L’ALBA DELL’ANTICA GRECIA

Dopo le prime invasioni presso i soliti sfortunatissimi popoli della mesopotamia e dopo le pessime esperienze degli ultimi pollastri, intesi come popolo dei faraoni, la storia ha creduto fosse bene crearsi una scappatoia, un diversivo, qualcosa che le facesse dimenticare al più presto un millennio a dir poco pieno di contraddizioni, per certi versi persino monotono, come del resto tutti i millenni che seguiranno; così assistiamo alle invasioni sulle terre di nessuno, giusto per diversificare un po’ la narrazione anche se sappiamo che gli esperti saranno contrariati di questa definizione, non avendola coniata loro.

Qualcuno potrebbe anche obbiettare : “ma che razza di invasioni sono se non c’erano popoli su quelle terre”? Ce lo chiediamo anche noi e forse anche gli esperti, notoriamente poco allenati a farsi tante masturbazioni mentali intelligenti.

Eppure è così, alcuni popoli in cerca di chissà che cosa iniziarono a vagare fra le coste della penisola greca e sarebbero andati anche oltre se non fossero stati popoli fifoni e che non sapevano nuotare e avevano paura dell’acqua.

Questi nuovi popoli che si affacciano alla storia e che riempiranno le narici, oltre che le cronache dei prossimi secoli, avevano alcune caratteristiche comuni.

La più evidente e già citata era l’olezzo procurato dal loro secolare rifiuto di lavarsi, odiavano l’acqua; altra caratteristica la provenienza, sembra infatti che questi lavacri umani si muovessero in branco, dove andava uno lo seguivano anche gli altri, questa caratteristica risulterà alquanto pericolosa per i popoli vicini e per quanti penseranno di assoggettarli.

Un’altra caratteristica degna di essere menzionata è la propensione a litigare fra loro e a riappacificarsi, per poi tradirsi, riappacificarsi e poi ritradirsi.

Insomma sempre insieme ma sempre divisi e diffidenti, non si creda che questa fosse una debolezza, spesso risulterà una tattica vincente per disorientare il nemico.

Questi popoli venuti da chissà dove si fermarono nella penisola ellenica anche perchè più in giù c’era il mare, notoriamente pieno d’acqua.

Possiamo così affermare che questi popoli, che meglio descriveremo nel prossimo articolo, si possano chiamare popoli ellenici, evviva ha inizio la storia della antica Grecia.

LE PIETRE DI MENTUHOTEP III°

royal sculpture, dyn11, dyn12, MK

Ci avviciniamo verso il 2000 a.C. e in Egitto, dopo la traumatica esperienza con il faraone Mentuhotep II (vedi articoli precedenti), l’Egitto, senza alcun clamore, perchè presumibilmente non fregava niente a nessuno, vede sedere sul trono d’Egitto un nuovo faraone.

Per evitare sorprese e percorrere strade, seppur anguste, ma conosciute, viene eletto al trono il figlio del faraone precedente e per non incorrere proprio in nessuna variante viene imposto il nome di Mentuhotep III°, tutto ciò non prima di aver fatto un lungo esame al futuro faraone, con esito negativo, ovvero di aver dato prova inconfutabile di non avere idee di nessun genere e pertanto di far scorrere le cose così come stavano.

Grande continuità è sinonimo di stabilità (a volte anche di inerzia).

Ciò nonostante L‘onore del faraone tocca il più basso livello di credibilità.

Una grande penuria di pietre si era abbattuta sull’Egitto, esse mancavano da ogni prato, da ogni collina (senza contare che erano già assenti nel deserto), il loro sfruttamento intensivo degli ultimi secoli per la creazione delle piramidi e altre tombe simili avevano ridotto questa terra in un desolato e piatto panorama.

La crisi toccò anche le abitudini, gli usi e i costumi e persino la morale, infatti non si potevano più lapidare le prostitute e le streghe col risultato di aumentarne l’attività e di converso si ripiegò con la bigamia, per consolazione e “appagamento”, ma due non bastarono e si arrivò a tre e poi a quattro sino a giungere all’Harem.

Tutto ciò per delle futili pietre!

Il faraone, a cui nessuno dava retta, pensò che una spedizione a caccia di pietre fosse il toccasana, ma nessuno dei suoi sudditi o militari accettarono tale incarico, perciò il faraone mandò a caccia di pietre il suo maggiordomo Henenu.

Henenu era un tipo così leggero, inconsistente, friabile, tutto il contrario di un cercatore di pietre e semmai, povero lui, era più specializzato a schivarle che cercarle, dato il suo aspetto poco rapprentativo delle forme usuali.

Il risultato lo lasciamo giudicare ai posteri che potranno agevolmente vedere le fattezze della tomba di questo faraone… sempre che gliela costruiscano la tomba a un tipo così.

Cercate e se trovate … giudicate!

Ma il destino crudele si abbatte sulla stirpe dei polli e come in un libro sapientemente scritto da un premio nobel specializzato in gialli, il nuovo millennio non poteva che far cadere il vecchio Mentuhotep III°.

La sua strenua lotta contro il fato Io portò negli ultimi tempi a tentare ciò che nessun uomo, o pollo, aveva mai neppure osato pensare.

Egli, cosciente che ad un nuovo millennio doveva corrispondere un nuovo faraone, tentò di fermare il tempo bloccando per decreto tutti gli orologi del regno e quando tutto sembrava andasse secondo il suo ingenuo piano, venne da un lontano paese un venditore ambulante di falsi rolex che con il suo successo imprenditoriale riempì gli egizi di nuovi orologi e riportò il regno, improvvisamente, alla reale datazione.

Non fece in tempo neppure a vendicarsi che spirò sopraffatto dalla collera.

Ci vollero mesi per rimettere in sesto tutti gli orologi del regno.

Oscurati da mille e più leggende, presi dal timore di chissà quali orribili guai nascondesse il nuovo millennio, i polli pensarono che, forse, fosse meglio lasciare alla stirpe dei “Mentoni” l’onere del trono, credendo che così facendo il fato continuasse a prendersela con loro, lasciando il resto del popolo in pace.

Fu perciò nominato faraone il figlio del defunto e fu chiamato Mentuhotep IV.

I SUMERI E ISHBI L’INVIDIOSO

Come abbiamo avuto modo di raccontarvi negli articoli precedenti, la terra di Sumer era agitata da diversi pretendenti o invasori fra loro invidiosi, così, fra una sopportazione e l’altra subirono anche la rivalità dei loro regnanti.

L’invidia verso i vicini e odiati nemici di Larsa e la sudditanza psicologica, nonché militare (oltre che polmonare), verso il loro Re Naplanum, che come abbiamo visto precedentemente era capace di mefitiche gesta, domina come tratto imprescindibile del carattere di Ishbi, Re della città rivale di Isin, il quale non governa secondo un proprio canone ma solo rincorrendo le gesta del suo rivale.

Dotato di scarsa creatività è stato soprannominato “erra” per i suoi innumerevoli errori. Ciò nonostante egli ha portato la sua città ad onori mai visti ed ad errori mai uditi.

Egli fa parte di quelle genti discese dai monti ma la sua discesa dai monti è prima ancora che un gesto militare e strategico, un vero e proprio ruzzolone.

La sua invidia verso le genti di Larsa ma soprattutto del mefitico Naplanum aveva raggiunto livelli schizofrenici tanto che impose alla sua gente di non lavarsi perchè così poteva rivaleggiare con i maleodoranti vicini.

Bandì profumi e ogni pianta con fragranze soavi e piacevoli, istituì l’ora della puzza dove tutti i cittadini dovevano annusare puzze mefitiche e ciò avrebbe determinato una resistenza utile nella difesa in caso di attacco di Naplanum.

La sua politica è di pura copiatura tanto da coniare il termine di “strategia della carta carbone”.

Verrà di certo ricordato nella storia per altre ragioni e non per queste in quanto una cosa ha saputo davvero individuare e realizzare compiutamente: la corruzione degli esperti storici del tempo.

Nonostante questo, il suo regno durò ben 33 anni, una catastrofe per le sue genti e sufficiente per portarlo a ricordo nel corso della storia.

SUMERI: L’EPOCA DI UR NAMMU

Ur Nammu era il Re dei Sumeri, di origine sarda, il suo nome invita inequivocabilmente ad andare (Nammu)… ma andare dove?

In un primo momento il Re porta a spasso per la Mesopotamia i suoi sudditi Sumeri, dimostrandosi così uno stravagante zuzzurellone, un po’ nomade ma forse, soprattutto, non dotato di senso dell’orientamento, trasporta il suo popolo da una parte all’altra della regione.

Mentre il popolo Sumero vagava senza meta, nel vicino Egitto l’ira di Mentone il teppista (al secolo Mentuhotep Il) raggiunge il suo massimo splendore, riuscendo a sconfiggere gli ignoranti Re Eracleopoliani (nel senso vero del termine … essi ignoravano molte cose) , così facendo, egli riunisce l’Egitto.

Da questo momento una nuova era si affacciava nel pollaio lungo il Nilo e la felicità non poteva che portare ad un aumento di uova … ehm di.. .di… insomma, demografico!

Mentre fra i somari, Sumeri, non c’è mai pace, nonostante stiano attraversando un periodo di rinnovato entusiasmo.

Dai monti che dominano il regno Sumero, una città di nome Larsa iniziava ad espandersi guidata dal suo Re Naplanum.

NAPLANUM

Egli era capostipite ed inventore della più potente arma distruttrice, il napalm.

E’ ovvio che egli non poteva essere in grado di costruire un simile mostruoso concentrato chimico, ma in compenso egli ne possedeva l’innata formula che “elargiva” contro i suoi nemici.

I suoi attacchi avvenivano poco dopo pranzo e così anche le battaglie venivano lanciate in concomitanza di questo evento con effetti pressoché immediati e devastanti.

La distruzione regnava sovrana e il vento mefitico scendeva dai monti verso valle, dove senza difese i popoli soccombevano al terribile Re di Larsa.

Ur Nammu tentò di spostarsi, come era solito fare, ma non ebbe scampo.

LA DISCESA DI ISIN

Mentre tutti i Somari sono intenti a proteggersi dagli attacchi nefasti del maleodorante Re di Larsa, Naplanum, un’altra catastrofe sta per abbattersi contro l’ignaro, e a questo punto sfigato, popolo; trattasi degli eterni rivali del maleodorante Naplanum e abitanti della città di Isin, inguaribili invidiosi, guidati dal loro Re, Ishbi-erra, che al contrario del suo rivale egli soffriva di stipsi.

Potranno i somari resistere a due attacchi così diversi?

Mentre la nube (tossica) dei soldati di Naplanum, già imperversava, crediamo sia opportuno recitare qualche sommessa preghiera per questo popolo che, incapace di trovare adeguate mascherine di protezione, non potrà che augurarsi una vittoria e relativa sottomissione ai nuovi pretendenti invasori.

Nel frattempo dobbiamo registrare alcune conseguenze sociali derivate da questo periodo.

Nel regno di Sumer sono state abolite le centraline per la rilevazione di gas nocivi in quanto ritenute delle spie al servizio del terrorismo somaro atte ad individuare la presenza del re.

Nel regno di Sumer sono state bandite tutte le produzioni di profumi e deodoranti in quanto considerati un’arma difensiva pericolosa verso il nuovo re Naplanum.

Nel regno di Sumer non si trovano più mascherine protettive.

IL FARAONE MENTUHOTEP II°

Abbiamo lasciato l’Egitto nel pieno caos e continue schermaglie fra Tebe ed Eracleopoli, ancora nord contro sud, senza che nessuno fosse in grado di riportare la pace nel pollaio.

In questo periodo sale al trono di Tebe un certo Mentuhotep II

Condottiero egizio originario di Tebe.

Il suo nome deriva dal suo mento eccessivamente pronunciato e dal suo carattere decisamente iroso che da giovane lo porta ad essere più volte richiamato ed individuato come teppista, spesso espulso da scuola non si era fatto una bella fama.

Una volta diventato faraone, l’ira di Mentone il teppista (al secolo Mentuhotep II) raggiunge il suo massimo splendore, riuscendo a sconfiggere gli ignoranti Re Eracleopoliani, egli, in questo modo riunisce l’Egitto.

Da questo momento una nuova era si affacciava nel pollaio lungo il Nilo e la felicità non poteva che portare ad un aumento di uova … ehm di.. .di… insomma, demografico!

Marzo 2010 a.c.

Una notizia scuote le acque lente e tranquille del grande Nilo, il Faraone Mentuhotep II° spira e nonostante negli ultimi anni abbia sofferto di manie di grandezza egli aveva interpretato la volontà del suo popolo che ora lo piange.

Fin dall’annuncio decine e decine di sudditi colti dalla disperazione chiedevano, con regolare modulo bollato su papiro di prima categoria, di essere seppelliti con il loro faraone.

Alcuni, i più fortunati, riuscirono a coronare il loro sogno, chi ancora vivo, chi oramai mentalmente sopraffatto dal dolore, veniva seppellito insieme al faraone.

Uno di questi, gran nobile mai cresciuto, di nome Meketra, conosciuto come il più grande collezionista di soldatini, insistette nell’essere sepolto accanto ai suoi soldatini.

Nonostante questo ardore mortale, la tomba di Mentuhotep II°, che egli fece costruire con ampio margine di grandezza, prevedendo che in molti lo avrebbero seguito anche dopo la dipartita, risultò ancora non pienamente occupata, pertanto, oltre ai volontari, si procedette al seppellimento anche di altri sudditi scelti a caso per riempire i vuoti affinché a futura memoria non si dicesse che il fu faraone non fosse amato; questo particolare per noi è di secondaria importanza … un po’ meno per i sorteggiati dell’ultima ora.

LA RISCOSSA DEI SUMERI

Abbiamo lasciato il popolo dei Sumeri in balia degli invasori Guti, popolo serioso fino al eccesso e sempre con il muso lungo, dove sorridere era severamente proibito, anzi addirittura punito.

In quegli anni bui di proibizione assoluta e di scoraggiamento, ai poveri Sumeri (somari) non rimase altro da fare che pregare; i credenti aumentarono a dismisura e fra questi un pio sumaro si mise in evidenza, il suo nome era Gudea, signore della città di Lagash che costruì ben 15 templi pieni di statue di ogni divinità (per non scontentare o dimenticare nessuno).

Era il 2125 quando, finalmente, le preghiere furono esaudite e, grazie a quel velato sorriso che i seriosi Guti fecero anni prima alla notizia della morte di Pepi II°, la strana malattia del sorriso aveva invaso tutta la Mesopotamia, infettando anche i Guti … e si sa che a volte basta un sorriso…

Oramai i Guti erano costretti a coprirsi la faccia per non svelare la loro malattia, finchè non ne poterono più e i sumeri, con incredula sorpresa, poterono vedere il sorriso sui visi dei Guti.

L’arma micidiale del sorriso si dimostrò fatale per i Guti che non riuscirono più a fermare tale malattia e dal sorriso passarono al riso, e dal riso alla pastasciutta (??) … ehm volevo dire, alla straripante sghignazzata.

Ciò nonostante ai sumeri era ancora proibito ridere e per i poveri sumeri furono anni di sofferenti e invidiosi sguardi verso coloro che potevano e non volevano ridere, e la silenziosa attesa divenne una punizione ancor più dura.

La malattia del sorriso dei Guti raggiunge la sua apoteosi e i Sumeri, resosi conto della debolezza raggiunta dai loro invasori, raccontando barzellette, riescono a cacciarli.

A guidare la loro particolare riscossa un certo Utu-Khegal, noto pagliaccio della città di Uruk.

I Sumeri riprendono coraggio e le varie città, oramai liberate dal giogo tristoso, ricominciarono a bisticciare fra loro, finchè l’egemonia non passò alla città di Ur che con il suo re Ur-Nammu portarono la loro estensione  anche fra i paesi vicini.

Il Re reintroduce il raglio originale nel linguaggio del nuovo regno, riportando alla purezza antica un popolo bistrattato da varie invasioni.

AL TEMPO DEL FARAONE PEPI II°

Figlio di Peppino e fratellastro di Merenra, egli fu eletto faraone quando ancora non aveva 6 anni e il suo regno durò talmente tanto che alla fine l’istituzione faraonica stessa andò in crisi.

Non fu mai colpito da malattie, nemmeno un raffreddore.

I vari Visir tentarono più volte di avvelenarlo ma senza successo, tanto che da questa situazione si iniziò a pensare che egli era re e Dio nello stesso tempo.

A tutti fu subito chiaro che il periodo che stava attraversando il mondo non era certo dei più felici.

In Egitto il ritorno di un faraone che non moriva, che non si ammalava e che si chiamava pure lui Pepi, fece sì che si dovette istituire una legge per negare di diventare faraone a tutti coloro che erano sanissimi e che si chiamavano Pepi o Peppino o Giuseppe.

Mentre gli egizi non sapevano come liberarsi del faraone, fra i vicini senz’altro non si gioiva, anzi era proprio vietato gioire, perché il serioso atteggiamento del popolo Guto trasformò la terra che fu dei somari in un mortorio vivente, un cimitero di facce lunghe dove persino il sole, quando c’era, era pallido.

Questo stato delle cose portò a reazioni di vario tipo, da un aumento della schizofrenia dovuta al morbo “ridens” fra i somari, a iniziative private, in Egitto, volte a incoraggiare il tradimento e il regicidio, iniziative per altro prive di sostanziale fortuna.

In questo contesto soltanto presso la città di Babilonia si poteva, nonostante il persistere della sua originaria confusione, vivere con una tenue possibilità di soddisfazione e questo non fece altro che ingigantire la fama di questa città.

Era il 2182 quando, dal torpore di decenni senza senso, finalmente, una notizia diede una scossa all’infranta e rassegnata umanità.

Ciò che, oramai, più nessuno si aspettava era improvvisamente accaduto, Pepi II°, il faraone più vecchio della storia, era improvvisamente spirato; i biografi sostengono per eccesso di sbadigli annoiati.

Alla notizia il popolo tutto si riversò nelle strade come fiume in piena, devastando dalla gioia il palazzo reale.

La notizia ebbe grande eco anche fuori dall’Egitto e fece fare persino un sorriso ai tenebrosi Guti.

Non vi era possibilità di errore, con la colui dipartita la vita ritornava a scorrere.

Presto gli egizi si accorsero che a certe notizie occorre perlomeno prepararsi, altrimenti si rischia di andare fuori di testa e infatti è quello che accadde subito dopo lungo il Nilo.

Il colpo fu talmente violento che il paese liberò una tale carica di libertà che l’ordine fu sconvolto e il paese passò dalla sonnolenza ad un tragico caos primordiale.

Dopo 20 anni di caos, alcuni polli provinciali di categoria inferiore e abitanti a Eracleopoli riuscirono, grazie alla loro straripante crudeltà, a ridare un faraone al paese, era il 2160.

Il nome di costui era Meryibra Khetye che fece arrabbiare anche le divinità per la sua eccessiva durezza, (rispondeva male anche a loro) egli si rese conto troppo tardi del duro compito che spettava ad un faraone e pertanto ne fu sorpreso, subendone psichicamente il peso e diventando pazzo.

La sua crudeltà, accresciuta dal suo stato psichico, divenne insopportabile e alla fine i suoi servi misero fine al suo deviato regno, dando ospitalità ad affamati coccodrilli nella piscina dove il tapino usava gettarsi ogni giorno.

Questa fine ingloriosa, va sottolineato, fu benedetta anche dalle divinità che garantirono la loro benedizione alla dinastia Eracleopoliana in cambio della uscita di scena del pazzo.

IL FARAONE MERENRA I°

L’ACQUA SCORRE LUNGO IL NILO

Un sussulto si sparse per tutto il pianeta!

La conta del bestiame in Egitto era finita.

Chi ha diligentemente seguito le nostre tappe della storia saprà certamente che abbiamo lasciato l’antico Egitto alle prese con una frustrante conta del bestiame … per chi invece è novello si deve accontentare di immaginare l’antefatto oppure diligentemente andare a leggere gli articoli precedenti.

Ma torniamo a noi, l’emozione di questo annuncio fu assai forte e occultò il vero motivo di tanto clamore, la morte del faraone Peppino… i festeggiamenti durarono fino all’alba!!! (quanto lo amavano …)

Passata la sbornia , gli egiziani si risvegliarono con un nuovo faraone che, essendo figlio di Peppino, rischiava anch’esso di durare a lungo, perciò, dopo la rituale visita medica dell’insediamento, tutti tirarono un sospiro di sollievo, avendo notato qualche piccolo problemuccio.

Così la festa continuò.

Questo faraone si chiamava….

MERENRA I

Figlio di Pepi I° e di una delle due mogli, sorelle gemelle, che Peppino sposò per evitare confusione.

In realtà tutti lo chiamavano Merenda perché gli piaceva fare una nutrita pausa pomeridiana e questa pausa la impose atutti i suoi sudditi sparsi nel regno.

Così gli Egiziani si ritrovarono con una nuova abitudine, quella di fare merenda tutti assieme nel pomeriggio e ciò divenne come l’ora del Tè per gli Inglesi, un momento sacro.

La sua vita fu scialba ma ha il merito di aver permesso un breve periodo di sollievo al suo popolo dopo l’estenuante conta del bestiame ripetuta per ben 25 volte.

La confusione tratta dal matrimonio di Peppino con le due sorelle gemelle e la nascita di figli da entrambe, seppure a distanza di anni, diede i suoi frutti.

Infatti, mentre tutto il popolo avicolo cantava lo scampato pericolo con il faraone Merenra, il vero continuatore della dinastia dei Pepi fu l’altro figlio che salì al trono dopo la morte del fratellastro avvenuta per noia.

Il suo vero nome, manco a farlo apposta, fu Pepi II e alla sua notizia il popolo fu travolto e sconvolto da un serio presentimento: Sarà anche lui come il padre?

Gli scongiuri non servirono a nulla, infatti egli fu il faraone più longevo della storia … ma di questo ne parleremo la prossima volta.

GLI HITTITI

Popolo alquanto strano che si conoscerà meglio più tardi, ma che già ora è meglio non stargli accanto per più di tre giorni, in quanto dopo tale limite esso emana un puzzo terrificante.

Non si sa se fossero degli sporcaccioni o se questo difetto fosse dovuto alle loro sembianze vagamente somiglianti a pesci (da cui probabilmente l’origine del loro nome: Ittiti) oppure se semplicemente avevano un alito pesante.

Una cosa però apparve a tutti certa, essi possedevano una naturale arma letale che presto impareranno ad usare.

Intanto la voce della buona riuscita dell’invasione accadica (vedere articoli precedenti e se non lo avete fatto è il caso di provvedere) si sparse per tutto il mondo, ne parlarono le televisioni e i giornali e ciò indusse altri popoli a emularli.

Fra questi popoli, i primi a tentare una nuova invasione, furono i Lulubi che però non ebbero grande fortuna e vennero respinti dagli Accadi, mentre i Guti, che li seguirono, trovarono la strada spianata dalla indefessa filosofia fatalista degli Accadi che non trovarono giusto opporvisi.

L’ineffabilità della venuta dei Guti portò alla resa rassegnata di tutti gli Accadi e la conseguente instaurazione di una tirannia seriosa, dove il sorriso era punito con il taglio della lingua e le barzellette messe al bando.

Il regno si trasformò in un lugubre assortimento di genti dal muso lungo, senza diverimenti e svaghi.

I GUTI

Popolo dal carattere estremamente serio, anzi, eccessivamente serioso che riuscì a vincere gli Accadi proprio convincendoli, seriamente, che si poteva prevedere la loro sconfitta, e gli Accadi ammisero che se ciò doveva accadere sarebbe ovviamente accaduto e quindi era inutile continuare a respingerli e difedersi.

I LULUBI

Strana popolazione riconoscibile dal loro intenso ululare soprattutto notturno che non riuscì, però, a spaventare gli Accadi e perciò vennero arrestati per schiamazzo notturno e rinchiusi in prigioni simili ai canili.

UN RE ACCADICO: NARAM SIN

Dopo aver assaporato le pillole di saggezza della letteratura egizia narrate nell’articolo precedente possiamo ritornare sui passi dei nostri eroi.

Muore Sargon I° detto il grande, e la sua morte è strettamente messa in relazione al suo appellativo, infatti egli morì a causa di una tremenda capocciata presa entrando in una normalissima casa di amici che avevano un solo difetto: essere alti appena 1,40 mt. e i loro soffitti rispecchiavano le proporzioni.

Si dovette procedere alla elezione del nuovo Re di Accad e ciò non poteva che essere una fatalità, infatti viene eletto, secondo la tradizione il primo che capitò per caso da quelle parti.

Il suo nome era Naram sin.

NARAM SIN          

Nuovo re di Accad, nominato per caso, essendo egli passato accanto al comitato di corte proprio nel momento in cui si chiedevano chi eleggere.

In verità egli era un pizzaiolo che stava andando al mercato e questo particolare finirà per imprimere una svolta al regno.

Il nuovo re accadico si è presto montato la testa e si è fatto proclamare Dio.

Il suo popolo, fatalista, non fece opposizione, visto che è accaduto… pazienza, inoltre si fece chiamare, rimandando alle sue origini di pizzaiolo, parafrasando una sua specialità, re delle 4 regioni.

Intanto nelle terre montane, una volta abitate dai fatalisti di Accad, che erano state abbandonate, trovarono riparo delle genti strane che formarono un regno detto di Hatti che preludeva all’entrata in scena del popolo degli Hittiti.

Le rocambolesche storie dei popoli antichi cominciano ad assumere connotati complicati ma incredibilmente saturi di fantasia e si arricchiscono di nuovi popoli pieni di interessanti sviluppi futuri … seguiteci nelle prossime puntate.