LICURGO LO SPARTANO

Con molta gioia, finalmente, entriamo nell’immaginario del mondo greco, con un personaggio di massima importanza per il periodo e per la sua città, Sparta, a cui diede un impronta opposta a quanto accadeva nell’altra città rivale, Atene.

Licurgo, che dal nome potrebbe tradire le origini cinesi di un chirurgo, fu il principale legislatore di Sparta ma non sappiamo se questo era un uomo o un dio, visto che ogni anno a Sparta si era instaurata la tradizione di offrire dei sacrifici in suo onore.

Potrebbe anche trattarsi di un eccesso di devozione verso un grande uomo, ma potrebbe anche essere una delle tante balle che la storia tramandata dagli esperti ci ha rifilato.

Infatti, tale personaggio non si ha prova che sia mai esistito veramente.

Riteniamo improbabile che gli spartani soffrissero di allucinazioni collettive e pertanto formuliamo l’ipotesi che si trattasse di un uomo, colto, probabilmente sopra le parti e particolarmente ascoltato.

Un imbonitore? Un novello opinion leader? Un blogger ante litteram? … o erano gli spartani che rano particolarmente pecoroni?

Del resto gli spartani erano piuttosto propensi a dar retta al cosiddetto “uomo solo al comando” piuttosto che a complicate regole democratiche in uso in altre città greche.

Di fatto l’ordinamento sociale di Sparta fu, pare, creato da costui.

Da notare che al momento delle riforme di Licurgo regnava, si fa per dire, un certo Carilao, che anch’egli tradiva le sue origine asiatiche ed era perso nella sua passione, la musica.

Non si può dimenticare che gli spartani fanno parte dei popoli Dori e pertanto piuttosto facoltosi.

Tale ordinamento prevedeva che vi fosse una assemblea popolare (Apella), un consiglio degli anziani (Gherusia o bacucchi) composto da 30 membri compresi i due re … già perché erano previsti due re espressione diretta delle due famiglie più potenti quella degli Agiadi (il nome fa già intuire la natura economica) e gli Europontidi (detti gli Sfigati), la prima fazione e nucleo sociale europeista della storia e il fatto che questa sia comparsa in Grecia lascia spazio a tante considerazioni di politica attuale.

In realtà queste due famiglie erano potenti e aggressive.

La società era stata divisa in tre categorie, considerate come delle caste:

  • Gli Spartiati che erano i membri delle famiglie dominanti… ovvero la nobiltà.
  • Perieci che erano cittadini liberi ma privi di diritti politici, cioè coloro che non contavano nulla.
  • Iloti che erano gli schiavi e i servi… in realtà gli spartiati li chiamavano Idioti, il che è tutto dire.

Senza voler scomodare illustri sociologi, tale distinzione di categorie potremmo ravvisarne i connotati anche oggi.

Fra le regole curiose, introdotte da questo fantomatico personaggio, ve ne erano due che vanno assolutamente citate.

La “Sissizi”, ovvero un pasto in comune obbligatorio a cui erano sottoposti tutti i membri Spartiati, vecchi e giovani.

Non sappiamo se questa regola provocava malumori oppure, visto che tanto pagava lo stato, era vista come un allegra scampagnata.

Un poco meno allegra era, invece, l’altra regola, ovvero la “agognè”, una sorta di leva militare mista praticata a scuola, anch’essa obbligatoria in un rigido regime disciplinare a cui erano sottoposti tutti i giovani a partire dai 7 anni … così come sensazione sembrano pratiche più vicine al lavaggio dei cervelli e antesignane delle “scuole di rieducazione” viste in molte versioni nel nostro recente passato.

ACHAB IL RE SOTTOMESSO

Giunti in questa parte del percorso della storia dell’uomo con il sorriso, dobbiamo necessariamente soffermarci e dare spazio ad un personaggio che la Bibbia ci lascia in eredità e che, per quanto possiamo riferire, fu il primo Re succube della moglie, la quale, immaginiamo avesse particolari doti coercitive di convinzione oppure era il Re ad essere tanto debole, insipido ed indeciso da lasciare spazio alla moglie che evidentemente aveva un carattere più forte e deciso del marito; il nome di questa donna? Gezabele, la sua origine, Fenicia, non che ciò avesse particolare rilevanza ma per il popolo di questo regno era comunque una straniera con abitudine poco accomodanti e concilianti con il popolo che rappresentava.

Il regno di Achab iniziò nel 870 a. C. , poco più o poco meno (si sa che gli esperti sulle date non erano proprio dei fulmini) e questa donna, Gezabele, riuscì nel tentativo di convincere suo marito, Achab, Re di Israele, ad abbandonare il Dio di Israele e di convertire lui e il popolo ebreo al culto di Baal.

Finchè si tratta di convincere il marito, benchè Re, convertendolo dietro chissà quale sotterfugio o compenso, è un conto ma riuscire a trascinare in questo cambiamento tutto il popolo deve essere stata una impresa assai difficile e denota una capacità di ammaliamento collettivo da parte della regina a dir poco eccezionale.

Fra l’altro una metamorfosi copernicana se si considera che i principi dei due culti sono diametralmente opposti.

Come già sappiamo e abbiamo immaginato, il culto del Dio Baal si fonda sulle bugie da dire sempre e comunque, raccontare bugie era un dogma e un dovere, tanto che era assolutamente impossibile capire quando una cosa fosse vera e quando invece fosse una dovuta preghiera o un semplice desiderio.

Possiamo dire che Baal è il Dio delle fake news, che come vedete non sono frutto della nostra società globalizzata e digitalmente unita tramite social ma la pratica di dire bugie è assai antica e ben radicata nell’umanità.

Con tutte le bugie che giravano in quel tempo non possiamo essere sicuri se quanto riportato fosse davvero la realtà, solo gli esperti continuano a crederci e, beati loro, non facendosi logiche domande.

Achab se la prende con i profeti, perché essi dicono loro verità.

Un esempio della crudeltà di quel periodo è narrato nell’episodio riguardante un certo Nabot, proprietario di vigne, rinomate cantine ed enoteche diffuse nel regno che il Re, ma in realtà si suppone la regina, voleva impossessarsi (ubriaconi) e visto che il soggetto non aveva alcuna lontana intenzione di vendere ne ad altri ma soprattutto a loro, lo fecero uccidere.

Achab, si dice, morì in battaglia, colpito da una freccia, qualcuno sussurra, da fuoco amico o amica e come predisse il profeta Elia, uno che fu perseguitato dal Re, i cani leccarono il sangue delle sue ferite … non male come anatema e fine di uno spericolato succube Re.

Della regina non si hanno notizie precise, anzi, non si volle dare notizia per lasciare quell’alone di mistero che serve a vendere libri e saggi a tanti esperti anche contemporanei, ma anche perchè i servizi segreti del tempo, antenati del Mossad, da quelle parti, erano già piuttosto bravi a depistare e a cancellare le tracce di persone non gradite … e crediamo che questa regina sia proprio da annoverare fra quelle da dimenticare, ciò nonostante alcune soffiate conducono ad una fine piuttosto cruenta.

Sembrerebbe che la regina morì divorata dai cani, non i suoi ovviamente, ma quelli scatenati dai servizi segreti; la regina tentò inutilmente di di ammaliare anche loro ma senza successo, i cani la divorarono senza lasciare traccia … con gran soddisfazione dei servizi segreti.

ASSURNARSIPAL II E IL RITORNO DEGLI ASSIRI

Negli ultimi anni, rispetto ai nostri racconti, gli Assiri e i loro Re non godevano di grande considerazione in quanto assai monotoni e intenti a dar battaglia per ogni cosa e ansiosi di menare le mani con i popoli vicini, peraltro senza costrutto, in fondo sembrava che non sapessero fare altro … una noia!

Inoltre tutto questo desiderio e impulso di prendersela con i vicini non portava neppure a dei risultati particolarmente apprezzabili.

Finalmente, però, dalla noia e dal torpore arrivò questo Re che, pur attenendosi con grande rispetto e dedizione alla tradizione, continuò a fare botte a destra e manca, però, stavolta, cercò di ottenere da questo vizio innato dei risultati apprezzabili nel tempo ma anche visibili agli occhi dei contemporanei e a quello, sempre un po’ distratto, degli storici.

Del resto era un tipo che soffriva ad essere considerato Re di un popolo rissoso ma inconcludente.

Certamente potrà sembrare triste dover passare alla storia solo perché a forza di litigare e fare a botte, una battaglia tira l’altra, finì per conquistare tutta la Mesopotamia arrivando fino al Libano, incorporandolo nel suo impero.

Fu brutale con coloro che furono battuti nelle sue battaglie e la sua crudeltà aumentava sapendo che questo era un metodo efficace per essere preso sul serio.

I popoli battuti e catturati nelle sue battaglie furono ridotti in schiavitù, pratica non certo nuova e praticata da tutti i regnanti dell’epoca, eppure la sua interpretazione doveva essere stata piuttosto unica se diventò un tratto riconoscibile e distintivo del suo modo di regnare.

Inoltre utilizzò gli schiavi per costruire la nuova capitale del regno, Nimrud, che probabilmente, tradotto, voleva dire questo non è un rudere.

Consapevole che la sua fama non era delle migliori, fece abbellire la nuova capitale di imponenti monumenti, ma tutto ciò ebbe un costo, non tanto per la manodopera possiamo dire spontaneamente gratuita ma di tutto il materiale occorrente.

Perciò dovette aumentare enormemente le tasse ai Babilonesi, Aramei, Fenici e perfino agli Achei di Cipro. Modalità non proprio originale che gli alienò anche i pochi fans rimasti

Alla sua morte Gli successe il figlio Salmanassar III e, non occorre sottolinearlo, furono in molti ad esserne contenti.

CRONACHE DALL’ASIA NEL 900 A.C.

Mentre il medio oriente si porta con sé tutte le sue consuete ed eterne diatribe, il continente asiatico percorre le sue vie in modo autonomo e similare.

In India si vive il periodo vedico, cioè, diremmo noi amanti dell’ironia, della civiltà con poche diotrie, con tanti occhiali e tanti soggetti che si fanno le canne per “vedere” più in là del loro naso.

Questo periodo Indiano raggiunge il suo terzo stadio utilizzando e lavorando il ferro con notevoli difficoltà, presumiamo dovute alla poca capacità visiva del suo popolo.

Inoltre diventano famosi i versi o testi Samhita, dove, detti popolari e aforismi del tempo vengono scritti per evitare che con il tempo possano essere storpiati ma anche perchè scritti in una società di quasi non vedenti diventa un segreto di stato.

In Cina, invece, regna la dinastia Zhou occidentale che continua la tradizione di avvicendamenti e trappole di palazzo, intrighi nei quali i Re si impegnano così tanto che non fanno altro.

Zhōu Lìwáng

Nel 878 a.C., in Cina regna questo particolare soggetto che vale la pena segnalare per la sua capacità di distinguersi nel panorama uniforme cinese.

I suoi vizi furono oggetto di costose uscite finanziarie che egli fece pagare ai suoi sudditi portandoli ad un livello di miseria e carestia fino alla vera e propria fame.

Corrotto e corruttore, fece, per primo, delle leggi ad personam che punivano con la morte chiunque parlasse male della sua persona, mandando a morte vari ministri, soldati e persino i suoi fedelissimi collaboratori.

Certe cose, però, anche in Cina, alla lunga vengono mal digerite, e questa è una certezza, benchè lenta ma inesorabile nella storia della Cina che tutto sommato è un segno di speranza.

Cii furono, perciò periodi di vaste ribellioni finchè negli ultimi anni di regno, ormai completamente folle, fu esautorato e si sperimentò una prima forma di diarchia da parte di due duchi uno della famiglia Zhou e l’altro della famiglia Zhao, contendente al trono imperiale, una sorta di governo istituzionale che come vedete non è farina dei nostri tempi.

IL FARAONE OSORKON I

Dal 925 a.C. appartenente alla dinastia libica, diventa faraone Osorkon I che già dal nome, vagamente occidentalizzante, apre una nuova fase nella dinastia governante oramai quasi sottratta dalla tradizione egiziana dei secoli precedenti.

Figlio del faraone Sheshonq I e di Keroma, Osorkon I basa, però, il suo sistema di potere attraverso vecchie ma sicure istituzioni come i sacerdoti di Amon, cioè il clero della potente Tebe, il cui gran sacerdote è, guarda caso, suo fratello di nome Iuput con cui, peraltro non correva buon sangue, tanto da deporlo e mettere come gran sacerdote di amon il figlio Sheshonq C.

Non ebbe molta fortuna nelle vicende familiari, come del resto molti faraoni, a dimostrazione che tale carica portava con sè una buona dose di sfortuna. Nel suo caso il figlio prediletto e gran sacerdote di Amon che doveva succedergli, muore pochi mesi prima di lui ed essendo il prediletto sarebbe dovuto essere il suo successore, invece, a succedergli e prendersi il trono e il titolo di faraone fu l’altro suo figlio, Takelot I, avuto da una moglie che gli storici descrivono come di secondaria importanza.

Possiamo immaginare che ciò non abbia contribuito a far maturare un consenso intorno al nuovo faraone anche se in fondo per tutti un faraone valeva un’altro.

Tornando al nostro Osorkon I, durante il suo regno si spese moltissimo per costruire templi agli dei o rimodernarne quelli esistenti, in particolare sotto questo faraone si diffuse nel regno l’adorazione della dea Bastet, modello di morigeratezza il cui motto era “quando è troppo storpia e tutto ciò che hai ti deve bastare (bastet)”.

Questa idea di vita morigerata era però indirizzata al popolo e non applicabile ne agli Dei ne tanto meno al clero che li rappresentava, contemplando una scarsa considerazione e credibilità della dottrina pontificata.

Ciò nonostante questa divinità ebbe molto successo e molto seguito soprattutto perchè questa Dea era appresentata con la testa di gatto, animale assai venerato nella tradizione Egizia e questa Dea ne divenne protettrice, cioè la Dea dei gatti che, per tale motivo religioso, erano assai rispettati e temuti dal popolo, tanto che nessuno osava scacciarli e così prosperarono e si moltiplicarono riempiendo tutto l’Egitto, con grande disappunto dei topi che furono costretti a rifugiarsi nelle piramidi.

I PERSONAGGI DELLE AVVENTURE DI ULISSE

Le avventure di Ulisse narrate nell’Odissea di Omero sono, da sempre, oggetto di riflessioni, stereotipi e fantasiose interpretazioni. Con questo articolo vogliamo inserirci in questo contesto andando a descrivere, a nostro modo, tutti quei personaggi che interferiscono e alimentano le avventure di Ulisse.

  • Atena: dea della saggezza, birbantella, gli piacevano i muscolosi eroi greci, assiste Ulisse e Telemaco durante tutto il poema sperando di averne tornaconti amorosi ma ne rimane profondamente delusa quando, al suo ritorno, Ulisse non si sbarazza anche della moglie.
  • Poseidone: Re dei mari, un tipo piuttosto tempestoso e vendicativo è l’antagonista divino di Ulisse; l’odio, per questo eroe lo porta a confondergli la strada e facendolo vagare nei suoi mari; l’odio arriva alla apoteosi quando Ulisse acceca suo figlio Polifemo.
  • I Proci: Descritti nei modi più spregevoli anche da Omero e non per niente scambiati per porci. Abusavano della casa di Ulisse bevendo e mangiando gratis … ambivano anche ad abusare di altro, ma Penelope sapeva il fatto suo.
  • Eumeo: servo fedele di Ulisse, addetto alla cura dei maiali, ovvero dei porci, ovvero dei proci. Umiliato dai Proci non vedeva l’ora di fargliela pagare.
  • Euriclea: La tata di Ulisse, riconosce il padrone sbarcato sull’isola per via di una cicatrice sulla gamba che si era procurato da ragazzo, anzi che lei gli aveva procurato perché non ne poteva più del casino che faceva.
     
  • Melanzio: servo che cura le capre di Itaca; era per questo molto affine agli animali e in particolare appoggiava i proci, personaggio poco affidabile.
  • Melanto: sorella di Melanzio e serva di Penelope. Ha una relazione con Eurimaco e, proprio come il fratello, ha un debole per i porci , pertanto tradisce Ulisse. Muore, impiccata da Telemaco.
     
  • Aliterse: indovino, mago e portatore di sfortuna. I porci lo temevano perché continuava a ripetere che Ulisse sarebbe tornato, gli altri lo temevano in ogni caso perchè ogni volta che apriva bocca era un dramma.
  • Femio: è il bugiardo di paese che, mentre Ulisse è assente, intrattiene gli abitanti del palazzo reale con i suoi racconti strampalati, ricorda un po’ Omero.
     
  • Filezio: il guardiano del bestiame del palazzo di Ulisse, alle prese con i porci che stavano dappertutto.
     
  • Mentore: a lui Ulisse affida il piccolo Telemaco prima di partire per la guerra di Troia, visto che Penelope non era molto affidabile ed era spesso intenta a distrarsi con i suoi hobby.
  • Calipso: un piccolo ghiacciolino, bellissima, nota pornostar del mediterraneo, si innamora di Ulisse quando lui arriva nell’isola di Ogigia. Lo tiene prigioniero per 7 anni, abusa dell’eroe in ogni sua forma e tenta in ogni modo di impedirgli di tornare a Itaca. Alla fine deve intervenire Ermes per convincerla a lasciarlo andare su ordine di Zeus.
  • Polifemo: un tipo con un sacco di complessi, asociale e scorbutico, un gigante da un solo occhio, miope e astigmatico, cannibale, figlio di Poseidone. Imprigiona Ulisse e i suoi compagni per mangiarli ma grazie ad uno stratagemma, Ulisse riesce ad accecare il gigante e a far fuggire i suoi compagni.
     
  • Circe: maga e regina dell’isola di Eea, trasforma i compagni di Ulisse in maiali ma non gli riesce di trasformare Ulisse e per questo s’innamora dell’eroe Greco trattenendolo nell’isola per un anno.
  • Tiresia: cieco! faceva la guida nel regno dei morti dove  Ulisse  lo incontra. I due hanno un colloquio, durante il quale Tiresia regala un guidino ad Ulisse che gli mostra come tornare ad Itaca. Gli permette anche di comunicare con le anime dei defunti, attraverso una seduta spiritica. 
  • Alcinoo: Re di Scheria, terra dei Feaci, accoglie Ulisse presso il suo palazzo ma siccome , anche lì, Ulisse ne combina di tutti i colori, pur di mandarlo via gli regala una barca e lo aiuta a tornare a Itaca.
  • Nausicaa: bellissima figlia di Alcinoo e Arete, sovrani dei Feaci. Insieme alle sue ancelle trova e aiuta Ulisse appena naufragato sulla spiaggia dell’isola e Ulisse risvegliatosi dopo il naufragio rimane estasiato dalla sua bellezza e decide di rimanere lì un po’, tanto ritardo più o ritardo meno, oramai …
     
  • Demodoco: è un aedo, cieco, che attraveso dei suoi canali di comunicazione la sapeva lunga su Ulisse e le sue vicissitudini … ogni tanto ne parlava alla corte di Alcinoo.
  • Sirene: vengono presentate come cantatrici marine abitanti un’isola presso Scilla e Cariddi, le quali incantavano, facendo poi morire, i marinai che incautamente vi sbarcavano. Odisseo, consigliato da Circe, la supera indenne, ma quanta fatica ha fatto Circe ad insegnargli il trucco.
  • Elpenore: durante la sosta presso la maga Circe, viene trasformato, insieme ad altri Greci, in un maiale. Tornato umano, ubriaco, si sdraia a dormire sul tetto dell’abitazione di Circe e al mattino cade e muore rompendosi l’osso del collo. E’ la prima anima che Ulisse vede durante l’evocazione dei morti.
  • Non è il caso di aggiungere altro! ….
     

ALLA SCOPERTA DELLA FAMIGLIA DI ULISSE

Come già anticipato nell’articolo precedente non abbiamo intenzione di narrarvi per l’ennesima volta la trama dell’Odissea ma non possiamo esimerci nel darvi un assaggio delle caratteristiche fondamentali di tutti quei personaggi che girano intorno a questa storia, partendo dalla famiglia del nostro eroe.

Conoscendoli, potrete, con la memoria, collocare gli avvenimenti con il giusto rigore intellettuale e magari farvi una vostra idea di come effettivamente andarono le cose.

Premettiamo che Omero, dopo questa analisi, non ci rivolgerà la parola per tutta l’eternità … oppure si dispererà per non averci pensato lui.

Parliamo della composizione della famiglia di Ulisse tramandata da Omero e decantata come valore assoluto dell’eroe protagonista … ma da chi era composta e quali caratteristiche e riflessioni si possono fare su questi personaggi?

  • Ulisse – Odisseo: di lui abbiamo già parlato, è il protagonista dell’Odissea. È l’eroe greco forte, sapiente e coraggioso, famoso soprattutto per la sua intelligenza e astuzia, ma alquanto sfigato e cornuto, sofferente di labirintite e con sintomi avanzati di alzheimer.    

E’ il marito di Penelope e il padre di Telemaco; sulle sue vere intenzioni possiamo alquanto dubitare benchè Omero lo fa passare per ingenuo e attratto dalle novità, crediamo che fosse capace di intendere e volere in modo sufficiente per trovare i modi e le giustificazioni utili per non far ritorno a casa. 

Nelle sue avventure sarà appoggiato e favorito da Atena e ostacolato da  Poseidone, nessuno dei due prevale perciò uno a uno e palla al centro.
 

  • Telemaco: quando il padre Ulisse parte per Troia, è un bambino ma quando inizia l’Odissea lo ritroviamo ventenne, sembra impotente, vedendo il salasso che i Proci fanno del suo regno, eppure i giovani di quell’età erano considerati già capaci guerrieri e alcuni di loro degli governanti nel pieno delle loro facoltà. Lui invece sembra subire in silenzio, quasi bullizzato in casa propria e in sintesi ben lontano dalle sembianze del padre, tanto da far sospettare che forse non lo fosse davvero. Ad un certo punto si decide di andare a cercare il padre, anche lui, però, come suo padre, ne passa di tutti colori prima di ritrovarlo, degno erede di una grande dinastia.
  • Penelope: moglie di Ulisse e madre di Telemaco, attende da 20 anni il ritorno del marito dalla guerra. Megera, furbetta se la da alla pazza gioia con i suoi pretendenti facendo finta di ingannarli con la sua mania di lavori a maglia. Non crediamo avesse così tanta voglia di rivedere il marito a cui imputava di averla lasciata sola per tutto questo tempo. Inoltre ella sapeva che gli altri principi Achei erano tornati da tempo a casa mentre di Ulisse non si avevano notizie. In fondo non se la passava così male e si era abituata ad essere esaudita di ogni sfizio da parte dei pretendenti, che peraltro non erano granchè e perciò non intendeva fare alcuna scelta lasciandoli strategicamente tutti in bilico.
  • Laerte: padre di Ulisse; Al suo ritorno non riconosce subito il figlio, forse avrebbe voluto non vederlo e faceva finta, un po’ perché anche lui colpito da alzheimer, ma soprattutto perché era arrabbiatissimo per come aveva abbandonato per tutti quegli anni, in quello stato, il suo regno.
  • Anticlea: madre di Ulisse. In seguito alla lunga assenza del figlio, preoccupata per le sue sorti sia nella Guerra di Troia sia durante il suo ritorno a casa , morì di dolore alla notizia che stava tornando !!! … e ciò la dice lunga lasciando aperto ogni interrogativo dubitativo di quanto amasse il figlio.

RIFLESSIONI SULL’ODISSEA

Siccome l’Odissea la conoscono tutti,  non ci sembra il caso, in questo contesto, dover tediarvi particolarmente sulla trama di tale epica panzana scritta da Omero e assolutamente inventata nonostante vi siano emeriti esperti che abbiano tentato di individuare spazi e segnali di storia vera vissuta.

Sorvoliamo pertanto sui dettagli e ci limitiamo ad una breve sintesi, secondo i nostri canoni e ad alcune considerazioni più generali sul contesto da cui proviene e si alimenta tanta fantasia.

Partiamo dal presupposto che la guerra di Troia sia effettivamente esistita e fin qui, nonostante molte obiezioni potremmo trovare delle convergenze.

Ora, noi sappiamo che Ulisse, il protagonista di questa storia, era l’eroe Greco che con la sua astuzia vinse la guerra di Troia.

Viene descritto come, abile, valoroso, intelligente, astuto e chissà cos’altro, pertanto ci riesce un pochino difficile vederlo perdere la strada per il ritorno a casa, perlomeno in condizioni normali, perciò il tutto lascia pensare a qualche altra cosa.

Per esempio: Ulisse dell’odissea è lo stesso dell’iliade? Oppure è una pessima controfigura, perché poi ne ha combinate davvero così tante da dubitare che fosse la stessa persona, oppure Ulisse aveva in corso una infezione o una labirintite tale da compromettere in modo serio l’orientamento?

Non possiamo escludere anche un semplice caso di alzaimer oppure, e qui casca l’asino, non è che Ulisse non avesse alcuna intenzione di tornare a casa perché Penelope, sua moglie, era una megera rompiscatole?

Comunque il fatto è che per varie ragioni Ulisse ci ha messo 10 anni per tornare a casa, neanche fosse un treno omnibus dei pendolari italiani.

Alcune altre considerazioni.

Possibile che il figlio Telemaco abbia aspettato così tanto tempo prima di andare a cercarlo? ciò lascia il lecito sospetto che, forse, non era la prima volta che Ulisse si assentava per molto tempo da casa e ancora una volta questa tesi si sposa con la volontarietà del suo viaggio infinito.

Posto che tutto ciò sia vero, dobbiamo dire che se voleva starsene lontano da casa poteva scegliere altre modalità meno stressanti per fare delle vacanze senza passare tutti quei guai e ciò fa nascere il sospetto che, forse, Ulisse, benché avesse quell’intenzione, era anche un gran sfigato.

La tesi che tutto ciò era derivato da aver fatto arrabbiare qualche dio dell’olimpo, non regge, altrimenti certi avvenimenti non si spiegano e avrebbero potuto avere una fine assai meno nobile.

Mentre lui vaga per il mediterraneo, nella sua isola, Itaca, la sposa Penelope viene data per vedova … tutt’altro che inconsolabile.

Una banda di Porci assedia la povera regina che, a questo punto, dovrebbe scegliere un altro sposo che automaticamente sarebbe divenuto re.

Contrariamente a quanto si crede, Penelope tergiversava col noto inganno tessile, perché era assai indecisa su chi posare la sua scelta, non tanto per evitarla e tanto meno per amore di Ulisse che Penelope considerava un deficiente smidollato, incapace di trovare anche la strada per tornare a casa; infatti molti erano i pretendenti e tutti piuttosto arrapati tanto da passare alla storia come porci (e non proci) e, in ogni caso, tutti costoro si erano piazzati nella reggia e mangiavano e bevevano (tanto) a sbafo e fu per questo, ovvero per l’eccessivo costo derivato da questa situazione, che il figlio Telemaco partì nella speranza di trovare il padre e far finire tale salasso.

Non possiamo anche escludere che Penelope non volesse sceglierne uno perché li voleva provare tutti ….  e Telemaco partì per una sorta di disgusto, ma non vogliamo cedere alla malizia e ai gossip a luci rosse, preferiamo pensare ad un grande momento di difficile discernimento da parte di una regina rimasta vedova!!!

Al ritorno, sospirato, Ulisse si ritrovò cornuto e mazziato e fu normale che si arrabbiò facendo strage di tutti quei … porci.

Forse voleva anche andare oltre e liberarsi anche di Penelope, ma poi, si sa, che è meglio far finire bene le favole e così vissero tutti felici e scontenti.

ALLA SCOPERTA DEGLI ETRUSCHI

Questo popolo che ha origini discusse e che trova in disaccordo gli esperti, è di fondamentale importanza nella narrazione della storia in Italia e pertanto non potevamo privarci di un nostro particolare punto di vista alternativo a quanto gli esperti vanno vagheggiando da millenni.

A nostro parere, considerate le nostre approfondite e fantasiose ricerche, riteniamo che gli Etruschi siano l’evoluzione dei popoli autoctoni toscani che hanno copiato sapientemente le cose migliori sia tecniche, che di usi e costumi degli immigrati mediorientali.

Formula tutt’altro da considerare negativamente e da prendere ad esempio per il futuro.

In ogni caso il popolo in questione è un popolo “Trusco” che tradotto dal dialetto significa truce o addirittura antipatico.

La “E” che li precede non è quella moderna digitale ma ne è l’antisegnana e sta per “commercio”

Perciò, tradotto, gli Etruschi erano dei commercianti truci e antipatici.

A tale proposito si contrapponevano soprattutto con i Fenici, i quali era un popolo felice (vedasi dettaglio tratto dal nostro libro “L’altra faccia della storia” o dagli articoli precedenti sui Fenici) e pertanto diametralmente opposti fra loro e il fatto che ebbero la meglio nella penisola italica la dice lunga sulla natura litigiosa e campanilistica del nostro paese.

Comunque furono molto abili nell’individuare le zone dove erigere le loro città che ancora oggi sono fra le meraviglie ambientali della penisola e a loro va il merito di aver collocato e creato le città di Volterra, Perugia, Tarquinia, Arezzo, Veio, Cerveteri, Fiesole e persino Pisa, a dimostrazione della loro sapienza urbanistica e ambientale.

Non per nulla nel corso della loro storia ad un certo punto condizionarono e caratterizzarono anche l’evoluzione di Roma e dei romani che, evidentemente, non avevano nel loro Dna lo stesso gusto del bello.

Essendo comunque anche truci e antipatici avevano anche altre caratteristiche che per ora non vogliamo dettagliare per lasciare questo spirito positivo della narrazione, tanto ci sarà sicuramente nel proseguo il modo e l’occasione di trattare gli altri aspetti.

I FARAONI LIBICI: SHESHONQ I

Con questo faraone inizia una nuova dinastia di sovrani non egiziani ma nella fattispecie Libici, come se la multiculturalità dell’antico Egitto che ha accolto stranieri provenienti da ogni regione dell’antichità avesse compiuto il suo corso, con le dovute proporzioni e con modalità certamente più discutibili questo faraone ha lo stesso impatto che ha avuto Barak Obama nell’America attuale.

Anche lui ormai integrato da generazioni, oltretutto già generale dell’esercito egiziano, che notoriamente era composto per lo più da mercenari provenienti da ogni dove.

Divenuto anche consigliere del Re, poteva vantarsi anche di essere legato alla famiglia reale attraverso un complicato albero genealogico che in realtà lo fa discendere ad un capo dei Ma.

I Ma era un popolo berbero che viveva nel deserto libico e che era poco disciplinato e polemico, dedito ad obbiettare su ogni cosa, finchè il faraone Ramesse III per evitare continue ed estenuanti discussioni, gli regalò delle oasi nel deserto e in cambio questi dovevano arruolarsi nel suo esercito e starsene zitti.

Il risultato è che, dopo alcune generazioni, il faraone è diventato uno di loro.

La caratteristica di questa discendenza, quella dei Ma, oltre ad essere polemica su ogni cosa, era anche individuabile nella moda di portare, fra i capelli, una doppia piuma.

Moda che gli indiani d’America presero a prestito secoli dopo.

L’ascesa di questo faraone, contrariamente a quanto si possa pensare, è avvenuta in modo pacifico nel 945 a.C. e solo i sacerdoti di Amon, tradizionalisti per non dire altro, non vollero riconoscere un Re straniero e ciò comportò il loro esilio dall’Egitto.

Dal punto di vista militare, questo faraone approfittò della divisione nella Palestina avvenuta alla morte di Re Salomone. Debole e divisa conquistò prima il regno di Giuda  (930 a.C.) e poi quello di Israele sequestrando una ricchezza enorme accumulata da Re Salomone e che fu in grado di risanare le finanze egizie per diversi anni.

Inoltre, dopo aver cacciato i sacerdoti tradizionalisti di Amon, nominò suo figlio Input a grande sacerdote.

Input fu molto di più che un gran sacerdote perché egli determinava con i suoi consigli gran parte delle cose che accadevano nel regno, da questa figura deriva l’uso che ne fecero gli anglosassoni, ovvero il detto e il significato di “dare degli input”.

L’altro figlio, Nimlot, fu nominato capo delle truppe di Heracleopolis, inoltre per legittimare la successione al trono del figlio Osorkon I, il Re gli impose di sposare Maatkara, figlia di Psusennes II, ultimo sovrano della XXI dinastia; non sappiamo se e come questo gesto fu gradito ai due, ma sta di fatto che con questo matrimonio nel 925 a.C. Osorkon  I diventa faraone dopo la morte del padre e consolida il futuro di questa dinastia.