, non poteva che far meglio, anzi benone, perché regna per 60 anni, espandendo il regno in ogni direzione.

Carnivoro per definizione, punisce i vegetariani e i vegani ma viene anche ricordato come grande taccagno per aver introdotto un codice penale che tramutava le pene corporali in pene pecuniarie, tanto che molti supplicavano di essere frustati, promettevano di mangiare carne anche a colazione pur di non pagare quanto richiesto come pena.

Di ciò, occorre dirlo, se ne avvantaggiò la finanza statale e in questo periodo la Cina vive un periodo di particolare benessere.

Si dice che fosse anche un poco megalomane e sognava di essere immortale e credeva, casomai avesse dovuto proprio trapassare, di poter gestire anche il paradiso.

Per l’epoca poteva avere anche le sue ragioni ma a conti fatti non so neppure se nella sua stessa terra, in Cina, venga ricordato e non e per la nostra tranquillità mentale e speranza in un mondo migliore, speriamo che anche in paradiso non lo conoscano.

CRONACHE INTORNO ALL’ANNO MILLE (a.C.)

Dopo tanto caracollare in giro fra le civiltà, finalmente, siamo arrivati al fatidico anno mille … avanti Cristo s’intende… ma proprio per questo siccome i contemporanei, a quel tempo, non contavano gli anni in quel modo, non si resero conto di essere nell’anno mille e si evitarono tutte quelle paranoie sul fine millennio o strani tormentoni come “mille e non più mille” che assilleranno i loro pronipoti.

Per non dare adito a polemiche è opportuno fare un giro di perlustrazione ad avvenimenti di contorno che animano il panorama storico di questo periodo così da darne un quadro della situazione e rendendoci conto in quale mondo stiamo camminando … con fantasia e sorriso.

Così dobbiamo ricordare che mentre Re Davide aveva il suo da fare per tenere a bada i figli di Saul, in Iran vi è un regno abitato da un popolo chiamato Mannei, ovvero uomini con i nei, chiamati in quel modo per via della notevole presenza di nei sul loro corpo.

In Nubia si forma il regno di Kush, dove il piatto culinario standard è il Kush Kush, mentre alcuni rappresentanti dei Lidi, popolo stanziale della Turchia, emigrano per trovare terre più fertili e si stabiliscono in Toscana dove probabilmente diedero origine alla civiltà Etrusca e del resto altri migranti si spostano nella penisola italica, divenuta meta assai ricercata già a quei tempi, si tratta dei sopravvissuti della guerra di Troia che sbarcano sulle coste della Lucania dove, così dicono gli esperti, fondano il più antico insediamento italico, ma di questo ne parleremo sicuramente e ampiamente più avanti.

Sparta inizia ad essere considerata come città organizzata con il proprio Re e le proprie caratteristiche di cui ci soffermeremo più in là nella storia, ma è bene ricordare che nella Grecia antica non esisteva solo Atene, altrimenti pecchiamo di mancanza di par condicio e gli abitanti di Sparta, notoriamente bellicosi, potrebbero non prenderla bene.

In America gli Olmechi, da noi già conosciuti, come i Greci e gli Egizi sono spesso attirati da quello che accade in cielo più che in terra e sviluppano, anche loro un calendario astronomico.

In Egitto, in quel tempo, regna un certo Usermaatra detto anche Amenophithis, che come il padre ricoprì anche la carica di primo profeta di Amon a Tanis, l’allora capitale d’Egitto… tutto sommato una grande noia, almeno rispetto al passato.

Nel 990 a.C Re Davide unifica Israele e i Filistei i quali, sconfitti, si riducono nella striscia di Gaza… se qualcuno non l’ha notato faccio presente che non stiamo parlando dei giorni nostri ma di circa 3000 anni fa… alla faccia della fantasia.

Nel 980 a.C. Re Davide sposta la capitale del regno a Gerusalemme e lì porta la famosa Arca dell’Alleanza, ma nessuno sa dove l’ha nascosta, perciò potremmo anche pensare che in realtà potrebbe essere una fake news ma tanto basta per introdurci e camminare nel nuovo millennio … buon viaggio!

p.s. – ah! Non ci siamo dimenticati della Cina, ne parleremo nel prossimo episodio.

IL GRANDE VECCHIO DELL’ANTCO POPOLO EBRAICO

Spesso si usa dire che dietro a fatti politici si nasconde un grande vecchio, un burattinaio che muove i destini dei popoli.

Vicino l’anno 1000 a.C una cosa del genere accadde anche al popolo ebreo.

Il grande vecchio potremmo individuarlo nell’ultimo giudice biblico, Samuele; la narrazione gossip del tempo racconta che sua madre fosse sterile ma dopo essersi recata a pregare presso il tempio di Silo, miracolosamente ebbe un figlio.

Per evitare strane dicerie preferì lasciare il neonato al tempio dove venne cresciuto come futuro profeta perchè da subito fu percepito come un predestinato.

Si deve a lui la nascita della monarchia del popolo Ebreo, infatti fu lui, una volta diventato grande Giudice del Tempio, ad individuare il primo Re del popolo ebreo, Saul e poi il suo successore Davide.

SAUL

Il primo Re Israelita, divenuto Re senza che neppure lui lo sapesse, quasi per caso, infatti egli andò a consultare il giudice Samuele per questioni personali e quello, segretamente, lo unse come Re.

In quanto Re fu inviato a combattere, con esito vittorioso, quegli scorretti di Ammoniti, poi si fece prendere la mano e con eccessiva violenza attaccò anche i Filistei con una imboscata condotta dal figlio Gionata.

Queste modalità non piacquero a Samuele anche perchè non erano state decise da lui e in questo modo veniva meno il suo ruolo di grande vecchio.

Saul, poi, attaccò il popolo degli Amaleciti e stavolta andò oltre, addirittura non ubbidendo a Samuele che voleva uno sterminio totale e la testa del loro Re Agag, ma stavolta Saul fu clemente.

Samuele allora smise di consigliarlo e cominciò a crescere un certo Davide che a corte faceva il musicista suonando l’arpa.

Saul, si sentiva perseguitato e particolarmente sf…ortunato, sapeva che Samuele gli aveva tolto la sua preferenza e i due non si parlavano più, così andò progressivamente in depressione ma volle sfogarsi, ancora, contro i Filistei ma come predisse Samuele, fu ucciso insieme ai suoi tre figli.

DAVIDE

Così venne il turno di Davide.

Corre l’anno 1004 a.C. e in Israele sale a trono Re David, divenuto famoso già nella battaglia con i Filistei dove con una fionda colpisce il gigante Golia, uomo dalle forme enormi e dai grandi muscoli con un alito tremendo di liquirizia.

La crescente fama di Davide che prende in sposa Micol, la figlia del Re, fa andare su tutte le furie il Re Saul che invidioso tentò anche di ucciderlo.

Una volta morto Saul divenne Re e come tale conquistò Gerusalemme e fece iniziare la costruzione del grande Tempio dove conservare l’Arca dell’Alleanza che nel frattempo aveva recuperato dopo la vittoria sui Filistei.

Era un maldestro donnaiolo e nonostante il folto harem sedusse Betsabea, moglie di un suo ufficiale, Uria l’Hittito.

Per stare tranquillo lo mandò a morire in una missione impossibile, poi si pentì di questa sua azione, ma il figlio Assalonne, imbestialito lo uccise, in compenso, si fa per dire, ebbe un figlio da Betsabea chiamato Salomone destinato a diventare un Re.

Il grande vecchio aveva visto lungo un’altra volta!

LA PRIMA ANTICA RIVOLUZIONE CINESE

Torniamo volentieri a parlare dell’antica Cina con il consueto grado di fantasia e sorriso per far nascere lo stimolo ad informarsi meglio su questi fatti che per noi occidentali risultano per lo più sconosciuti.

I Cina, a quel tempo, sta andando in scena il primo scossone storico che possiamo ragionevolmente definire come la prima rivoluzione Cinese.

Tutto ciò avviene in condizioni drammatiche, come del resto è prassi per ogni degna rivoluzione, infatti, il Re Di Xin, che inevitabilmente ci ricorda un marchio pubblicitario ben conosciuto tanto da sospettare che egli ne fu l’inventore; parliamo di un detersivo per lavatrici.

Egli fu anche l’ultimo rappresentante della dinastia Shang che morì suicidandosi dopo aver perso la battaglia contro la potente famiglia Zhou, gestori di zoo e manipolatori di animali selvaggi, almeno così ci suggerisce l’istinto.

Si narra che durante la battaglia, il suo esercito, ad un certo punto, si unì ai nemici e il Re rimase solo. La motivazione di questo clamoroso voltafaccia va ricercata nella ossessione del pulito che aveva imposto il Re Di Xin al suo popolo il quale non vedeva l’ora di superare questo flagello e finalmente… sporcarsi.

Nasce così in Cina la dinastia Zhou, Il primo Re di questa dinastia fu Zhou Wuwang, una dinastia fondata da una nobiltà circense e feudale, composto da città stato, chiamate Zoo diffuse e autonome.

Gli ufficiali e i funzionari non venivano pagati ma ricevevano in dono dal Re delle terre e degli animali esotici con i quali potevano creare il loro zoo.

Questo modo di gestire creò molte divisioni e tentativi di fare ognuno quel che gli pareva, così a lungo andare, la dinastia Zhou fu costretta a centralizzare la donazione delle terre ai parenti e fedeli amici ben selezionati.

Nel 1042 a.C. il secondo Re di questa dinastia era già alle prese con la repressione di sommosse, in modo particolare e particolarmente cruenta fu quella organizzata dal fratello Chin.

A questo re va dato il merito di aver introdotto la moneta in rame e pertanto aver inventato per primo i pagamenti in moneta solida, contrariamente a quanto asserito dagli esperti che le monete nacquero in Lidia (asia minore).

Come vedete, con le rivoluzioni, già nell’antichità e nella tradizione cinese in particolare, si cambiava regime ma alla fine non venivano meno ne sommosse e tantomeno le repressioni.

IL GRANDE FURTO DELL’ARCA DELL’ALLEANZA

Nel 1050 a.C. accade un fatto che merita la nostra attenzione, se non altro per avvalorare e aumentare la curiosità verso avventure di recente fama, magari cinematografica.

Come novelli Indiana Jones andiamo alla narrazione del prezioso tesoro, che ancora oggi, suscita interesse e miete schiere di improvvisati archeologi, in giro per il mondo, nella speranza di passare alla storia come novelli Harrison Ford.

Al proposito, sembra che le schiere di ricercatori, dopo il celebre film, siano passati dalla ricerca presso siti archeologici a quella in magazzini di aziende di spedizione.

Infatti, si sospetta che, quando ci arriva un pacco aperto o addirittura quando non si trova più, questo sia opera non di ladri o di errori di spedizione ma di novelli Indiana alle prese con il loro miraggio.

Veniamo, però, alla storia; accadde che il popolo dei Filistei, nella loro infinita contrapposizione con gli Israeliti, attaccarono la città di Silo, nella quale, come vuole il mito, era custodita la famosa ARCA dell’ALLEANZA.

Essi razziarono tutto e si portarono via anche l’Arca, forse persino ignari che quella fosse la famosa Arca dell’Alleanza dove Mosè aveva posto le tavole dei comandamenti scritti direttamente da Dio.

Il furto blasfemo fu al centro del chiacchiericcio e delle più abili fandonie del momento, detective e guardia di finanza coadiuvati da schiere di esperti fecero di tutto per cercare di trovarla e riportarla a casa, ma incredibilmente essa scomparve, neppure i Filistei che l’avevano rubata non sapevano più dove fosse finita.

Da allora l’Arca iniziò ad essere, diciamo, uccel di bosco, fino a far perderne le tracce …. Tanto che ancora oggi la cercano.

Se qualcuno vuole andare all’origine dell’odio fra le genti del medio oriente, ecco che qui troverete una delle cause … chissà, magari ritrovando l’Arca forse si potrebbe ritrovare la pace.

Qualcuno sospetta che l’Arca non sia mai esistita ma su questo sacrosanto principio, noi ci opponiamo fieramente, non sia mai detto che avvalliamo la fine di un mito

DALILA: LA MATA HARI DELL’ANTICHITA’

Nella bibbia vi sono molti racconti che narrano vicende di profeti e di eroi e quella di cui vi parliamo oggi è la speciale storia di Dalida e del grande eroe biblico contrassegnato da una nomea di eccesso di forza bruta che garantiva protezione ma anche incuteva timore… parliamo del mitico Sansone.

Sembra che la forza straordinaria, disumana, oggi diremmo da supereroe della Marvel, fosse entrata nel corpo di Sansone attraverso i capelli, egli era così poco incline ad andare dal parrucchiere e si faceva crescere a dismisura i capelli che poi lui intrecciava per comodità, una capigliatura più simile ad un rasta come Bob Marley che ad un eroe dell’antichità. Il risultato estetico non crediamo fosse granchè ma la sua forza e il suo aspetto ne giovarono.

Come tutti, anche Sansone, aveva dei difetti, il più tramandato è quello della debolezza di fronte alla bellezza femminile per la quale si lasciava soggiogare.

In quel tempo Gli Ebrei erano in guerra con i Filistei, popolazione magrolina, perciò di fronte alla potenza di Sansone erano piuttosto inermi ma d’altro canto molto astuti.

Un giorno, però, mentre Sansone si era invaghito della sua ultima fiamma di nome Dalila, I Filistei contattarono la donna e gli promisero un sacco di soldi se ella avesse scoperto da dove veniva la forza di Sansone assoldandola come spia, una sorta di Mata Hari dell’antichità.

Così in una sera di coccole a cui Sansone non riusciva a sottrarsi, dopo molte insistenze, Dalila si fece dire il segreto della sua forza e dopo averlo fatto addormentare chiamò un parrucchiere e gli fece rasare a zero la testa.

Ripresosi Sansone si ritrovò pelato e privo di forze.

Dalila informò i Filistei che la sua missione aveva avuto successo e consegnò Sansone ai Filistei che lo imprigionarono, lo accecarono e lo misero a far girare una macina come uno schiavo qualsiasi.

Non contenti durante una festa pubblica lo esposero, affinchè tutti potevano vedere quanto era impotente, lo legarono tra due colonne del tempio sicuri di non dover temere più nulla.

I Filistei, oltre a essere magrolini, erano anche abbastanza ingenui e non si accorsero che nel frattempo, come ovvio, i capelli di Sansone stavano ricrescendo e con essi la sua forza.

Sansone, benché accecato, sentì il fastidio dei peli sulla testa e si accorse che era tornato in forze, così, al culmine dei festeggiamenti Sansone fece l’esclamazione che lo fece entrare nella storia dell’umanità, disse “ muoia Sansone con tutti i Filistei” e mentre questi lo guardavano ridendo fece crollare le colonne a cui era legato e con esse il tempio franò su lui e su una quantità esagerata di Filistei.

La cosa più interessante, però, è la conseguenza che questa storia ha portato con sé nei secoli, ovvero la cura dei capelli e la proliferazione di lozioni varie ma poco magiche, benché spacciate per tali, che interessò tutti i popoli a seguire, anche se non ci risulta che nessuna lozione abbia mai trasformato qualcuno in un possente forzuto.

I FENICI ALLA RICERCA DI UN NUOVO PARADISO

Da un po’ di tempo abbiamo trascurato le vicissitudini di alcuni popoli che nel corso degli ultimi secoli narrati sembravano scomparsi ma che in realtà giacevano sotto la cenere come brace.

Questo è il caso dei Fenici, in particolare della famosa città di Tiro, che da secoli erano soggiogati da altri popoli e perciò non erano più riconoscibili per la loro peculiarità di essere “felici” ma anzi sembravano tristi e depressi anche perchè non potevano neppure praticare i loro sport preferiti che, come abbiamo raccontato ormai molto tempo fa, immaginiamo fossero il tiro a segno e alla fune.

Privati delle loro innate tradizioni, nonchè privati anche della possibilità di …. tirare altro, considerato che non riuscivano più a combinare granchè tirando solo le pietre ai loro invasori, decisero di iniziare ad intraprendere un viaggio per mare e loro erano dei grandi navigatori, alfine di trovare una terra per continuare ad essere “felici” , una sorta di terra promessa o paradiso terrestre che per altro era l’ambizione di moda in quel periodo per vari popoli dell’area come gli Ebrei.

Ci si potrebbe domandare perchè non siano andati in Egitto ma, come abbiamo di recente fatto notare, in Egitto non tirava una bella aria, infatti continua la separazione del regno dove ormai il faraone Ramesse XI governa una sola parte mentre nell’altra si instaura una nuova e alternativa dinastia reale.

Inoltre, con la morte di questo faraone finisce una dinastia e sale al trono un certo Smendes che cerca di collaborare con le altre parti dell’Egitto, oramai  spezzato, ma nonostante un clima più disteso, di fatto il potente regno è irrimediabilmente dissolto e non era più considerato un regno alla avanguardia dove poter soggiornare, insomma non era più l’America dell’antichità.

I Fenici intrapresero questo viaggio senza alcuna meta anche perchè, nonostante avessero già navigato in passato per fini puramente commerciali, non volevano darsi un limite.

Navigarono tanto, ma così tanto, perché più lontano andavano e meglio sarebbe stato, che approdarono sulle coste dell’odierna spagna, terra, a dir loro, disabitata, ma sappiamo che ciò non era vero e che tale sensazione venne tramandata per fare invidia a coloro che non vollero partire.

Giunti su queste spiagge incontaminate, fondarono due colonie, le prime di una lunga serie, di nome Gadir e Utica.

Esperti e vagheggiatori sostengono che alcuni di loro andarono ben oltre, uscendo anche dal mediterraneo e circumnavigando l’africa o arrivando sulle coste dell’europa del nord, sull’isola britannica e oltre … come direbbe Buzz Lightyear.

Alcuni sostengono anche che arrivarono in America passando dalla groenlandia e questa tesi potrebbe avere le sue ragioni considerando il carattere felice degli Inuit (eschimesi) che un po’ ricordano gli spensierati Fenici “felici” della prima ora.

LA STRANA PROMESSA DI IEFTE

Nell’1090 a.C. fra gli Israeliti era giudice un certo Iefte, a quel tempo questo popolo era in guerra con gli Ammoniti, un popolo poco corretto e dedito ad azioni considerate fallose e perciò meritevoli di ammonizione da parte di tutti gli altri popoli.

Si narra che Iefte fece una solenne promessa, forse pensando che aveva poche chance di vittoria contro un popolo dal comportamento scorretto, comunque la promessa prevedeva, in caso di vittoria, che al ritorno a casa chiunque per primo gli sarebbe andato incontro lo avrebbe ucciso in sacrificio.

Riteniamo questo genere di promesse arcaiche e violente fuori luogo e assai pericolose, possiamo solo immaginare che quando fece tale promessa egli stava pensando a sua suocera o qualche altro parente indigesto, sta di fatto che una promessa è una promessa.

Per sua immensa sfortuna vinse la guerra e mesto fece ritorno a casa, pregando che per primo gli venisse incontro la suocera, invece gli venne incontro la sua unica figlia che lo accolse persino danzando dalla gioia di rivederlo.

Iefte, invece, preso da immensa disperazione si strappò le vesti e la figlia preoccupata, pensando che la guerra aveva fatto uscire di senno il padre, cercò di consolarlo dicendogli che se non gli piaceva quel vestito potevano comprarne un altro.

Iefte allora spiegò il motivo della sua disperazione e la figlia rimase attonita ma non si scompose, disse che le promesse vanno mantenute, però, chiese di poter fare un’ultima vacanza di due mesi in montagna con le sue amiche per fare una sorta di addio al nubilato essendo ancora lei nubile e vergine.

Intanto crediamo che le amiche in realtà fossero degli amici e che voleva darsi alle pazze gioie prima del suo sacrificio, in ogni caso sembrò una richiesta assai furbetta.

Iefte, pur comprendendo che dietro a tale richiesta si annidava un furbo piano della figlia, gli concesse questo suo ultimo desiderio.

Si narra che alla conclusione di questa vacanza la figlia tornò e Iefte la sacrificò.

Abbiamo seri dubbi che le cose siano andate in questo modo, è più probabile che la figlia non tornò più dalla vacanza e se la diede a pazza gioia con un bell’imbusto del paese in barba alle promesse del padre che ne scontò l’inattendibilità verso gli Dei punendolo per l’eternità.