GLI HITTITI: TELEPINU, INTRIGO A CORTE

Nel mondo ittita dei pesci ottusi si era fatto largo il Re Huzziya I, che però sentiva perdere il proprio potere persuasore sulla Panchina (n.d.r. Panku il senato) a causa di un grosso impresario che fu il fondatore del primo impero mediatico della storia.

Questi si chiamava Telepinu (in realtà era un soprannome perchè composto da tele e pinu, quest’ultimo derivato dal suo vero nome; Giuseppe).

Ambizioso e ricco tentò in tutte le maniere di spodestare il Re, sposando anche la sorella, Ištapariya, per preservare il sangue reale.

Ištapariya fu uccisa a causa di un intrigo politico.

Huzziya I, infatti, aveva ordito una congiura contro Telepinu e sua moglie Ištapariya, nonostante fosse sua sorella, ma Telepinu venne a sapere dell’attentato, così grazie alla corruzione devastante e dilagante presso i servizi segreti, riuscì a sfuggire a Huzziya I ed ai suoi complici ma la moglie perse la vita nell’attentato.

Sfuggito all’attentato Telepinu cercò di riorganizzarsi per tornare alla ribalta politica con diverse campagne pubblicitarie e l’uso massiccio dei social che in quel periodo erano rappresentati dai pettegoli.

Nonostante tutto, causa l’ennesimo intrigo politico, venne ucciso uno dei due figli, il maschio, mentre la femmina, Harapsili, aveva sposato un certo Alluwamna, che nelle intenzioni di Telepinu, doveva essere il suo successore.

Ma entrambe, figlia e genero, furono esiliati per aver partecipato alla rivolta ordita da un rivoluzionario di nome Sanku che non voleva pagare la tassa sul grano e sul vino che il ricco Telepinu chiedeva ai suoi dipendenti.

L’INCORONAZIONE

In realtà, anni dopo, si seppe che il Re Huzziya I, attraverso i cinque fratelli, aveva derubato Telepinu delle sue proprietà, allo scopo di sostenere economicamente la sua campagna elettorale e pagare i sicari nell’attentato per uccidere lo stesso Telepinu.

Accadde invece che Huzziya I ed i suoi cinque fratelli furono assassinati da Tanuwa, capo dei servizi segreti, durante un tentativo di colpo di stato, probabilmente all’insaputa dello stesso Telepinu.

Fallito il colpo di stato, Tanuwa fu condannato alla pena capitale dalla panchina, “Panku il senato”, ma Telepinu ignorò la sentenza di morte e lo fece scappare nascondendolo tra i coltivatori delle sue terre; Egli proclamò la sua incoronazione alla fine di una lunga serie di omicidi e rappresaglie, assicurandosi la successione sul trono del regno ittita.

IL SUO REGNO    

Telepinu consolidò il regno sul territorio ittita e ne allargò i confini.

Rimane nella storia come il primo magnate mediatico e fu il primo Re a firmare un trattato con uno stato straniero, nella specie, lo stato di Kizzuwatna, assolutamente irrilevante nel quadrante politico dell’area.

A cosa servisse questo trattato non si ha la minima idea, anche perchè era scritto in lingua ittita e quelli dell’altro stato non sapevano leggere, ma così andavano le cose a quel tempo (non molto diverso da oggi) e ciò testimonia le modalità di governo del celebre Telepinu.

Se siete riusciti a capire e seguire la logica di questo caos pieno di ribaltoni degno di un libro di Ken Follet allora siete dei grandi esperti di serial televisivi ma sappiamo che spesso la realtà supera la fantasia.

NEFERTARI LA FARAONA INFLUENCER

Moglie di Ahmose e tipino dal carattere assai particolare e intraprendente, fra le prime donne che divennero famose e che si distinsero nella storia, ella fu molto di più che la moglie del faraone, si potrebbe dire che fu anch’essa faraona, ma una cosa era ben chiara a tutti, il faraone non faceva nulla che non fosse di suo gradimento.

Fra le tante cose che possiamo annoverare a questa regina vi è anche la fondazione della prima corporazione degli artigiani e se ne fece protettrice, specie gli orafi e i sarti di cui soleva abbondare in acquisti di nuovi e preziosi accessori.

Prima vera influencer della storia, adorata come una divinità, gli fu data anche la carica di “secondo profeta di Amon”, senza specificare chi fosse il primo e tutto lascia pensare che Lei l’avesse eliminato.

Continuò la tradizione della suocera nel collezionare gioielli, facendo strage delle casse statali che peraltro sosteneva che fossero un problema del marito e non suo.

In alcune raffigurazioni, ella compare di carnagione scura ma non pensiate che fosse straniera, semplicemente, come seconda profeta di Amon, amava prendere la tintarella e in mancanza di sole amava farsi la lampada così spesso apparve sufficientemente abbronzata e tale aspetto divenne un tratto imprescindibile da parte di tutte le donne di corte e della media borghesia che se lo poteva permettere.

Si prese cura anche di regolamentare i culti giornalieri che i vari sacerdoti interpretavano a loro piacimento, divenendo perciò una specie di Grande sacerdotessa, officiando ella stessa cerimonie sfarzose e piene di simboliche gesta ivi inclusi i doni che il popolo doveva portare al suo cospetto.

Alla morte di Amhose, il figlio Amenhotep era ancora piccolo e perciò si “sacrificò per il bene del regno”, diventando faraona reggente in nome del figlio, come fece la suocera e fu un sacrificio enorme che continuava a ricordare in ogni occasione mentre sperperava in faziosità ogni bene del reame … ma grazie a Lei la dinastia potè reggersi e continuare secondo regole antiche, il che gli ha consentito di essere venerata e adulata nei secoli successivi.

AHMOSE I° IL FARAONE LIBERATORE

Fratello minore di Kamose e figlio della faraona dalla luna storta, Ahhotep, una sorta di sergente di ferro che nessuno osava ne criticare ne interrompere e tantomeno discutere … nel caso finiva male.

Perciò dovette attendere che la tremenda madre morisse prima di sposarsi, alla madre non andava bene nessuna pretendente e nessuna donna con la testa a posto osava tentare la sorte.

Morta la madre si sposò con Nefertari, figlia del fratello e perciò sua nipote, continuando un miscuglio familiare che ha contrassegnato questa dinastia, del resto negli anni precedenti si era bruciato tutto il mercato femminile disponibile.

Peraltro la sposa si rivelò un altro tipino dal carattere difficile, aveva molto in comune con la terribile zia e diventerà molto famosa.

Ahmose prese di nuovo ad attaccare gli Hyksos, doveva finire il lavoro intrapreso dal fretello ed alla fine entrò nella loro capitale Avaris senza quasi combattere dopo un assedio durato per ben tre anni.

Avaris era una città abitata da gente molto fredda e poco accogliente, per nulla prodiga in feste e festeggiamenti e assolutamente in linea col suo nome.

Accolse il nuovo faraone come se nulla fosse, nella più assoluta indifferenza, la cronaca narra che il faraone dovette fermare per strada la gente e presentarsi fra gli sguardi impietriti e sospettosi; egli sperava in ben altra accoglienza dove il tributo pubblico doveva essere anche tangibile, invece neppure uno straccio di fiore per strada, peraltro per Avaris ciò era assolutamente normale.

Gli Hyksos se la svignarono e preferirono abbandonare quelle terre e rifugiarsi a Sharhuen, principale piazzaforte dei sovrani hyksos in Medio Oriente.

Eliminato il pericolo Hyksos e unificato tutto l’EGITTO, Ahmose dovette spostarsi nel sud, risalendo il Nilo, per affrontare il regno che si era formato in Nubia, regno di cui è nota l’alleanza con i sovrani hyksos ma soprattutto era pieno d’oro ed era quello che attirava il faraone anche perchè la sua sposa, Nefertiti, era pazza di gioielli e ammenicoli d’oro e tutto lascia pensare che fu lei ad insistere, anzi, visto il carattere, ad ordinare al faraone di fare una spedizione a sud; potere delle donne!

Negli ultimi anni del suo regno dovette ancora affrontare varie ribellioni probabilmente fomentate da quei principi locali che avevano servito come vassalli i sovrani hyksos e che mal sopportavano le angherie e le prepotenze della regina Nefertite; morì abbastanza giovane, circa quarantenne ma non si sa di che cosa anche se le voci di corridoio mostrano sguardi sospetti in direzione della regina.

AMMALARSI NEL MONDO ANTICO

Spesso quando si racconta ciò che accadde nella storia difficilmente si pensa alle malattie e sembra che tutti i personaggi fossero sempre sani e pimpanti, invece anche allora i malanni prosperavano, così come oggi in varie misure e ragioni.

Se nel tempo la medicina ha fatto molti progressi lo dobbiamo alle pratiche iniziate nell’antico Egitto spesso copiate nei secoli seguenti, molte volte dimenticate … e forse è meglio così.

il sistema sanitario Egiziano era efficientissimo, meglio del nostro, distribuito in tutto il territorio e caratterizzato da estreme specializzazioni. Gli Egiziani venivano considerati dagli altri popoli come un popolo di soggetti sani, naturalmente non era vero, i malati li nascondevano, ma se uno si ammalava e finiva fra le fauci dei sedicenti medici o sopravviveva ma non diceva cosa gli avevano fatto oppure, peggio, moriva e chi si è visto si è visto, male che andasse diventavano mummie che servivano per fare studi di chirurgia e anatomia, con il sospetto che se c’era bisogno di fare qualche sperimentazione, in assenza di mummie, se le creavano, ognuno è libero di interpretare questa affermazione.

I medici del tempo erano dei tuttologi, astronomi, maghi, persino architetti, qualche volta sacerdoti, soprattutto nei casi disperati e anche filosofi specializzati nelle malattie mentali, del resto si pensava che la malattia fosse una maledizione o una perversa degenerazione magica e pertanto occorreva combatterla con altrettante armi.

Gli ospedali si chiamavano case della vita ed erano spesso adiacenti ai cimiteri, come dire che in ogni caso sei nel posto giusto.

Le cure e i farmaci, di cui l’antico Egitto era grande produttore ed esportatore, erano scritte in geroglifico e anche i bugiardini dei farmaci erano in geroglifico, un po’ per mantenerne il segreto professionale ma spesso perchè così nessuno sapeva cosa cavolo contenessero.

Vennero stabilite per la prima volta tre livelli di prognosi, in modo simile alla medicina moderna: favorevole, dubbioso ed infausta; favorevole perchè sarebbe passata da sola, dubbiosa perchè forse non sarebbe passata da sola ed infausta perchè allora eri davvero malato e non c’era più speranza … va da sè che le guarigioni erano opera dell’intervento pseudo-medico mentre il resto era il fato.

Citiamo alcuni dei medici famosi come Hesyra il primo dentista o Sachmet e nesmenau, Peseshet medico donna ginecologa, il papiro Ebers descrive tre tipi di medici nella società egizia:

  • I sacerdoti di Sejmet, mediatori con le divinità e conoscitori di un ampio assortimento di droghe, detti anche spacciatori autorizzati, tra questi Sabni, che godeva del titolo di “Medico capo e scriba della parola del dio” ovvero boss del cartello locale.
  • I medici civili, (sun-nu), capaci di effettuare guarigioni con la magia ovvero con pratiche estemporanee e fantasiose che per puro caso, coincidenza vuole, portavano il malato a stare bene o asserire di stare bene pur di tornare a casa sano e salvo.
  • Aiutanti, denominati ut che non erano considerati terapeuti, assistevano in gran numero alla casta medica, anticipando la corporazione degli infermieri.

Sempre dal “Papiro Ebers” apprendiamo che si usava l’oppio sia per il dolore che per il pianto dei bambini, infatti era noto che i bambini egizi erano sempre sorridenti.

Era conosciuta la tecnica delle inalazioni che erano composte da mirra, resine, datteri e altri ingredienti, anche se talvolta il paziente ci lasciava le penne per asfissia, mentre per i morsi velenosi dei serpenti, gli Egizi, non avevano altra cura se non quella di affidarsi alle dea Iside recitando le litanie magiche. Mentre per combattere la perdita di capelli e l’alopecia si consigliava l’uso di un topo bollito nell’olio che nella intenzione doveva far rizzare i peli!

Gli Egizi intervenivano chirurgicamente solo in piccole patologie, come foruncoli o ascessi o direttamente in modo radicale con l’amputazione quando era difficile concentrare l’intervento e se uno non voleva fare figli, beh … il preservativo erano delle foglie di acacia o dell’olio tratto dalle foglie da inserire le parti intime di entrambe, scomodo ma efficace, infatti si preferiva l’astemia, oppure meglio farlo e avere tanti figli, infatti l’antico Egitto era pieno di bambini.

KAMOSE IL FARAONE DELLA RINASCITA

Dopo un periodo di divisione e di sudditanza verso gli Hyksos anche per il mondo egizio è il momento della riscossa, della rinascita e a personalizzare questo momento è proprio un faraone, il faraone Kamose.

fratello di Ta’o che dal nome stesso se ne intuisce la discendenza asiatica e che pertanto non poteva che essere fratello solo da parte di madre ma non certo di padre, perciò ne conseguono diverse riflessioni sulla rettitudine materna.

Kamose è ricordato come uno dei principali artefici della riscossa egizia dal dominio degli hyksos e da quanto risulta dai “giornali” dell’epoca, i dignitari di corte, dei fifoni pusillanimi, non erano concordi con il sovrano sulla circostanza di attaccare il nord e cercavano di annacquare le dichiarazioni bellicose del faraone per paura di entrare in conflitto con il nord; del resto era un atteggiamento normale per i tradizionali polli.

Kamose, dal canto suo, si lasciava andare in affermazioni chiaramente provocatorie sentendosi il vero e unico faraone d’Egitto, diceva: “…Io vorrei sapere perché sono il faraone di una sola parte del pollaio e le altre parti sono governate da copioni che al massimo possono sembrare dei tacchini ma non certo dei faraoni, sono stufo di sentirmi un faraone di serie B.”

Ovvviamente tutti a dargli ragione e a confortarlo nel considerarlo l’unico e vero faraone D.o.p. D.o.c. e tante altre sigle che non convincevano in alcun modo Kamose.

Iniziarono pertanto delle guerre fra Kamose e i principi dell’alto Egitto che erano sottomessi agli Hyksos.

Questi principi, in ottemperanza ai dettami dei loro protettori, non si difesero molto ma mandarono degli sos, come da tradizione, senza avere nulla in risposta, come se gli Hyksos avessero dimenticato la loro natura, anche loro si erano rammolliti.

Kamose capì il dettaglio della loro debolezza e riuscì a sconfiggerli tutti, riconquistando gran parte dell’Egitto, eccetto Avaris; la capitale degli Hyksos che, però, resisteva e per questo egli non potè passare alla storia come colui che riunificò l’Egitto, ma ci andò vicino.

Alla sua morte divenne Faraona la madre Ahhotep, il cui nome significava “possa la luna essere soddisfatta”, che dà l’idea di una persona lunatica che doveva essere soddisfatta per evitare di incorrere nelle sue ire.

Ella fu una grande estimatrice di gioielli e conosciuta a quel tempo per le sue mani bucate, infatti durante la sua reggenza, rimase per ben 10 anni sul trono, in quanto il figlio, legittimo erede, di nome Ahmose, era minorenne; Ella spese in gioielli una fortuna, tanto che quando il figlio diventò maggiorenne furono i tesorieri del regno ad affrettarsi a ricordare che doveva abbandonare il trono e questo fece molto bene alla finanza del tempo.

IL RISVEGLIO DEI FARAONI

Abbiamo lasciato l’Egitto in un torpore letale, il nulla far niente dei faraoni succeduti in questi anni e giustamente dimenticati dalla storia nonchè la pigrizia che si era impadronita sia dei faraoni che dei suoi sudditi, avevano lasciato spazio all’arrivo degli Hyksos, terribili oppressori, cattivoni, crudeli e antipatici o almeno così ce li hanno tramandati … ma poi chissà!

In questo contesto l’antifaraone o faraone farlocco istituito nel nord dagli hyksos, in alternativa al vero faraone che regnava al sud, rappresentava l’archetipo di antipatia del suo popolo.

Egli era un provocatore nato, faceva il bullo, più che un faraone sembrava un gallo nel pollaio, sempre a dar fastidio a tutti e continuava a stuzzicare, con un intollerante atteggiamento, gli Egiziani del sud per far reagire i dormiglioni, per poi divertirsi a dargliele di santa ragione.

le provocazioni erano molteplici ma anche assurde come per esempio la raccomandata inviata da Apopi (l’antifaraone Hyksos del nord) al vero faraone del sud Sequenenza Tao II dove si lamentava, minacciando, del troppo rumore che facevano gli ippopotami vicino ad uno stagno non lontano dal confine.

Era chiaramente una balla colossale ma stavolta il Faraone Sequenenza Tao II si inalterò ed ebbe un sussulto di orgoglio, chiamò i suoi cortigiani e pretese una risposta degna di un faraone.

I cortigiani, assopiti come sempre, tentarono di minimizzare e far desistere il faraone a dare riscontro, in fondo, dicevano, sono anni che quelli ci provano e conviene lasciarli blaterare e poi non conviene fare a botte perchè loro sono più allenati.

Il faraone però ne aveva le scatole piene, perciò chiamò un militare fidato, un certo Ahmes figlio di Ibana che detto così sembra un’offesa o una parolaccia ma invece era il nome di suo padre.

Così, con a capo il prode Ahmes, l’Egitto si risvegliò dal suo torpore e iniziarono le schermaglie con gli Hyksos … le prime non furono un granchè per via della poca esperienza e delle enormi sbadigliate degli assonnati Egiziani ma a poco a poco gli Hyksos iniziarono ad avere delle difficoltà e gli esiti delle schermaglie diventarono meno scontati.

Il risveglio era però avviato, ringraziando gli ippopotami e seppure ci vorranno ancora degli anni, possiamo dire che i faraoni erano tornati.

ATENE FRA LEGGENDA E MITO

Le grandi città dell’antichità sono sempre avvolte da misteri e leggende che ne narrano le origini, il mito e l’importanza che assumerà la città nel tempo ne rafforza il fascino, come nel caso di Atene il cui nome stesso ha origini leggendarie.

Fra queste, la più plausibile, si fa per dire, trova la disputa (che combinazione!) fra due Dei dell’olimpo, Atena e Poseidone, che volevano entrambe essere i protettori del villaggio ma soprattutto erano, fra gli Dei, quelli che ancora non avevano preso in consegna nessuna città e Zeus si stava, per questo, arrabbiando.

Neppure Zeus in persona riuscì a mettere d’accordo i due contendenti, allora Atena ebbe un idea (nei secoli futuri molti uomini discuteranno nel bene e nel male di questa idea).

Atena sfidò Poseidone in un duello inusuale, riunì tutto il popolo del villaggio nella piazza principale (precedente che favorì abitudini difficili da estirpare e produsse nei secoli molteplici copiature) e disse che sarebbe stato lo stesso popolo a decidere chi doveva, fra i due litiganti, essere il loro protettore (… attenzione a nominare quella parolina magica che è la Democrazia, perché questa pratica sembra più vicina all’elezione del boss mafioso in un clan) e ciò sarebbe avvenuto a seguito del giudizio del popolo su un dono che i due avrebbero fatto al villaggio (potete comprendere come questa elezione possa sembrare ambigua agli occhi nostri in periodo di tangenti e pratiche di acquisto dei voti popolari).

Ebbene Poseidone fece comparire un magnifico cavallo, mentre Atena fece nascere dal terreno un ulivo.

La folla iniziò a discutere, crediamo soprattutto perché si aspettavano di meglio da due Dei, comunque le fazioni pro e contro questo o quel dono si fecero sempre più serrate, furono organizzati sondaggi e si andò alla conta dei voti per alzata di mano, ma non venne valicata la soglia della maggioranza, per palese scarsità di correttezza da parte di chi contava, allora si procedette al voto segreto e ne uscì vittoriosa Atena.

I soliti commentatori politici indicarono la ragione della vittoria nel dare all’ulivo il simbolo della pace contro quello della guerra, rappresentato dal cavallo di Poseidone.

Crediamo più prosaicamente che abbia vinto Atena perché era anche una bella… Dea e Poseidone era un po’ bruttino (a conferma che l’immagine viene prima di altre considerazioni anche nell’antichità e non solo per le veline del XXI secolo).

Così Atena divenne protettrice del villaggio che in suo onore venne ribattezzato ATENE mentre per consolare, ma anche per non irritare troppo Poseidone, il popolo fece erigere un grande tempio in suo onore.

IL VILLAGGIO CHE DIVENNE ATENE

Ogni cosa ha un suo inizio ma quando si tratta di questioni riguardanti l’antica Grecia allora tutto diviene mitologico e misterioso… eppure ogni cosa ha un suo inizio!

Abbiamo visto nascere Micene e rimanendo in Grecia parliamo di un villaggio che avrà un futuro glorioso.

Infatti in questo periodo registriamo anche l’avvento del primo Re di un villaggio greco che, solo dopo l’immancabile leggenda, prenderà il nome di Atene.

Il Re di un piccolo villaggio era poca cosa, un reucolo e quello in questione si chiama Cecrope, nato da madre sconosciuta e da padre sospetto, cosa che lascia spazio a tante infruttuose supposizioni ma forse più semplicemente gli ineffabili esperti non hanno cercato bene anche perchè risulta avesse un corpo da uomo con la coda di serpente.

Quindi … non occorre essere un CSI o avere a disposizione il DNA per intuire che o il padre o la madre fosse un rettile.

Immaginiamo la frustrazione e la vergogna di questo poveraccio e soprattutto che dramma trovarsi dei vestiti idonei.

In ogni caso vi erano anche dei lati positivi e sarà anche per questo che nessuno si oppose alla sua ascesa al trono.

A questo Re vengono attribuiti una serie di interventi sociali, come l’abolizione dei sacrifici cruenti (quelli non cruenti valevano ancora), il principio che ognuno poteva avere solo una moglie (decisione presa dopo aver constatato la fatica degli uomini a gestirne più di una…), preso atto che lui con le donne non aveva grande fortuna … magari era anche bello … davanti … ma poi come si fa a nascondere il restro …

Inoltre egli introdusse la scrittura e l’uso di seppellire i morti (decisione presa per aumentare il decoro cittadino) infatti prima i morti li lasciavano lì dove si trovavano, nessuno osava toccarli con la conseguenza che dopo un po’ erano più i morti che i vivi …

Possiamo solo lasciarvi immaginare come poteva essere questo villaggio prima di queste riforme … ah Il nome di Atene avvenne in seguito e fu naturalmente ammantato da strane storie, dette leggende di cui vi illustreremo le nostre interpretazioni nel prossimo episodio.

MICENE: LA LEGGENDA DELLE ORIGINI

Come spesso accade per raccontare le origini delle città dell’antica Grecia, anche per la città di Micene troviamo, in gran quantità storie e leggende che a modo nostro vi andiamo a raccontare.

All’inizio vi era un certo Argo figlio di dei e dio anch’esso.

Tipo piuttosto focoso e suscettibile che fondò una città chiamata proprio col suo nome e che aveva la particolarità di essere illuminata sia di giorno che di notte da grandi falò.

Per alcune generazioni, gli antenati di Argo regnarono indisturbati sulla città, finchè al Re Abante toccò la sfortuna di avere due gemelli, Acrisio e Preto, che ovviamente entrambe ambivano alla successione.

I due lottarono a lungo ma alla fine prevalse Acrisio e Preto fuggì rifugiandosi a Tirinto, città che non aspettava altro che arrivasse un tipo focoso per farlo diventare Re.

Secondo il mito, dal matrimonio del Re Acrisio nacque una figlia: Danae, golosissima di Yogurt.

Il Re Acrisio, di lì a poco, ebbe un incubo nel quale veniva ucciso dal figlio della figlia e siccome la figlia, che oltretutto era una bella ragazza (ciò la rendeva ancora più pericolosa), a quel momento non aveva ancora avuto figli, per sicurezza pensò bene di rinchiuderla in un appartamento sotterraneo.

Qui la storia inizia a dare segni di schizofrenia, state attenti e non perdete il filo…

Venuto a sapere che c’era una bella ragazza, sola, rinchiusa in un appartamento, Zeus, Re degli Dei e anche un bel birbante, raggiunse la bella donzella, tramutandosi il pioggia d’oro (avrebbe potuto tramutarsi in tante altre forme, finanche in acqua normale, ma lui era il Dio dei Re… ed era molto teatrale) e con lei fece… plin plin (la parola sesso non si addice agli Dei).

Dai due nacque un figlio di nome Perseo, dal fatto che era un po’ perso, avendo vissuto sempre rinchiuso sottoterra con la madre.

Quando Acrisio seppe la notizia andò su tutte le furie, prese madre e figlio e li chiuse in una cassa, abbandonandoli in mare aperto.

La sfortuna volle che la cassa arrivò integra su un isola e tornati in libertà, facendo l’autostop, i due tornarono a casa.

Acrisio, spaventato si rinchiuse, allora, in una rocca.

Il tempo passava e con esso i dissapori, ma un giorno durante un meeting di atletica a cui Perseo partecipava come scarso lanciatore del disco, l’antico incubo del Re Acrisio si avverò.

Da un lancio di Perseo, maldestro e involontario, il disco colpì Acrisio che stramazzo al suolo.

Perseo divenne così Re di Argo ma, non sentendosi degno di succedere ad un Re che aveva involontariamente ucciso, propose al cugino Megaponte, noto costruttore edile del tempo, succeduto al padre Preto come Re di Tirinto, di prendersi cura anche del suo regno che aveva ereditato, parliamo di Argo, così Megaponte divenne Re di Tirinto e di Argo.

Perseo se ne andò portando con sè solo il suo fidato gatto, però, essendo incapace di vivere normalmente (ricordiamoci della sua infanzia), si accasò altrove,  fondando Micene, forse in onore del suo amato compagno di viaggio; Micene divenne, in seguito, la capitale del regno … così è se vi pare.

LA CIVILTA’ MICENEA

Come abbiamo già avuto modo di raccontare, mentre nel vicino medioriente e in Egitto si sviluppano i tumultuosi avvenimenti con popoli e civiltà fervide e piene di sorprese, anche nela penisola Greca si erano affacciati popoli interessanti, fra i quali gli Achei.

Questo popolo aveva iniziato ad evolvere e a far emergere una sua cultura specifica, fondando alcuni agglomerati indipendenti ma uniti nelle tradizioni fondanti.

In questo periodo si inizia a parlare della civiltà micenea.

Questa, cosiddetta, civiltà porta il nome dalla sua più antica città, Micene.

Micene era un antico agglomerato  dove prosperavano una quantità varia e inusitata di gatti, detti dagli autoctoni mici e da qui i vicini l’hanno iniziata a chiamare Micene, la città dei mici.

Tutta la vita del villaggio era incentrata sulla convivenza con i gatti e il ritmo delle attività ne seguiva l’esempio, non è chiaro se fossero gli uomini a seguire il ritmo e le modalità di vita dei gatti oppure il contrario, in ogni caso fonti disturbate mentalmente ci dicono che uomini e gatti dormivano insieme, non si sa bene nella cuccia o nel letto, mangiavano insieme … nella stessa ciotola, e facevano altro che è bene non riportare in dettaglio.

Poche cose sono state tramandate da questo strano villaggio, come ad esempio l’assoluta mancanza di topi, oppure il famoso canto alla luna e ancora la danza di accoppiamento degli abitanti detta “le fusa”.

Ciò nonostante, aldilà delle stranezze dettate dal nostro spirito di fantasiosa e sorridente narrazione … è da qui che prende piede e si sviluppa una delle più grandi e meravigliose civiltà che cambierà il mondo… miao.

LE ORIGINI E IL MITO

E’ bene sapere che sulle origini di questa città come di altre in queste zone se ne sono dette di ogni colore.

Le origini e il mito di questa civiltà, peraltro, vengono raccontate con dovizia di avventure e fantasie che tutto hanno, tranne la lontana possibilità di essere vere, infatti non si capisce mai dove inizia la leggenda e dove la realtà, perciò è lecito che anche noi possiamo interpretare tutte le fonti come riteniamo più consono al nostro percorso.

Comunque ci corre il dovere di darvene un sunto passabile, tralasciando il romanticismo e l’epica retorica tipica degli esperti di questa materia … non perdete il prossimo episodio.