SESOSTRI III° IL FARAONE RAMBO

Come una nemesi naturale dopo un faraone pigro e inconsistente ne arriva uno esagerato nel senso opposto, questo è il caso di Sesostri III.

Il carattere di Sesostri III era assai complicato, difficile e assai litigioso probabilmente spinto a tali estremi proprio in contrapposizione del padre e forse proprio per riscattare una fama non proprio desiderabile.

Contrariamente dagli altri faraoni, poco si sa della sua vita personale, evidentemente era molto riservato oppure molto vendicativo contro chi comunicava gossip personali, perciò poco si sa della sua famiglia e dei suoi figli e in fondo un po’ di privacy non fa male

Sesostri III diventa il faraone più battagliero della storia e uno dei maggiori conquistatori dell’intera storia dell’Egitto.

Il Rambo dell’antico Egitto si spinse fino nella regione della Samaria e di Canaan dove, fra l’altro, si distinse uno dei suoi validi guerrieri di nome Sebekku (il nome è chiaramente sinonimo di pollo che becca e lo fa solo su ordinazione … del proprio faraone) a cui diede un dono per il suo valoroso contributo, il dono fu un bastone e lo sguardo del suo valoroso guerriero alla vista del dono fu di immensa … delusione … per non dire altro e testimoni sussurrano che egli voleva anche tirarglielo dietro. Del resto il faraone si confermava un taccagno invidioso e narcisista.

Se la prese soprattutto con la Nubia, regione conosciuta per le sue caratteristiche nebbie … e lì stabilì il confine meridionale costruendo fortezze come se fosse un muro per evitare invasioni straniere (il vizio dei muri è una pratica antica) dal quale lanciò una terribile maledizione verso i suoi eredi che riportiamo fedelmente …

Tra i miei figli, colui che difenderà questo confine stabilito dalla Mia Maestà, quegli è il figlio mio e nato da me… ma colui che lo distruggerà e non combatterà per difenderlo, quegli non è mio figlio e non nacque da me.”

Incredibile ma vero, in Nubia questo faraone sarà adorato come un Dio anche secoli dopo, evidentemente erano stati abituati male.

Una delle cose particolari che ricordiamo di questo faraone sono le espressioni delle statue che lo rappresentano, infatti esse mostrano un viso triste e amareggiato con occhi sporgenti e grandi orecchie che potrebbero far pensare ad un faraone solo o solitario oppure a scultori Egizi che sono stati forzatamente educati a tale rappresentazione per far credere al popolo che il faraone, poverino, aveva un gran bisogno … giustificando in questo modo le tasse assurde che faceva pagare … come abbiamo detto era un rambo ma anche un taccagno.

LE VACANZE del FARAONE SESOSTRI II°

Nel frattempo, in Egitto, siamo nel 1897 a.C., sale al trono Sesostri II° ma nessuno se ne accorge … quando però nel 1878 videro che il faraone aveva raggiunto l’altezza di 2 mt. , gridarono al miracolo, senza accorgersi che si trattava di un’altro faraone.

Il suo nome era Sesostri, pure lui, ma terzo e non secondo, ma di questo ce ne occuperemo un’altra volta.

Sesostri II era il figlio di Amenemhat II e si impegnò a completare l’opera dei suoi avi, ristrutturando la zona bonificata del fayyum che diventò a poco a poco una meta obbligata per i sovrani che volevano fare vacanza.

La zona diventò un vero e proprio villaggio turistico e nel giro di breve tempo venne costruito anche un albergo reale per ospitare i sovrani durante le loro visite.

Sesostri II decise di edificare proprio presso questo albergo denominato “la bocca del coccodrillo”, il suo complesso funerario con un pessimo senso imprenditoriale, infatti da allora i turisti cominciarono a scarseggiare, infatti non era allegro far vacanza vicino ad una tomba e alla possibile sorpresa di trovarsi di fronte alla bocca di un coccodrillo, anche se il faraone così facendo cullava il desiderio di poter essere eternamente in quel luogo di vacanza.

Sesostri II° amava la dolce vita, la vacanza perpetua il nulla fare, pigramente sdraiato sulla sua amaca e indispettito dai vari impegni reali e dai turlupinanti Visir che venivano a lamentarsi o a chiedere cose che a Lui proprio non importava.

Egli pensava che tutto il suo popolo fosse in eterna vacanza e che, come lui, passasse il suo tempo ad oziare, perciò fu un grande organizzatore di gite turistiche e di passatempi inutili a volte persino macabri come le lotte fra un uomo e un coccodrillo, quasi premonitore delle future arene gladiatorie … e non sempre le cose finivano bene.

Del resto la sua passione per i coccodrilli divenne un assillo per l’intera corte reale in quanto egli esigeva che tali animali potessero circolare liberamente fra le mura del suo palazzo e non era assolutamente concesso di trattarli male mentre non è chiaro se i coccodrilli potevano fare altrettanto con il personale del palazzo.

Con questi inconsueti inquilini era chiaro che non fosse molto igienico andare a trovare il faraone che in questo modo rimaneva solitario e indisturbato.

Alla sua morte avvenuta nel 1878 a.C., il trono passò al figlio Sesostri III°, il faraone più famoso del Medio Regno perché fece il rambo conquistatore quasi a riequilibrare la fama del padre …

IL MISTERIOSO POPOLO DI MARI

Il nostro percorrere le strade della storia ci hanno condotto intorno al 1900 a.C. e fra popoli oramai ampiamente conosciuti e navigati ci troviamo a parlare di uno strano popolo che gli esperti chiamavano il regno di Mari.

Non si trattava di un regno governato da una regina chiamata Mary, sarebbe stato troppo semplice e banale, così come banale è il fatto che Mari era una città, la capitale del regno.

Perciò, tornando sul nostro cammino, fra le novità, viene segnalata la presenza di questo regno governato dalla città di Mari, che è una sorta di equivoco dei contrari, un ossimoro, essendo fondata in mezzo ai monti.

Peraltro ci viene raccontato da testimonianze assai dubbie e pericolosamente poco attendibili dal punto di vista mentale che la città stava sui monti ma tutti in città si comportavano come se fossero al mare o in spiaggia, da qui, da questi comportamenti ne derivò il nome Mari.

A torso nudo fra i monti prendevano un sacco di accidenti e le malattie da raffreddamento erano il pericolo numero uno.

Non c’erano fattorie ma bagni con tanto di bar e spogliatoi, qualcuno dice che vi erano anche dei bigliardini e delle reti per il beach volley con tanto di sabbia del deserto costata un occhio ma curata con dovizia professionistica.

Pare che uno dei lavori più rinomati fosse il guardiano detto anche bagnino e vi si potevano trovare persino gente che passava il suo tempo a costruire barche … in mezzo ai monti e non erano ispirati dal cielo come novelli Noè.

L’abbigliamento più in voga era la muta con relative pinne, da notare che nessuno, però, sapeva nuotare e questo la dice lunga sul futuro di tale popolo e i suoi limiti di cui parleremo e scopriremo più avanti.

Quando questo popolo inevitabilmente attratto dal mare, si decise di realizzare il loro innato desiderio di raggiungere le coste e realizzare i loro sogni marini … si spostarono giù dai monti verso valle e fu una grande sorpresa per i popoli anche perchè, si mormora, che discesero dai monti in barca a vela …

I SUMERI: L’EPOPEA DI GUNGUNUM

Come per tutte le cose, vi è un inizio ed una fine; nonostante la frase ovvia questo è il destino di tutte le cose.

Non dobbiamo stupirci, perciò, del fatto che l’era di Isin, fra il popolo Sumero, volse al termine.

Non si può certo dire che sia stata un’era particolarmente illuminante della storia ma, semmai, per noi, si tratta del primo protagonista a cui dobbiamo dire addio e ciò merita l’enfasi che stiamo dedicando, altrimenti avremmo dedicato a tutta la vicenda una riga di rito.

La fine di Isin merita di essere narrata per le gesta e la strategia di guerra adottata da Gungunum, re di Larsa, che l’ha conquistata, eliminando l’ultimo suo re, Lipit-Ishtar (avvenimenti già raccontati in articoli precedenti a cui noi prontamente invitiamo a leggere).

Era il 1924 a.C. quando Gungunum si affacciò alla città di Isin; egli intraprese una tattica originale per attaccare e sconfiggere il nemico.

Appassionato mangiatore di chewin gum, dal quale prese il nome, iniziò una instancabile attività di creazione di palloni giganti di chewin gum che annebbiò dapprima la vista al nemico per poi lanciarglieli contro incollandoli nell’appiccicosa sostanza.

Il re Lipit-Ishtar fù il primo a rimanere intrappolato ma tutta la città fu annientata, o per meglio dire, incollata al suo mortale destino.

Nessuno si salvò … si narra che nemmeno quelli di Larsa sopravvissero, ma questo non si può dire altrimenti che figura ci fa il suo re Gungunum?

Quattro anni più tardi, nel 1920, Gungunum concede il bis, stavolta a scapito della antica città somara di Ur; se fosse stato per lui lo avrebbe fatto anche prima, ma lo sforzo polmonare dovuto alla gigantesca soffiata effettuata contro Isin ha comportato una pausa prolungata … inoltre ci vollero almeno due anni per riformare l’esercito di Larsa rimasto incollato ad Isin.

La ripetizione di quello sforzo rese tisico il re Gungunum che non riuscì più a soffiare nemmeno per spegnere un fiammifero (che non era ancora stato inventato) e a poco a poco si spense anche lui, era il 1906 a.C. e si può tranquillamente asserire che con la sua figura di “grande respiro” militare, finisce un secolo caratterizzato non solo dai polli… intesi come sudditi dei faraoni.

L’EGITTO AL TEMPO DI AMENAHMAT II°

Diciamo subito che viene ricordato soprattutto perchè fu un accanito persecutore dei malati di mente e abolì i manicomi non appena ebbe abolito i matti.

Questa sua azione paranoica era la consacrazione logica, per lui, del vero significato del suo nome, A-MENA-I-MAT … che lascia intendere un lontano appiglio al dialetto milanese.

A parte ciò, questo faraone organizza una spedizione memorabile nella terra di “Punt” presso la sua capitale “Punt e Mes” e le sue città “Punt e Virgola”, “Du-Punt”.

E’ di questo tempo che alcune fonti riportano segnali di allegria presso i confini dell’est, crediamo che si possa ragionevolmente pensare che fossero dovuti ai primi scambi commerciali con i “Felici” o meglio conosciuti Fenici.

Si narrano anche altre stranezze, benchè ciò possa sembrare assurdo, ma a quel tempo l’argento era considerato più prezioso dell’oro.

Molto probabilmente ciò fu dovuto al fatto che di oro ne vedevano tanto e ne sprecavano parecchio, mentre di argento non se ne vedeva l’ombra.

Crediamo, però, che possa esserci anche un’altra spiegazione … vuoi vedere che gli antichi egizi furono daltonici?

Si denota anche un aumento di suicidi e pertanto un indebolimento, fragilità psicologica, degli egizi dovuto ai rapporti che iniziavano ad esserci con Creta.

Si avverte la prima vera ondata di immigrazione che la storia ricordi, in questo caso proveniente dall’asia.

I tapini immigrati venivano in egitto per trovare lavoro e spesso lo trovavano … visto che le piramidi qualcuno doveva pur farle.

Si narra anche, in quel tempo, che il mare mediterraneo venisse chiamato “il grande verde” e siccome dubitiamo fortemente che in quel tempo il mare avesse un colore diverso, siamo più propensi a pensare che gli antichi egizi consideravano il mediterraneo come un grande prato e ciò ci induce a teorizzare che essi vi camminavano sopra e perciò siamo di fronte ad un popolo che sapeva camminare sull’acqua, oppure si avvalora l’ipotesi che… mmmh… erano daltonici!

LA TINTARELLA DEL FARAONE SESOSTRI I°

Mentre i Re Sumeri brillavano nel nulla fare, Nel vicino Egitto il nuovo faraone Sesostri si dava da fare e ricostruisce il tempio di Atum-Ra, il dio solare.

In realtà esso era il solarium privato dove il faraone amava prendere la tintarella e solo per non farsi disturbare inventò le cerimonie religiose solari durante le quali veniva scomunicato colui che osava disturbare.

Come avvenissero queste cerimonie non è dato sapere ma certo vi era un gran bisogno di creme solari e il faraone faceva un gran uso di granite.

In Egitto, Sesostri, in occasione del suo giubileo, fa erigere anche due obelischi, alti 22 metri, presso il tempio del sole.

Apparentemente inutili e senza motivo, gli obelischi, in realtà, servivano a fare ombra in certe posizioni del tempio per permettere al faraone di evitare le scottature.

Si può pertanto asserire che gli obelischi sono gli antenati delle creme solari o quanto meno degli ombrelloni.

Egli governò tenendo sempre ben presente gli errori e i vizi del padre, vedi articoli precedenti, onde evitare di prendere vie diverse, preferì farne tesoro e imitarlo.

Durante il suo regno presero il sopravvento gli orafi, una casta di artisti incoscenti che si divertivano a trasformare l’oro in strane forme e fu per questo che l’oro divenne prezioso, perché strano.

Egli fu anche il primo ad organizzare spedizioni nel deserto ma non per una precisa volontà di conoscenza ma unicamente per una grave mancanza di orientamento.

Con la salita al trono del faraone Sesostri I°(che guidò il paese per quarantacinque anni), l’Egitto ritornò definitivamente agli antichi splendori e diventò un vero e proprio impero.

La popolazione non si sentiva minacciata da attacchi di genti straniere perché le abitudini sessuali dei faraoni tenevano distanti tutti gli altri popoli.

Il faraone diede inizio ad un’importante opera di bonifica che rese fertile e prosperoso il Fayyum, la zona ove era popolare il culto del dio-coccodrillo Sobek il quale si sentì sfrattato del suo habitat naturale e da quel giorno vagò per vari territori spargendo la sua stirpe ovunque.

Sesostri I diede un notevole impulso anche ai viaggi (comprendendo e affinando la trovata dei suoi avi) e tali viaggi presentano un alone di leggenda, come se non fosse acclarato che fossero davvero mai esistiti.

Sesostri, che non ha imparato nulla dalla storia ma troppo da suo padre, fece lo stesso errore di nominare un correggente, ovviamente suo figlio, Amenemhat II° nato dal matrimonio con la regina Neferu.

NEFERU

Moglie di Sesostri, così chiamata per il suo particolare pallore e continuo affaticamento dovuto, secondo le indiscrezioni mediche del tempo, per la mancanza di ferro (NE-FERU).

Sesostri I muore, il suo posto, guarda caso, viene preso dal figlio Amenanihat II°

SUMERI: I REALI di UR

I Re di Ur non è uno scioglilingua ma un periodo davvero esistito della storia, dove al vertice del popolo Sumero vi erano i Re della città di Ur.

Per chi ci ha seguito nel cammino della storia sa che la città di Ur era una città dove vivevano Sumeri che non amavano parlare molto e si esprimevano con monosillabi, ecco perchè il nome della città era così breve e conciso, ma non solo erano anche molto pigri e una città con un nome più lungo li avrebbe costretti ad impegnarsi nella realizzazione di una segnaletica per loro troppo impegnativa.

Tutto ciò fino a quando, una volta liberatosi dal giogo serioso dei Guti e degli Accadi, sul trono di Ur si sedette il Re Isbhi detto anche erra, perciò passato alla storia come Isbhi-erra.

Si dice che errare è umano e perseverare è diabolico ma Isbhi-erra re di Ur era il più sbagliato essere comparso sulla terra, almeno fino ad allora.

Si dice che chi sbaglia impara, ma non vale per costui che più ne faceva e più sbagliava. Anche nella morte sbagliò il momento e non se ne accorse nessuno.

Ciò nonostante alla triste notizia nessuno potè rimanere tranquillo perché con lui si spegneva il parafulmine di tutti gli errori.

D’ora in poi coloro che sbaglieranno qualcosa non potranno giustificarsi dicendo “sono comunque più bravo del Re”.

E’ la fine di un mito e l’inizio di una nuova cultura basata sul perfezionismo che ripudia l’errore fino alla paranoia.

Altri in futuro cercheranno di imitare questo Re ma nessuno potrà più fregiarsi di quel nome “erra” che tanto gli stava caro e per dirla tutta anche a pennello.

ISHME-DAGAN

A succedere sul trono del Re “sbaglio tutto io” fu Ishme-Dagan. Assolutamente anonimo.

Personaggio per il quale non si dovrebbe neppure spendere una riga e invece noi, per il rispetto che abbiamo della verità, citiamo non solo come nome ma anche nella sua più acuta caratteristica e cioè, l’anonimato più assoluto.

Di lui non sappiamo nulla perché nulla ha fatto, nei suoi diciotto anni di regno ha letteralmente cazzeggiato … contribuendo alla lenta decadenza del suo regno. Dopo di lui sale al trono Lipit- ishtar

LIPIT-ISHTAR

Continua l’assoluta inutilità dei Re di Ur che sembrano voler riprodursi o clonarsi tenendo presente unicamente la loro caratteristica peggiore di nullità. Il dato positivo di questa stirpe è che la città potè fregarsene del suo Re e si abituò a regolarsi la vita da sola.

Ma non si pensi che nelle altre città Sumere le cose andassero meglio. A Larsa sale al trono Gungunum

GUNGUNUM

Inventore delle cicche o gomme da masticare che da lui prendono il nome americanizzante di chewingum. Un tipo abbastanza appiccicoso, filante, maleducato (mastica ampiamente) e predisposto ad essere una … bolla.

Come vedete non basta liberarsi degli invasori ma occorre poi gestire bene la propria autonomia, indipendenza o libertà che si voglia.

AMENEMHAT I° E IL GRANDE TRASLOCO

Come abbiamo narrato in precedenza, il Visir Amenemhat si era autoproclamato faraone senza che nessuno osasse dire nulla, convinse tutti con uno sguardo e un gesto eloquente, come a ricordare che quel masso scagliato contro il faraone poteva essere utilizzato ripetutamente.

Con questo atto nasce la XII Dinastia D’Egitto

Dopo la faticaccia subita a causa del suo predecessore egli pensò, come primo atto del suo regno, di concedersi una vacanza, ignaro di quello che stava per fare, fece una crociera sul Nilo, iniziando così uno dei più classici tour turistici del mondo.

La leggenda vuole che per l’occasione nacque la prima agenzia turistica, da allora il Nilo non fu più lo stesso e venne invaso da gite e turisti accompagnati da tappeti di coccodrilli affamati e bande di pirati.

Ogni tanto si odono delle grida che sanno di alta rappresentazione della fatalità della vita e possiamo solo immaginare a cosa si possono riferire, fu così che il novello faraone gitaiolo, portò inconsapevolmente enormi fortune al suo popolo, passando alla storia come l’inventore delle crociere turistiche.

IL GRANDE TRASLOCO

Capita anche ai faraoni di dover traslocare, certo non ci si poteva aspettare che un faraone fosse costretto a traslocare tutta la capitale del suo regno perché il vecchio palazzo reale fu trovato sprovvisto delle necessarie norme di sicurezza e della idoneità abitativa.

Così una normale visita della sovrintendenza ai palazzi reali si trasformò nel più fragoroso trasloco della storia.

Infatti il palazzo reale era talmente conciato che non poteva ospitare neppure i topi (reali naturalmente) e la manutenzione che era stata sospesa da secoli sarebbe dovuta essere pesantissima soprattutto per le casse del reame che non potevano permetterselo.

La capitale si spostò a Itj-Tany e il faraone spese una follia per il nuovo arredamento e il regno, narrano gli scritti rinvenuti, entrò da quel momento in una fase di recessione e la coincidenza fa molto pensare…

Uno dei tanti soprannomi del faraone Amenemhat I fu, il non certo edificante ed equivoco, “Ripetitore delle nascite” che lascia spazio agli esperti, ma stavolta anche a noi, ad innumerevoli equivoci come per esempio ad una particolare insaziabilità sessuale non controllata, ad una potenza sessuale inconsueta (???), oppure ad una politica straordinariamente feconda per la famiglia.

Noi propendiamo decisamente per la prima ipotesi in quanto dobbiamo renderci conto che il povero tapino visse in un regno sostanzialmente tranquillo e si sa che se non si ha altro da fare, ecco che gli istinti prendono il sopravvento sulla ragione, peraltro già scarsa.

E’ sorprendente, comunque, accreditare ad un popolo così all’avanguardia in molte scienze, un livello così labile nella conoscenza e nell’applicazione di metodi per il controllo delle nascite, salvo scoprire che tutti gli antichi egizi li conoscevano e il faraone era l’unico incapace di applicarli.

Afflitto dai suoi problemi derivati dagli immani impegni sessuali, il faraone non poteva permettersi il lusso di distogliere la sua attenzione da questo estremo compito, perciò pensò di far sbrigare le facezie del comando, soprattutto quelle militari che comportavano lunghe, estenuanti e lontane spedizioni, ad altri soggetti, possibilmente giovani, possibilmente fidati.

Scelse una soluzione inaspettata, la chiamò “correggenza” cioè preferì dividere il trono con un altro, nella fattispecie con il figlio, Sesostri, con il preciso intento di mandarlo in giro a fare le guerre ed egli rimase così nel suo palazzo concentrato sul suo “core-businness”.

Non era peraltro facile trovare sempre delle guerre per allontanare il figlio dal palazzo, infatti questo era uno dei maggiori pensieri del faraone in quanto egli temeva che il figlio potesse fare la concorrenza nelle imprese paterne.

Amenemhat I° viene assassinato da un marito geloso che lo aveva scoperto in atteggiamenti provocatori con la moglie.

Del resto era noto che il faraone aveva assunto abitudini incontrollabili e pertanto rischiose.

In fondo la donna fatale aveva solo un difetto: essere sposa di un marinaio di origine sicula.

Da questo particolare possiamo ricavare che il servizio segreto del faraone era piuttosto scarso, oppure che volutamente non vollero preavvisarlo, oppure ancora più pervicacemente che l’incontro con la donna è stato architettato ad arte dai servizi segreti deviati.

Il tutto però bastò a far circolare la voce che forze straniere avevano assassinato il faraone.

Alla notizia il figlio Sesostri accorse subito sul luogo del delitto (i maligni asseriscono che corse per vedere che tutto si era consumato come previsto) sterminò tutti coloro che si trovavano nel palazzo così da far credere che aveva debellato una sommossa.

In verità il marinaio siculo se l’era già svignata e tutti gli organi di informazione preferirono avvallare la tesi del figlio.

LA GAZZELLA INCINTA DI MENTUHOTEP IV°

Fin dalla sua elezione al trono si capì che costui doveva essere l’ultimo di questa dinastia, un po’ perché non se ne poteva più dei “Mentoni”, ma sicuramente soprattutto perché si fece notare subito per la sua cocciutaggine.

Siccome tutti pensavano che egli sarebbe stato colpito velocemente dal fato, il furbone si era messo in testa che almeno sul suo sarcofago venisse posta una pietra speciale.

Va bene! ! ! ma speciale come?

… nessuno riusciva a capire e così il popolo cominciò a pentirsi della scelta fatta.

Se con l’andar del tempo l’ossessione e la paura del nuovo millennio si affievoliva, il trauma di massa rimase quella strana pietra che Mentuhotep IV voleva porre sul suo sarcofago.

Ora, il fatto che costui continuava a godere di ottima salute, a dispetto delle dicerie che lo vedevano soccombere velocemente al fato, innervosiva alquanto i poveri polli che oltretutto non riuscivano ad accontentare il faraone, nonostante le innumerevoli specie di sassi e pietre portate al suo cospetto.

Qualcuno narra che proprio da qui nasce la mineralogia e i primi collezionisti di minerali.

Così qualche illuminato pensò di organizzare una spedizione in grande stile per la ricerca della pietra speciale.

Si trovò anche un Visir con origini da minatore e con un seguito numeroso di ben 10.000 pazzi, la spedizione si inoltrò nel deserto in questa assurda avventura.

Nonostante la buona volontà del Visir minatore e le perdite umane patite dalla spedizione, nessuna pietra sembrò così speciale da poter accontentare il faraone.

In un momento di inedita emancipazione, il visir, stufo marcio di girovagare per il deserto e consapevole di poter perdere in quel modo tutto il resto della sua vita, venne illuminato da una idea lucida e geniale.

Mentre tutta la spedizione dormiva egli pensò che solo un miracolo poteva arrestare questa follia e il miracolo poteva apparire tale a tutto il popolo dei polli al seguito della spedizione se solo avesse trovato un segno da attribuire agli Dei.

E così fu!

L’indomani mentre la spedizione stava riprendendo il cammino, il visir vide una gazzella incinta accovacciata su un masso, egli si mise a gridare, agitandosi e attirando l’attenzione di tutta la spedizione indicò la gazzella come il segno degli dei e pertanto il masso era diventato un miracoloso masso speciale.

Trovato…! Gridò.

Poiché non tutti capirono al volo, egli spiegò con efferata bugiardaggine che la gazzella incinta era un segno del cielo e che quel masso non poteva che essere la pietra speciale che il faraone cercava.

La massa dei polli presenti, stupefatti e increduli, capirono subito che era una gran balla, ma afferrarono subito il senso e in modo assai disincantato appoggiarono senza riserve la follia proposta dal Visir.

Capirono anche, peraltro, che occorreva tener d’occhio quel Visir perché dava segni di allucinazioni oppure era dedito ad assumere troppi allucinogeni.

Il Visir prese il masso miracoloso e tornò dal faraone che lo stava aspettando con ansia, preceduto dalle voci della leggenda sulla gazzella incinta, ed appena arrivato al suo cospetto gli lanciò il masso addosso lapidandolo seduta stante fra l’acclamazione del popolo pollo.

Così morì Mentuhotep IV e finiva anche una dinastia!

GLI EOLI, IONI e ACHEI

Entriamo finalmente nel mondo Greco e veniamo in contatto con i primi popoli che si stanziano in Grecia e ne costituiscono i primi insediamenti con le loro caratteristiche che formeranno quel formidabile mondo della Grecia antica.

EOLI

Popolazione di carattere meteopatico, le loro iniziative e decisioni dipendevano dall’aria che tirava, dal tempo e dalle previsioni della protezione civile.

Sono gli antenati dei nani di Biancaneve e pertanto si presume fossero di altezze adeguate.

Il loro nome deriva da un noioso difetto corporeo che unito ad esalazioni micidiali venne usato come arma sia offensiva (tipo pernacchie) che difensiva (detta anche tattica della puzzola).

Si narra (dai pochi profughi sopravvissuti) che prima di ogni battaglia essi trangugiassero chili di fagioli con le cotiche.

I narratori tralasciano di spiegare la preparazione e il dettaglio degli effetti di questo particolare uso culinario ( e mai parola fu ben centrata).

IONI

Gli Ioni sono la prima delle tre popolazioni elleniche che invasero l’antica Grecia nel II millennio a.C.

Secondo la leggenda, il mitico capostipite degli Ioni fu Ione che poteva esser tutto tranne far rima con … ci siamo capiti !

Secondo altre versioni erano figli di Io, ovvero figli di loro stessi, significato assai arduo da comprendere e spiegare.

Probabilmente, la realtà è più vicina al mito della titanomachia, una faida mafiosa tra due famiglie: i fratelli Ade, Posidone e Zeus che impersonificano ioni, Eoli e Achei da una parte e Crono (un tipo preciso di origine svizzera) e i suoi fratelli Titani, dall’altra.

Unici sopravvissuti di una triade di popolazioni di carattere atomico.

Il fatto che le tracce degli altri componenti si siano perse, lascia alquanto perplessi e molti esperti svolgono tuttora ricerche per ridare un volto a questi perduti popoli.

Il fatto che le ricerche siano ancora in corso lascia poca speranza ma crediamo che la leggenda della loro trasformazione in piccoli elementi invisibili sparsi in tutto il mondo sia da prendersi in seria considerazione, se non altro perché lo sosteniamo noi e non gli esperti.

ACHEI

Gente prevalentemente incazzata e quindi dedita alla guerra, inoltre assai diffidente, isolazionisti e introversi a tal punto da costruire delle mura altissime per proteggere le loro città.

Essi non facevano nulla se prima non litigavano, la parola pace, al solo pronunciarla, faceva … arrabbiare!

Con la giustificazione delle mura alte, i furbi Achei misero in giro la più grossa balla del secolo in corso; la chiamarono la balia dei ciclopi, questo per simboleggiare che era grande sia come balia che come concetto di difesa.

Dicevano a tutti di avere dei giganteschi alleati di nome ciclopi e questo fece in modo che tutti, compresi ovviamente gli esperti, pensarono che fossero anch’essi alti e invece erano dei tappi.

La clamorosa balia dei ciclopi, che secondo la leggenda avevano un occhio solo in mezzo alla testa che usavano da mirino, fu letteralmente bevuta da intere generazioni e ancora oggi troviamo qualche illustre esperto (eunuco) pronto a giocarsi “i gioielli di famiglia” sostenendo che i ciclopi sono realmente esistiti.