IL PERIODO DELLE CENTO SCUOLE

Si parla del periodo delle cento scuole relativamente al periodo in corrispondenza con il declino della dinastia Zhou occidentale, in Cina, e l’avvento di una nuova era con la dinastia Zhou orientale; si passa, in parole povere e comprensibili a tutti, da una situazione chiara, certa, ad un caos politico istituzionale.

Si dice il periodo delle cento scuole perché, come sempre accade, quando regna il caos, la mente elabora teorie di vita per la sopravvivenza.

In questo periodo si elaborano le teorie filosofiche che faranno da sottofondo alla storia cinese per i secoli a venire. Le filosofie nominate sono il confucianesimo, il taoismo, il legalismo e il moismo, che pure matureranno più tardi.

L’inizio di questo periodo viene chiamato “Periodo delle primavere e degli autunni” che va dal 771 a.C. al 454 a.C. Prende il nome dalle cronache di quel tempo, gli Annali delle primavere e degli autunni, tradizionalmente attribuiti a Confucio.

Il tutto ha inizio mentre in Cina governa, o pensa di governare, un certo Ping.

PING

Nel 771 a.C. ha inizio in Cina una nuova dinastia, detta “Zhou orientale”; questo avviene a seguito della implosione della dinastia Zhou occidentale che, a partire dal Re Ping (riteniamo in collaborazione o insieme a Pong inventore di un noto gioco da tavolo),  il Re, per governare, aveva sempre più bisogno del sostegno militare e finanziario dei principi locali che, ovviamente, finirono per diventare sempre più importanti e indispensabili, ricattando il potere del Re. 

Così stando l’andazzo, i cinque principi locali più importanti finirono per farsi, loro stessi, chiamare Re e un poco alla volta del potere centrale si persero l’importanta e la traccia, trasformandolo in un mero simbolo della tradizione ma, di fatto, senza alcun potere.

A dare il colpo di grazia alla vecchia dinastia, come già abbiamo accennato precedentemente, furono le invasioni dei barbari Quarrong, gente piuttosto rabbiosa e poco incline ai riti diplomatici tradizionali, infatti questi entrarono di prepotenza nel regno e lo conquistarono, saccheggiando la capitale Hao.

Il Re Ping fu costretto alla fuga, trovando riparo presso i Principi locali che se lo palleggiarono un po’ uno e un po’ l’altro, utilizzando quel metodo sportivo, creato dallo stesso Re, chiamato Ping-Pong.

Emersero, da questa disgregazione, sette stati principali, in perenne lotta tra loro: Han, Zhao, Wei, Yan, Qin, Qi, Chu che nominati tutti insieme assomigliano più ad uno scioglilingua che ad un elenco di stati, pensate al povero imperatore Ping che per non irritare nessuno doveva sempre nominarli tutti insieme… uno sforzo mica da poco, peraltro forse l’unico che faceva.

IL MONDO ANTICO IN ATTESA DELLA I° OLIMPIADE

L’inizio dell’VIII secolo a.C, non riserva particolari stimoli narrativi degni di essere trasferiti nella nostra avventura, infatti, nei primi decenni compaiono personaggi iniqui e privi di esuberanza, fin troppo normali.

Giusto perché ne abbiate contezza e pietà, annotiamo qualche nome “illustre”, senza fama e senza lode comparso su questa terra.

In Lidia regna un certo tipo di nome Ardis dedito ai falò, il Re di Urartu era Argishti I e in egitto è faraone Shoshenq IV e non si sa neppure come lo sia diventato ma sicuramente non per diritto ereditario, dopo di lui fu faraone Pimay e anche di lui poco o nulla si sa o, magari, è meglio non sapere.

Il Re di Israele era Geroboamo II e il Re del vicino regno di Giuda era Ozia, un uomo pieno di iniziativa e di cui nulla è arrivato ai nostri orecchi… commento ironico visto il nome che portava.

Babilonia ritrova l’indipendenza dagli assiri il cui Re, Salmanassar IV, non riesce a tenere insieme il regno e in Cina registriamo la caduta della dinastia Zhou occidentale, abbattuta dagli invasori barbari che fra l’altro conquistano e saccheggiano la capitale Hao.

In questa triste e noiosa situazione, senza grandi personaggi e con poche illusioni sul futuro, ecco che con un colpo di reni, un popolo ti inventa la prima olimpiade… cioè una serie di giochi per capire chi fosse il più bravo in quel momento… siamo nel 776 a.C. data che sembrava fosse una data qualunque e invece rimarrà fissa nella memoria storica dell’umanità.

Questa manifestazione che poi si svolgerà con cadenza quadriennale, ha luogo ad Olimpia, in Grecia e vi parteciparono prevalentemente atleti e personaggi delle varie componenti popolari dell’antica Grecia, ma anche dai vicini popoli.

La tradizione vuole che durante il periodo della olimpiadi venissero sospese tutte le diatribe politiche e le guerre in corso, una sorta di tregua che, nonostante la litigiosità dei popoli, veniva incredibilmente rispettata.

Intanto in Egitto regna il faraone Sheshonq V, figlio di Pimay, governò ben 37 anni senza lasciare un gran segno della sua presenza, anzi, lo si ricorda perché durante il suo regno permise ad un principe locale di nome Osorkon di Sais di rendersi indipendente e di gestire in modo autonomo una vasta zona del delta occidentale del Nilo; questo fatto fu la premessa per la nascita di una nuova dinastia.

Intanto anche in Assiria, sotto la reggenza di Assur-dan III, le cui politiche particolarmente “assur-de” portano alla nascita di intrighi e congiure di palazzo, si nota una lenta decadenza del potere del Re.

Perciò dobbiamo registrare nel primo quarto di questo secolo che i regni storici, tradizionali, vanno in crisi e con loro la centralità dei popoli e delle culture mediorientali a favore di quello greco.

D’altra parte, anche dai nostri racconti si evince quanto noiosi e ripetitivi siano diventati questi popoli e quanto, invece, originale e vivace sia il neonato mondo greco.

I CIMMERI QUESTI SCONOSCIUTI

Agli inizi di questo secolo antico, l’800 a.C. si possono incontrare diversi popoli che la storia, immeritatamente, ha dimenticato o distrattamente accennato e che invece possono dare grandi soddisfazioni a chi cerca di trovare sollievo nelle improbabili peripezie che avvolgono questi popoli.

Fra questi, ora, dobbiamo anche annoverare e giustamente citare un popolo particolare che non ebbe tanta risonanza nella storia ma che in fondo portava con sé alcune caratteristiche che vale la pena di ricordare ai posteri, caratteristiche che nella nostra immaginazione e con il sorriso che ci contraddistingue, finiscono per dare una connotazione sopra ogni aspettativa.

I Cimmeri era un popolo dedito al culto dei morti e, pensiamo, anche inventori dei cimmiteri.

Le loro origini, neanche a farlo apposta erano presso il Mar Nero, dal quale, evidentemente, hanno subito un condizionamento nel loro animo profondo, modificando e modellando persino il loro DNA.

Essi, tuttavia, furono nomadi e viaggiavano in tutto il medio oriente, non di rado venivano persino ingaggiati dai vari popoli per creare e organizzare i loro cimiteri.

La loro lugubre specializzazione e preparazione professionale era conosciuta e temuta in tutto il mondo antico.

Pare che fossero di pelle scura tendente al nero ma può essere che, data la loro caratteristica, tale particolare si sia tramandato ai posteri con un po’ di esagerazione.

I popoli vicini e anche quelli meno vicini che ne vennero in contatto, li chiamavano uomini neri per via del loro lugubre talento e per i loro vestiti da “becchini” e con tale fama venivano presentati ai bambini per farli stare buoni e quando li incrociavano cercavano di stargli lontano perchè ritenevano che la loro vicinanza portasse sciagure.

Pregiudizi e paure che sono pervenute fino ai nostri tempi

Essi non avevano paura della morte e forse possiamo dire che la morte aveva paura di loro.

Le attuali pompe funebri dovrebbero adottarli come santi protettori e organizzare una festa apposita magari in alternativa ad Hallowen; probabilmente I Cimmeri erano ben altro ma a noi piace avergli dato questa connotazione originale nella certezza che ora vi sia nata la tentazione di saperne di più e di ricercarne le loro vere gesta.

MIDA: LA TRAGEDIA DEL TOCCO MAGICO

Potevamo anche andare oltre e rimanere lontani da succulenti inviti che le leggende hanno fornito sul personaggio del Re Mida ma saremmo rimasti con il rimpianto inconsolabile di non avervi inebriato sulle mitiche bufale che la leggenda avvolge questo bizzarro personaggio.

Perciò, avvolti nella volontà di stupirvi, entriamo nella narrazione di quanto rilevato, con estrema irriverenza, a partire dalle avventure, vere o presunte, del Re più invidiato dalla finanza mondiale.

Innanzitutto dobbiamo dire che il famoso tocco aureo gli fu dato direttamente dal dio Dionisio.

In realtà questo non fu un regalo ma bensì una punizione, Mida infatti non poteva fare nulla perché ogni cosa che toccava si trasformava in oro e se per coloro che gli stavano attorno e il tesoriere del regno questa situazione era di una goduria inenarrabile, per lui era un flagello, infatti egli non poteva godere di nulla e dell’oro non se ne faceva nulla, non poteva mangiare, non poteva avere rapporti sessuali, perché tutto si trasformava in “inanimato e inutile oro”.

Frustrato da tale destino si fece accompagnare in giro per l’asia minore nel tentativo di guarire da questa infezione.

In questo girovagare gli venne indicato di provare a lavarsi nel fiume Pattolo, ma non ebbe alcun risultato se non quello di trasformare le sabbie del fiume in oro che fecero la fortuna dei cercatori del tempo.

Come vedete, anche in questo caso, gli americani non hanno inventato niente di nuovo.

Il “povero” Mida era già stato oggetto di brutti scherzi del destino e non tutti sanno che tempo addietro, prima del flagello del tocco aureo, egli fu giudice in una gara musicale, una sorta di X factor antico, fra il dio Apollo, notoriamente portato alle arti e suonatore di lira e Pan, antenato di quel Peter che in futuro avrà il suo spazio nelle leggende.

Questo Pan suonava il flauto in modo magistrale e  Mida ne fu conquistato tanto da dare il suo giudizio a favore del flautista, facendo, nel contempo, arrabbiare Apollo che non la prese bene e trasformò le orecchie di Mida in orecchie d’asino.

Come potete facilmente dedurre, la vita di Mida non fu, poi, molto felice, provate a pensare quest’uomo che non poteva toccare nulla e s’aggirava per l’asia minore con le orecchie d’asino.

La fine della leggenda non la conosce realmente nessuno e, forse, qualcuno si sarà ricreduto sulla vita di questo personaggio, spesso ricordato con invidia immeritata.

IL POPOLO DEI FRIGI

Questo popolo, su cui vogliamo soffermarci un attimo, perché assai particolare e meritevole di approfondimento, inizialmente si chiamava popolo dei Brigi; evidenziando con ciò evidenti problemi psicologici, costoro sentirono la necessità di migrare verso l’Anatolia e lì giunti si fecero chiamare Frigi.

Ora non ci è dato sapere quale innominabile colpa o vergogna avesse il nome originale per doverlo cambiare.

In ogni caso, improvvisamente cambiarono nome e vita.

Si allearono ai Troiani e quando Troia fu distrutta si dispersero all’interno dell’Anatolia.

Inoltre, quanto questo popolo avesse da spartire con i più famosi (pesci) Ittiti che vissero più o meno negli stessi luoghi, non è documentato da nessuna parte, però sicuramente possiamo dire che avevano almeno una affinità in comune…. ovvero quando si incontravano, l’incontro non durava più di tre giorni dopo di che l’odore era talmente insopportabile che era preferibile lasciarsi.

Per via di questo difetto i rapporti familiari e crediamo anche matrimoniali erano assai misurati e difficoltosi, lasciando credere che in quei tre giorni avvenivano cose turche … in effetti geograficamente risulta corretto.

Oltre alle attività agricole, comuni a tutti i popoli di quel periodo, i Frigi erano noti per gli scavi nelle miniere d’oro e fra i loro Re più famosi possono annoverare quel Mida il cui tocco è diventato leggenda.

Altro Re leggendario fu Tantalo, per capirci, fu quello che per punizione fu costretto a vivere eternamente nel tartaro per aver ucciso suo figlio Pelopeo sacrificandolo agli dei dell’olimpo,

Vale la pena di ricordare anche il Re Gordio, al quale viene accomunato il famoso “nodo Gordiano” per via della lancia di costui legata in un certo modo, indissolubile, al suo carro trainato da buoi mentre, unico uomo, salì al tempio del loro Dio per consacrarlo.

In verità, non si sa come, la lancia si incastrò in un groviglio di corde tale che neppure lui sapeva sciogliere e neppure gli Dei, quando giunse al loro cospetto, seppero districare e per non fare la figuraccia di fronte ai mortali inventarono questa leggenda sulla efficacia del nodo alla gordio… arrivata fino ai nostri giorni.

ACCADDE INTORNO AL 800 A.C.

Quando inizia un nuovo secolo è d’obbligo fare un punto della situazione, non tanto per amore del dettaglio o della conoscenza ma per dovere morale.

Si rende necessario citare fatti, per così dire, secondari che nella normalità non fanno notizia e non perchè non meritino la giusta considerazione ma nella tortuosa logica della narrazione storica, questi fatti, non aggiungono granchè… insomma non gliene frega niente a nessuno.

Irriverenti? Forse, ingenerosi? Anche, minimalisti? Pure.

Perciò lasciamoci trasportare da queste inutili notizie e che la noia sia con voi…

Nel regno di Giuda, che qualcuno asserisce non fosse mai esistito, ma che se fosse esistito era un regno di traditori che vendevano anche la propria madre per trenta denari, comanda una certa Amazia, pur non avendo notizie particolari non è difficile immaginare quanto fosse delinquente e assassino e quale ambiente di terrore abbia creato nel regno.

Singolare è anche il nome che a prima lettura diremmo fosse di una donna e invece era un uomo, non sappiamo se questo nome apparentemente femminile fosse il segno e l’indizio di qualcosa che ai tempi, forse, non era politicamente corretto nominarlo per quel che era veramente.

Intanto in Grecia i popoli degli Ioni, Eoli e Dori, di cui in passato abbiamo ben descritto e non intendiamo ripeterci (invogliando indirettamente a leggervi gli articoli precedenti), emulando, o meglio, copiando ciò che nel frattempo stava accadendo ad Atene e Sparta, trasformano i loro insediamenti in Polis, anche dette città-stato.

Nel frattempo i felici Fenici, scorrazzando per il mediterraneo insediano e creano nuove colonie e così, fra le altre, nascono Cadice e Cagliari.

Questo inizio di secolo vede anche l’unificazione del regno dei Frigi con capitale Gordium, di cui parleremo più avanti ma intanto possiamo constatare che la storia inizia ad espandere il proprio orizzonte a terre sempre più nuove e quello che fu il centro delle notizie e dell’interesse della storia non era più l’amato e misterioso antico egitto, oramai non più di moda e relegato ad un ruolo di secondo piano … in attesa che che i polli di quel pollaio si risveglino con i propri faraoni, le attenzioni si spostano lentamente verso occidente nel mondo Greco.

SEMIRAMIDE LA REGINA ASSIRA INTRAPRENDENTE

Smmu-Ramat o meglio conosciuta come Semiramide. Questo nome sconosciuto al mondo è riferito alla regina assira che nel 811 a.C. era moglie del Re assiro Shamshiadad V e reggente del figlio Adadnirari III.

Vale la pena menzionare questo personaggio andato perduto nella memoria dell’umanità ma che per quel tempo ebbe un fascino particolare.

Di lei si narra come di una sfrenata lussuriosa e incestuosa (per i rapporti avuti con il figlio di cui ella era reggente).

Risulta che fosse figlia della Dea Derceto e di un siriano, Caistro, fu sposa più volte e durante la sua reggenza conquistò la Media, l’Egitto e l’Etiopia ma soprattutto ella fece costruire le mura e i famosi giardini pensili a Babilonia, una delle sette meraviglie dell’antichità.

Col suo libertinaggio divenne il simbolo della degenerazione che accompagnò Babilonia nella storia e la regina si meritò, in questo modo, di essere infilata da Dante nel suo inferno, Boccaccio la cita come libidinosa e crudele, Rossini la fa protagonista in un’opera lirica.

Bel modo di diventare famosa e rimanere nella storia!

Fu talmente assatanata che portò il suo regno in guerra contro il regno di Urartu solo perché si era invaghita del loro Re e trovò questo “strano espediente” per poterlo avvicinare almeno in battaglia.

Le fonti non sono concordi nel dare notizie sulla sua morte (c’è chi pensa che sia ancora viva…) ma certamente non morì di vecchiaia, non lo avrebbe sopportato e perciò riteniamo doveroso accreditare un prematuro suicidio dopo aver constatato che non riusciva più ad accalappiare degli uomini.

LA FONDAZIONE DI CARTAGINE

Siamo nel 814 a.C. in questa data, si narra, ma preferiamo non insistere troppo su questo dato visto che anche gli esperti non sono concordi, viene fondata la mitica città di Cartagine.

A fondarla furono dei Fenici “felici” di Tiro che navigando, navigando, tira di qui e tira di là finirono sulle coste dell’attuale Tunisia e lì si accamparono alla buona costruendo le prime case in cartone ed è perciò che chiamarono la città “Cartagine”, ovvero città di carta.

A capo di questi naufraghi vi era una donna piuttosto rotondetta, anzi no, direi Elissa, che aveva un ditone del piede gigantesco e perciò nei mari e nelle coste del mediterraneo si diffuse la leggenda di questa regina della città di carta che venne chiamata Didone.

Dagli archivi della polizia abbiamo però recuperato una informazione diversa rispetto a come sono andate le cose, si pensa, infatti che il fratello di Didone, abbastanza briccone, il cui nome che di per sé era tutto un programma, Pigmalione, così chiamato non tanto per quello che oggi può significare ma perché aveva la manìa di indossare dei maglioni ai suoi maiali, per proteggerli dal freddo… ebbene tale fratello, si dice, uccise il marito di Didone per impadronirsi della sua ricchezza e così, la povera sorella senza più nulla in canna prese a peregrinare per il mediterraneo fino ad approdare lì dove, da acuta abitante di Tiro… tirò un brutto scherzo al capo degli abitanti locali di nome Larba, il quale mosso da compassione gli disse che poteva occupare un terreno ma solo se contenuto in una pelle di un bue.

La furba Didone tagliò quella pelle in finissime strisce che le permise di ritagliarsi un territorio enorme nel quale ci poteva stare una città, appunto Cartagine.

Aldilà della trovata occorre anche riflettere sulla grandezza dei buoi presenti all’epoca, perché, concediamo anche un taglio finissimo, ma ce ne voleva per ricavarne un’area di siffatta specie, non essendo noi specialisti zootecnici lasciamo a chi di competenza tale interrogativo e riflessione.

Occorre aggiungere che in questo caso la furba regina passò alla storia ma fece anche una fine miserevole, ella fu costretta a sposare il barbaro Larba che sarà stato anche sciocco con la storia della pelle di bue ma non era del tutto scemo e chiese in sposa la giovane avvenente Didone, al netto del ditone.

Al momento, la regina, dovette accettare ma poi, colta da rigurgito di dignità, si colpì al petto con un pugnale prima delle nozze.

Da notare che, nella Eneide, viene data in sposa anche al fuggiasco troiano Enea che, però, un bel dì la piantò e ripartì nel suo viaggio alla volta del Lazio, dove gli si prospettava ben altra fama e anche in quel caso, Didone, si uccise dal dolore per la partenza dello sposo; perciò possiamo asserire che, in ogni caso, Didone fece una brutta fine, in un modo o nell’altro, suicidandosi.

AL TEMPO DEL FARAONE PETUBASTIS I

Non si hanno molte notizie di questo faraone che, di fatto, nel 829 a.C. inizia una nuova dinastia. Sembra fosse già partecipe della corte faraonica come principe di Leontopolis, nota località egizia dove al posto dei gatti non era raro vedere dei leoni.

Qualcuno dice che era anche un fratello del faraone precedente, cosa tutt’altro che impossibile dato il libertinaggio diffuso nella corte del Re.

Di origine libica fu certamente appoggiato dal clero tebano nella figura del primo profeta di Tebe, Horsaset, (così chiamato per la nutrita compagnia di orsi vari che lo accompagnavano ovunque) che al proposito ricevette dal faraone, in cambio dell’appoggio, numerosi “doni” anche se questi doni non furono proprio spontanei ma imposti.

La nuova dinastia riportò l’Egitto a forme artistiche tradizionali e il recupero dei testi antichi.

Infatti, il motto di questo faraone che ne fu causa anche dell’origine della sua denominazione fu una esortazione a smetterla con le innovazioni, ovvero “Beh! tu Bastis”, tradotto in Petubastis e cioè “adesso piantatela”.

Intanto, nello stesso periodo, in Cina si susseguono i Re della dinastia Zhou occidentale, qualcuno, subendo rivolte, viene scacciato, altri incoronati in esilio, e vari ritorni sanguinosi che danno l’idea che anche in Cina non avevano a cuore i loro regnanti e peraltro non avevano neanche le idee molto chiare di cosa e come volessero essere governati.

Nel medio oriente intanto si vivono momenti interlocutori con il passaggio di personaggi alquanto contraddittori come il primo profeta di tebe Takelot, un attaccabrighe di primo piano, oppure come il Re di Babilonia, Marduk-Balatsu, antenato dell’attuale impero mediatico della famiglia Murdoch e, a quanto si dice, provetto ballerino; mentre il Re di Israele era un certo Joacaz che preferisco non commentare, tanto ognuno è in grado di immaginarselo.

URARTU IL REGNO MISTERIOSO

Secondo una datazione che gli esperti ci hanno propinato, di cui ne siamo assolutamente poco inclini a credere ma che in mancanza d’altro siamo costretti a seguire, Sembra che nel 835 a.C. nasce un regno chiamato Urartu.

Ora siamo sinceri, gli esperti ci danno questa notizia e noi dovremmo credere che, così all’improvviso, compare un nuovo regno … molto probabilmente ci siamo persi un prequel, perciò ci adentriamo in questa vicenda con la nostra proverbiale ironica fantasia.

Difficile dare credito a sofisticate spiegazioni antropologiche narrate dagli esperti per determinare la natura di questo nuovo regno.

Nel nostro misero pensiero riteniamo di individuare in tale regno l’antenato del regno di Re Artù, ovvero Ur-artu, detto in dialetto neolitico-sardo, il nome del regno ne è una chiara cartina di tornasole.

Tale regno era situato nell’attuale regione dell’armenia e il suo primo Re di una certa visibilità storica e noto alle cronache del tempo fu, pensate un po’ che caso, Sarduri I, che in verità non fu proprio il primo in quanto il padre regnò prima di lui, ma a parte il suo nome, Lutipri, di lui non si trova alcuna traccia, alimentando opinioni e teorie di parricidio con occultamento di cadavere.

Perciò siamo costretti a puntare il dito su Sarduri I e i suoi eredi, sempre Sarduri ma secondo e terzo.

Dal nome si evince che era sicuramente Sardo e che era un “duro” e questo ultimo appellativo non necessariamente era da considerarsi come un arcigno e bisbetico personaggio ma poteva anche intendersi come “duro” di comprendonio oppure semplicemente sordo e questo ci porterebbe a pensare che forse non era di origine sarda ma in realtà il suo vero nome era Sorduri che maldestramente tradotto si è trasformato in Sarduri.

Nella bibbia si riporta questo regno con il nome di Ararat, cioè tradotto “terra arata dai topi” che lascia presagire una infestazione piuttosto pesante o altre amene spiegazioni che difficilmente sono narrabili.

Vi invitiamo ad informarVi con più cognizione di causa su questo regno, lasciando con il sorriso questo articolo che speriamo vi abbia fatto venir voglia di conoscere meglio questo regno.