I SUMERI

Siamo sicuri che non a molti interessa cosa sia successo quando l’uomo mangiava le radici degli alberi e camminava gattoni, così abbiamo voluto fare un piccolo passo in avanti andando a trovare le nostre elucubrazioni nei primi segni della storia, così come stucchevolmente ci piace ricordare.

La nascita dei grandi temi storici risale alla mitica nascita delle prime civiltà, termine pomposo per definire un popolo e le sue tradizioni.

Ebbene così proviamo ad inserirci nel tortuoso viaggio delle civiltà antiche che scolasticamente ci porta dinnanzi al primo popolo che tutti noi abbiamo studiato da piccoli e che nessun insegnante ha mai osato ignorare benché la maggior parte di essi ne abbiano soltanto sentito parlare o letto le tre striminzite paginette del libro di storia.

I SUMERI   

Fu così che un bel giorno, nella regione della bassa Mesopotamia, gli abitanti scorsero all’orizzonte un’orda di stranieri a cavallo di somari; si sa che gli stranieri, per definizione, hanno innumerevoli difetti, agli occhi degli autoctoni, ma questi erano proprio stranieri strani. Comunque sia, quel giorno, quando li videro arrivare, iniziarono a gridare, con il loro accento sardo-ciociaro-pugliese: ” arrivano i sumari !” che ben presto, per via del passa parola, divennero: ” arrivano i sumeri “.

Non è chiaro se il nome di questo popolo misterioso che arrivò in Mesopotamia verso il 3500 a.C., fosse dato più dall’animale che cavalcavano o dal fatto che fossero loro stessi dei somari.

Questa tesi ha dei fondamenti in quanto, fin dai primi contatti con gli autoctoni, questo popolo di “sumeri” si dimostrò all’altezza del loro nuovo nome. Essi si esprimevano in modo rozzo, quasi …. ragliando (appunto) e fu quindi necessario inventare una scrittura apposita e mandare tutti i figli di questi “sumari” ad impararla, istituendo perciò una scuola; il tutto per poter comunicare con gli altri, perlomeno per i bisogni primari, fare pipì ecc.; inoltre risulta avessero una pessima calligrafia, come risulta dai resti di tavolette incise arrivate fino a noi; gli esperti la chiamano scrittura cuneiforme, ma noi preferiamo ricordare che da allora nacque il detto: ” i bambini somari hanno una scrittura da zampa di gallina: “.

Comunque sia, grazie a loro, la storia umana conobbe la prima scrittura e la prima scuola; da questi fatti discende il detto: ” se non va bene a scuola è un somaro,  cioè sumaro”. 

Intorno al 3400 a.C. la presenza di sumari in questa regione divenne massiccia (insomma un popolo che si dava da fare), tanto che finirono per concentrarsi in ghetti che chiamarono città dal fatto che loro lì “ci-sta…”

Possiamo dire di tutto sui sumari, che furono dei buzzurri, ma non certo che fossero stupidi, perciò costruirono le loro “ci-sta” non molto distanti l’una dall’altra e misero in comune granaio e scorte di viveri, così che nel giro di pochi anni essi divennero autosufficienti.

Nel prossimo articolo analizzeremo meglio alcune di queste ci-sta e la loro organizzazione.

IL RUOLO DEI FIUMI

Fra le prime comunità storiche vi fu una enorme rilevanza del ruolo esercitato dai corsi fluviali presso i quali si svilupparono ed ebbero origine alcune comunità.

Il fiume era il denominatore comune delle prime comunità degne di nota, ma questa constatazione apparentemente ovvia e credibile suscita, ancora oggi, fra gli esperti di merito e non, un dibattito infuocato e denso di polemiche laddove esponenti delle antichissime comunità montane mettono in discussione questa modalità e classificazione, rivendicando il ruolo di primogenitura fra le prime comunità che si distinsero e che, noi, neutrali sostenitori della ragione quando ci viene più conveniente, non abbiamo dato seguito perché prive di quella delicata fantasia che regge tutto il nostro sforzo narrativo. Perciò ci accingiamo a dissertare sulle prime comunità fluviali partendo proprio dalla descrizione dei fiumi che ne sono i protagonisti.

IL NILO

Geograficamente si sà dove sbuca ma non si sà dove nasce, infatti su questo punto se ne raccontano tante ma la verità non la sa nessuno. Una ardita teoria vuole che le acque del fiume seguano una corrente strana che dal mare va verso l’interno e secondo questa teoria, quindi si saprebbe da dove nasce (il mare) ma non dove sbuchi …

Il suo nome trae spunto dal suo scopritore che stava cercando il suo amico di nome Danilo, disperso nel deserto, la ricerca era risultata vana e le forze del nostro eroe stavano oramai venendo meno, tanto che dopo poco non riuscì più a chiamare il suo amico per intero, la voce spezzata iniziò a far mancare una lettera… e poi un’altra ancora fino a chiamarlo … Nilo.

Così fu che quando venne trovato esanime dagli indigeni, egli continuava a farfugliare quel nome … Nilo…Nilo…, essi pensarono che quella parola significasse acqua e lo portarono in riva ad un fiume, ma egli, oramai, colto da insolazione cerebrale, non si riprendeva, cosicché, per fargli piacere, da quel momento anche gli indigeni chiamarono quel fiume … Nilo!

IL TIGRI

Questo corso d’acqua prende il nome dai formaggini locali molto in voga, fatti con puro latte di felino. Si ritiene che nelle acque di questo fiume vi fossero residui importanti di latte felino lasciato dalle tigri neo-mamme che preferivano questi luoghi come ideali per il soggiorno del periodo post parto e allattamento.

L’EUFRATE

Così chiamato per via del suo scopritore dal nome sconosciuto ma dalla professione certa, era infatti un frate di origine europea che aveva scoperto la macchina del tempo ed era andato a fare una passeggiata nella preistoria; mentre passeggiava in riva ad un fiume venne raggiunto e superato da un drappello di ominidi dell’epoca della corsa.

Non potendosi fermare, a quell’epoca era estremamente pericoloso, gli ominidi si ricordarono ad ogni passaggio da quel posto che lì avevano incontrato un frate europeo che poi, nel tempo, divenne “eu-frate” per semplicità del loro ancora povero linguaggio.

IL FIUME GIALLO

Tutti potrebbero pensare che il colore del fiume ne determinasse il nome, invece il nome deriva da una altissima concentrazione di cultori della narrativa investigativa che fecero la loro prima convention mondiale in riva a questo fiume …

E’ l’acqua del fiume che col tempo si è fatta condizionare da quel appuntamento che puntualmente si ripetè per anni.

Gli esperti (che noi citiamo solo per dovere professionale e di alto senso democratico … perché altrimenti non dovremmo neppure farci caso) danno credito ad una leggenda raccolta fra i pettegolezzi delle fonti anali che narra di un gigante (forse un ghiacciaio dell’età della corsa ???) che soffriva di litterizia e usava farsi enormi salassi di sangue giallo che versava copiosamente a valle creando il fiume di cui stiamo parlando. Vorrei solo fare notare che, a patto di sostenere che il gigante sia tuttora vivo e vegeto e continua a farsi i salassi, non si spiega come mai il fiume continua a scorrere copiosamente. Gli esperti, inoltre, fanno risalire la crescita dei primi limoni proprio in riva a questo fiume (è forse l’unica notizia a cui potremmo distrattamente dare un minimo di credito).

L’INDO

Il suo nome è  il frutto di una deformazione professionale del suo scopritore che, appassionato di lirica, trovò il rumore del fiume vagamente riproducente  un’aria in Do Maggiore. Per sua sfortuna, però, egli era solo un soldato semplice e per essere conseguente e disciplinato fu costretto a togliere il maggiore.

Siamo quindi pronti, nei prossimi articoli, a farci coinvolgere dalle antiche civiltà che si aprono alle nostre menti, ai nostri sogni e ai nostri incubi … senza che ce ne vogliano a male anche a sorriderci sopra con discreta fantasia.

IL IV MILLENNIO a.C.

Stonehenge Età Della Pietra - Foto gratis su Pixabay

Iniziamo il nostro lungo peregrinare dal IV millennio a.C. anche se dobbiamo lamentarci di un difetto congenito presente in tutte le fonti utilizzate e che denota una scarsa attenzione e precisione nella collocazione degli eventi in senso temporale.

In questi primi secoli della storia le date esatte sono una pia illusione e questo innervosisce enormemente, sarebbe bastato un poco più di attenzione ed educazione verso il prossimo, per esempio inserendo sui documenti una data e tutto sarebbe risultato più semplice,  invece chiunque scriveva , lasciava lì… senza indicazioni … tanto qualcuno che butterà via del tempo a decifrare lo si trova sempre, perciò:

Lezione numero uno (lesson one) … Quando intendete scrivere qualcosa, per favore, datatela, metteteci un riferimento, fate qualcosa, non lasciate tutto anonimo … fatelo per pietà di noi viaggiatori della storia che altrimenti rischiamo davvero di dare i numeri a caso, almeno per quelli che verranno dopo di me, sempre che ce ne saranno altri pazzi simili …

Bando alle premesse e iniziamo questo travolgente percorso storico.

Intorno al 3200 a.C. si evidenziarono le prime differenziazioni fra il nord ed il sud; Che nessuno si stupisca che il problema è così antico.

Siamo nella valle del Nilo e succede che alcune fattorie del nord pensarono bene di unirsi in una cooperativa agricola, per meglio far funzionare le sinergie delle loro coltivazioni e tentare di esportare i loro prodotti; inoltre l’unione consentì di eleggere un… un… “tipo l’uomo del monte…” che di volta in volta decideva quale coltura o allevamento fosse più opportuno e questo fu molto utile per standardizzare e industrializzare la produzione, ma fu un disastro quando l’uomo di turno sbagliava indicazione; infatti il ruolo era da considerarsi stagionale e un soggetto poteva durava non più di due o tre stagioni, perché è statisticamente difficile azzeccare quattro stagioni di fila e difficilmente di fronte alla prima stagione dannata egli sopravviveva all’ira dei contadini.

A tale proposito il lettore è preparato e non si stupirà se nella storia vi troverà, spesso, anni di carestia e anni d’abbondanza.

Quando la notizia si sparse a sud della valle, anche laggiù non vollero essere da meno e iniziò in poco tempo un tumulto d’opinione che fece unire tutti i camping del sud in un unico villaggio semovente dove una sorta di antenato di una agenzia di viaggio o pro loco stabiliva le collocazioni e i movimenti dei vari camping in funzione delle previsioni delle piene dei fiumi adiacenti.

Queste previsioni erano oltre modo impossibili, data la natura capricciosa e poco collaborativa del fiume, così da determinare  sciagure e annegamenti con conseguente sparizione di camping. 

L’astuzia degli indigeni nel creare questo capo federazione fu immensa, perché provarono finalmente il  capro espiatorio del loro status di sfortunati. 

Grazie a questa astuzia essi non avevano risolto il problema, ma annegando di volta in volta il capo federazione, essi si sentivano psicologicamente sollevati e non intimoriti dallo sviluppo del nord. 

Da qui la considerazione prettamente meridionalistica che la colpa è sempre dello stato. 

In comune, gli abitanti del nord e del sud avevano maturato la cultura dell’autolesionismo statale, che faceva di più soggetti un unico ente con a capo qualcuno che faceva sbagliare tutti insieme.

Inoltre avevano in comune il cinico perseverare nella scelta organizzativa e nel ricambiare frequentemente (oserei dire forzatamente) la loro classe dirigente il cui rinnovamento lo si poteva considerare automatico.

L’elemento essenziale alla evoluzione della storia in questo lasso di tempo era condizionato dalla presenza dei fiumi, infatti come vedremo nel prossimo articolo, tutti i principali nuclei di popoli nacquero nelle vicinanze di un fiume … ci faremo delle domande anche igieniche ma non solo.

L’ETA’ DELL’INVIDIA

Questo e il periodo più vivace della preistoria, e anche l’ultimo, caratterizzato dalla iniziativa degli ominidi che, dopo aver deciso di non scappare di fronte al pericolo, di sacrificare qualcuno di loro per affrontare le difficoltà, di sopravvivere ad esse e di scagliarsi gli uni contro gli altri, ecco, che per raggiungere la supremazia, iniziarono una corsa al superamento del proprio simile inventando nuove armi o oggetti contundenti e nuovi modelli di sopravvivenza.

Anche in economia lo sviluppo e l’apertura mentale fecero nascere nuovi bisogni, necessità più o meno lecite; Fra l’altro si determinarono condizioni climatiche che facilitarono alcune iniziative, nacquero i primi esperti pellettieri come la comunità dei Brontosella di Pavia,  le prime fabbriche di pietre levigate (la Petrus s.r.m.l. società a responsabilità molto limitata) e i primi crematoi a secco per la raccolta e il trattamento di ossa reflue. 

L’età dell’invidia produsse importanti scoperte che poi approfondiremo meglio, ma soprattutto decretò la fine del primo periodo collettivista della storia umana e l’inizio dell’individualismo, lanciò la filosofia capitalista e la teoria del commercio globale. 

La definitiva entrata in scena di queste nuove idee scaraventò gli ominidi dalla preistoria alla storia. … Oltre a scaraventarsi a vicenda l’uno contro l’altro o dentro a dei falò.

L’innovazione più rilevante fu quella che permette agli omini di fare dei conti, di contare, infatti la matematica è uno degli elementi di massima evoluzione della specie.

FAR DI CONTO

Come spesso accade quando ci sono delle novità, l’attività del contare divenne così lo sport preferito dai preistorici, sia per rendersi conto di quanti tentativi avevano bisogno per risolvere un problema, sia per contare, nell’età del suicidio, quanti omini mancavano prima del proprio turno, essendo tale pratica di importanza vitale, essi impararono a contare con le mani, poi aggiunsero i piedi, fino ad arrivare ai capelli… Si spiegano in questo modo le numerose acconciature a trecce e con esse la necessità di trovarsi presentabili in società, perciò nacquero i parrucchieri e gli estetisti, peraltro entrambe le categorie riversavano i gusti predominanti e lo stile nonchè le modalità operative lasciavano molto a desiderare

Con questa enorme innovazione possiamo dire che si concludono i periodi preistorici e aprono il definitivo inizio del percorso della Storia.

Con il prossimo articolo inizieremo il viaggio della Storia partendo dal IV millennio avanti Cristo o se preferite, per dirla in modo più semplice dal 4000 avanti Cristo.

IL BARATTO

La caratteristica dell’età della resistenza ha delle conseguenze anche in campo economico dove si diffonde una pratica che ancora oggi trova proseliti in molte parti della terra ma che in quel periodo diventò filosofia vivente di ogni rapporto sociale.

L’essenza della pratica economica basata sul baratto sta in queste poche frasi:

“… Se tu dai una cosa a me, io poi do una cosa a te…” Presupponendo che il patto di scambio sia rispettato.

Ma spesso si finisce che qualcuno non dà niente e se proprio deve dare qualcosa, allora si dà una valanga di legnate. Infatti, il baratto, partito con presupposti di corretto scambio mercantile, data la sua interpretazione, si è subito mutato in ricatto…

Perciò il mantra cambiò in questo senso:“… Se tu dai una cosa a me, io non restituisco una cosa a te…” e questo generò frustrazione, rabbia, depressione e di conseguenza … vendetta.

L’economia aveva preso già la forma di cinico evoluzionismo dove alcuni soggetti finirono per distinguersi.

Fra i soggetti più interessanti da ricordare in questo campo troviamo il Tirannosauro.

Si trattava di un soggetto della peggiore specie, iroso e maniaco, aveva un comportamento che non seguiva dei passaggi logici ma preferiva andare sempre alla ricerca di una “soluzione finale” per ogni cosa.

Soggetti di questo tipo vengono al mondo in ogni periodo della storia e anche in quella recente ne possiamo scorgere gli indelebili tratti.

Ma anche un altro soggetto può essere annoverato come stereotipo di questo periodo e lo possiamo chiamare “Homo Testones”.

Un soggetto al quale era sempre meglio non dire di no e che occorreva, con la massima prudenza, non contraddirlo in alcun modo.

Tale soggetto seguiva dei comportamenti che possiamo riassumere fra il perseguitato e il perseguibile, aveva sempre l’impressione di essere vittima e in questo modo appariva al mondo con il corredo di un pessimo carattere, un disadattato, asociale, cupo che vedeva sempre la parte scura di ogni cosa e il suo pessimismo cosmico poteva essere riassunto in questa sua famosa frase:

“il passato è  passato, il presente purtroppo è qua e il futuro … porteremo pazienza”.

Lasciamo questa fase evolutiva e ci apprestiamo ad entrare nell’ultima fase del periodo preistorico, anche perché andare oltre diventerebbe noioso.

Quest’ultima fase la chiamiamo “l’età dell’invidia” e sarà l’oggetto del prossimo articolo.

LA BARCA

Dobbiamo metterci nei panni dei nostri primitivi antenati e considerare quella che poteva essere una delle fatiche più ardue che gli uomini dovevano superare, ovvero il guado o l’attraversamento di un fiume o peggio di uno specchio d’acqua più esteso, dando per assodato e scontato che i poverini non sapessero nuotare, un handicap  che si portavano appresso dall’età del suicidio (vedi articoli precedenti).

La voglia di superare anche questa avversità e soprattutto di braccare quelli dell’altra sponda che da secoli si divertivano a sbeffeggiare ogni vano tentativo dei novelli Spitz, fece sì che alcuni omini, i più illuminati (o bruciati dal fuoco), durante l’età della resistenza, provarono ad attraversare il corso d’acqua senza respirare ma continuando a camminare; Si istituirono persino dei premi, alla memoria naturalmente, per chi raggiungeva il punto più lontano dalla riva.

Altri intrapresero lunghi viaggi per cercare un posto dove attraversare o dove la terra si sarebbe ricongiunta; Pare che alcuni eredi di questi novelli Magellano stiano ancora oggi girando per il mondo alla ricerca di questo punto di sutura terrestre (questo termine appariscente mi piace, rende la cosa più scientifica).

Comunque l’evoluzione ebbe il suo coronamento nella cinica intuizione di un omino che gettandosi sopra i corpi senza vita dei numerosi suoi precedenti colleghi, finì per galleggiare fino alla riva opposta.

Seguirono numerose sperimentazioni, con relativi e innumerevoli morti annegati, il tutto per far passare qualcuno all’altra sponda ed altre amenità che alla fine portarono alla creazione di qualcosa di più sicuro.

Si passò pertanto al ramo d’albero, che guarda un po’ galleggiava, fino ad arrivare alla zattera (intesa come albero station wagon) ed infine, eccoci arrivati, alla barca.

Da quel momento fu un’esplosione di movimenti via acqua, di maree di tronchi con a bordo novelli avventurieri che solcavano i fiumi e i mari; del resto non sapremo mai quanti di costoro arrivassero a destinazione e non è neppure lecito chiederselo.

In ogni caso i metodi si affinarono, si crearono mezzi singoli e formato famiglia ma anche di tipo collettivo, inaugurando le stagioni delle crociere di massa; Gli omini entrarono, con questa esperienza, in una nuova dimensione e allargarono i loro confini, non solo fisici ma anche mentali che portarono ad altre forme di evoluzione dei rapporti sociali (come vi racconteremo nel prossimo articolo).

L’ETA’ DELLA RESISTENZA

Come ogni evoluzione che si rispetti ogni periodo ha una sua fine pressoché naturale che prepara e definisce il periodo successivo che, di norma, segna una discontinuità con il periodo precedente, a volte persino l’opposto, nella ricerca di un equilibrio necessario per una crescita costante del genere umano.

Pertanto iniziamo il periodo successivo con grande curiosità e lo chiameremo “l’età della resistenza”.

Il movimento “fermista” aveva oramai preso piede e con esso gli aspiranti suicidi che preferivano, o erano costretti perchè prescelti dalle loro comunità, a fermarsi si moltiplicarono ma allo stesso tempo, a poco a poco, si emanciparono avendo acquisito la consapevolezza del loro destino.

Perciò con il passare dei secoli gli eletti suicidi divennero sempre più audaci e poco propensi a farsi eliminare facilmente da qualsivoglia altra specie e si ingegnarono ad affilare meglio le pietre e ad usarle in svariati modi. 

Iniziarono a difendersi! Pratica rivoluzionaria.

Queste tecniche usate al fine di resistere il più a lungo possibile,  anche per consentire alla propria comunità di svignarsela più lontano, finirono per risultare vincenti, ma tale esito fuorviante creò lo sconcerto in tutte le comunità dove il prescelto suicida riuscì, invece, a tornare, resistere, (blasfemo dirlo) difendersi. 

In un primo momento credettero ai fantasmi, poi, più realisticamente preferirono eliminarlo direttamente loro alla sua comparsa, un po’ per vedere se osava tornare ancora (la classica prova del nove) e un po’ per mettersi in pace psicologicamente con la testa; Questi espedienti ebbero poca durata e presto si fece largo una grave crisi di identità sociale basata sulla paura di essere immortali, la famosa sindrome di Highlander, soprattutto da parte di coloro che riuscivano a resistere sopravvivendo.

D’altro canto emersero comportamenti sociali nuovi come, ad esempio, quelli che scommettevano sul ritorno del suicida (… e spesso i perdenti si suicidavano) ma soprattutto fra i mancati suicidi si diffuse un variegato senso di superiorità e alcuni di questi superstiti, evidentemente usciti di senno per l’impatto emotivo che il mancato suicidio gli aveva provocato, rivolsero il lancio delle loro pietre verso coloro che li avevano scelti, provocando una ulteriore selezione naturale, da una parte i suicidi che sopravvivevano e dall’altra i sopravvissuti dall’attacco dei suicidi.

Il genere umano, ormai, marciava deciso verso il progresso della specie!!! 

In ogni periodo dell’evoluzione che si rispetti, a caratterizzarlo e rappresentarlo doveva esserci una innovazione di particolare rilevanza, una invenzione o intuizione che segnerà in futuro il percorso umano.

L’invenzione puntualmente arrivò e fu la nascita di un mezzo importante del trasporto; La Barca e nel prossimo articolo sveleremo come gli ominidi sono arrivati a tanto …

LA RUOTA

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Nel tentativo esasperato di superarsi vicendevolmente, gli omini scoprirono un mezzo che, più di ogni altro, poteva esprimere e rappresentare tale idea: LA RUOTA.   

Fu in occasione di una gita in montagna organizzata da un gruppo del Club Alpino Sinai che un omino, facendo peso su un grosso masso lo fece rotolare a valle rimanendovi attaccato.

In quell’età dedita alla dimostrazione della superiorità ad ogni costo, altri omini, non volendo arrivare per ultimi a valle, fecero altrettanto con alterna fortuna.

Fra tutti si distinsero alcuni che riuscirono addirittura a rimanere in piedi al masso mentre questi rotolava a valle.

Sembra che questi arditi pionieri dell’equilibrismo si chiamassero Agnelli e Ford seguiti da Daimler e Peugeot che arrivarono un po’ dopo accompagnati dall’inseparabile amico Diesel.

Fu un vero disastro!!!

Da quel giorno un nugolo di omini presero a scorrazzare per il mondo sopra massi di svariate dimensioni e si dovette creare la patente con tanto di scuole guida per evitare valanghe e smottamenti.

Per gli indisciplinati si adottarono le famigerate multe e per i recidivi si organizzarono dei gran premi, nacquero i semafori e i massi vennero dotati di optional come l’ABS, il ventaglio automatico, vennero anche colorati e ci fu chi, non soddisfatto imparò ad usare due massi insieme e poi altri ne usarono tre e altri ancora quattro ed infine nacque il RC (ruota club), ovvero il MASSO CLUB antenato dell’Automobil Club, ma non ci volle molto tempo perché tutto questo potesse generare lo smog e di conseguenza Greenpeace, gli ecologisti e l’asfalto.

Se pensiamo che tutto questo ha avuto origine da una apparentemente innocua gita in montagna, la conseguente riflessione ci porterebbe a dire che la montagna è pericolosa, ma non risolverebbe il problema  alla radice.

Infatti dopo tale invenzione il pressante invito è di restarvene tutti a casa vostra, cosa cavolo andate a zonzo.

E’ pur vero che l’età in cui è accaduto è quella del suicidio ma il rischio è quello di aver messo le basi per un futuro da età dell’omicidio.

*

Come ogni evoluzione che si rispetti anche questo periodo ha una sua fine pressoché naturale che prepara e definisce il periodo successivo, di norma segna anche una discontinuità con il periodo precedente, a volte persino l’opposto, nella ricerca di un equilibrio necessario per una crescita costante del genere umano.

Pertanto, nel prossimo articolo, iniziamo il periodo successivo con grande curiosità; Lo chiameremo “l’età della resistenza”.

NUOVI MODELLI DI UMANITA’

In questi primi passi della storia umana, le vicende e il contesto storico, come abbiamo visto nei precedenti articoli, hanno creato situazioni e forgiato caratteristiche particolari che tradotte in umanità semplice costituiscono dei modelli di ominidi che possono suscitare alcune considerazioni.

Fra questi abbiamo voluto segnalarvene qualcuno, come esempi, certamente non esaustivi ma indicativi del folklore in cui ci stiamo addentrando.

Pterodattilo

Homo Phantofola

Per la precisione vi erano due tipi di Pterodattili, il “Pterodattilo scriba” da catalogarsi nel genere intellettuale e assolutamente poco interattivo, un tipo silenzioso e oscuro nonché leggermente permaloso che preferisce farsi toccare solo con le dita della mano ed è riconoscibile da un fastidioso tic … che spesso finisce con tac, tipo macchina da scrivere.

Ciò nonostante, in certi momenti, risulta essere di grande compagnia e perciò dobbiamo considerarlo di tipo domestico.

L’altro tipo di Pterodattilo è quello cosiddetto “volantis”.

Il Pterodattilo volantis era essenzialmente un animale volante dotato di senso dell’orientamento e capace di fermarsi solo per scali tecnici e per la sua conformazione lo potremmo considerare dirottabile, dotato di voce dal tono acuto che se stimolato può anche rompere la barriera del suono… e se inc… arrabbiato è in grado di rilasciare uova esplosive.

Questo tipico uomo tranquillo, che inizia a diffondersi per i quattro lati del mondo, preferisce la paciosa sedentarietà e odia il footing e le palestre, in contrapposizione totale ai propri antenati e lo fa come in una specie di rivoluzionario atteggiamento di ribellione generazionale.

Egli passa il tempo libero annoiandosi ed è assolutamente improbabile qualsiasi sua iniziativa fuori casa, va matto per la televisione e gradisce essere servito a letto.

Non vuole impegni che lo stanchino e si veste casual, anzi, casualmente, cioè come gli capita, infatti adora il pigiama e le pantofole e potrebbe anche avere delle reazioni violente e far del male se costretto a mettere delle scarpe da tennis.

Non conviene disturbarlo quando fa il pisolino altrimenti vuol dire che vi fa schifo la vita.

 

E’ di questo periodo che possiamo includere una di quelle scoperte che effettivamente condizioneranno la storia dell’uomo e che per tradizione non è stata sufficientemente descritta o spiegata.

Cercheremo nel prossimo articolo di colmare questa lacuna anteponendo la fantasia all’ovvio … parlando della grande scoperta della Ruota.

L’ETA’ DEL SUICIDIO

Dopo aver corso per centinaia d’anni, gli ominidi, colti da improvviso lampo di genio, ma soprattutto sfiatati, decidono di fermarsi.

La decisione risulta fra le più coraggiose della storia, visto che le avversità non erano ne diminuite ne di scarso rilievo, soprattutto per soggetti statici, cosa assolutamente sconosciuta agli ominidi del tempo.

Chiaro, dunque, risulta il fatto che affrontare le avversità significava votarsi al sacrificio e tale decisione non poteva essere presa coscientemente da nessun essere vivente e pensante, magari poco intelligente ma non scemo.

Il periodo è però caratterizzato dalla nebbia delle menti che offuscava la già debole mente degli ominidi, prodotta probabilmente da troppi anni di fuga perpetua.

Del resto, quando non si ha il coraggio e nessuno è in grado di decidere, è abbastanza naturale ricorrere a metodi semplici e fatalistici, oppure lasciare che a decidere del proprio destino sia un bizzarro sorteggio, anche quando la posta in gioco è l’esistenza stessa o la sopravvivenza e ciò è da considerarsi oltre ogni pazza istintiva intuizione.

Il sorteggio in questione era basato sullo spetalo della margherita e consisteva nel chiarire, petalo dopo petalo, se ci si doveva fermare o non ci si doveva fermare … che presto si tramutò in… ci si deve suicidare o non ci si deve suicidare !

In conseguenza di questa bizzarra pratica, nacquero movimenti e gruppi di influencer, anche politici, che esortavano il mondo intero a prendere una decisione definitiva, ovvero quella di fermarsi, costi quello che costi o come direbbero i politici attuali “senza se e senza ma”.

Si formò, quindi, quello che noi chiamiamo, per semplicità, “il movimento fermista”!

Occorre spiegare che i mutamenti sociali non sono certo cose che accadono in fretta e furia e quello che accadde nella società del suicidio non fu un rifiuto dei valori di fondo, basati sulla fuga, e neppure il frutto di improbabili riflessioni, semmai la mancanza di fiato collettivo.

Il movimento “fermista”, cioè coloro che auspicano la fine della fuga, nasce e si evolve fra i soggetti con caratteristiche di bassa resistenza e perciò a rischio di essere raggiunti dai famigerati ghiacciai e altri animali poco gentili e comprensivi.

Il movimento, però, si espande anche fra coloro che di resistenza non fanno difetto, perché in fondo un pisolino ogni tanto fa gola a chiunque.

Con queste basi morali ed ideologiche, il movimento fermista viene tacciato subito di tradimento e ribellione e in contrapposizione, gli ortodossi dell’epoca, capeggiati da etiopi e tanzaniani, cercano di arginare il nascente movimento, accusandolo di introdurre abitudini pericolose, cosicché il pisolo viene considerato reato punito con tre ore di cyclette forzata ad 80 km/h.

Ma si sa che i vizi sono più facili a farsi largo e il movimento fermista, alla fine, prevale.

La società intera si ferma e nuove sfide attendono i coraggiosi e intrepidi omini.

Il movimento fermista ha vinto ed esso ora è di fronte al dilemma: trasformarsi nel movimento suicida!? e c’è chi dice che in fondo è la stessa cosa.

In un periodo come quello dell’età del suicidio, così autolesionista, anche le strutture economiche, persino le più fertili, possono andare in crisi.

Il primo segnale è senza alcun dubbio la mancanza di manodopera, che costringe ad alzare i livelli retributivi dei singoli soggetti lavorativi ancora in circolazione, con tentativi di emarginazione coatta per tentare di farli perpetuare nella loro quotidiana corsa.

Ma il cambiamento sociale induce anche l’economia all’adattamento e alla riconversione, pertanto assistiamo ad una moria delle aziende di calzature e abbigliamento sportivo, mentre parallelamente fioriscono quelle di trasporti, logistica, immobiliari e dei beni durevoli.

L’età del suicidio ci porta verso un tipo di economia strutturalmente stabile, dove la merce deve arrivare a domicilio e non l’utente deve andare a prendersela.

Nascono nuovi modelli di umanità e fra questi ve ne segnaleremo alcuni nel prossimo articolo, che ci stanno particolarmente a cuore anche perché riteniamo siano rimasti incredibilmente attuali.