LA FONDAZIONE DI CARTAGINE

Siamo nel 814 a.C. in questa data, si narra, ma preferiamo non insistere troppo su questo dato visto che anche gli esperti non sono concordi, viene fondata la mitica città di Cartagine.

A fondarla furono dei Fenici “felici” di Tiro che navigando, navigando, tira di qui e tira di là finirono sulle coste dell’attuale Tunisia e lì si accamparono alla buona costruendo le prime case in cartone ed è perciò che chiamarono la città “Cartagine”, ovvero città di carta.

A capo di questi naufraghi vi era una donna piuttosto rotondetta, anzi no, direi Elissa, che aveva un ditone del piede gigantesco e perciò nei mari e nelle coste del mediterraneo si diffuse la leggenda di questa regina della città di carta che venne chiamata Didone.

Dagli archivi della polizia abbiamo però recuperato una informazione diversa rispetto a come sono andate le cose, si pensa, infatti che il fratello di Didone, abbastanza briccone, il cui nome che di per sé era tutto un programma, Pigmalione, così chiamato non tanto per quello che oggi può significare ma perché aveva la manìa di indossare dei maglioni ai suoi maiali, per proteggerli dal freddo… ebbene tale fratello, si dice, uccise il marito di Didone per impadronirsi della sua ricchezza e così, la povera sorella senza più nulla in canna prese a peregrinare per il mediterraneo fino ad approdare lì dove, da acuta abitante di Tiro… tirò un brutto scherzo al capo degli abitanti locali di nome Larba, il quale mosso da compassione gli disse che poteva occupare un terreno ma solo se contenuto in una pelle di un bue.

La furba Didone tagliò quella pelle in finissime strisce che le permise di ritagliarsi un territorio enorme nel quale ci poteva stare una città, appunto Cartagine.

Aldilà della trovata occorre anche riflettere sulla grandezza dei buoi presenti all’epoca, perché, concediamo anche un taglio finissimo, ma ce ne voleva per ricavarne un’area di siffatta specie, non essendo noi specialisti zootecnici lasciamo a chi di competenza tale interrogativo e riflessione.

Occorre aggiungere che in questo caso la furba regina passò alla storia ma fece anche una fine miserevole, ella fu costretta a sposare il barbaro Larba che sarà stato anche sciocco con la storia della pelle di bue ma non era del tutto scemo e chiese in sposa la giovane avvenente Didone, al netto del ditone.

Al momento, la regina, dovette accettare ma poi, colta da rigurgito di dignità, si colpì al petto con un pugnale prima delle nozze.

Da notare che, nella Eneide, viene data in sposa anche al fuggiasco troiano Enea che, però, un bel dì la piantò e ripartì nel suo viaggio alla volta del Lazio, dove gli si prospettava ben altra fama e anche in quel caso, Didone, si uccise dal dolore per la partenza dello sposo; perciò possiamo asserire che, in ogni caso, Didone fece una brutta fine, in un modo o nell’altro, suicidandosi.

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