QUELLO CHE NON SI DICE SU MOSE’

Personaggi come questo possono far scrivere tonnellate di libri e se qualcuno vuole informarsi non ha che da scegliere. Perciò a noi piccoli cultori delle verità perdute e non narrate, in questi casi, non resta che cercare di raccontare quelle pillole di conoscenza e di verità in grado di dare un quadro del personaggio più completo.

Per esempio tutti sanno che è stato abbandonato in una cesta sul fiume Nilo, ma pochi sanno che questo accadde perché i genitori e i vicini non ne potevano più del pianto ininterrotto, giorno e notte, e ciò è anche alla base del fatto che neppure i coccodrilli del Nilo osarono avvicinarsi.

Tutti sanno che fu adottato dal faraone e che divenne il suo pupillo, dimostrandosi un gran lecchino e che ciò adirò parecchio il figlio naturale del faraone che, divenuto faraone, lo voleva ridurre a schiavo, ma non tutti sanno che egli era un grande illusionista e gli scaraventò addosso ogni tipo di maledizione che in realtà erano visioni collettive, perfettamente riuscite, tanto che le famose sette piaghe d’Egitto vengono raccontate anche da quei creduloni di storici del tempo.

Preso dal lato psichiatrico, il faraone lo fece andar via con tutto il suo popolo, per poi pentirsi all’ultimo momento, ma qui, va sottolineato, accadde il vero capolavoro di Mosè che fece scappare il suo popolo attraverso il mar rosso, non come viene narrato comunemente, ma a nuoto, in una bella e collettiva nuotata.

Qualcuno non sapeva nuotare ma questo la storia non lo dice.

L’esercito egiziano che lo rincorreva era notoriamente allergico all’acqua e non sapeva nuotare, così si involò nel mar rosso, andando a fondo.

Ovviamente gli storici del tempo non potevano certo raccontare l’annientamento del loro esercito in un modo così banale e costruirono la leggenda della separazione delle acque del mar rosso ad opera di Mosè; decisamente una fine più spettacolare ma soprattutto più dignitosa e sopportabile..

Il popolo di Mosè esasperato dalla lunga marcia che fu sottoposto e dopo aver patito la fame e nuotato nel mar rosso, si ribellò ed esiliò Mosè sul monte sinai.

Lassù Mosè ebbe modo di riflettere sulla sua vita e con la fortuna che lo ha sempre accompagnato, incontrò qualcuno che lo aiutò e gli diede dieci consigli speciali e utili per vivere meglio.

Esaltato dall’incontro, scese dal monte, raccontò al popolo l’incontro e i consigli ricevuti e il popolo ne fu entusiasta, lo elesse profeta e vissero tutti felici e contenti… ma questo è un’altra storia.

IL LEGGENDARIO FARAONE SETHI I

“Toro possente che è stato incoronato a Tebe e ravviva le Due Terre”:      

Era questo l’altisonante nome di Horo che il Re Sethi I scelse al momento dell’incoronazione, quando nel 1290 a.C. ereditò lo scettro dell’impero del defunto Ramses I.

Sethi I, che aveva retto il paese insieme con il padre durante una coreggenza di poco meno di due anni, all’epoca della sua ascesa al trono era ormai un uomo maturo, nel pieno del vigore fisico, sposato con la dama Tuy (o Tuya), figlia di un tenente generale di carriera, e padre del futuro erede al trono, il giovane Ramesse II .

Il nuovo sovrano dimostrò di avere idee chiare e precise per quanto riguardava la sorte del suo popolo.

Sethi I sognava di riportare l’Egitto alla potenza e alla stabilità di un tempo, perciò continuò a costruire templi per far piacere al potere religioso.

Il ristabilimento dell’influenza estera dell’Egitto richiese una serie di campagne militari che volle fortemente e lo condusse ad avere diversi dissidi con i vicini e ad affrontare diverse guerre.

A parte i problemi in medioriente,  già frutto di nostre precedenti narrazioni, egli dovette far guerra ai Tehenu del deserto libico ed anche ai Libu ed ai Mashuash. Questi ultimi due popoli vengono descritti come biondi e con gli occhi chiari e ciò lascia spazio ad innumerevoli illazioni e conseguenti ravvedimenti sull’origine dei popoli nordici e in alternativa sul concetto di africa nera che noi tutti diamo per scontato.

Se fosse stato il contrario e i biondi fossero i nord africani mentre i neri fossero gli svedesi?

Vedete quanto è lacunosa la storia che ci hanno narrato gli studiosi !

Questo faraone viene molto citato nella filmologia contemporanea come prototipo leggendario.

Nel film I dieci comandamenti Seti viene presentato come un Re giusto e bonario. Apprezza molto le capacità di Mosè, suo nipote adottivo, e lo ama molto più di quanto non ami il proprio figlio Ramesse II.

Viene presentato come un sovrano generoso, che nutre gli affamati e adotta gli orfani (quando si dice che solo nei film possono capitare certe cose…) . Detesta le trame ambiziose del figlio e lo rimprovera per non aver concluso la costruzione della città del tesoro.

Affida il compito a Mosè che lo realizza nel migliore dei modi. Nel giorno del giubileo, però, quando Seti dovrà decidere quale fra Ramses e Mosè dovrà divenire nuovo sovrano, è costretto a scegliere il proprio figlio.

Nel film d’animazione, il principe d’Egitto Seti viene presentato come un sovrano potente e apparentemente giusto. Intende fare dell’Egitto un impero, sfruttando la forza degli schiavi che lavorano per lui e questo lo avvicina di più alla realtà.

Seti I fa una breve apparizione anche nella Saga “La Mummia”. Nel primo Capitolo della Saga egli viene assassinato per mano di Imhotep, la futura mummia. Nel secondo capitolo “La Mummia – Il Ritorno”, oltre ad un flashback sull’assassinio già citato, l’immagine di Seti viene riproposta e contestualizzata nel corso di un combattimento tra Anek-sun-amun (sua amante prediletta e futura concubina del gran sacerdote Imhotep e sua complice nell’assassinio del Faraone) e Nefertari (sua figlia). Nel musical “I dieci comandamenti” è l’unico, fra i personaggi secondari, a non parlare e devo dire che questa interpretazione è forse la più consona e veritiera.

Come vedete più della realtà, forse, potè la fantasia e l’immaginazione, in ogni caso ci viene tramandata questa immagine di faraone giusto e leggendario che ci lascia un po’ perplessi e probabilmente sono il frutto della benevola visione biblica verso Mosè in contrapposizione al cattivo di turno che si rivelerà il figlio Ramesse II.

HITTITI-EGIZI: IL PRIMO TRATTATO DELLA STORIA

La battaglia di Qadesh si era rivelata una non vittoria per le due parti e nonostante la propaganda locale ne esalti le gesta di uni o degli altri, non trovarono di meglio che mettersi intorno ad un tavolo e stabilire un accordo, prassi assai innovativa e incredibilmente documentata, tanto da ritenersi il rimo trattato della storia e ciò è quello che conta a dispetto dello stesso contenuto del trattato che essendo il primo si presta ad essere dribblato.

Il trattato che ne seguì, quindi, è il primo trattato di pace della storia e per questo va analizzato con interesse per capire le radici dei futuri trattati, perché si sa che in ogni epoca la prassi burocratica, per non dire la pigrizia dei burocrati, del copia-incolla rimane fondamentale.

Infatti occorre dire che il Re ittita Muwattali morì poco tempo dopo questa battaglia. La sua morte provocò una crisi dinastica tra il figlio Urhi-Teshub, chiamato poi Mursili III e Hattusili III, fratello del Re. Quest’ultimo riuscì a conquistare il potere e ad allontanare il nipote che si rifugiò in Egitto.

Ramesse II approfittò di questa situazione per punire i suoi vassalli che si erano precedentemente alleati con gli Ittiti ed anche per lanciare un’offensiva finale, riuscendo a riconquistare diverse città perse in precedenza.

Da questa premessa ne deduciamo che gli ittiti, prima delle beghe interne, erano sostanzialmente in vantaggio.

Ma come spesso accade, e per gli accadici si da per scontato che deve accadere, sul più bello un’altra minaccia si affacciò nel cielo ittita.

Erano gli assiri che approfittarono dell’impegno ittita contro gli egiziani per attaccarli: l’esercito  assiro riuscì a penetrare in territorio ittita fino a Karkemish, rivelandosi una minaccia ben più seria di quella egiziana.

Hattusili a questo punto riannodò i contatti con Ramesse; il suo intento era quello di firmare la pace e di contrarre a sua volta un’alleanza con l’Egitto contro gli assiri. Le relazioni tra le due corti ripresero vigore ed i due Re si scambiarono lettere e regali e così anche le loro mogli che si sa in questi casi contano più dei mariti.

La pace fu finalmente firmata ed il trattato comprendente diverse clausole che indicano una vera e propria alleanza tra i due regni era il chiaro segnale di paura reciproca verso gli assiri. Entrambi si promettevano rispettivo aiuto, per loro e per i successori, sia per il mantenimento del potere in caso di rivolta interna, sia in caso di attacco assiro o comunque in caso di aggressione esterna.

Aldilà delle buone e lodevoli intenzioni, al momento della firma del trattato, il Re ittita diede in sposa a Ramesse una sua figlia e qualche anno dopo anche con l’altra sua figlia, giusto per non lasciar nulla al caso e per proteggersi dagli eventuali pessimi “servigi” della prima figlia, notoriamente un po’ riottosa a farsi guidare in intimi giacigli.

Come era consuetudine del tempo, il trattato finiva con una sorta di eventuale monito o maledizione che qui vi riportiamo perché ad essa non servono commenti.

« Questi patti sono scritti su tavolette di argento del paese ittita e del paese di Egitto. Chi dei due contraenti non li osserverà, mille Dèi del paese degli Ittiti e mille Dèi del paese degli egizi distruggano la casa, la terra, i sudditi. Al contrario, chi osserverà questi patti, egizio e ittita che sia, mille Dèi del paese degli Ittiti e mille Dèi del paese degli Egizi, facciano che egli viva in buona salute e con lui la sua casa, il suo paese i suoi sudditi… »

……….. come vedete conveniva aderire con entusiasmo, del resto non si poteva mai sapere……….

Ciò nonostante, come si vedrà più avanti, non ci sono trattati che tengano a lungo e nella storia umana ad ogni trattato corrisponde l’alibi per una nuova guerra.

LA BATTAGLIA DI QADESH

La battaglia di Qadesh fra le potenze Hittita ed Egiziana è piena di bugie, oggi diremmo fake news, ed è ammantata da leggende e probabilmente tante poche verità che concorrono ancora oggi a non sapere esattamente come andarono veramente le cose.

Proviamo, con immenso piacere e tanta buona volontà, a raccontarne le peripezie.

La leggenda egizia, immortalata dal giornalista Pentaur nei Bollettini (raccolta dei ricordi di guerra), ci tramanda che una banda di beduini catturati e timorosi di essere torturati dagli egizi fecero la spia, rivelando dove fosse collocata l’armata avversaria.

Ma tutto ciò era una trappola degli Ittiti che avevano pagato i beduini per farsi catturare e depistare il faraone per poi attaccarlo di sorpresa. Nonostante la disperata resistenza egiziana, l’armata ittita riuscì a sfondare e a penetrare nel campo nemico. Ramesse allora si rivolse ai suoi Dei imprecando in diverse lingue e rimproverando loro che con tutti i templi che egli gli aveva fatto costruire si sarebbe aspettato un atteggiamento più impegnato.

Secondo le fonti egizie, la risposta non si fece attendere ed un Dio gli parlò dicendogli: Sono con te, ma se tu sei un incapace non è che devo fare tutto da solo, aiutati che il ciel ti aiuta.

Fu allora che il faraone si arrabbiò e, raddoppiando gli sforzi, si lanciò nella mischia massacrando, grazie alla forza divina di Seth, migliaia di ittiti.

Il giorno dopo Muwatalli, il Re Hittita, inviò una proposta di armistizio, implorando la clemenza di Ramesse che dopo avergliela accordata, ritornò in Egitto, senza tentare la conquista di Qadeš, facendo poi scolpire sulle mura di diversi templi (come quello di Abu Simbel) i bassorilievi che ancora oggi raccontano. la sua grande vittoria.

Nonostante la propaganda egizia esposta dal giornalista partigiano, possiamo immaginare ciò che realmente sia accaduto. Sembra evidente che Ramesse sia caduto in un’imboscata tesa dal sovrano ittita Muwatalli, il quale, con l’intento di chiudere in fretta i conti con il faraone, sembra non abbia calcolato bene i rischi dell’attacco iniziale, non impegnando nella battaglia tutte le sue truppe, ma solo quelle più mobili, comandate dagli alti dignitari del regno (probabilmente convinti di partecipare ad una facile vittoria).

In effetti l’attacco ittita schiacciò senza troppa difficoltà la divisione di Ra, la massima espressione bellica del faraone, la quale non era sicuramente pronta al combattimento ed inferiore numericamente. Sembrerebbe comunque che la divisione di Amon e l’intera guardia personale del faraone stesso, combattendo eroicamente, abbiano di fatto cambiato le sorti della battaglia.

Molto probabilmente Ramesse stesso partecipò attivamente alla battaglia e il suo carisma è stato fonte di coraggio per le sue truppe, mentre sembra che Muwattali non guidasse personalmente il suo esercito.

Ciò che resta inspiegabile è il fatto che il Re ittita non partecipò alla battaglia e che non impegnò nel combattimento la totalità delle sue truppe (pertanto molto superiori di numero). Gli egiziani raccontano che il Re nemico si comportò in questo modo per paura di Ramesse, incavolato nero e rimproverato dal suo Dio, ma crediamo che invece Muwatalli fu colpito da un attacco di colite acuta che lo costrinse ad abbandonare il terreno per andare in bagno.

A volte la storia viene decisa anche da cose banali e normali, non sempre le gesta sono eroiche.

Nonostante tutto, anni dopo, la battaglia si ripeté e stavolta gli egiziani vinsero davvero in modo definitivo, espugnando la fortezza.

EGIZIANI-HITTITI: PREMESSA ALLO SCONTRO FINALE

Dopo diversi battibecchi mediatici e dispetti reciproci, i polli e i pesci vengono a botte.

Inevitabile fu lo scontro frontale e i due contendenti prepararono la battaglia finale.

La battaglia in preparazione, per le forze messe in campo e per i suoi protagonisti è considerata la prima vera grande battaglia della storia.

A causa dei numerosi giornalisti al seguito, spesso non accreditati e per la maggior parte pagati dai contendenti, è anche la prima battaglia di cui si hanno le cronache dettagliate, ma incredibile a dirsi, proprio per la presenza di tanti giornalisti al seguito noi non sappiamo chi ha davvero vinto, visto che ci sono testi che narrano la vittoria a favore degli Ittiti e altri a favore degli Egizi, ciò testimonia quanto siano attendibili i giornalisti e gli storici fin dai tempi remoti, perciò abbiamo ritenuto interessante e divertente valutare le varie fonti.

Fra le fonti più di parte segnaliamo il “bollettino di Quades”, un giornalino stampato durante la battaglia che ne narrava le gesta in versione filo egiziana e che era venduto nelle maggiori città egizie diventando un vero best seller editoriale.

L’importanza della Siria

Ci siamo domandati quale fossero le ragioni per le quali si è arrivati a questo punto, in questo luogo, e nonostante tutte le ragioni geopolitiche e commerciali che facevano della Siria una zona appetibile, forse, crediamo che entrambe preferivano distruggere in un contenzioso mortale una città lontano dalle loro case e soprattutto lontana dagli occhi dei loro popoli a cui si poteva, in questo modo, raccontare la versione più accomodante senza perdere la faccia in caso di sconfitta.

La Siria, però, si trovava in mezzo alle due grandi potenze politiche e militari della sua epoca: l’impero egiziano e Hatti, l’immenso Impero Ittita. Come è ovvio, ambedue ambivano al dominio di tale regione per sfruttarla a proprio vantaggio. In realtà, oggi si considera che il semplice fatto di controllare la terra siriana significava, 3300 anni fa, l’automatica salita di qualunque nazione all’esclusiva élite di chi meritava il nome di “potenza mondiale”. Così sembrarono capirlo dapprima gli ittiti e gli egizi, poi anche gli assiri.

Nei secoli precedenti in mezzo fra gli Ittiti e gli Egiziani c’era il regno di Mitanni che dopo una lunga guerra con gli egiziani trovarono un accordo sancito dall’immancabile matrimonio fra la figlia del re di Mitanni e il faraone di turno.

Questo equilibrio fu rotto dagli ittiti che attaccarono il Mitanni e conquistarono anche alcune città vassalle degli egiziani i quali reagirono con diverse fortune fino a quando Ramesse decise di puntare sulla totale vittoria finale.

Così la fortezza di Qadeš era divenuta il simbolo della potenza ittita, e malgrado la sua fama di inespugnabilità, fu l’obiettivo finale della campagna militare egiziana.

Venne così il momento di celebrare la battaglia di Qadeš che sarà oggetto del nostro prossimo episodio.

RAMESSE I IL TUTTOFARE

Quando si dice che uno non nasce faraone ma lo diventa, possiamo dire che è il ritratto di questo faraone che diede inizio ad una dinastia di omonimi impressionante.

Nato da una nobile famiglia di Tanis, Pa-Ramesse percorse la carriera militare assumendo una impressionante sequenza di incarichi a partire dalla carica di Capo degli arcieri, Capo dei carri di sua maestà, anche detto sommo cocchiere, Capo delle fortezze di sua maestà, anche detto castellano, Sovraintendente alle foci del Nilo, ovvero colui che osservava l’acqua del Nilo che si immetteva nel mare, Scudiero di sua maestà, ovvero che gli faceva da scudo, Scriba reale, detto anche dattilografo, Capo dei giudici, Luogotenente del Re dell’Alto e Basso Egitto, aggettivi di grande spessore, Messaggero del Re, detto anche il postino reale per tutti i paesi stranieri, insomma di tutto e di più, come il prezzemolo. Con uno così era inevitabile che divenisse insostituibile e perciò divenne il favorito di Horemheb e da quel ruolo il passo successivo non poteva che essere designato a suo successore.

Una carriera sfavillante che può dirsi correttamente che fu un faraone che veniva dalla gavetta.

Peccato che ci mise una vita a scalare tutta la gerarchia e quando divenne faraone era già piuttosto vecchio e acciaccato, infatti durò in quel ruolo solo un anno, il tempo necessario per associare al suo trono il figlio Seti, figlio della regina Sitre, allo scopo di garantirne la successione.

Ramesse I, però, volle comunque fare qualcosa che lo avrebbe ricordato per sempre e non trovò di meglio che far uccidere tutti primogeniti ebrei del regno perché, secondo lui stavano diventando troppo numerosi.

Novello nazista, forse pensava di non essere stato notato, in quanto i giornali dell’epoca erano tutti controllati dal governo, ma per sua sfortuna gli sfuggì il più importante dei mezzi di comunicazione, la Bibbia.

Nel libro dell’esodo viene descritta la sua performance e questo lo ha reso, per così dire “eterno”.

Va considerato che l’avvenimento biblico dell’Esodo non è così preciso nelle date e non cita espressamente il nome di questo faraone, ma a noi piace così, del resto persino gli studiosi di storia delle religioni sono discordi su l’attribuzione del misfatto ad un unico nome.

HITTITI: L’ERA DEL RE MUWATALLI II

Rotolando nel tempo con coerente e vertiginosa insistenza e curiosità, nel nostro racconto siamo arrivati al 1300 a.C. e mentre compare un alfabeto di 22 lettere a Ugarit, dal quale deriveranno gli alfabeti greco, etrusco, latino, indiano e arabo, viene anche segnalata, in questo periodo, la presenza del popolo ebraico in Egitto, non si sa se si trovano lì perché, da nomadi, hanno perso la strada oppure se sono stati costretti dagli egiziani.

Di questo fatto se ne parlerà a lungo e gli egiziani si pentiranno amaramente ma mentre accadono queste cose fra gli Hittiti inizia l’era del Re Muwatalli II che è necessario conoscere se non altro per non avere una falla nella conoscenza del mondo antico e siccome sono rare le notizie su questo periodo ci piace pensare di colmare questa falla.

Dopo essere divenuto sovrano, succedendo al padre Mursili II, spostò la capitale dell’impero, per motivi finanziari, a Tarthuntassa, nota città del regno dove il peso delle tasse era da record, così da ripianare, con le superiori entrate tributarie, il deficit statale e i suoi debiti.

Non occorre sottolineare quanto possa essere stato deprimente vivere in una città basata sulle tasse, a meno che non dobbiamo trarre le logiche conseguenze sul carattere del popolo che vi abitava, ovvero che oltre ad essere “ottuso” (popolo di Hattusa) era anche scemo.

Muwattalli, una volta lasciata Hattusa, nominò suo fratello Hattusili III governatore di Hattusa. Egli ebbe almeno due figli: Urhi-Teshup che divenne re con il nome di Mursili III e che regnò per poco tempo in quanto fu presto deposto dallo zio Hattusili III, a cui stava stretto il ruolo di governatore e soprattutto perché riteneva il nipote un incapace (fra ottusi era una bella lotta) e l’altro figlio, Kurunta, che rimase come sovrano di Tarthuntassa, mantenendo una posizione di primissimo piano sia durante il regno di Hattusili III sia durante il regno del figlio e successore di quest’ultimo, Tuthaliya IV.

Forte, rude e astuto, fu uno dei grandi sovrani dell’impero ittita: morì in seguito a cause sconosciute pochi anni dopo la seconda battaglia di Kadesh, così vengono definite dagli storici quando vogliono coprire imbarazzanti verità,. Oltre che per essere stato il sovrano che ha combattuto la battaglia di Kadesh, è noto per aver stipulato un trattato di subordinazione con Alaksandu, sovrano del territorio di Wilusa, da identificare forse con la Ilio/Troia dei poemi omerici.

1310 a.C. NON FATE ARRABBIARE GLI ASSIRI

Nell’anno 1310 a.C. il confronto più cruento in Mesopotamia avviene fra gli Assiri e i Babilonesi, un confronto atto a stabilire i confini dei rispettivi regni.

Fra uno spostamento e l’altro della dogana con relativi scontri e provocazioni accade che nel Mitanni, terra assoggettata agli Assiri ma mai doma, c’è chi vuole approfittare dell’impegno Assiro in altre questioni per tentare una improbabile ribellione e indipendenza.

Nel Mitanni diventa Re Shattuara I, un Re di nome e non di fatto perchè vassallo degli Assiri, un Re dal carattere piuttosto spocchioso e provocatore che fa arrabbiare gli Assiri con ripetute dichiarazioni irrispettose verso il loro Re, il quale, offeso, nonostante impegnato altrove non se lo fece ripetere più volte, raggiungendo in batter d’occhio il Mitanni e dopo avergli dato una lezione e catturato lo portò in catene per le vie della sua capitale, pratica abbastanza in uso da quelle parti.

Come se tale umiliazione non fosse stata sufficiente egli dovrà  pagare un tributo e promettere sottomissione per poter tornare a casa, dove non ci è dato sapere come fu accolto dal suo popolo, ma il fatto che non se ne è sentito più parlare la dice già lunga sull’accoglienza ricevuta.

Non soddisfatti, nel Mitanni scelsero un altro Re e andarono a prendere suo figlio, Wasashatta, un tipo un po’ cafone, maleducato e trasandato, pure recidivo perché fece lo stesso errore del padre, nonostante in questo periodo era abbastanza chiaro che gli Assiri fossero nettamente i più forti della regione, avendo, tra l’altro, appena sconfitto il Re cassita di Babilonia Nazimarrutash, che pare sia stato il primo nazista della storia, non che i Re Assiri avessero un comportamento molto diverso.

Nazimarrutash viene sconfitto nella battaglia di Kar-Ishtar, rendendo anche Babilonia un vassallo del regno Assiro.

Finita la missione gli Assiri tornarono nel Mitanni e finirono il lavoro contro la dinastia più maleducata della regione, dando una lezione memorabile al Re cafone e sottomettendo, anzi, annettendo definitivamente questa regione senza la possibilità che venisse eletto un nuovo Re che, dato i precedenti, questo popolo non era in grado di trovarne uno degno di tale nome.

HAREMHAB IL FARAONE SCALPELLINO

Altro faraone figlio di burocrati, a conferma che la burocrazia era potente allora come ora, forse era anche un generale che si faceva chiamare con un nome il cui significato era “festosa presenza di Aton”, che per un generale non era proprio il massimo della severità.

Probabilmente amava gozzovigliare e per coprire questo suo vizietto veniva tirato in ballo il Dio Aton in modo che nessuno avesse nulla da dire.

Del suo passato non si sa molto, a parte il fatto che era stato il segretario delle reclute, una sorta di insegnante di prima elementare dell’esercito e ciò può significare che non era adatto a fare di più oppure, al contrario, era così bravo con i giovani che li sapeva ben entusiasmare alla vita militare, magari con feste e festini di cui sembra fosse molto portato.

comunque possiamo considerarlo il faraone più schizofrenico della storia.

Tanto schizzato che fece sparire a colpi di scalpello tutti i nomi dei faraoni precedenti (e di scritte ce ne erano tante in Egitto) fino ad Amenhotep III, considerato l’ultimo sovrano non ancora in lotta aperta con il clero amoniano, di cui si sentiva direttamente discendente e prosecutore.

In realtà fu proprio il clero amoniano che diede l’incarico al faraone di eliminare ogni riferimento e scritta che potesse ricordare quei faraoni eretici nella illusoria speranza di eliminarli nella memoria e nella storia, cosa che non avvenne.

Il faraone prese l’incarico in modo molto letterale e personale e si incaricò personalmente di girare il paese con lo scalpello in mano per cancellare le tracce su muri d’Egitto, tra l’altro fra la costernata attenzione del popolo che lo guardava fra l’ammirazione e la compassione per quest’uomo a cui era affidato il loro destino e la soluzione dei loro problemi e che invece andava in giro a cancellare le scritte.

Nel suo regno ripresero i lavori di ampliamento di molti Templi, dando notevole impulso all’edilizia religiosa e prima di morire affiancò al suo trono il generale Pramesse, il futuro Ramesse I, forse la cosa più importante e lungimirante che potesse fare.

IL RE HITTITA MURSILI II

Fratello di Arnuwanda, che indipendentemente da quello che può far pensare il nome era un fratello maschio; Mursili II divenne Re alla morte del fratello e di un altro fratello di nome Tulpi, tutti estinti, come il padre, a causa della epidemia di peste.

In realtà vi erano altri due fratelli maggiori prima di lui che però si rifiutarono di diventare Re per scaramanzia, visto quello che era successo al padre e agli altri fratelli.

Ebbe il suo bell’impegno nel combattere il popolo Kaska più conosciuto come i cascatori dell’Anatolia.

Questo popolo era assai insidioso perché applicava una tattica micidiale durante i combattimenti, essi cascavano per terra facendo finta di essere morti per poi improvvisamente rialzarsi e colpire alla sprovvista l’avversario che ormai si era rilassato.

Gli Annali rivelano anche che un “presagio dal sole” o un’eclissi solare si verificò nei suoi primi anni di regno, proprio quando riuscì a lanciare la sua campagna contro i cascatori dell’Anatolia.

Mursili sembra fosse affetto da una non meglio identificata “malattia della parola“, non è chiaro se sia stata una semplice balbuzie o difficoltà ad articolare suoni; pare che il Re attribuisse tale circostanza allo spavento preso durante una forte tempesta; in realtà gli studiosi ritengono che potessero essere gli effetti di un piccolo ictus.

Forse proprio a causa di questa malattia che maturò uno dei suoi difetti famosi difetti, ma potrebbe considerarsi anche un pregio, ovvero il vizio di mordere le persone al posto di salutarle, forse anche per questo motivo che venne chiamato Mursili.

Tale vizio provocò un naturale distanziamento del popolo verso il Re che preferivano vedere da lontano evitando qualsiasi contatto, contrariamente a quanto si possa immaginare questo atteggiamento non era l’effetto di un referente sacrale riconoscimento ma semplice e pura prevenzione.

Essendo molto giovane vi furono dei popoli vassalli che pensarono di approfittarne per risollevarsi come per esempio Arzawa ma egli aveva una fortuna sfacciata e così capitò che nella capitale nemica, Apasa, cadde un meteorite che colpì proprio il loro Re spaccandogli le ginocchia.

L’anno più difficile del regno di Mursili, però, fu il 1313: per ragioni non del tutto chiare muoiono i due fratelli maggiori e per giunta, all’inizio del 1312, muore improvvisamente in circostanze misteriose l’amata moglie del Re, Gassulawiya, che gli ha appena dato il terzogenito Hattusili; Mursili era disperato e mordeva chiunque gli si avvicinava.

La morte della moglie fu la goccia che fece mandare in esilio la matrigna Tawananna, ultima moglie del padre, già male sopportata e accusata di esercitare la magia nera, incolpandola della morte della moglie … probabilmente tutte scuse ma ciò gli fece un gran piacere.

Pare che nell’ultima parte del suo regno egli si sia risposato ma su questo gossip non vi è certezza e sinceramente riteniamo difficile che un’altra donna potesse sopportare di essere morsa continuamente, in ogni caso egli regnò bel 27 anni alla faccia della peste che falcidiava la corte e il suo popolo ma che evidentemente gli stava alla larga per paura di essere morsa.