Come abbiamo già accennato, questo popolo aveva naturalmente la predisposizione del commerciante.
Le tecniche commerciali maturate e adottata dai Fenici per vendere la loro mercanzia erano piuttosto particolari e tendevano ad elevare il sigillo dell’onestà sopra tutte le loro trattative, se tali si possono considerare.
Essi sbarcavano su di una spiaggia e su di essa ponevano in bella vista le loro merci alfine di attrarre l’attenzione e poi si nascondevano nelle loro barche.
Attratti dalla merce, i compratori si affacciavano sulla spiaggia e non appena davano un’occhiata alla mercanzia i Fenici balzavano fuori dalla loro barca e costringevano i poveri grulli ad acquistare quanto avevano toccato.
Il prezzo era fissato in… tutto quello che possedevano al momento.
Poteva capitare che alcuni compratori si avvicinassero impunemente senza un becco di un quattrino, con mani e tasche vuote, questi venivano sequestrati in attesa che i familiari li riscattassero, ma poteva anche capitare che nessuno aveva la minima intenzione di riscattarli e per questi sfortunati i Fenici riservavano un viaggio gratis nella loro patria dove li rivendevano come schiavi.
L’audace tecnica commerciale garantiva la totale vendita della mercanzia e l‘assoluta assenza di insolvenze o sofferenze creditorie anche perché generalmente non era più il caso di rifarsi vivi sulla stessa spiaggia.
LE CITTA’ FENICIE
Ma vediamo dove vivevano e quali città avevano costruito, anzi, sarebbe più corretto dire, fecero costruire perché loro avevano il vizio di non alzare un dito.
SIDONE
Nata da uno che aveva un gran… sederone, oppure un gran ditone, in ogni caso era tutto un … one..
E’ nota per il caratteristico alone di fortuna che avvolge i suoi abitanti, nonché come capitale dell’industria dei water, pare fosse la patria di Richard (Ginori).
TIRO
Famosa per il palio della fune (da cui il famoso tiro alla fune) e per una fioritura di tornei di tiro a segno e tiro con l’arco.
Molti abitanti usavano tirare le pietre, i più ricchi tiravano le somme e i più poveri tiravano a campare mentre i giovani tiravano allucinogeni e i vecchi tiravano le cuoia.
BIBLO
Città piena di biblioteche, anzi di più, coloro che possedevano due o più libri facevano parte della privilegiata casta dei bibliotecari.
Persino le case avevano l’aspetto di un libro e questo aspetto dava alla sua sistemazione urbanistica un rigore unico per quel tempo, infatti agli inizi della città vi era un prologo di capanne e alla fine si potevano leggere gli indici generali della toponomastica.
Con queste illuminanti notizie lasciamo questo popolo Felice anche perché diventa stucchevole insistere sulle virtù morali e divertenti di un popolo che risultava felice anche quando gli schiacciavi i calli o li riempivi di botte, frustrando ogni malevolo intendimento verso di loro e, perciò, conviene tornare sui nostri primi eroi.
Nel prossimo articolo mentre i Somari erano intenti a rincorrere i ca-valli, nel vicino pollaio si instaurò la V° dinastia di faraoni.
I Fenici (felici) adoravano andare per mare, felici come sempre di gironzolare per le rotte mediterranee e anche oltre. Questa natura marinara è frutto di esperienze maturate nel tempo.
Una di queste esperienze, fra le più utili e dotte della storia dell’uomo, avvenne durante la loro età del suicidio, quando, amanti del nulla fare, se ne stavano in riva al mare fermandosi lì, lungamente in quel luogo ma, pur non muovendosi, qualcuno finiva annegato.
Per scoprire quale misterioso effetto produceva questa letale conseguenza, si misero a tenere sotto stretta sorveglianza il mare.
Dopo diversi appostamenti e diversi annegamenti, stabilirono con estrema certezza che il fenomeno aveva carattere abitudinario, infatti l’acqua si alzava e si riabbassava in fasi predeterminate e ricorrenti.
Definirono questa strana malattia del mare con il nome di “marea”.
Sfruttando (per loro era naturale farlo) tale malattia, col tempo, evitarono le fatiche per spingere in acqua le barche, infatti essi facevano costruire le barche (dagli altri ovviamente) in riva al mare e vi salivano aspettando l’avvento della malattia per poter partire.
Si evidenziò, però, in questa pratica, un problema tutt’altro che secondario.
La malattia decideva quando essi dovevano partire e quando dovevano fermarsi .. tutto ciò parve a loro alquanto seccante, perciò fecero dei tentativi per fermare la barca quando l’acqua si alzava e, dopo diverse vittime (martiri della storia o della scienza) alla fine vi riuscirono, ma per fermare la barca in mezzo al mare o vicino la spiaggia rimaneva un bel guaio irrisolto.
Non bastò fare annegare altri martiri nel tentativo di aggrapparsi al fondo del mare ( il martire legato ad un capo e con la bocca tappata da un sughero, per non farlo annegare! ! ! veniva lanciato in mare alla ricerca del fondo), forse sarà stata la scarsa tenuta dell’omino o chissà quale altra valutazione, ma preferirono passare al lancio di un masso che, oltre a dare il colpo risolutivo agli omini ancora legati sul fondo, provocò finalmente l’ancoraggio della barca.
“COSI’ FU SCOPERTA L’ANCORA”
Il nome “ancora” venne dato dopo gli innumerevoli tentativi effettuati durante la sperimentazione e conseguenti affondamenti delle barche trascinate sul fondo dalla pesantezza dei massi utilizzati prima di individuarne il peso ottimale.
Pertanto avveniva che, dopo ogni tentativo fallito, cioè ad affondamento avvenuto, essi gridavano “ancora!” con un tono abbastanza equivoco a metà strada tra una sarcastica affermazione o un vaporoso senso di sadismo autolesionista.
Grazie a queste illuminanti esperienze, essi impararono a navigare e divennero provetti marinai.
nel prossimo articolo continueremo a fare conoscenza con questo popolo, assai noto al popolo scolastico e scopriremo altre loro tecniche che consegneranno alla storia dell’uomo e inoltre faremo un viaggio nelle loro città.
Ritorniamo al cospetto delle genti Somare, rimandando i lettori agli articoli specifici, mentre rincorrevano i Ca-Valli (questi animali venivano chiamati “Ca-Valli” perché si diceva: “Ca” tratto dal dialetto siculo “qua stanno” e “Valli” che stava per “Valli a prendere se ci riesci”), nel rincorrere i nuovi animali, il popolo Somaro incontrò, un popolo meno affannato e ansioso o perlomeno così parve a loro, questo popolo sembrava addirittura sorridente e perciò, per tale motivo lo chiamarono “Felici” che in un battibaleno, fra un passaparola e l’altro si trasformò in Fenici.
I FENICI
Furono gente cordiale, attaccavano bottone con tutti, e questo fu per loro un grande bene, perché era gente che non si poteva certo definire sgobbona e per vivere, e loro vivevano assai bene, sfruttavano il lavoro altrui, rivendendolo ad altri.
Oggi li chiameremmo commercianti, ma allora erano chiaramente identificabili come scrocconi.
Questo popolo, di cui, per ora, ne osserveremo solo lo stato brado per darvi un’idea di chi incontrarono i Somari, comprese che l’attività di compravendita mal si addiceva ad un mercato ristretto fino ad allora conosciuto (e anche da noi), formato da due popoli leader come i Somari e i Polli.
(leggesi Sumeri e Egizi)
Cosi, zuzzurelloni, si misero a navigare per il mediterraneo (e c’è chi dice anche oltre ma non osa testimoniarlo) alla ricerca di babbei a cui rivendere a caro prezzo ciò che altri avevano prodotto.
Divennero così dei provetti naviganti, ma anche usurai, passando per infinite esperienze che li forgiarono sempre più come popolo marinaio.
Questa caratteristica di gente felice finì per irritare i popoli vicini i quali si sentivano frustrati davanti a tanta leggerezza e anche un po’ presi in giro, infatti non sappiamo se ad irritare di più fossero i sorrisi felici dei Fenici oppure la loro capacità di negoziare con il sorriso che lasciava in bocca un vago senso di essere stati buggerati.
Tale livello di irritazione divenne cronico ed è all’origine di una certa antipatia secolare che avvolge le genti che si affacciano al mare di quella zona, una antipatia che potrebbe spiegare la mancanza di fiducia, oggi ancora attiva fra i popoli del medioriente.
quando si dice che i problemi vengono da lontano … certo è che i Somari non gradivano questo modo di fare di queste genti e, però, si accorsero che non ne potevano più fare a meno, se non altro impararono faticosamente a sorridere e anche questo, noi lo sappiamo bene, è una grande conquista, un passo avanti nella evoluzione di cui però i popoli spesso si scorderanno.
Il nostro viaggiare nella storia giunge alla importante tappa del 2500 a.C., data con la quale, noi modestamente, intendiamo concluso il primitivo mondo antico. Intorno a questa data accadevano molte altre cose nel mondo, aldilà dei popoli finora trattati e toccati con il nostro dovuto riguardo.
Di tutte queste cose ve ne proponiamo solo squallide ma indicative pillole, sapendo bene di privarvi di tanti altri piaceri.
UN POLLICE VERDE AMERICANO
Nel tessuto sociale dei popoli americani, che ancora vagavano nell’ombra della storia, si è fatta largo una malattia pericolosa… la noia.
Per combattere tale fenomeno la popolazione si è data agli hobby e fra questi ebbe grande diffusione la coltivazione sperimentale e creativa della terra.
A fronte di questo fenomeno si registrano strane coltivazioni come i peperoni, i fagioli, le patate, i pomodori con la creazione di orti sia collettivi che personalizzati.
Crediamo che la diffusione di questi prodotti possa in futuro cambiare l’alimentazione dei popoli, per ora registriamo la notevole capacità creativa e il coraggio di mangiare il frutto della creatività e della sperimentazione orto-botanica che questi popoli stanno ampiamente dimostrando non senza sacrifici, ivi compresi intossicazioni alimentari.
L’AGRICOLTURA CREATIVA SI ESPANDE
A fronte della intraprendenza americana nella creazione di nuove forme agricole, pur non sapendo di cosa esattamente si trattasse, gli Egiziani e i Sumeri cercarono di imitare lo slancio agricolo creativo scoprendo la fermentazione dell’uva e del luppolo e la creazione del vino e della birra.
Furono scoperte terribili, perché se da un lato fecero più felici le genti ma dall’altro crearono nuove forme di sballati detti alcoolisti.
LA PRIMA ZIQQURAT
Nella città di Ur, il Re Urnammu, un Re con un tono di voce esagerato … fa costruire la prima torre (ziqqurat) su tre livelli, trattasi di un penoso e scarso tentativo di imitazione delle piramidi fatte erigere dai vicini polli Egiziani.
La torre è contornata da scale che raggiungono l’apice della torre, probabilmente create a scopo di sicurezza e antincendio. Lassù sulla cima si erge un tempio al dio della comunicazione, tale “Marduk”, il tutto come se fosse un’antenna di onde radio o parabolica.
Forse pretendiamo troppo da gente che ha appena imparato a scrivere!
LA RIFORMA DI HARAPPA
In India si fa largo la cultura di Harappa, così detta per la natura sessualmente disinibita e caliente del suo popolo che, preso da raptus sessuale, non sa contenersi e si assiste ad orge indiavolate in mezzo alle strade.
La situazione, lo si può immaginare, è alquanto difficile da gestire, pertanto le autorità Harrapose hanno pensato di riformare le proprie istituzioni. Così fecero fortificare le città (per dare un minimo di privacy alle loro “sociali affermazioni d’affetto”). Ogni città verrà governata da un Re detto raja che saranno a loro volta governati da un Re dei Re regionale detto maraja che a sua volta verrà governato dal Re di tutti detto Granfigldimaraja.
Non che questa riforma possa minimamente incidere nel riportare un po’ di raffreddamento degli spiriti nel popolo Harrapato, ma va apprezzato lo sforzo di gestire il problema.
LA CERAMICA NERA CINESE
In Cina, dove tutto è un giallo, pieno di enigmatici misteri, va di moda una forma inconsueta e particolarmente invasiva.
In molte case, le più facoltose, cresce la presenza di forme e oggetti in ceramica nera, considerata assolutamente provocatoria, pertanto tale produzione viene proibita e parallelamente si è diffuso un fiorente mercato… naturalmente nero.
INCENDIO A TROIA
La città di Troia viene completamente distrutta da un incendio che gli inquirenti definiscono doloso. La causa sembra essere l’eccessivo utilizzo di maxi bracieri per l’illuminazione notturna lasciata all’iniziativa del singolo abitante, tale pratica ha portato fra le maggiori famiglie Troiane ad una competizione pericolosa, tanto che alcuni bracieri erano oramai più grossi delle stesse case. Ora saranno tutti soddisfatti, la città intera è un unico braciere.
Da informazioni sicure sembra che la popolazione si sia messa immediatamente a costruire Troia 2 la vendetta sulle ceneri della prima città.
Speriamo di avervi colto di sorpresa con queste pillole di storia e come farmaci della fantasia abbiano lenito il vostro desiderio di visione globale della storia in questa particolare tappa del percorso intrapreso … alla prossima!
Mentre l’Egitto continua la sua evoluzione, fra gli altri popoli, compresi i somari della terra accanto, si fece largo uno spirito di gelosia verso gli Egiziani per aver egemonizzato l’attenzione di tutti, questa gelosia li porterà a delle scelte, oserei dire, risonanti.
La gelosia verso gli Egiziani sta alla base di diversi strani comportamenti dei popoli attigui, ad esempio gli abitanti del Sahara inscenarono un singolare sciopero dell’innaffiatura dei giardini, che durò anni, ed ebbe l’effetto di creare un deserto.
Essi ottennero l’onore della cronaca, al pari degli Egizi, ma si ritrovarono con un vero pugno di sabbia in mano e a nulla valse il tentativo disperato della congregazione degli stregoni che, a turno, fecero una danza della pioggia per un anno ininterrottamente.
Per rimediare tentarono di scavare un po’ dappertutto dei pozzi, nel tentativo di far sgorgare l’acqua sotterranea, con il risultato che nella maggior parte dei casi da questi pozzi sgorgò un liquido nerastro che al momento non faceva altro che far annerire la pelle degli autoctoni, (meno male che non si accorsero che si trattava di petrolio altrimenti oggi ci troveremmo con un tasso di smog insopportabile).
Inoltre altri popoli si erano accorti di non essere stati menzionati e un coro di proteste si alzò in tutto il mondo. Fra quelli che più incuriosisce la nostra innata voglia di verità, sicuramente vi era il popolo dei Cretesi.
I CRETESI
Gente fragile e malleabile capace di trasformarsi in mille modi diversi. Qualche “esperto” giudica etimologicamente questo popolo come dei derivati dei cretini, noi ci dissociamo da queste conclusioni un po’ facilone a meno che ciò potrebbe anche essere vero se consideriamo i cretini come i piccoli cretesi.
Queste dispute non rendono giustizia ad un popolo cui unico difetto riconoscibile è di aver costruito le proprie basi sulla creta … cioè sulla sabbia.
Inoltre, essendo isolani, risulteranno alquanto introversi e poco inclini al dialogo, come testimoniano i rapporti con i vicini.
Su questo popolo occorrerà fare ulteriori approfondimenti e ne siamo certi, nel corso della storia del mondo ce ne daranno l’occasione.
Le gelosie fra popoli sono alla base delle guerre ma anche delle evoluzioni causate dal desiderio di primeggiare e superarsi, però, a conti fatti direi che non ne avevano grandi ragioni perché, in fondo, gli Egizi non erano molto diversi dagli altri, solo pagavano di più gli esperti per far parlare di loro … è sempre una questione di soldi.
Questa meraviglia è in realtà una fotografia del faraone o forse più malignamente di una faraona.
Il carattere enigmatico del faraone raffigurato fu preso come simbolo per una serie di passatempi che lo stesso faraone prediligeva: parole crociate, indovinelli, sciarade e rebus.
Fu, questa mania, una vera persecuzione per il popolo dell’antico Egitto che si protrasse per intere generazioni fino ai nostri tempi, dove il virus di queste enigmatiche fanfaluche continua a prosperare.
Fu per ingraziarsi le varie divinità e nella speranza di poter vincere qualcosa (nacque la religione del dio LOTTO) che gli egiziani diedero il benestare al faraone per la costruzione di un monumento così enigmatico da sembrare lo specchio dello stesso faraone.
Quando ci si doveva interrogare su qualsiasi cosa, ci si recava in pellegrinaggio e si ritornava convinti che tali interrogativi affliggevano non solo i comuni mortali ma anche le divinità e ciò dava consolazione e sollievo, risollevando gli animi.
Grazie a questa moda, più tardi, nacque il lotto, il totip, il totocalcio, la lotteria e il gratta e vinci fino agli odierni quiz televisivi (in Italia uno dei massimi sacerdoti di questa setta si chiamò Mike Buongiorno che tradotto significa che non è mai un buon giorno).
Nel passato un emiro distrusse il volto della sfinge a cannonate, se questo non fosse avvenuto avremmo il volto della sfinge integro, esattamente come si presentava agli occhi dei faraoni più di 4000 anni fa.
Tale gesto fu certamente dovuto ad un risentimento verso la sorte avversa dell’emiro …
Durante il corso degli anni la Sfinge ha avuto bisogno di molte riparazioni. Nel corso del 1987 un blocco di pietra si è staccato dalla spalla destra e si è spezzato in due dando un chiaro segnale che le cose nel mondo non andavano certo bene.
Per capire il lato rivoluzionario di questo monumento basti pensare che al contrario di tutte le rappresentazioni di divinità egiziane la Sfinge ha, appunto, il corpo di un animale e la testa di un uomo, mentre gli dei egiziani erano raffigurati esattamente al contrario, più che rivoluzionario oserei dire materialista e illuminista, chissà, forse qualcuno pensò che era meglio che la testa fosse umana nonostante tutto, piuttosto che quella degli Dei fino a quel momento conosciuti che certo, da quel che ci è dato sapere, non brillavano di certo in logica.
Come abbiamo visto nel precedente articolo, in questo periodo si costruiscono, non senza sacrifici e gran dose di fortuna, delle meraviglie che ancora oggi lasciano con il fiato sospeso. E’ il caso delle piramidi, il loro fascino e il loro misteri avvolgono queste costruzioni.
Potevamo esimerci dal tentativo di sfatare questi misteri e di raccontarvi la verità su questa mirabile opera dell’uomo? Certamente no!
Allora eccovi la nostra ricostruzione, da novelli guide archeologiche, di quello che effettivamente sono state le piramidi d’Egitto.
Per scegliere la forma della tomba più idonea a conservare il faraone dopo la sua dipartita, fu indetto un concorso a cui potevano partecipare tutti i geometri e architetti del paese che a quei tempi, causa le loro stravaganti conoscenze, erano considerati un poco come dei maghi (dai regnanti) o dei pazzi (dalla popolazione).
A questo concorso risposero innumerevoli dementi che proponevano, vagheggiando, forme geometriche fra le più improbabili e astruse e fu fra queste che si scelse quella di un certo Imhotep.
Costui propose la forma a piramide che consentiva al faraone di riscattare con gloria e vendetta la famiglia reale proiettandola verso il cielo.
La piramide rappresentava la montagna e perciò doveva essere alta… ma alta, ma alta alta … tanto che il faraone non volle mai accontentarsi impegnando nell’impresa risorse e ingegno del paese riducendolo per sette anni in siccità e carestia.
Dopo molta sopportazione, il popolo lo volle in gloria… cioè morto, così che egli poté gustarsi finalmente la sua tomba.
El GIZA
Giza, località sulla riva sinistra del Nilo, è alla periferia del Cairo, famosa nell’antichità per la caratteristica trattoria “del Giza” da cui prende il nome. Si racconta che i faraoni vollero erigere le loro piramidi sul pianoro roccioso poco distante la trattoria per avere a portata di mano il suo celebre servizio a domicilio.
Qui si ergono ben tre piramidi, le tre piramidi hanno base quadrata, con i lati disposti esattamente nel senso dei paralleli e dei meridiani, non che queste cose fossero state pensate ma perché gli architetti del tempo avevano un certo fragoroso … fondoschiena: più a settentrione sta la piramide di Cheope o Grande Piramide, in mezzo la piramide di Chefren, infine la più piccola di Micerino.
I sovrani che le fecero erigere come loro sepoltura sono rispettivamente il secondo, il quarto ed il quinto della IV dinastia, datata tra il 2613 e il 2498 a.C..
Le dimensioni sono stupefacenti e ci si rende conto soltanto da vicino, confrontandosi con la grandezza dei blocchi di calcare, quanto quel popolo abbia sofferto.
La Piramide di CHEOPE
Una delle costruzioni più grandi mai realizzate dall’uomo. S’innalza verso il cielo da parecchie migliaia di anni e la cosa più sorprendente è che è ancora in piedi.
Bisogna considerare che all’attuale vista deve essere aggiunto anche un rivestimento simile a uno specchio di 22 acri costituito, da 115.000 pietre lucidissime, ciascuna del peso di 10 tonnellate, che originariamente coprivano tutte e quattro le facciate, questo a noi non ce ne può fregar di meno ma certe cose è giusto che si sappiano altrimenti si pensa che gli antichi l’abbiano costruita così come la vediamo oggi.
Dopo essere stata staccata da un violento terremoto nel 1301 a.C., la maggior parte dei blocchi di rivestimento fu rimossa per la costruzione del Cairo, a dimostrazione che certi vizi sono duri a morire.
Tra gli esperti è opinione comune che fu costruita come tomba per il faraone della IV Dinastia (2575 – 2467 a.C.) Khufu (conosciuto come Cheope). Questa opinione si basa principalmente sul ritrovamento di geroglifici su alcune pietre all’interno della piramide che assomigliano al suo sigillo, e alla testimonianza di Erodoto (famoso editorialista greco) che vide i monumenti nel V° secolo a. C., cioè più di 2000 anni dopo che erano stati costruiti e, come se fosse stato improvvisamente illuminato dalla verità storica, pubblicò tale notizia sul suo tabloid ad Atene; qualche maligno dice che lo scoop fu estorto ad un vecchio erede del proprietario della nota trattoria “el Giza”, altri pensano che fu la prima grande bufala inventata.
Nonostante il fatto che nessun corpo fu mai trovato all’interno delle sue stanze ben sigillate, tanto da accreditare l’ipotesi che il faraone, in realtà, sia ancora vivo!!!! , gli esperti persistono nella loro teoria, facendo nascere una storia su decine di migliaia di schiavi costretti al lavoro per decine di anni nella costruzione di una montagna di pietre in cui mettere il cadavere di un solo uomo; questa non la beviamo proprio, immaginare che i sindacati permettano questo tipo di flessibilità è come pensare che il faraone fosse in verità il segretario generale del partito comunista del tempo.
La Camera del Re: scoperta intorno all’anno 820 d.C. dal Califfo Ma’mun è situata a un terzo dell’altezza della Grande Piramide, e cioè a circa 45 m dalla base. Ci si aspettava di trovare un tesoro proporzionato alla grandezza del monarca, ed invece la camera del faraone era completamente vuota e spoglia da qualsiasi decorazione e iscrizione. Le ipotesi sono le seguenti:
· Il faraone era povero in canna
· I faraoni erano dei poveracci
· Il faraone è morto perché gli hanno fregato tutto
· Il faraone aveva perso la sua fortuna al casinò
· Il faraone è un furbastro e ha depistato tutti nascondendo il suo tesoro in una banca svizzera
Per accedere alla Camera del Re, si devono superare percorsi stretti ed impraticabili, corridoi e gallerie piccolissime, sembra un percorso ad ostacoli fatto da un perverso e demenziale architetto.
La domanda che ci si pone è come hanno fatto i saccheggiatori di tombe a trafugare tutto, ma proprio tutto, all’interno di una stanza situata a circa 45 m di altezza, e il cui unico modo per raggiungerla dalla base è una galleria ascendente (bloccata da pesantissimi tappi in granito) che si collega alla Grande Galleria, lunga circa 46 m e con una pendenza di 26°?.
Ipotesi:
· I ladri erano già dentro
· Sono gli archeologi che si sono persi ma in realtà la strada è semplice
· C’è un ascensore al piano terra non ancora scoperto
· In realtà non c’era niente da saccheggiare perché gli antichi egizi eressero la piramide pensando di decorarla e arredarla dopo… ma non sono più riusciti ad entrarvi.
Come vedete i misteri intorno a queste grandi meraviglie sono ancora fitti e non vanno scartati neppure gli indizi che portano agli alieni, venuti sulla terra per chissà quali motivi e scappati subito dopo aver costruito la loro casa vedendo che questo pianeta sembrava una noia mortale.
Come abbiamo ampiamente dettagliato nell’articolo scorso, risultava difficile mantenere intatta una tradizione e ancor di più una successione soprattutto, quando non capendo più nulla sui figli legittimi del faraone Huni (leggere l’articolo precedente) si dovette procedere andando a naso o a caso e la scelta cadde sul primo sventurato che passava di lì, un certo Snofru (2613-2589) con il quale inizia la IV° dinastia.
MA LA CONFUSIONE FU TANTA CHE IL FARAONE FINI’ PER SPOSARE UNA SUA SORELLA, pratica che diventerà abitudine …
Anche Snofru non si sottrasse alla tradizione di erigere una piramide, ma il destino con lui non fu molto clemente e neppure verso i suoi sudditi, visto che la prima piramide fu innalzata con una doppia pendenza gettando il ridicolo sulla casa del faraone, cosicché dovette abbatterla e ne fece erigere un’altra con conseguente ondate di suicidi fra i lavoratori.
Alla morte di Snofru salì al trono uno dei suoi figli Cheope (2589-2566) detto anche Khufu per il suo spiccato accento siciliano che tradiva le sue origini poco chiare.
Egli fu un faraone rigido e duro, da buon siculo comandò con gesti eloquenti e fu di poche parole ma tenne molto alla sua onorabilità ed è per questo che fece costruire la più grande piramide tuttora esistente.
Alla morte di Cheope il trono doveva andare al figlio maggiore Chefrem ma quello minore Didufri (2566-2558) fece i capricci e ne usurpò la reggenza.
Alla morte del fratellastro, Chefrem, legittimo erede al trono, finalmente riesce ad ottenere, ciò che gli spettava. Regna per ventinove anni e questo gli dà il tempo per erigere la seconda grande piramide nella zona di Giza, un poco più piccola per non offendere il padre.
Fece anche erigere un monumento in onore dei suoi passatempi preferiti, ovvero, i cruciverba, le sciarade e i rebus: lo chiamò La Sfinge.
Per le colpe di questi ultimi faraoni, visto le enormi fatiche che appiopparono al loro popolo per la costruzione delle piramidi, le divinità decretarono 150 anni di punizioni, ma il faraone Micerino (2532 – 2504), figlio di Chefrem, governò talmente bene che indispettì ulteriormente le divinità divenute sempre più invidiose.
Le divinità trovarono intollerabile la loro smentita profetica e predissero al povero Micerino solo 6 anni di regno.
Micerino, per nulla impressionato, fece accendere dovunque candele durante le notti, per poter beffare la profezia e vivere 12 anni (6 anni di giorno e 6 anni di notte) ovviamente tralasciando di dormire ed è per questo che nei ritratti è rappresentato con due enormi occhiaie.
Micerino morì puntualmente dopo sei anni alla faccia dei suoi trabocchetti e le divinità per l’occasione fecero festa.
L’erede al trono e primogenito di Micerino era il principe Khuenra che però morì, pure lui prematuramente, la leggenda dice per morte oscura, noi pensiamo di varicella.
Diciamolo apertamente … fare il faraone era alquanto pericoloso e portava male.
Fu perciò Shepseskaf (2504 – 2500) ad essere l’ultimo faraone di questa dinastia che però ci ha lasciato le più belle piramidi della storia che ancora oggi si possono ammirare e di cui ci occuperemo nel prossimo articolo.
Con la terza dinastia iniziarono i faraoni imprenditori e capitalisti sfruttatori.
Il primo fu Sanakhtche iniziò lo sfruttamento minerario del sinai, esasperando i movimenti ambientalisti che lo annientarono e lo sotterrarono sotto la stessa montagna che egli avrebbe voluto demolire.
Senza volere, tale punizione ebbe una importanza storica nell’affrontare il tema delle tombe dei faraoni.
Infatti dopo la soppressione del faraone minerario viene eletto al soglio faraonico il fratello Zoser (sospettato di essere l’antenato di Zorro) il quale capì l’importanza di distrarre il popolo e lo fece con due semplici modi:
Con una guerra di conquista verso sud fino alla seconda sputata… ehm, scusate, cateratta del Nilo
Impegnando migliaia di sudditi nella faticosa costruzione della sua tomba che fu fatta erigere a forma di piramide
Durante il suo regno una grave carestia, durata sette anni e dovuta alle scarse piene del Nilo, colpì il paese decimando la popolazione. Zoser prego il Dio Khnun (dio delle sorgenti del Nilo). Questi lo esaudì con una grande piena che pose fine alla carestia e diede inizio alle alluvioni, Zoser trovò il modo di lamentarsi perchè a suo dire l’intervento fu un tantino esagerato. In ogni caso volle ringraziarlo e gli dedicò l’isola di Elefantina, mentre il suo popolo per ringraziare lui gli fu regalato un canotto.
Sekhemekhet (2649-2643) venne eletto subito dopo ma durò molto poco, giusto il tempo per capire che anche lui voleva costruire la sua piramide e il popolo lo defenestrò lasciando incompiuta la sua piramide.
Khaba(2643-2637) che lo sostituì non fu da meno, così che per vedere un’altra piramide si dovette attendere un faraone con le… cioè tosto.
Fu il turno di Huni, per l’appunto, che riesce nell’impresa e andò ben oltre, egli passerà alla storia per la sua dissolutezza, quando morì nel 2613; Con lui finisce la III° dinastia, non perchè era senza eredi, anzi, perchè ne aveva sparsi troppi e non tutti conosciuti… perciò chiunque potè presentarsi al suo funerale dicendo di essere il figlio ereditario…
La tradizione vuole che le sue amanti e qualche moglie, fossero di intelligenza non proprio sopraffina e ciò è testimoniato da una raffigurazione scoperta nella sua tomba chiamata “Le oche di Maidum” dove viene chiaramente riportata una scena del faraone immerso nel suo harem.
Lasciamo per un attimo di pausa l’evoluzione del mondo mediterraneo e per non essere tacciati di conformismo come i soliti esperti intristiti da vecchi schemi, siamo andati a vedere come andavano le cose dall’altra parte del mondo, in Cina.
Si sa che l’arroganza occidentale tace su quei popoli come se non esistessero, lasciando uno spiraglio al pensiero buonista e maturando il concetto che di costoro non se ne parlava perché non combinavano guai… e invece, giusto per dare un assaggio di quello che stava accadendo, vi vogliamo dare un saggio della nostra conoscenza parlando di quel mondo attraverso il loro Re più rappresentativo, anzi, il primo imperatore giallo, definizione data dagli esperti a cui noi ci dissociamo; il suo nome è Huang-ti.
Re cinese leggendario che sconfisse i barbari riunendo le tribù della Cina preistorica sotto la sua guida. Novello Leonardo da vinci, si dice di lui che abbia inventato l’arte militare, l’agricoltura, la bussola, la scrittura, la medicina, la scienza musicale compreso il mitico zufolo a 12 canne e scusate se è poco!!
I Cinesi devono fare sempre le cose in grande, esagerando. L’impressione è che sia stato uno che se la tirava parecchio a scapito degli altri.
Sicuramente non fu un altruista.
Un saggio taoista del tempo, tale Chi’ Po e suo cugino Chi’ No Po, figure rappresentanti del pensiero positivo e del pensiero negativo dell’epoca, elogiandolo, dopo che egli annunciò di aver realizzato la pillola dell’immortalità lo sfidarono nel provare la sua miracolosa invenzione.
La leggenda e i giornali dell’epoca furono costretti a far passare la seguente versione della sfida; “…E un giorno percorrendo il regno, lo vide prospero e pacifico. Capì che il suo compito era concluso. Nominò un successore e, in una limpida giornata, ingerì la pillola alchemica e salì nel regno celeste sul dorso di un drago…”
In realtà ingerì la pillola da lui creata, sfidando Chi’ Po, e morì per avvelenamento o come tramandò il soddisfatto Chi’ No Po, morì perché gli andò per traverso.
Se questo è l’inizio di un impero ne vedremo delle belle …