ANTICO EGITTO: GLI HYKSOS

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Nel 1720 a.C., dopo la caduta della XIII dinastia ed un periodo di grande confusione, nel delta del Nilo, hanno il sopravvento quei popoli di immigrati che i faraoni non erano riusciti nemmeno a sgridare per aver occupato parte del loro regno.

La confusione regnante in questo periodo della storia nel Regno Egizio ha facilitato la discesa

Fra questi popoli ne emerge uno detto gli HYKSOS discendenti della stirpe degli Amorrei.

CHI ERANO

Gli Hyksos erano dei diretti antenati di Mr. Hyde, propensi e insistenti a chiedere continuamente aiuto (sos) ma siccome erano talmente petulanti, nessuno gli dava retta, perciò, loro, per reazione spaccavano tutto quello che trovavano sulla loro strada una sorta di black block ante litteram che portarono i commercianti delle città del delta a proteggersi e proteggere i loro negozi sistematicamente devastati dal passaggio di questi esagitati.

Le assicurazioni smisero di risarcire coloro che venivano colpiti da queste ondate di devastazione e i cittadini si armarono di tutto punto per proteggersi da soli

Per la verità sembra che non fossero cattivi, ben inteso, ma leggermente instabili.

GLI AMORREI

Gli Amorrei è il popolo da cui si sono originati, fra gli altri, gli Hyksos.

Lo si ricorda per la sua determinazione alla morte, la loro voglia di farla finita, ultimi e originali interpreti dell’età del suicidio.

Facevano di tutto per farsi del male, si flagellavano, si buttavano dai dirupi, nuotavano fra i coccodrilli … ciò nonostante riuscirono a non estinguersi ma, anzi, a generare dei discendenti che come abbiamo visto non potevano che essere un pochino instabili.

L ‘INVASIONE

Pare che a generare la disastrosa discesa di questo popolo è stata la richiesta di aiuto negato al suo condottiero da parte di un contadino egizio a cui egli si era rivolto per farsi togliere una spina che gli si era conficcata in un dito del piede; Come si vede, a volte, la storia è fatta di banali eventi che improvvisamente sono in grado di scatenare cambiamenti epocali.

Tutto ciò per giustificare l’ira che questo popolo riversò sulla capitale dell’antico Egitto, Menfi, saccheggiandola, come narrano gli esperti, facendo un poco di baccano secondo gli storici accreditati dagli Hyksos ma si sa che la storia la scrivono i vincitori e non è detto che prima o poi potremmo scoprire che questo popolo fosse una congrega di santerelli … ne dubitiamo ma chissà …

Nella storia umana nulla diviene ma tutto ritorna (aforisma del sottoscritto, forse anche di Vico)

Dopo la confusione è sempre meglio rifugiarsi nell’abitudine e il popolo egiziano era abituato ad avere problemi di unità statale, nord contro sud e così via.

Ma mai come questa volta tutto ciò era sembrato opportuno.

Così avvenne che nel 1663 a.C. l’Egitto fu diviso in due, al nord i terribili Hyksos e al sud ciò che rimaneva dell’antico Egitto.

Al nord gli Hyksos proclamarono un loro faraone e al sud pure…

L’unica differenza era che quelli del sud si guardavano bene di dire che il vero faraone era il loro, qualcuno afferma per evidenti motivi pacifisti ma noi crediamo fosse per via di una malattia molto diffusa, la “cagarella succubis “.

I PIGRI FARAONI DELLA XIII° DINASTIA

La storia dell’antico Egitto giunge alla XIII° dinastia che viene ricordata, o scordata, perchè assolutamente inoperosa e pigra, aveva portato un grado di sonnolenza e torpore in tutto il paese, da far sì che non si riuscisse a trovare una minima traccia di notizia o movimento degno di nota, neppure con l’ausilio degli “esperti”, di solito così bravi e intraprendenti nell’ingigantire anche dei frammenti di unghia.

Nel totale sbalordimento, ci risulta persino inutile citare i nomi dei faraoni che hanno regnato in questo periodo.

Facciamo solo notare, non certo per spaventare o intimidire qualcuno, che in soli trent’anni passarono almeno una decina di faraoni, segno evidente che a far nulla si muore.

Lasciamo comunque al lettore una annotazione pericolosamente profetica, mentre i faraoni dormivano, nel nord del paese avveniva una immigrazione di gente dell’est asiatico sempre più insistente che risulterà determinante per il risveglio dell’area.

Amanti del nulla fare, i faraoni della XIII dinastia passavano il loro tempo in compagnia di giullari e prestigiatori che attiravano l’attenzione più che gli affari di stato, gli sbadigli erano il tratto essenziale del vivere sociale e anche la nuova moda di salutarsi in pubblico.

Era il 1723 a.C. quando, oramai, era evidente a tutti gli egiziani che si stava andando verso un brutto periodo e ciò venne colto da quegli animi più sensibili che sono gli artisti e i poeti, i quali inaugurano un periodo letterario denominato “Le Lamentazioni”, dove essi esprimevano lo stato d’animo della popolazione, sbadigliante e lamentosa come i suoi faraoni; anche se altri “esperti” ritengono che si tratti della punta intellettuale di una protesta latente in quel periodo.

La fine della sbadigliante XIII dinastia viene annunciata ben prima della morte del suo ultimo faraone che, come tutti i suoi predecessori, non è stato in grado di generare azioni degne di nota neppure di fronte alla intraprendenza degli immigrati orientali divenuti maggioranza in alcuni luoghi del delta del Nilo e, a poco a poco, anche indipendenti.

L’ultimo faraone, Merneferra, riesce a suggellare la sua presenza grazie al profondo dolore provocato dal disfacimento del regno che avveniva di fronte ai suoi occhi e ciò è confermato dal soprannome che si meritò, ovvero Ay, che rappresenta la smorfia di dolore che il faraone aveva ogni qualvolta riceveva uno schiaffo, non solo psicologico, da uno dei reucoli orientali insediati nel suo regno.

Per pura cronaca riportiamo un esempio letterario dello stile e contenuto delle lamentazioni, certi che alla fine anche a voi vi verrà voglia o di sbadigliare o di buttarsi giù da un dirupo.

LE LAMENTAZIONI

Esempio di Lamentazione letteraria

Oh povero me. oh poveri noi, oh che sciagure, che disgrazie,

stamattina lo specchio si è rotto ed un gatto nero mi è passato davanti mentre cercavo di raccogliere i pezzi, dallo spavento, mi sono tagliato e mi hanno portato al pronto soccorso, ma mentre andavamo l’ambulanza si è capovolta e sono entrato in coma profondo.

Poi, mentre ero incosciente si erano già spartiti i miei beni e avevano anche venduto i miei organi. Quando mi sono risvegliato sono stato preso a botte dai miei cari che oramai si erano avvantaggiati della mia dipartita.

Le botte inferte mi hanno provocato lesioni irreparabili ma lo stato non mi ha riconosciuto l’ìnvalidità … anzi, mi ha condannato ai lavori forzati per tentativo di truffa.

Va male … la televisione non funziona, le tasse aumentano, quando c’è il sole ci si scotta e quando piove ci si bagna … governo ladro … mondo boia..

Come vedete il tempo passa ma le lamentazioni sono sempre le stesse.

I PRIMI RE HITTITI

Nel 1750 a.C. si affaccia con irruenza anche il popolo Hittita che già abbiamo incontrato sul nostro tragitto, anche se solo fugacemente.

Ricordando quell’incontro preferiamo non dilungarci troppo, certamente non più dei tre giorni canonici, soprattutto per non urtare coloro che hanno l’olfatto delicato e non amano i pesci.

A tale proposito dobbiamo dare un avvertimento ai lettori; la lettura di questa pagina è sconsigliata per gli allergici al pesce.

Gli Hittiti emergono dal silenzio della storia grazie alla disfatta di Larsa, lasciando un varco nel quale questo popolo sgusciante riesce ad entrare.

Ora che li conosciamo un poco meglio, possiamo dire che questo popolo, oltre ad assomigliare vagamente ai pesci, probabilmente avevano abitudini e modalità estetiche assai originali per il tempo, tanto che uomini e donne si potevano confondere generando spiacevoli e imbarazzanti equivoci.

Questo è facilmente intuibile dal fatto che i suoi primi due Re si chiamavano Pithana e Anitta, che a prima vista potrebbero trattarsi di regine e invece erano proprio dei Re … dei Re un po’ “diversi” anche esteriormente rispetto ai canoni usuali del tempo.

Questo portò sgomento e confusione mandando in tilt schemi sociali consolidati e rendendo deboli le difese psicologiche degli avversari.

L’esempio ce lo abbiamo con il primo Re di cui abbiamo notizia e che già dal nome ci fa capire quanto la popolazione cosiddetta tradizionale fosse a dir poco prevenuta.

PITHANA

Questo Re, personaggio equivoco, era solito andarsene in giro a passeggiare da solo per le vie e i marciapiedi delle città, soprattutto nelle ore più buie e si mormora che avesse abitudini al limite tra la prostituzione e il cannibalismo ; da lui, sembra derivino una categoria cattivissima degli Hittiti, i pirana.

ANITTA

L’altro illustre esempio di tipo Re Hittita del tempo di cui ci è giunta notizia è un certo Anitta. Il suo vero nome, in verità, era Ugo, ma egli si faceva chiamare Anita che, poi, per una sorta di pudore, il popolo trasformò in Anitta, tentando disperatamente e invano di nascondere la verità.

Anche questo personaggio abbastanza equivoco amava truccarsi in modo esagerato e vestirsi, diciamo, in modo originale, spesso veniva scambiato per la moglie ma sembra che ciò non gli desse fastidio, anzi, tendeva a favorire l’equivoco prendendosi delle libertà inusuali.

Come vedete le sorprese non finiscono mai e meno male perchè altrimenti dovremmo solo parlare di guerre, intrighi e assassini … invece ci sono anche originalità che vanno colte con fantasia … per continuare il viaggio sorridendo.

LA VITA DELLE CITTA’ DELL’ANTICA CRETA

Premesso che il carattere isolano delle città consentiva attività sociali comode e non attaccabili, alcune delle attività e peculiarità erano presenti in tutta l’isola, fra queste si segnala una predisposizione a fare celebrazioni di ogni genere, da notare che spesso erano delle sacerdotesse a celebrarle e dopo una celebrazione seguiva un lauto banchetto e dobbiamo dire che i Cretesi erano delle buone forchette, pasti luculliani, diremmo oggi, composti da diverse portate di carni e innaffiati di birra e varietà di vino non facendo mancare l’idromele finale spesso devastante.

Detto questo vediamo cosa ci riservano le singole città.

CNOSSO

Città originale, costruita interamente con ossa di animali, o almeno così hanno detto a noi, nessuno ha smentito l’ipotesi che potessero essere ossa umane e questa ipotesi non sarebbe altro che un modo origine, benchè macabro, di continuare a ricordare i propri avi e far passare il concetto che i palazzi sono il simbolo e la continuazione di una storia del popolo nel tempo.

Si è arrivati a sostenere che per costruire i grandi palazzi di questa città venne utilizzato un grande cimitero di dinosauri situato nella zona, come se i dinosauri del continente si fossero trovati inaspettatamente tutti su questa isola prima della estinzione, come in una sorta di rave jurassico.

Ovviamente è stato utilizzato anche tutto quello che è stato trovato vicino, perciò anche ossa di sfortunati ominidi catturati dai dinosauri … anche se le informazioni ufficiali parlano di ossa di dinosauro doc e con marchio CE.

Pertanto il nome è un derivato di “con osso” detto con il dialetto Cretese, che si esprime con il metodo del codice fiscale per molte delle sue parole.

FESTO

Città dall’allegria smisurata, poco produttiva e dedita all’organizzazione delle feste, in un susseguirsi di avvenimenti festosi assolutamente irripetibile.

Una sorta di parco dei divertimenti con tanto di arene per i giochi, luna park primordiali e giochi per adulti e bambini, il tutto naturalmente gratuito offerto dalle autorità cittadine che avevano interesse affinchè il popolo non pensasse ad altro come per esempio alla mancanza di case di cui tanto ne avrebbero avuto bisogno.

Occorre anche dire che socialmente non sappiamo se questa allegra abitudine nasconda la smisurata pigrizia del popolo cittadino oppure se fosse solo un modo creativo per non lavorare, oppure, invece, se si tratti di un business turistico voluto e perpetrato fino all’eccesso, da analizzare attentamente con nuove prospettive che aprirebbero scenari economici e sociali da studiare ed eventualmente, perchè no, copiare.

Sta di fatto che sopra la porta principale dell’entrata in città vi è una scritta, che è stata riutilizzata di recente, che recita così: “E’ qui la FESTA! ! !“ lasciate ogni problema o voi che entrate.

Del resto le città dell’antica Creta non avevano molti pensieri perchè isolati dalle tumultuose vicissitudini dei popoli della terraferma e soliti ad avere rapporti con i commercianti navigatori come i Fenici, che come abbiamo visto in passato erano noti per essere “felici” e spensierati e trovavano in questa isola il loro ambiente ideale per soggiornare e fare affari.

IL DISASTRO DI CRETA

La storia corre, il tempo corre e siamo arrivati al 1750 a.C. , navighiamo nel mediterraneo orientale e facciamo un giro in un’isola … la bella e misteriosa isola di Creta.

Ci rendiamo perfettamente conto che menzionare improvvisamente gli incresciosi accadimenti di quest’isola senza aver approfondito, in tempi normali, cosa stava avvenendo e come si viveva in quei luoghi, può risultare alquanto indelicato e d’altra parte, in precedenza, avevamo già offerto i tratti riassuntivi di questo popolo e occorre aggiungere che erano assai discreti nelle loro faccende private, non si facevano notare, dando l’impressione che tutto fosse molto tranquillo, addirittura banalmente barboso.

Così il mondo scorreva accanto a loro senza che ne fossero sfiorati, toccati o inquinati.

Poi, improvvisamente, si viene a scoprire che l’isola viene praticamente distrutta da un’eruzione e ci domandiamo subito … di quale vulcano ? visto che l’isola è piatta come un tavolo da biliardo.

Forse un terremoto, più plausibile… ma se invece le cose non fossero andate così?

allora ipotizziamo con un po’ di fantasia e di sorriso.

Dice il proverbio che dell’acqua cheta non ci si deve fidare e allora abbiamo pensato che i birbanti Cretesi nascosero dei malumori interni e che la suddetta eruzione distruttrice non era altro che una immensa incazzatura del popolo isolano contro i suoi sovrani che, avendo alzato una cortina di ferro sulle notizie dell’isola, avevano tenuto la popolazione in stato di penosa schiavitù, comunque sia, la notizia dell’eruzione aveva attirato nell’isola i soccorsi umanitari, alzando i veli dell’omertà i soccorritori diedero una manica di botte, aggiuntive, agli organi d’informazione dell’isola, per averli fatti scomodare inutilmente.

Pertanto pensiamo che il popolo esasperato abbia inscenato una grande manifestazione di protesta in tutta l’isola, durante la quale all’unisono iniziarono a saltare al grido: ” chi non salta un dittatore è … è, chi non salta un dittatore è … è”.

Cosi facendo la terra di tutta l’isola iniziò a tremare creando uno sciame sismico che fece sgretolare tutte le case che, come sappiamo erano fatte di creta.

Peraltro occorre precisare che la furia dei Cretesi aveva distrutto proprio tutto e in particolare i grandi palazzi delle tre città presenti sull’isola, cosa abbastanza semplice, visto che erano stati costruiti di “creta”.

Da questa informazione possiamo dedurre il succo della rivolta; infatti sull’isola, a parte i palazzi citati che erano abitati dai sovrani, praticamente non vi erano altre case, perchè tutta la creta era stata utilizzata nella costruzione dei palazzi, perciò ne deduciamo che il popolo viveva all’aperto fra le intemperie …

Qualcuno potrebbe obbiettare che a Creta il tempo è sempre piuttosto bello ma non è soltanto un problema di tetto sopra le teste, per quello si possono usare anche capanne di paglia, ma piuttosto della mancanza di bagni con relativa privacy, faccenda assai intollerabile e in queste condizioni vi è da stupirsi che abbiano atteso così tanto a menar botte.

occorre peraltro ammettere che dopo essersi resi conto del disastro tutta la popolazione si rimboccò le maniche e ricostruirono tutto, addirittura più bello di prima.

Sta di fatto, però, che in questo momento il disastro prodotto fu davvero impressionante, tutti i palazzi crollati, irriconoscibile, per chi la conosceva e per capire come in realtà erano prima del disastro e come si viveva nelle città di questa bellissima isola, vi invitiamo a seguirci nel prossimo articolo.

LA VITA NELL’ANTICO EGITTO

Considerato il caos istituzionale che si è creato nella terra dell’antico Egitto ci troviamo a gironzolare per le città e con l’occasione possiamo raccontarvi alcune curiosità di vita della società egiziana.

Le stagioni, per esempio, erano determinate dalle piene del Nilo che per la verità era un poco capriccioso e poco preciso, perciò gli egiziani avevano calcolato, per non sbagliare e a grandi linee, tre stagioni, la prima Akhet, ovvero inondazione, che andava da luglio a novembre, dove era meglio non farsi trovare intorno le rive e tantomeno soggiornarci perchè si rischiava di annegare … cosa che puntualmente capitava agli stranieri e ai turisti inconsapevoli, la seconda Peret, ovvero uscita, che andava da novembre a marzo e di solito la si utilizzava per la semina anche se il nome dato lascia pensare più ad una stagione dove si lasciavano andare a fumi strani, cioè si facevano tante peret … la terza, che andava da marzo a luglio era chiamata Shemu, che letteralmente dovrebbe essere l’estate, ma qui ci fermiamo in riflessione perchè evidentemente il nome non era a caso e crediamo volesse identificare un periodo di lascivi comportamenti estemporanei di molti cittadini e perciò veniva chiamato il tempo degli Shemi.

La condizione della donna ci appare alquanto apparentemente evoluta, i matrimoni erano solo per amore o interesse (soprattutto delle donne) e i beni erano separati, non ci risulta che si dovevano fare riti particolari ne religiosi ne civili e se poi i due non andavano più daccordo ognuno tornava a casa propria … messa così sembra tutto semplice e lineare ma sono i dettagli che contano, infatti se una donna era sterile, cosa non facile da dimostrare, poteva essere cacciata ma gli veniva data una buonuscita e per questo si dice che il tasso di sterilità era molto alto, ma se tradiva oltre ad essere cacciata doveva anche indennizzare il marito, anche viceversa naturalmente, ma chissà perchè toccava sempre alle donne … infatti agli uomini era concesso di avere almeno una concubina e ai benestanti era concesso anche di avere un harem, mentre la moglie era sempre una sola … ovvio che gli uomini finivano per non tradire mai.

Questo non valeva per i faraoni che, in genere, a parte gli sfigati, avevano più di una moglie, garantita dalla necessità di avere eredi, e il loro harem era di dimensioni … faraoniche appunto.

Dentro l’harem dei faraoni succedeva di tutto, traffici, delitti, atti di bullismo, tradimenti, congiure e complotti, insomma un posticino tranquillo dove convivere con le vipere e i coccodrilli era una prassi normale, buona solo a donne (scusate il termine non elegante) con le palle e peli sullo stomaco … anche se in realtà, per capirci, quelle che lo frequentavano erano tutte degne di una sfilata di moda.

Chi dice che sono i tedeschi gli amanti della birra non conosce l’antico Egitto dove praticamente vivevano di birra considerata la bevanda che il Dio Ra ha regalato agli uomini e pertanto non si poteva far arrabbiare il Dio Ra rifiutandola.

Per far contento il Dio Ra, naturalmente, si iniziava a somministrarla fin dai poppanti insieme al latte materno, magari con un po’ di miele, ma veniva usata anche per curarsi e persino contro i morsi degli scorpioni e poco importa se gli esiti non erano mai benevoli ma loro avevano fatto tutto quello che si poteva … e il Dio Ra era soddisfatto.

Anche alla morte vi era la birra, infatti prima della imbalsamazioni si veniva immersi nella birra, loro dicevano per purificare il corpo, noi pensiamo per fare un ultima ubriacatura prima dell’eternità, i sacerdoti della cerimonia funebre infatti bevevano birra durante la cerimonia e in modo beffardo la offrivano anche al defunto.

Possiamo fermarci qui … anche perchè dobbiamo rimetterci in cammino, credo che comunque possa bastare …

AMENAMHAT IV° IL FARAONE RIFIUTATO

Quando si dice che le cose vanno sempre allo stesso modo, la vita riserva delle sorprese.

Nell’Egitto dei polli soggiogati dai faraoni, tutto ci si poteva aspettare tranne che un faraone non venisse accettato, o peggio, riconosciuto, e invece questo strabiliante fatto accadde.

Passava (come sempre di lì per caso) l’anno 1798 a.C. e la successione dei faraoni prevedeva l’insediamento di Amenamhat IV, figlio ed erede legittimo del faraone brutto Amenamhat III°, senonchè, il tapino, si era fatto già riconoscere, durante la correggenza, pratica divenuta oramai assai pericolosa, per la sua totale incredibile incapacità.

Per la verità non abbiamo ricevuto notizie particolari al riguardo e forse questo silenzio potrebbe già essere considerato un segno o una prova, ma ad ogni modo, come spesso accade, vox populi, vox Dei, il faraone era un’incapace patentato grave.

Al momento della decisione sulla successione, un moto popolare si scatenò in tutto l’Egitto; fu indetto un sondaggio che risultò perfino imbarazzante, tanto che nessuno potè accettare di avere un capo di così basso profilo.

Nonostante questo Amenamhat IV°, grazie ai diritti di successione, divenne faraone, ma nessuno gli dava retta e perciò il paese finì in preda alla ingovernabilità.

Divenuto ingovernabile, l’Egitto fu tenuto insieme dalla regina e moglie di Amenambat IV, Sebekneferu, una donna dalla tempra decisa con la quale fu facile passare alla dinastia seguente senza traumi di successione.

L’unico pericolo che si poteva correre era il rischio che il figlio della regina fosse anche figlio dell’incapace, ma sappiamo che si trattava solo di uno scrupolo teorico, perché tante erano le virtù delle regine e tra queste non figurava certo quella della fedeltà.

Fu così che ebbe fine la XII dinastia ed ebbe iniziò la XIII dinastia e l’Egitto si incamminò in un triste declino.

Qualcuno si chiederà che fine ha fatto il faraone … ce lo chiediamo anche noi perchè le notizie dell’epoca sono lacunose, di certo sembra improbabile, per l’amore che il popolo aveva per questo sfortunato faraone, che si fossero dati da fare nel fargli una sepoltura degna, benchè una piramidina non la si nega a nessuno.

I SUMERI: RIM SIN il Re “LASSATIVO”

Nella città di Larsa sale al trono un certo Rim Sim detto “il lassativo” era il 1822 a.C. e nonostante le vicissitudini del passato, nella terra dei Sumeri non perdevano il vizio di avere dei Re originali e vagamente pericolosi.

La sua ascesa al trono avviene in conseguenza del suo sguardo magico che induceva a rilassatezza intestinale (per dirla con eleganza).

Egli salì al trono minacciando la cittadinanza e questa per evitare l’intasamento fognario, si arrese.

Lo sguardo fatale (o fecale) fu usato, in seguito, anche contro i nemici, con notevole successo, e da allora gli eserciti preferirono evitare di guardarsi negli occhi, iniziando a portare, in principio, dei cappucci e poi gli elmi.

Intanto Isin che aveva tentato di liberarsi dal giogo di Larsa fu di nuovo asservita dal suadente monarca della città rivale.

Rim sin volle procedere direttamente a sbrigare la questione e andò ad Isin per parlare a quattr’occhi con gli insorti.

Gli abitanti di Isin, ingenui ed ignari del pericolo, accolsero Rim sin con tutti gli onori, pensando che una trattativa, guardandosi negli occhi, fosse già un bel risultato.

Era il 1790 a. C.

Rim sin, invece, applicò la sua magica tattica dello sguardo lassativo e mandò tutti nei bagni mentre le sue truppe riprendevano il possesso della città.

La morte di Rim sin è avvolta nel riserbo più totale, pare sia stato fulminato da una dissenteria mentre si guardava allo specchio.

Il paese, sotto choc, entrava in una sorta di stipsi perpetua o blocco intestinale irreversibile tanto da non riuscire più a tirarsi fuori, con la conseguente decadenza e fine dell’epopea di Larsa e anche Isin non si riprenderà più, nonostante la dipartita dell’odiato despota Rim sin.

Egli se ne è andato lentamente in una sorta di liquida dipartita e i superstiti non avevano la forza necessaria neppure per gioire.

Sicuramente, durante il suo regno, avrà combinato diverse cose e avrà inciso nella vita dei suoi sudditi in ben altra maniera, almeno si spera, però noi lo ricordiamo così con questa lucida folle fantasia che probabilmente non gli rende l’onore dovuto … non ce ne abbia a male, almeno noi lo ricordiamo a dispetto dell’oblio dei libri di storia.

AMENAMHAT III° IL FARAONE BRUTTO

Mentre Abramo si aggirava per la Palestina cercando di convincere le popolazioni di quei luoghi che quella era la sua terra, in Egitto sale al trono il faraone Amenamhat III.

Questo faraone passa alla storia per essere stato l’ultimo faraone del cosiddetto Medio Regno (terminologia tipicamente da “esperti” che citiamo con estremo disgusto non vedendone la minima attinenza con una logica narrativa … ma lo facciamo solo per farci capire anche a chi non può fare a meno di paragoni inattendibili).

E’ il 1842 a.C. quando diventa faraone, ma pochi possono dire, negli anni seguenti, di averlo mai visto in faccia, infatti, appena divenuto faraone, egli intraprese dei viaggi e non volle più tornare a palazzo.

Qualcuno pensò ad una nuova strategia del potere ma, meno onorevolmente, possiamo affermare che egli non voleva mostrarsi in pubblico perché diciamo … non era proprio un adone, anzi, era piuttosto bruttarello e lui se ne rendeva perfettamente conto.

La Sua bruttezza è testimoniata da foto riportate sui volantini che egli faceva recapitare presso le città dei nemici, provocando fra le truppe avverse una sorta di terrore preventivo che lo avvantaggiò alquanto nelle battaglie intraprese. La tecnica era inusuale ma l’efficacia era garantita.

Per le stesse ragioni gli fu vietato specchiarsi, infatti la cassa dello stato male sopportava i costi degli specchi rotti.

Pare anche che le casse dello stato andarono in sofferenza per i costi delle sempre più pregiate maschere facciali che egli esigeva … sembra che risalga a questo periodo la prassi di mettere delle maschere facciali, più o meno dorate, ai faraoni defunti, infatti era meglio non far vedere il volto delle mummie e questa constatazione o sentimento nacque proprio con questo faraone che era talmente brutto da non ritenerlo dignitosamente reale.

Inoltre ci risulta che fosse anche molto indeciso sulle grandi questioni, tanto da far costruire, fra la rabbia dei suoi sudditi, ben due piramidi in due posti diversi.

ABRAMO E I CANANEI

Nel nostro vagabondare per le terre del medioriente incrociamo e facciamo conoscenza con un nuovo popolo: Gli Ebrei.

Popolo molto dotato in economia e con un grande senso degli affari, risparmioso ma fuggevole, con gravi periodi di amnesia collettiva che unita al loro scarso senso dell’orientamento li faranno spesso vagare per il mondo alla ricerca della propria casa.

Le vicissitudini di questi smemorati saranno grandi … ma grandi grandi … addirittura di grandezze bibliche.

Era il 1850 a.C. quando Abramo, anziano pastore del popolo Ebreo, ricevette una promessa relativa alla proprietà di un terreno.

Fin qui niente di particolare se non fosse che l’interlocutore che promise ad Abramo quella terra non gli disse ne quando ne dove la poteva trovare.

Perciò, Abramo, dotato di enorme caparbietà, ma poco senso dell’orientamento e neppure una bussola, decise che quella terra fosse la Palestina.

Probabilmente con buona intuizione, anzi, direi con “profetica” intuizione, ci aveva azzeccato.

Il popolo Ebreo, molto unito al suo interno, decise di partecipare a questa sorta di caccia al tesoro, e quindi lo accompagnò.

Mentre il povero Abramo, con al seguito il suo popolo stava vagando nel deserto alla ricerca della sua terra promessa, in quella stessa terra, chiamata Palestina, la vita scorreva ignara del suo illustre destino.

Essa era abitata da un popolo chiamato Cananei, diviso in città del tutto indipendenti e costantemente impegnate a darsele di santa ragione per un qualunque motivo, anche il più futile e banale pretesto poteva essere buono alfine di darsi bastonate.

Questo popolo assai litigioso portava con sé due caratteristiche che per la loro originalità finirono per consacrarne il nome.

Infatti, questo era un popolo dedito allo sbaglio, per ogni cosa dovevano sbagliare, o per meglio dire “cannare” almeno 3 o 4 volte.

Inoltre, fisicamente, erano pieni di nei e perciò, dall’insieme di queste caratteristiche, furono chiamati :“uomini che cannano coi nei” e in modo più abbreviato Cananei.

Quando Abramo arrivò, spossato dal lungo peregrinare, in questa terra, si stupì molto di vedere che era già occupata e, ingenuamente,  prese tutte le sue carte e i suoi documenti attestanti che quella era la sua terra e andò di città in città a far valere i suoi diritti; inutile dire che fu accolto ovunque con grasse risate ed egli ne ebbe a male.

Allora pensò che se non poteva far allontanare queste genti dalla sua terra, era giusto che esse pagassero almeno l’affitto e così rifece il giro delle città perorando questa causa.

Questa volta oltre che delle risate raccolse anche qualche bastonata.

Fu così che, in verità, iniziò il millenario conflitto mediorientale.