IL PROLOGO DELLA GUERRA DI TROIA

Quando si parla della guerra di Troya si è tentati d’istinto di ricondurre il tutto al fantomatico rapimento della bella Elena.

Si dà il caso, comunque, che Elena, moglie del Re Menelao (Le Mani), conosciuto ai posteri, per semplicità, con il solo nome di Menelao, era una donna abbastanza frivola, del resto Menelao la ebbe in sposa grazie alla promessa fatta alla Dea Afrodite di donargli 1000 buoi, pratica oggi assai discutibile ma che per quel tempo era da considerarsi un buon prezzo.

Peccato che Menelao non mantenne la promessa facendo arrabbiare Afrodite, la quale ebbe modo di vendicarsi promettendo la stessa Elena a Paride.

Paride, giovinastro bonaccione abitante a Troya, si recò a Sparta in compagnia del suo amico Enea per ritirare il dono avuto dalla Dea.

Menelao, nel frattempo si trovava a Creta in trasferta per lavoro e Paride andò a palazzo per incontrare Elena indisturbato. Elena alla vista di quel bel giovane se ne innamorò e, altro che rapimento, decise di fuggire insieme con il suo nuovo amore, peraltro con l’autorizzazione della Dea, evidenziando la sua scontentezza della vita e del trattamento che Menelao gli riservava.

I due innamorati, armi e bagagli, partirono verso Ilo (nome antico di Troya)

Ilo era il vero nome di Troia e non si sa se a cambiarlo fu proprio questa storia, diffusa con grande enfasi in tutto il mediterraneo, individuando quella città come la città della…. Cioè, di Troia, oppure se era considerata e aveva fama di un covo di donne facili.

Quando Menelao tornò dal suo viaggio a Creta e non trovò a casa Elena, andò su tutte le furie e chiamato il fratello Agamennone, insieme convocarono i vari principi Achei, chiedendo il loro aiuto per lavare l’onta ricevuta.

In principio tentarono di calmare Menelao, in fondo aveva sostanze in grado di sostituire al meglio quella donna a palazzo, ma Menelao non ne volle sapere e ne fece una questione d’onore che per gli Achei era sacra.

Perciò partirono in migliaia per andare a riprendere Elena, fra questi anche Achille, il bambino prodigio e Ulisse, fantasioso Re di Itaca.

Al loro sbarco i Troiani chiusero tutte le porte della città e dall’alto delle mura, Paride ed Enea, guardarono stupefatti questi matti che erano venuti a riprendersi Elena.

Enea cercò di convincere Paride a restituire Elena ma il giovane ne era troppo invasato e la stessa Elena al solo pensiero minacciava di buttarsi dalle mura perchè non voleva per nulla tornare indietro da quel gaglioffo di Menelao, preferendo i giovani Troiani.

Enea cercò di spiegare come stessero le cose a Menelao e Agamennone i quali, incuranti delle volontà di Elena, ne chiesero la restituzione pacifica ma Paride si rifiutò.

Seccati da siffatti avvenimenti e di tutte le menzogne che, secondo loro i Troiani gli stavano propinando, Menelao e Agamennone tornarono dai propri alleati e decisero di farla finita, attaccando la città, considerando che loro erano in migliaia e i Troiani erano pochissimi, perciò la questione si sarebbe risolta in pochissimo tempo.

Infatti, la guerra ebbe inizio e contro ogni aspettativa durò 10 anni, ciò lascia intendere che forse gli schieramenti non erano così sbilanciati oppure semplicemente che gli Achei erano testardi.

E’ a questo punto ebbe iniziò… L’Iliade di Omerica memoria che andremo a raccontare nel prossimo articolo.

GUERRA DI TROIA: INTRIGHI DI PALAZZO FRA GLI DEI

Ci sono strategie che nascono dal genio di chi le ipotizza e altre che si compongono da sole, fatalmente.

Zeus, dall’olimpo aveva necessità di creare una bella guerra fra gli eroi mortali, rei di avergli rubato la dovuta ossequiosa attenzione da parte dei popoli mortali, così all’interno delle intrigate storie di palazzo, seppe trovare spunto per raggiungere l’obiettivo …

Così fu che Zeus seppe di una profezia per la quale la ninfa Teti, che aveva già rifiutato le avances di Zeus, avrebbe generato un figlio che sarebbe diventato più forte del padre, allora Zeus pensò di darla in sposa ad un vecchio in modo da neutralizzare questo rischio.

Lo sposo si chiamava Peleo e Zeus in persona organizzò il matrimonio invitando tutti gli Dei tranne Eris, la dea della discordia; errore fatale o mossa arguta?

Eris andò su tutte le furie e sfondando il picchetto di guardia, gettò sul tavolo degli invitati una mela d’oro con la scritta “alla più bella”.

Le dee Era, Atena e Afrodite, vanitose e narcise, iniziarono a litigare per il diritto a possedere tale mela.

I commensali si badarono bene di prendere la parte di una di loro ma Zeus intervenne e, novello Macchiavelli, le mandò nude di fronte a Paride, un principe troiano ospite per l’occasione, forse in viaggio di studio sull’Olimpo, che avrebbe fatto da giudice sulla questione.

Egli già sapeva che quel giovinastro sarebbe stato alla base della guerra di Troia, del resto era pur sempre Zeus il capo di tutti gli Dei, ed era certo che alla vista di quelle tre dee nude avrebbe combinato qualche guaio.

Le tre divinità cercarono di corrompere il giovane e promisero al giudice dei doni. Atena gli offrì la saggezza, l’abilità bellica, il valore dei guerrieri più potenti, Era il potere politico, Afrodite l’amore della donna più bella del mondo e detentrice del titolo di miss magna grecia, tale Elena di Sparta. Paride, giovane pieno di ormoni fuori controllo, diede la mela ad Afrodite… ovviamente!

Le altre due dee se ne andarono meditando vendetta.

Zeus, in cuor suo, se la rideva, ormai il disegno aveva iniziato a prendere forma.

Mentre il giovane Paride tornava a Troia, dal matrimonio di Peleo e Teti nacque un bambino di nome Achille.

Teti, memore della profezia che la riguardava, tentò di rendere immortale il suo figliolo facendogliene passare di tutti colori, provò persino a bruciarlo nel fuoco durante la notte per eliminare le sue parti mortali, infine, consigliata da certi esperti chimici, lo bagnò nel fiume Stige, facendolo diventare immortale nei punti toccati dall’acqua. Lei lo aveva però tenuto a galla dal tallone che rimase la sua unica parte vulnerabile, da qui la frase «tallone d’Achille», per indicare il punto debole di una persona.

Ma oramai gli intrighi di palazzo sull’Olimpo avevano preso la strada voluta da Zeus e gli ingredienti per far precipitare gli eventi e generare la guerra erano oramai in campo.

GUERRA DI TROIA: TUTTA COLPA DI ZEUS!

Ed eccoci arrivati ad una data storica, indelebile nelle nostre menti condizionate dagli esperti e dalle pene scolastiche.

Sarà per questo che non vedevo l’ora di raccontare queste storie alla nostra maniera.

Infatti nel 1196 a.C. si ricorda, come data tradizionale, la mitica Guerra di Troia di Omerica memoria.

Cominciamo col fugare antichi e consolidati schemi e decretare una volta per tutte che la guerra di Troia è effettivamente esistita, magari con meno enfasi e fantasiosi dettagli raccontati da quel “principe dei ballisti” chiamato Omero.

Tutto ebbe inizio, manco a dirlo, per colpa di Zeus, il quale si era accorto che la Terra si era troppo popolata e rischiava di non riuscire più a tenerla sotto controllo.

Inizialmente voleva distruggere l’umanità con fulmini e inondazioni, poi su consiglio di Momo, il dio degli scherzi (guardate che questa non è una mia invenzione) decise invece di favorire il matrimonio di Teti e Peleo, da cui sarebbe scoppiata, appunto, la guerra di Troia;  peraltro c’è chi sostiene che in realtà Zeus era geloso dei guerrieri di quelle zone, amati e decantati dai loro popoli che venivano meno ai tributi verso gli dei dell’olimpo ma soprattutto verso di lui.

Come racconta il gossip più diffuso dell’olimpo, egli sapeva quanto era pericoloso lasciar fare ai guerrieri semidei, tra l’altro va ricordato il curriculum di Zeus che diventò padrone dell’olimpo detronizzando Crono che a sua volta aveva detronizzato Urano e chissà cosa diavolo passava per la testa di Zeus pensando, chi sarebbe stato a detronizzare lui, visto che aveva avuto molti figli dalle sue tante relazioni con donne mortali e tutti avrebbero potuto avere buoni motivi per avercela con lui.

Perciò, a scanso di equivoci pensò di sfoltire un po’ la schiera di costoro mettendoli uno contro l’altro.

Pensa e ripensa, constatato che per una selezione individuale ci sarebbe voluto troppo tempo, occorreva trovare un modo dove schiere di eroi mortali potessero coalizzarsi gli uni contro altri così da avere un effetto a catena esteso ed efficace.

Zeus, grande mente macchiavellica ma anche amante del dramma e del teatro orschestrò un disegno complicatissimo di intrighi a palazzo (intendendo l’Olimpo) di cui ci occuperemo più avanti, ma furono gli avvenimenti mortali a suggerigli la grande occasione.

Ed ecco la grande occasione, la guerra di troia, che poi non si dica che la colpa è di Elena o di Enea oppure degli Achei gelosi, la colpa è tutta sua di Zeus … amen

OMERO: QUELLO CHE NON CI HANNO RACCONTATO

Semmai dovesse esserci un personaggio storico dell’antichità che sia stato al centro delle attenzioni dei vari insegnanti, ieri e oggi, e con il quale ci hanno riempito la testa (e altro) fino alla nausea …. questi è il famoso poeta OMERO.

Ma chi fu veramente quest’uomo che è causa di molte emicranie studentesche… beh nessuno lo sà.

Si dà per scontato che questo grande poeta abbia scritto l’Iliade e l’Odissea, intramontabili racconti che hanno riempito pagine di vita e di riflessioni non esclusivamente storiche, tanto da essere delle icone buone a qualunque scopo.

Per carità, dei veri capolavori!

Ma a scriverli è stato davvero un uomo… e per giunta tale Omero.

Intanto diciamo che della sua vita non si sà un bel nulla e ciò dovrebbe far accendere qualche lampadina nelle nostre teste visto che anche per il più abominevole e pusillanime personaggio passato per caso nella storia si sà anche quando andava in bagno.

Non che si voglia sapere granchè ma almeno quando è nato, dove è nato (su questo vi sono addirittura diatribe legali fra ben 7 città che sostengono di essere il suo vero luogo natio, troppe per pensare che forse non è nessuna di queste e vi sia dell’interesse poco lodevole per asserirlo), peraltro ovviamente non si sà neppure quando sia morto … passi per la nascita, l’anagrafe era cosa assai precarie, ma uno come lui che ha narrato e scritto tali capolavori avrebbe quantomeno meritato un degno funerale pubblico.

Una cosa, però, i cronisti ce l’hanno detta, pare che costui fosse cieco!

Come abbia potuto, a quel tempo, un uomo dichiaratamente cieco poter scrivere, non una piccola cosa, ma addirittura due lunghi poemi … è una cosa che neppure gli esperti storici, che la sanno lunga, hanno potuto spiegare.

I casi sono due: aveva a disposizione schiavetti a cui dettare i poemi oppure altri avevano scritto i poemi ma si vergognavano di quello che hanno scritto e hanno fatto firmare al povero cieco del villaggio per non essere scoperti.

Abbandoniamo un attimo queste riflessioni e facciamo finta che fosse davvero esistito, perciò andiamo, con un po’ di fantasia, a descriverlo.

Omero era un “osso duro” (scusate il gioco di parole ma non sono riuscito a resistere), un tipo tenace che era in grado di sostenere delle palle (al secolo bugie) fino a far desistere qualsiasi detrattore, tanto che, presi per stanchezza, finirono tutti per crederci,

Riuscì a mettere insieme una mitica montagna di fantasiose bugie che ancora oggi ne possiamo godere e nel nostro personale gotha ricopre senz’altro un posto d’onore.

Entriamo allora in questo mondo.

Prima di narrare la vera Iliade e Odissea, partiamo dal contesto in cui nascono queste e altre leggende intorno alla guerra di troia, perchè cari signori, sappiate che la guerra di Troia è effettivamente esistita, magari un poco meno colorita di come l’ha dipinta Omero, o colui (coloro) che hanno scritto L’Iliade e L’Odissea, ma questa disputa diventata mitica è davvero avvenuta.

Nei prossimi articoli cercheremo meglio di entrare nel merito di questa mitica vicenda.

IL FARAONE SETHI II E LA REGINA TAUOSRET

Figlio di Merenptah e della madre Isinofret, donna assai riflessiva, anche troppo, tanto da essere indicata nelle sue effigie con una lumaca.

Anche il figlio, del resto, non risulta fosse una scheggia, di lui si sa molto poco, forse proprio perché era talmente lento che per far qualcosa ci metteva una eternità.

Perciò si sa che non intraprese viaggi, troppo stancante e neppure spedizioni militari, troppo impegnative.

Fece costruire, da altri naturalmente, alcune opere edilizie e monumenti, per il resto il nulla, il sonno.

Uno così è comunque riuscito a diventare faraone e ad essere ricordato negli annali della storia… e ora che ci penso anche noi contribuiamo, oltre misura meritoria, a perpetuarne il ricordo.

Possiamo tranquillamente asserire che questo faraone fu di transizione in un periodo non certamente brillante di questa dinastia di faraoni.

Del resto occorre ricordare che alla morte del faraone Merenptah la successione diretta fu interrotta benchè ci fosse in vita un erede diretto e ciò non è stato spiegato e non ci è stato tramandato lasciando intendere che tale principe ereditario non ne aveva le doti necessarie.

Al suo posto divenne faraone uno sconosciuto di nome Amen-messe che forse è stato chiamato in questo modo per significare “e così sia” purtroppo non c’era nulla di meglio sul mercato, egli rimase al comando solo 4 anni giusto il tempo per scavarsi una tomba raffazzonata nella valle dei Re.

Alcuni pensano che Sethi II fosse proprio quel principe scartato e che alla dipartita di Amenmesse si riprese il trono, questo giustificherebbe quanto detto nella descrizione iniziale.

Ad ogni modo Sethi II ebbe le sue 3 spose, minimo sindacale per un faraone degno di questo nome, Takhat II da cui non ebbe eredi, Tauosret di cui ebbe un figlio che morì prima di lui e Tiaa da cui ebbe il figlio Ramesse-Siptha perciò alla sua morte spettava a lui il trono ma essendo ancora piccolo egli fu affiancato, anzi dovremmo dire, sostituito dalla regina più anziana Tauosret che di fatto governò l’Egitto con il cancelliere Bay, forse, si mormora, il suo amante, che si fregiò del titolo di “creatore del Re” ovvero della serie che era lui che stava plasmando il piccolo Re.

Anche Siptha non ebbe vita lunga e morì giovanissimo lasciando a pieno titolo il trono alla matrigna Tauosret che divenne faraona a tutti gli effetti come fecero sue illustri predecessori, onorando sempre il suo marito Sethi II ma frequentando sempre il cancelliere Bay.

IL DISINCANTATO MONDO DEL 1200 A.C.

Da questa data in poi, attorno al 1200 a.C. e per diversi anni la storia delle regioni a noi più note regioni è caratterizzata e condizionata dall’invasione dei cosiddetti popoli dei mari, una variegata miriadi di migranti che sbarcarono su tutte le coste del mediterraneo orientale determinando sfaceli e cambiamenti epocali come del resto dimostrano nei secoli tutte le ondate migratorie che seguiranno.

A causa loro caddero gli Ittiti che come tradizione dei migliori pesci dopo tre giorni… di assedio crollarono e fu devastata la città di Hattusa, essendo ottusi i loro abitanti non erano più in grado di comprendere la portata degli eventi. Cadde anche la città fenicia di Sidone e i suoi abitanti si rifugiarono a Tiro. Arrivarono anche sulle coste della Grecia e di Creta determinando la fine della civiltà micenea.

Peraltro uno di questi popoli, i Dori, invasero il pelopponneso e venivano venerati come Dei, sospettiamo che ciò fosse determinato probabilmente dalla loro pelle giallastra che li appariva o risultavano anche particolarmente luccicanti, ecco perché venivano chiamati come uomini d’oro, ovvero i Dori.

In Sicilia, intanto, un altro popolo del mare (a saperlo da dove arrivavano tutti ‘sti popoli) fonda la città di Trapani, qualcuno dice che fu chiamata così perché questo popolo aveva l’attitudine di fare buchi ovunque, ovvero di trapanare.

Intanto, intorno al 1200 a. C. anche nel resto del mondo accadevano cose strane che apparentemente non hanno alcuna influenza per il tempo da noi raccontato ma che è meglio sapere per non fare la figura dei megalomani ed egoisti e fissati tradizionali con le solite paturnie ereditate dagli esperti occidentali, oppure essere considerati limitati nella nostra narrazione fantasiosa e non essere in grado di applicare l’ironia del nostro metodo su tutto lo scibile umano, che pure ne ha assai bisogno.

Non sia mai, perciò:

In india è in corso il periodo così detto Vedico, ovvero caratteristico di quelle popolazioni oculisticamente dotate che sono in grado di Vedere anche lontano, antenati della Luxottica, forse portavano tutti gli occhiali.

Che siano anche gli inventori del cannocchiale?

Grande risonanza nel mondo dei trasporti viene dato dall’apparizione, in Cina, del carro da guerra.

In Messico domina il popolo Olmeco che passa alla storia come il popolo che ha inventato i giochi con la palla, alla faccia degli inglesi che si vantano di aver inventato il calcio, senza contare che senza questo popolo, oggi, non ci sarebbe metà dello sport praticato.

In modo esemplarmente in antitesi con gli Olmechi, sempre negli stessi luoghi è in corso la civiltà Mixteca, il cui nome vuol dire “luogo che sta nelle nuvole” lasciando intendere che fossero un po’ svampiti, annebbiati o poco realistici con conseguenze gravi sulla loro capacità di concentrarsi.

Come vedete anche nel resto del mondo non mancano facezie di cui possiamo beneficiare e rallegrarci e perciò non ci lamentiamo e iniziamo a percorrere anche questo nuovo secolo con il consueto sorriso.

LA MALINCONICA FINE DEL XIII sec. A.C.

Dopo ben sessantasette anni di regno muore Ramesse II, era il 1213 a. C e tutto il pollame, ovvero i sudditi del faraone, caddero in una desolazione e depressione immensa, perchè dopo anni di stabilità vissuti alla grande con un personaggio unico nella storia, vedono sedersi sul trono un certo Amenophis, che già dal nome si intuisce che non sa di niente.

Egli era il tredicesimo figlio di Ramesse II ed era già anzianotto con poca voglia di fare guerre. Un popolo che era abituato ad avere faraoni giovani e anche a volte bambini, si trova ad avere al comando un matusa, tra l’altro anonimo al grande pubblico.

Tra l’altro in molti si domandavano come era possibile che fra tutti i figli che aveva avuto Ramesse II toccava proprio a costui reggere il futuro del più grande e potente regno di quell’epoca.

Approfittando della depressione del popolo pollame, dalla libia, le orde dei migranti provenienti da vari luoghi invasero l’Egitto sfondando il muro eretto da Ramesse in Libia a dimostrazione che i muri alla lunga non tengono.

Tale invasione segna la fine di un grande periodo della storia dell’antico Egitto.

Mentre l’Egitto si guarda triste il proprio ombelico, nelle sue vicinanze avvengono biblici avvenimenti. Nel 1210, giorno più giorno meno, un carismatico personaggio di nome Giosuè porta il popolo ebreo alla conquista della terra di Canaan, alcuni opinionisti del tempo ritengono che fu attratto e invogliato dai numerosi vigneti della zona, altri, soprattutto recentemente pensano che questo fatto non sia mai esistito ma, tant’è, ciò è entrato nella storia del mondo indelebilmente.

Intanto nel campo tormentato degli Ittiti, altra potenza del momento, le cose non vanno certamente meglio, alla morte del Re Tudhalia IV, successe il figlio Arnuwanda III che morì giovane e dopo di lui ascese al trono il fratello Suppiluliuma II che si fece notare per l’invasione dell’isola di Cipro e null’altro se non passare alla storia, come vedremo nel prossimo articolo, per l’ultimo Re Ittita.

Così il XIII sec. a.C. finisce mestamente portando con sè la fine di due grandi potenze che dopo essersi combattute e confrontate fra loro e infine alleatosi contro nuovi nemici ne vennero travolte e se Gli Hittiti non si risolleverrano più, occorrerà del tempo perchè l’Egitto ritrovi il suo splendore.

Che finale di articolo poco divertente! cercheremo di rimetterci in riga con il prossimo.

I RAPPORTI DI RAMESSE II CON I POPOLI VICINI

Era noto da tempo che il faraone fosse poco incline ad avere buoni rapporti con il vicinato, infatti avvenne che Ramesse portò l’attacco decisivo contro il popolo ittita e tutta la regione attigua, estendendo il suo dominio su Gerusalemme, Ur, Damasco e Gerico.

Ma la battaglia fra i pesci Ittiti e il pollame faraonico continuò fino a che la minaccia degli Assiri non si fece pesante e per contrastarli arrivarono persino a stipulare un trattato di pace e collaborazione che prevedeva un patto di non aggressione, cose dell’altro mondo ma soprattutto assai ipocrite, inoltre si stabilì il riconoscimento dei reciproci confini, regole sull’estradizione dei fuggitivi e un patto di mutua assistenza in caso di attacco da parte di terzi.

Per suggellare questo accordo Ramesse sposò inoltre una principessa ittita, la figlia di Hattusili. Non sappiamo se questa clausola fu cercata o subita dal faraone. Il trattato, comunque, perse ben presto di importanza per l’Egitto, poiché arrivò una seconda ondata di popolazioni indoeuropee che travolse gli ittiti; naturalmente la sposa se la tenne ben stretta.

Nel 1250 secondo gli esperti che, come è noto, non godono della nostra fiducia e credibilità, inizia il mitico esodo del popolo ebreo verso la terra promessa e contemporaneamente si narra che fu edificato il tempio di Abu Simbel, questi due fatti sembrano una mera coincidenza ma noi non crediamo alle coincidenze nella storia e questi fatti li mettiamo insieme lasciando a voi ogni pia elucubrazione sul suo significato. Questi fatti trovano riscontro anche nella bibbia, fonte degna di nota e decisamente più attendibile degli esperti.

Nel 1248 Ramesse fu costretto a celebrare la festa di Sed in quanto aveva compiuto trent’anni di regno, sembra che non ne avesse alquanto voglia se non altro per pura scaramanzia.

Per Ramesse, che non era un festaiolo fu un anno tribolato e pieno di frustrazioni, perché dovette presenziare a tutte le feste e non aveva il tempo di fare guerra a qualcuno, che in realtà era il suo vero passatempo preferito.

Nel 1245 gli assiri sconfissero gli ittiti e con i proverbiali colpi di assi occuparono Babilonia saccheggiando e deturbando tutti i templi.

In quel tempo gli assiri erano governati dal Re Tukulti-Numurta il cui nome ha già un sapore sinistro e infatti egli fu crudele tanto che i figli gli si rivoltarono contro e uno di loro, esasperato, lo assassinò.

Nel 1240, Ramesse, finiti i festeggiamenti, riprese a scorrazzare per il mondo conosciuto e dovette andare anche in Libia per fermare le orde  di migranti che stavano per entrare nel delta del Nilo.

Come vedete la storia si ripete tristemente e fu proprio questo nefasto intervento del faraone in libia a costituire un pericoloso precedente, egli infatti costruì il primo muro della storia per fermare quei popoli, una linea di difesa fortificata che verrà nei secoli seguenti emulata da diversi soggetti, dimostrando che dalla storia non si impara nulla e di volta in volta certe trovate tornano di moda.

Ci piace annotare che nel 1237 il Re Ittita a seguito di una pesante siccità, che per un popolo di pesci è da considerarsi una immensa iattura, fece costruire diverse dighe di cui una, pensate, è ancora oggi esistente, ciò fa dedurre a come fu grande quella pensata, a come erano stati bravi e a come sono stati inetti quelli che sono venuti dopo e che non sono stati capaci di fare meglio.

Nel 1221 in una zona della Turchia presero casa il popolo dei Lidi, ovvero coloro che migravano dai lidi dei fiumi e si ritrovarono in questa zona che da allora viene chiamata Lidia. Il loro primo Re fu Agrone, ovvero un grande agrume, o così doveva sembrare ai recensori di quel tempo. Questo determinò il carattere agricolo del popolo che fra l’altro fondò una città con il nome di Sardi, forse per dare cittadinanza ad una parte di loro proveniente dalla sardegna.

HITTITI: LA GUERRA DI SUCCESSIONE FRA ZIO E NIPOTE

La storia sfortunata di questi uomini insegna a tutti coloro che pensano che basti nascere da genitori ricchi o nobili oppure addirittura reali per essere a posto per tutta la vita, risulta alquanto fallace e non priva di delusioni.

Salito al trono Ittita nel 1272 alla morte del padre (Muwatalli II) Mursili III era considerato dal suo popolo il “figlio di secondo rango” , per non dire altro epiteto meno elegante, perché nato da una amante del Re ma, non avendo avuto figli dalla sposa ufficiale, egli divenne erede designato ma non eccessivamente amato anche e soprattutto dallo zio al quale ridusse progressivamente i territori di sua pertinenza.

Questo atteggiamento era dovuto ad una gelosia patologica verso la notorietà che invece aveva lo zio presso il popolo nonché il timore che lo zio, valido condottiero militare, potesse rivendicare il trono.

Lo zio fu paziente ma alla fine perse le staffe quando il nipote lo rimosse anche come governatore della città sacra di Nerik e si rivoltò muovendogli guerra e radunando i nobili Ittiti sotto la sua guida, essendo da loro molto apprezzato.

Costretto alla ritirata, il Re si rifugiò nella città di Samuha, sconfitto gli venne tolto il trono, così lo zio divenne Re col nome di Hattusili III fra il giubilo del popolo Ittita.

Nonostante il nuovo Re fosse forte egli risultò anche ingenuo e mandò in esilio il nipote in una città al confine a fare l’amministratore.

Tanta bontà fu ripagata con tentativi di complotti orditi contro di lui. Il nipote si alleò come traditore con potenze straniere quali gli Assiri e i Babilonesi, storici rivali dei nostri puzzoni Ittiti, pensando di potersi vendicare senza capire che nello stesso tempo veniva usato contro il suo popolo.

Venutolo a sapere Hattusili III lo esiliò su un’isola, dimostrando, ancora una volta, che anche lui non era granchè come virtù da comando e così il nipote scappò ancora e si rifugiò in Egitto dal nemico storico Ramesse II.

Il Re chiese l’estradizione, ma Ramesse la negò anche perché non sapeva dove diavolo si era nascosto il nipote ribelle che invece scomparve e si diede alla macchia, tentando più volte di allearsi con qualcuno per farla pagare allo zio.

La storia narra di leggende per le quali persino suo figlio tentò in seguito di ritornare sul trono ma senza riuscirvi, tuttavia questa storia fra “pesci reali” fu spesso raccontata dai menestrelli del tempo appassionando il popolo Ittita ma non solo e molto apprezzati dalle generazioni seguenti….. ogni epoca ha i suoi miti.

RAMESSE II: IL FARAONE GELOSO

Uno dei più famosi faraoni passati alla storia sia per quello che hanno fatto che per quello che gli storici gli hanno fatto fare.

Sta di fatto che era il fratellastro geloso di Mosè e che fece magre figure al suo cospetto facendo ridere e soffrire il suo “pollaio” ma anche i posteri.

Conosciuto come un grande condottiero per aver sfogato la sua rabbia repressa contro tutti i popoli vicini, di cui tralasciamo i dettagli di tutti questi avvenimenti mentre, invece, preferiamo ricordare che l’uomo era un incallito amante e non si sapeva controllare.

Di lui si narra che avesse avuto un centinaio di figli e certamente per questo motivo siamo tenuti a pensare che tutte le donne d’Egitto lo amavano… o lo hanno amato.

Incontrollato, rabbioso, geloso, fanatico, ovunque lo si guardi, se per la storia fu un grande, ai nostri occhi fu immenso, come si usa dire oggi, di tutto e di più.

Era il 1278 a.C. quando Ramesse II divenne faraone e l’anno seguente il regno dei mitomani Mitanni scomparve per sempre a causa della scellerata scempiaggine del loro ultimo Re che, credendosi chissà chi, in perfetta armonia con i geni del suo popolo, si scagliò contro gli assiri andando incontro ad una fine devastante e definitiva.

Shalmanassar I, Re degli assiri passerà alla storia come il primo degli shammannati ma non menzioniamo il nome dello sconfitto per questioni di delicatezza etica ma si sappia che fu l’ultimo Re dei Mitanni ma non l’ultimo dei mitomani.

L’anno successivo il faraone Ramesse II, in uno dei suoi consueti scatti d’ira, sconfisse i pirati shardana che provenivano dalla sardegna e ne fu talmente ammirato che li inglobò nell’esercito egiziano, quali proprie guardie personali.

È curioso ricordare che, insieme agli Shardana, Ramesse II utilizzava un leone, raffigurato anche nelle pareti dei templi di Abu Simbel, come guardia personale e ciò lascia aperto un grande quesito storico, ovvero, i sardi assomigliavano ai leoni o i leoni assomigliavano ai sardi o semplicemente in sardegna c’erano i leoni che i sardi portavano con loro alla stregua di animali domestici.

Certamente è da scartare l’ipotesi che il faraone fosse un leone… altrimenti non sarebbe stato faraone !!!

È una questione di ordine universale.