RAMESSE I IL TUTTOFARE

Quando si dice che uno non nasce faraone ma lo diventa, possiamo dire che è il ritratto di questo faraone che diede inizio ad una dinastia di omonimi impressionante.

Nato da una nobile famiglia di Tanis, Pa-Ramesse percorse la carriera militare assumendo una impressionante sequenza di incarichi a partire dalla carica di Capo degli arcieri, Capo dei carri di sua maestà, anche detto sommo cocchiere, Capo delle fortezze di sua maestà, anche detto castellano, Sovraintendente alle foci del Nilo, ovvero colui che osservava l’acqua del Nilo che si immetteva nel mare, Scudiero di sua maestà, ovvero che gli faceva da scudo, Scriba reale, detto anche dattilografo, Capo dei giudici, Luogotenente del Re dell’Alto e Basso Egitto, aggettivi di grande spessore, Messaggero del Re, detto anche il postino reale per tutti i paesi stranieri, insomma di tutto e di più, come il prezzemolo. Con uno così era inevitabile che divenisse insostituibile e perciò divenne il favorito di Horemheb e da quel ruolo il passo successivo non poteva che essere designato a suo successore.

Una carriera sfavillante che può dirsi correttamente che fu un faraone che veniva dalla gavetta.

Peccato che ci mise una vita a scalare tutta la gerarchia e quando divenne faraone era già piuttosto vecchio e acciaccato, infatti durò in quel ruolo solo un anno, il tempo necessario per associare al suo trono il figlio Seti, figlio della regina Sitre, allo scopo di garantirne la successione.

Ramesse I, però, volle comunque fare qualcosa che lo avrebbe ricordato per sempre e non trovò di meglio che far uccidere tutti primogeniti ebrei del regno perché, secondo lui stavano diventando troppo numerosi.

Novello nazista, forse pensava di non essere stato notato, in quanto i giornali dell’epoca erano tutti controllati dal governo, ma per sua sfortuna gli sfuggì il più importante dei mezzi di comunicazione, la Bibbia.

Nel libro dell’esodo viene descritta la sua performance e questo lo ha reso, per così dire “eterno”.

Va considerato che l’avvenimento biblico dell’Esodo non è così preciso nelle date e non cita espressamente il nome di questo faraone, ma a noi piace così, del resto persino gli studiosi di storia delle religioni sono discordi su l’attribuzione del misfatto ad un unico nome.

HITTITI: L’ERA DEL RE MUWATALLI II

Rotolando nel tempo con coerente e vertiginosa insistenza e curiosità, nel nostro racconto siamo arrivati al 1300 a.C. e mentre compare un alfabeto di 22 lettere a Ugarit, dal quale deriveranno gli alfabeti greco, etrusco, latino, indiano e arabo, viene anche segnalata, in questo periodo, la presenza del popolo ebraico in Egitto, non si sa se si trovano lì perché, da nomadi, hanno perso la strada oppure se sono stati costretti dagli egiziani.

Di questo fatto se ne parlerà a lungo e gli egiziani si pentiranno amaramente ma mentre accadono queste cose fra gli Hittiti inizia l’era del Re Muwatalli II che è necessario conoscere se non altro per non avere una falla nella conoscenza del mondo antico e siccome sono rare le notizie su questo periodo ci piace pensare di colmare questa falla.

Dopo essere divenuto sovrano, succedendo al padre Mursili II, spostò la capitale dell’impero, per motivi finanziari, a Tarthuntassa, nota città del regno dove il peso delle tasse era da record, così da ripianare, con le superiori entrate tributarie, il deficit statale e i suoi debiti.

Non occorre sottolineare quanto possa essere stato deprimente vivere in una città basata sulle tasse, a meno che non dobbiamo trarre le logiche conseguenze sul carattere del popolo che vi abitava, ovvero che oltre ad essere “ottuso” (popolo di Hattusa) era anche scemo.

Muwattalli, una volta lasciata Hattusa, nominò suo fratello Hattusili III governatore di Hattusa. Egli ebbe almeno due figli: Urhi-Teshup che divenne re con il nome di Mursili III e che regnò per poco tempo in quanto fu presto deposto dallo zio Hattusili III, a cui stava stretto il ruolo di governatore e soprattutto perché riteneva il nipote un incapace (fra ottusi era una bella lotta) e l’altro figlio, Kurunta, che rimase come sovrano di Tarthuntassa, mantenendo una posizione di primissimo piano sia durante il regno di Hattusili III sia durante il regno del figlio e successore di quest’ultimo, Tuthaliya IV.

Forte, rude e astuto, fu uno dei grandi sovrani dell’impero ittita: morì in seguito a cause sconosciute pochi anni dopo la seconda battaglia di Kadesh, così vengono definite dagli storici quando vogliono coprire imbarazzanti verità,. Oltre che per essere stato il sovrano che ha combattuto la battaglia di Kadesh, è noto per aver stipulato un trattato di subordinazione con Alaksandu, sovrano del territorio di Wilusa, da identificare forse con la Ilio/Troia dei poemi omerici.

1310 a.C. NON FATE ARRABBIARE GLI ASSIRI

Nell’anno 1310 a.C. il confronto più cruento in Mesopotamia avviene fra gli Assiri e i Babilonesi, un confronto atto a stabilire i confini dei rispettivi regni.

Fra uno spostamento e l’altro della dogana con relativi scontri e provocazioni accade che nel Mitanni, terra assoggettata agli Assiri ma mai doma, c’è chi vuole approfittare dell’impegno Assiro in altre questioni per tentare una improbabile ribellione e indipendenza.

Nel Mitanni diventa Re Shattuara I, un Re di nome e non di fatto perchè vassallo degli Assiri, un Re dal carattere piuttosto spocchioso e provocatore che fa arrabbiare gli Assiri con ripetute dichiarazioni irrispettose verso il loro Re, il quale, offeso, nonostante impegnato altrove non se lo fece ripetere più volte, raggiungendo in batter d’occhio il Mitanni e dopo avergli dato una lezione e catturato lo portò in catene per le vie della sua capitale, pratica abbastanza in uso da quelle parti.

Come se tale umiliazione non fosse stata sufficiente egli dovrà  pagare un tributo e promettere sottomissione per poter tornare a casa, dove non ci è dato sapere come fu accolto dal suo popolo, ma il fatto che non se ne è sentito più parlare la dice già lunga sull’accoglienza ricevuta.

Non soddisfatti, nel Mitanni scelsero un altro Re e andarono a prendere suo figlio, Wasashatta, un tipo un po’ cafone, maleducato e trasandato, pure recidivo perché fece lo stesso errore del padre, nonostante in questo periodo era abbastanza chiaro che gli Assiri fossero nettamente i più forti della regione, avendo, tra l’altro, appena sconfitto il Re cassita di Babilonia Nazimarrutash, che pare sia stato il primo nazista della storia, non che i Re Assiri avessero un comportamento molto diverso.

Nazimarrutash viene sconfitto nella battaglia di Kar-Ishtar, rendendo anche Babilonia un vassallo del regno Assiro.

Finita la missione gli Assiri tornarono nel Mitanni e finirono il lavoro contro la dinastia più maleducata della regione, dando una lezione memorabile al Re cafone e sottomettendo, anzi, annettendo definitivamente questa regione senza la possibilità che venisse eletto un nuovo Re che, dato i precedenti, questo popolo non era in grado di trovarne uno degno di tale nome.

HAREMHAB IL FARAONE SCALPELLINO

Altro faraone figlio di burocrati, a conferma che la burocrazia era potente allora come ora, forse era anche un generale che si faceva chiamare con un nome il cui significato era “festosa presenza di Aton”, che per un generale non era proprio il massimo della severità.

Probabilmente amava gozzovigliare e per coprire questo suo vizietto veniva tirato in ballo il Dio Aton in modo che nessuno avesse nulla da dire.

Del suo passato non si sa molto, a parte il fatto che era stato il segretario delle reclute, una sorta di insegnante di prima elementare dell’esercito e ciò può significare che non era adatto a fare di più oppure, al contrario, era così bravo con i giovani che li sapeva ben entusiasmare alla vita militare, magari con feste e festini di cui sembra fosse molto portato.

comunque possiamo considerarlo il faraone più schizofrenico della storia.

Tanto schizzato che fece sparire a colpi di scalpello tutti i nomi dei faraoni precedenti (e di scritte ce ne erano tante in Egitto) fino ad Amenhotep III, considerato l’ultimo sovrano non ancora in lotta aperta con il clero amoniano, di cui si sentiva direttamente discendente e prosecutore.

In realtà fu proprio il clero amoniano che diede l’incarico al faraone di eliminare ogni riferimento e scritta che potesse ricordare quei faraoni eretici nella illusoria speranza di eliminarli nella memoria e nella storia, cosa che non avvenne.

Il faraone prese l’incarico in modo molto letterale e personale e si incaricò personalmente di girare il paese con lo scalpello in mano per cancellare le tracce su muri d’Egitto, tra l’altro fra la costernata attenzione del popolo che lo guardava fra l’ammirazione e la compassione per quest’uomo a cui era affidato il loro destino e la soluzione dei loro problemi e che invece andava in giro a cancellare le scritte.

Nel suo regno ripresero i lavori di ampliamento di molti Templi, dando notevole impulso all’edilizia religiosa e prima di morire affiancò al suo trono il generale Pramesse, il futuro Ramesse I, forse la cosa più importante e lungimirante che potesse fare.

IL RE HITTITA MURSILI II

Fratello di Arnuwanda, che indipendentemente da quello che può far pensare il nome era un fratello maschio; Mursili II divenne Re alla morte del fratello e di un altro fratello di nome Tulpi, tutti estinti, come il padre, a causa della epidemia di peste.

In realtà vi erano altri due fratelli maggiori prima di lui che però si rifiutarono di diventare Re per scaramanzia, visto quello che era successo al padre e agli altri fratelli.

Ebbe il suo bell’impegno nel combattere il popolo Kaska più conosciuto come i cascatori dell’Anatolia.

Questo popolo era assai insidioso perché applicava una tattica micidiale durante i combattimenti, essi cascavano per terra facendo finta di essere morti per poi improvvisamente rialzarsi e colpire alla sprovvista l’avversario che ormai si era rilassato.

Gli Annali rivelano anche che un “presagio dal sole” o un’eclissi solare si verificò nei suoi primi anni di regno, proprio quando riuscì a lanciare la sua campagna contro i cascatori dell’Anatolia.

Mursili sembra fosse affetto da una non meglio identificata “malattia della parola“, non è chiaro se sia stata una semplice balbuzie o difficoltà ad articolare suoni; pare che il Re attribuisse tale circostanza allo spavento preso durante una forte tempesta; in realtà gli studiosi ritengono che potessero essere gli effetti di un piccolo ictus.

Forse proprio a causa di questa malattia che maturò uno dei suoi difetti famosi difetti, ma potrebbe considerarsi anche un pregio, ovvero il vizio di mordere le persone al posto di salutarle, forse anche per questo motivo che venne chiamato Mursili.

Tale vizio provocò un naturale distanziamento del popolo verso il Re che preferivano vedere da lontano evitando qualsiasi contatto, contrariamente a quanto si possa immaginare questo atteggiamento non era l’effetto di un referente sacrale riconoscimento ma semplice e pura prevenzione.

Essendo molto giovane vi furono dei popoli vassalli che pensarono di approfittarne per risollevarsi come per esempio Arzawa ma egli aveva una fortuna sfacciata e così capitò che nella capitale nemica, Apasa, cadde un meteorite che colpì proprio il loro Re spaccandogli le ginocchia.

L’anno più difficile del regno di Mursili, però, fu il 1313: per ragioni non del tutto chiare muoiono i due fratelli maggiori e per giunta, all’inizio del 1312, muore improvvisamente in circostanze misteriose l’amata moglie del Re, Gassulawiya, che gli ha appena dato il terzogenito Hattusili; Mursili era disperato e mordeva chiunque gli si avvicinava.

La morte della moglie fu la goccia che fece mandare in esilio la matrigna Tawananna, ultima moglie del padre, già male sopportata e accusata di esercitare la magia nera, incolpandola della morte della moglie … probabilmente tutte scuse ma ciò gli fece un gran piacere.

Pare che nell’ultima parte del suo regno egli si sia risposato ma su questo gossip non vi è certezza e sinceramente riteniamo difficile che un’altra donna potesse sopportare di essere morsa continuamente, in ogni caso egli regnò bel 27 anni alla faccia della peste che falcidiava la corte e il suo popolo ma che evidentemente gli stava alla larga per paura di essere morsa.

ARNUWANDA II E L’IMMUNITA’ DEGLI HITTITI

Vale la pena soffermarsi, a questo punto, di quanto stava accadendo nel regno dei pescivendoli Ittiti dopo che il grande Re e imperatore Suppiluliuma, nonostante si sentisse un Dio, fece la fine di tutti gli umani.

Lo sgomento e la sorpresa da parte del popolo fu immensa ma durò i classici 3 giorni dopo i quali, si sa, il pesce puzza.

Abbiamo il sospetto che è per questa tradizione che per secoli i morti venivano seppelliti entro i 3 giorni dalla dipartita.

Ad ogni modo nel 1322 a.C. Arnuwanda II, figlio di Suppiluliuma I divenne re.

Tale circostanza accadde a seguito di un fatto assai raro per questo popolo, infatti il vecchio Re morì a causa di una malattia portata dai prigionieri egiziani, causa già di per sè assai disdicevole, infatti tali prigionieri egiziani, chiamati in modo volgare e spregevole con il nome di “polli”, portarono un virus mortale, novello aviaria, nel campo dei pesci.

Normalmente accadeva il contrario, erano i pescivendoli che con il loro tanfo attaccavano malattie mortali ai nemici.

Lo stesso Arnuwanda si ammalò ma superò la crisi e insieme a suo fratello, Mursili II, anch’egli sopravvissuto e suo successore, riportarono l’ordine nel regno.

Non sappiamo se questo avvenne attraverso l’abbattimento dei polli infetti oppure attraverso una sorta di immunità di gregge che essendo più somiglianti ai pesci, loro la chiamavano immunità di banco.

Arnuwanda, assolutamente rispettoso e ligio alle tradizioni, con quel nome non poteva che comportarsi con modalità affemminate e qualcuno sospetta che forse era davvero una donna.

Nel combattere e vincere contro la perfida malattia che imperversava nel medioriente finirono per guarire anche personalità illustri di altri popoli accrescendo in questo modo la loro popolarità presso i popoli vicini e di conseguenza l’astio verso gli egiziani.

Diedero, in questa fase, anche asilo politico ad alcuni Re come Manapa-tharunta, un Re anatolico che guarito tornò leader nel suo paese.

Fu così che la loro influenza sul territorio divenne ancora più pesante facendo continuare il periodo di grande splendore dell’impero Ittita.

AY IL FARAONE DAL NOME PIU’ CORTO DELLA STORIA

Questo faraone che succede al trono dopo lo sfortunato regno di Tutankhamon è un esempio ancora oggi fulgido del potere burocratico di uno stato.

Egli, infatti, non è di sangue reale ed è presente nel palazzo della burocrazia già da diverso tempo con diversi incarichi, fra i quali ricordiamo: portatore del flabello alla destra di sua maestà, incarico di grande responsabilità perché se avesse fatto cadere il flabello sul faraone sarebbe stato un dramma; capo di tutti i cavalli del re, come se anche lui in qualche misura poteva assomigliare ad un cavallo; primo degli scribi di sua maestà, ovvero lo stenografo.

Insomma una specie di tuttofare burocratico a cui tutti i faraoni si rivolgevano e dandogli una sberla gli ordinavano qualcosa.

Da questo viene il nome Ay, dal fatto che ad ogni sberla egli così rispondeva.

Nel 1325 a.C. visto la latitanza di persone regali presenti alla morte del giovane faraone Tutankhamon, la persona più potente presente risultò proprio lui, ormai settantenne ma all’apice della carriera.

Governò poco tempo, soli 4 anni e il suo successore si affrettò a cancellarne ogni traccia del suo passaggio pensando di evitare che il disonore calasse sulla gloriosa storia della stirpe dei faraoni.

Considerato come un incidente di percorso ma soprattutto un errore imperdonabile della storia, ogni volta che qualcuno, a corte, si faceva male e urlava Ay, gli sguardi scandalizzati dei presenti fulminavano il malcapitato, tanto che fu stabilito per legge che a fronte di un dolore improvviso si poteva, anzi, di doveva urlare ohio e non più Ay.

HITTITI-EGIZI: IL ZANNANZA AFFAIRE

Ci fu un tempo, anzi per parecchi decenni, che il mondo antico mediterraneo era diviso fra due grandi potenze, gli Hittiti e gli Egizi.

Il confronto fra lor era assai aspro senza esclusioni di colpi ma ebbe anche molti risvolti oscuri e retroscena diplomatici che nulla hanno da invidiare con le misteriose trame del mondo attuale.

Vi vogliamo raccontare uno dei fatti più imprevedibili che accaddero nei rapporti fra queste due potenze.

Fra gli Hittiti governava il Re Suppiluliuma che aveva espanso l’influenza Hittita facendola diventare un impero.

Dall’altra i faraoni Egizi che con la morte prematura del mitico faraone Tutankhamon aveva lasciato la regina Anckhesenamon vedova e senza eredi.

Un giorno il Re Hittita ricevette una lettera inaspettata e incredibilmente strana da parte della regina Egizia, anche allora prima di dare spazio a letture dubbie si cercava di controllarne la veridicità della provenienza, eppure stavolta tutta la sorpresa sembrava fosse essere confermata.

Nella lettera la regina Egizia si rivolge all’odiato Re avversario per implorarlo a dargli uno dei suoi figli in sposo, visto che lui ne aveva tanti mentre lei era rimasta vedova e non aveva figli e i grandi sacerdoti la stavano pressando per scegliere il nuovo faraone altrimenti ci avrebbero pensato loro.

Evidentemente la regina non gradiva i pretendenti che gli stavano attorno e si sentiva assediata dalle continue richieste che sistematicamente bocciava facendo infuriare tutta la corte reale.

Suppiluliuma era assai sorpreso e si domandava se fosse vera questa richiesta … “ma come la regina del mio avversario chiede mio figlio in sposo che così diventerà faraone e non prende in sposo uno dei tanti rampolli disponibili nel mondo antico? … così facendo io diventerò con mio figlio il padrone di tutto il medioriente ..”

Certamente l’ipotesi era molto allettante ma i dubbi fra la corte Hittita erano molto forti perchè annusavano puzza di tranello perciò mandarono una missiva di risposta per chiedere conferma.

La regina, irritata dal fatto che non veniva presa sul serio, rispose stizzita: ” come osate non credermi, mi prostro a chiedere uno sposo al mio avversario rischiando il disonore e mi trattate in questo modo … datemene uno e fatela finita perchè io non potrei mai sposare un mio servitore”.

Di fronte a questa risposta, il Re Hittita, assaporando già l’affare, mandò in Egitto il suo figlio prediletto Zannanza ma qualche settimana dopo giunse un messaggero alla corte Hittita che riferiva della morte di Zannanza in una imboscata avvenuta durante il viaggio.

Apriti cielo! il Re hittita infuriato gridò vendetta per questo vile tranello subito e dichiarò guerra all’Egitto per lavare col sangue questo affronto.

Quello che accadde veramente rimane un mistero, fonti dei servizi di sicurezza e anonimi referenti vicini alla regina Egizia giurano che la regina non c’entrasse assolutamente con quanto capitato al futuro sposo Hittita.

Mai si seppe davvero la verità su questo fatto anche se molti sospettano che il mandante dell’imboscata fosse Ay il pretendente inizialmente rifiutato dalla regina che poi, invece, suo malgrado, dovette sposare, eliminando il concorrente al matrimonio.

Non si creda, però, che fu un delitto passionale, probabilmente ad Ay non fregava nulla della regina ma fu un mero cinico calcolo per diventare faraone.

Non fu l’unica teoria cospirazionista che avvolse questa vicenda, si narra che l’imboscata fu opera di un complotto organizzato dai popoli vicini che volevano sventare una possibile grande alleanza che avrebbe creato un potentissimo e ingombrante impero.

Spesso però nei misteri vi sono delle cose che sono più semplici di quanto si voglia far credere e magari l’imboscata fatale al povero Zannanza va ricondotta in una normale rapina andata a male di deliquenti comuni …

TUTANKHAMON

Fra i più conosciuti faraoni della storia anche se in verità non ha fatto nulla di straordinario.

Quando si parla di lui tutti si aspettano chissà quali gesta o quali racconti ma in realtà non contava nulla e proprio per questo, nei secoli seguenti, chi saccheggiò le varie tombe dei faraoni non fece granché caso alla sua tomba, consentendo agli archeologi di trovare la sua mummia intatta e coperta dalla sua popolare maschera regale.

Ma chi fu questo faraone ?

Nel 1335 a.C., quando il faraone smemorato aveva dieci anni, morì, ed essendo egli l’unico erede ne divenne faraone.

Un consiglio di reggenza aveva, però, il compito di gestire il potere e perciò egli non contava nulla.

Nel consiglio di reggenza vi era nientemeno che il futuro faraone Ay, visto il nome si presume fosse un tipo pieno di acciacchi, i generali Haremhab e Nakhtmin, nonchè il potente tesoriere e sovraintendente della valle dei re Maya (essendo colui che manovrava i soldi è inevitabile che venisse soprannominato Maya Maya); probabilmente questo non era il suo nome ma egli era davvero un rappresentante dei Maya, a conferma che le piramidi in Egitto e quelle del centroamerica avevano qualcosa in comune.

Fu proprio il consiglio di reggenza che fece tornare la corte a Tebe, riconsegnando il potere sotto l’influente sacerdote del tempio di Amon a Karnak.

In pratica furono dei controrivoluzionari e fecero una sorta di golpe bianco.

Ecco perché, inizialmente, il giovane faraone si chiamava Tutankhaton e poi è cambiato in Tutankhamon.

Pensate che persino la cerimonia di incoronazione fu ripetuta per insediare il faraone con il nuovo nome.

Il tempio di Karnak che era stato lasciato in pessime condizioni, rifiorì, grazie ai lauti stanziamenti reali.

Insomma tutto il mondo è paese e la storia si ripete.

Grazie ad una delle poche decisioni del giovane faraone si deve il famoso viale fiancheggiato da sfingi.

Il faraone morì improvvisamente all’età di 19 anni e molti pensano sia stato assassinato.

Questa credenza porta con sé una infausta superstizione o maledizione che ancora oggi resiste, in quanto molti di coloro che vennero a contatto per la prima volta con la tomba e la mummia di questo faraone sono morte in modo inspiegabile e violento.

La magia di questo faraone, che non contò nulla, è diventata più potente e lungimirante nei secoli di tutti gli altri potenti e possenti faraoni…

Destino perverso della storia, chissà come saranno gelosi nel mondo dell’oltretomba!

SMENKHARA: IL FARAONE SMEMORATO

Questo faraone non ha goduto di grande enfasi mediatica e non essendo stato oggetto di grandi ritrovamenti, non abbiamo trovato grandi notizie sul suo conto, perciò ci siamo impegnati a ricavarne un racconto che sta fra il vero e il presunto con l’aggiunta di molta fantasia, nella segreta speranza che chi ne sapesse di più possa prendere spunto e farsi avanti.

Nel 1338 a.C. in Egitto sale sul trono Smenkhara figlio di Amenhotep III e di una moglie secondaria e succede al trono del faraone eretico, Akenaton, inviso dal popolo ma soprattutto dalla casta sacerdotale di Tebe.

Pare fosse il fratello o il cugino del faraone precedente con il quale aveva condiviso il governo del regno negli ultimi anni con la formula della coreggenza.

Questo fu per lui, giovane ventenne, un problema assai grave perchè visto da tutti come un continuatore della eretica politica di Akenaton, associandolo a lui nel destino e nell’oblio che fu riservato a tutti coloro che avevano avuto a che fare con la svolta eretica di Akenaton.

Affetto da una forma precoce di alzheimer (almeno così pensiamo) e perciò smemorato, come ricordato efficacemente dal suo nome, divenne faraone perché sposò la figlia preferita di Nefertiti e conosciuta in tutto l’Egitto come una grande fumatrice; Il suo nome era Merit-aton che proprio per questo vizio morì prematuramente ancora prima del suo sposo, morto anch’egli assai giovane a conferma che anche allora il fumo faceva male.

Peraltro il vizio di questa regina rimase per sempre nel tempo affiancato al suo nome e non sappiamo se la nota marca di tabacco sia ispirata a lei oppure se fosse la regina a portare il nome della marca di sigarette(!!!).

Il fatto che questo faraone fosse smemorato fa sospettare che tale malattia fosse invece un espediente che aveva adottato per evitare di essere individuato come convinto assertore delle teorie religiose di Akenaton.

In realtà sembra facesse finta di non ricordare le cose per poter asserire il contrario nel momento opportuno, non sappiamo se tutto ciò fosse bastato a sottrarlo dall’ira della restaurazione religiosa e neppure sappiamo se davvero condividesse le scelte del faraone precedente o se cercasse di svincolarsi facendosi credere smemorato.

Ad ogni modo egli governò pochissimo e la sua fine potrebbe non essere stata una conseguenza della sua presunta malattia ma qualcosa di più cruento che nessuno, questo sicuramente, voleva ricordare.