AL TEMPO DEL FARAONE PEPI II°

Figlio di Peppino e fratellastro di Merenra, egli fu eletto faraone quando ancora non aveva 6 anni e il suo regno durò talmente tanto che alla fine l’istituzione faraonica stessa andò in crisi.

Non fu mai colpito da malattie, nemmeno un raffreddore.

I vari Visir tentarono più volte di avvelenarlo ma senza successo, tanto che da questa situazione si iniziò a pensare che egli era re e Dio nello stesso tempo.

A tutti fu subito chiaro che il periodo che stava attraversando il mondo non era certo dei più felici.

In Egitto il ritorno di un faraone che non moriva, che non si ammalava e che si chiamava pure lui Pepi, fece sì che si dovette istituire una legge per negare di diventare faraone a tutti coloro che erano sanissimi e che si chiamavano Pepi o Peppino o Giuseppe.

Mentre gli egizi non sapevano come liberarsi del faraone, fra i vicini senz’altro non si gioiva, anzi era proprio vietato gioire, perché il serioso atteggiamento del popolo Guto trasformò la terra che fu dei somari in un mortorio vivente, un cimitero di facce lunghe dove persino il sole, quando c’era, era pallido.

Questo stato delle cose portò a reazioni di vario tipo, da un aumento della schizofrenia dovuta al morbo “ridens” fra i somari, a iniziative private, in Egitto, volte a incoraggiare il tradimento e il regicidio, iniziative per altro prive di sostanziale fortuna.

In questo contesto soltanto presso la città di Babilonia si poteva, nonostante il persistere della sua originaria confusione, vivere con una tenue possibilità di soddisfazione e questo non fece altro che ingigantire la fama di questa città.

Era il 2182 quando, dal torpore di decenni senza senso, finalmente, una notizia diede una scossa all’infranta e rassegnata umanità.

Ciò che, oramai, più nessuno si aspettava era improvvisamente accaduto, Pepi II°, il faraone più vecchio della storia, era improvvisamente spirato; i biografi sostengono per eccesso di sbadigli annoiati.

Alla notizia il popolo tutto si riversò nelle strade come fiume in piena, devastando dalla gioia il palazzo reale.

La notizia ebbe grande eco anche fuori dall’Egitto e fece fare persino un sorriso ai tenebrosi Guti.

Non vi era possibilità di errore, con la colui dipartita la vita ritornava a scorrere.

Presto gli egizi si accorsero che a certe notizie occorre perlomeno prepararsi, altrimenti si rischia di andare fuori di testa e infatti è quello che accadde subito dopo lungo il Nilo.

Il colpo fu talmente violento che il paese liberò una tale carica di libertà che l’ordine fu sconvolto e il paese passò dalla sonnolenza ad un tragico caos primordiale.

Dopo 20 anni di caos, alcuni polli provinciali di categoria inferiore e abitanti a Eracleopoli riuscirono, grazie alla loro straripante crudeltà, a ridare un faraone al paese, era il 2160.

Il nome di costui era Meryibra Khetye che fece arrabbiare anche le divinità per la sua eccessiva durezza, (rispondeva male anche a loro) egli si rese conto troppo tardi del duro compito che spettava ad un faraone e pertanto ne fu sorpreso, subendone psichicamente il peso e diventando pazzo.

La sua crudeltà, accresciuta dal suo stato psichico, divenne insopportabile e alla fine i suoi servi misero fine al suo deviato regno, dando ospitalità ad affamati coccodrilli nella piscina dove il tapino usava gettarsi ogni giorno.

Questa fine ingloriosa, va sottolineato, fu benedetta anche dalle divinità che garantirono la loro benedizione alla dinastia Eracleopoliana in cambio della uscita di scena del pazzo.

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