LA RISCOSSA DEI SUMERI

Abbiamo lasciato il popolo dei Sumeri in balia degli invasori Guti, popolo serioso fino al eccesso e sempre con il muso lungo, dove sorridere era severamente proibito, anzi addirittura punito.

In quegli anni bui di proibizione assoluta e di scoraggiamento, ai poveri Sumeri (somari) non rimase altro da fare che pregare; i credenti aumentarono a dismisura e fra questi un pio sumaro si mise in evidenza, il suo nome era Gudea, signore della città di Lagash che costruì ben 15 templi pieni di statue di ogni divinità (per non scontentare o dimenticare nessuno).

Era il 2125 quando, finalmente, le preghiere furono esaudite e, grazie a quel velato sorriso che i seriosi Guti fecero anni prima alla notizia della morte di Pepi II°, la strana malattia del sorriso aveva invaso tutta la Mesopotamia, infettando anche i Guti … e si sa che a volte basta un sorriso…

Oramai i Guti erano costretti a coprirsi la faccia per non svelare la loro malattia, finchè non ne poterono più e i sumeri, con incredula sorpresa, poterono vedere il sorriso sui visi dei Guti.

L’arma micidiale del sorriso si dimostrò fatale per i Guti che non riuscirono più a fermare tale malattia e dal sorriso passarono al riso, e dal riso alla pastasciutta (??) … ehm volevo dire, alla straripante sghignazzata.

Ciò nonostante ai sumeri era ancora proibito ridere e per i poveri sumeri furono anni di sofferenti e invidiosi sguardi verso coloro che potevano e non volevano ridere, e la silenziosa attesa divenne una punizione ancor più dura.

La malattia del sorriso dei Guti raggiunge la sua apoteosi e i Sumeri, resosi conto della debolezza raggiunta dai loro invasori, raccontando barzellette, riescono a cacciarli.

A guidare la loro particolare riscossa un certo Utu-Khegal, noto pagliaccio della città di Uruk.

I Sumeri riprendono coraggio e le varie città, oramai liberate dal giogo tristoso, ricominciarono a bisticciare fra loro, finchè l’egemonia non passò alla città di Ur che con il suo re Ur-Nammu portarono la loro estensione  anche fra i paesi vicini.

Il Re reintroduce il raglio originale nel linguaggio del nuovo regno, riportando alla purezza antica un popolo bistrattato da varie invasioni.

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