I PERSONAGGI DELLE AVVENTURE DI ULISSE

Le avventure di Ulisse narrate nell’Odissea di Omero sono, da sempre, oggetto di riflessioni, stereotipi e fantasiose interpretazioni. Con questo articolo vogliamo inserirci in questo contesto andando a descrivere, a nostro modo, tutti quei personaggi che interferiscono e alimentano le avventure di Ulisse.

  • Atena: dea della saggezza, birbantella, gli piacevano i muscolosi eroi greci, assiste Ulisse e Telemaco durante tutto il poema sperando di averne tornaconti amorosi ma ne rimane profondamente delusa quando, al suo ritorno, Ulisse non si sbarazza anche della moglie.
  • Poseidone: Re dei mari, un tipo piuttosto tempestoso e vendicativo è l’antagonista divino di Ulisse; l’odio, per questo eroe lo porta a confondergli la strada e facendolo vagare nei suoi mari; l’odio arriva alla apoteosi quando Ulisse acceca suo figlio Polifemo.
  • I Proci: Descritti nei modi più spregevoli anche da Omero e non per niente scambiati per porci. Abusavano della casa di Ulisse bevendo e mangiando gratis … ambivano anche ad abusare di altro, ma Penelope sapeva il fatto suo.
  • Eumeo: servo fedele di Ulisse, addetto alla cura dei maiali, ovvero dei porci, ovvero dei proci. Umiliato dai Proci non vedeva l’ora di fargliela pagare.
  • Euriclea: La tata di Ulisse, riconosce il padrone sbarcato sull’isola per via di una cicatrice sulla gamba che si era procurato da ragazzo, anzi che lei gli aveva procurato perché non ne poteva più del casino che faceva.
     
  • Melanzio: servo che cura le capre di Itaca; era per questo molto affine agli animali e in particolare appoggiava i proci, personaggio poco affidabile.
  • Melanto: sorella di Melanzio e serva di Penelope. Ha una relazione con Eurimaco e, proprio come il fratello, ha un debole per i porci , pertanto tradisce Ulisse. Muore, impiccata da Telemaco.
     
  • Aliterse: indovino, mago e portatore di sfortuna. I porci lo temevano perché continuava a ripetere che Ulisse sarebbe tornato, gli altri lo temevano in ogni caso perchè ogni volta che apriva bocca era un dramma.
  • Femio: è il bugiardo di paese che, mentre Ulisse è assente, intrattiene gli abitanti del palazzo reale con i suoi racconti strampalati, ricorda un po’ Omero.
     
  • Filezio: il guardiano del bestiame del palazzo di Ulisse, alle prese con i porci che stavano dappertutto.
     
  • Mentore: a lui Ulisse affida il piccolo Telemaco prima di partire per la guerra di Troia, visto che Penelope non era molto affidabile ed era spesso intenta a distrarsi con i suoi hobby.
  • Calipso: un piccolo ghiacciolino, bellissima, nota pornostar del mediterraneo, si innamora di Ulisse quando lui arriva nell’isola di Ogigia. Lo tiene prigioniero per 7 anni, abusa dell’eroe in ogni sua forma e tenta in ogni modo di impedirgli di tornare a Itaca. Alla fine deve intervenire Ermes per convincerla a lasciarlo andare su ordine di Zeus.
  • Polifemo: un tipo con un sacco di complessi, asociale e scorbutico, un gigante da un solo occhio, miope e astigmatico, cannibale, figlio di Poseidone. Imprigiona Ulisse e i suoi compagni per mangiarli ma grazie ad uno stratagemma, Ulisse riesce ad accecare il gigante e a far fuggire i suoi compagni.
     
  • Circe: maga e regina dell’isola di Eea, trasforma i compagni di Ulisse in maiali ma non gli riesce di trasformare Ulisse e per questo s’innamora dell’eroe Greco trattenendolo nell’isola per un anno.
  • Tiresia: cieco! faceva la guida nel regno dei morti dove  Ulisse  lo incontra. I due hanno un colloquio, durante il quale Tiresia regala un guidino ad Ulisse che gli mostra come tornare ad Itaca. Gli permette anche di comunicare con le anime dei defunti, attraverso una seduta spiritica. 
  • Alcinoo: Re di Scheria, terra dei Feaci, accoglie Ulisse presso il suo palazzo ma siccome , anche lì, Ulisse ne combina di tutti i colori, pur di mandarlo via gli regala una barca e lo aiuta a tornare a Itaca.
  • Nausicaa: bellissima figlia di Alcinoo e Arete, sovrani dei Feaci. Insieme alle sue ancelle trova e aiuta Ulisse appena naufragato sulla spiaggia dell’isola e Ulisse risvegliatosi dopo il naufragio rimane estasiato dalla sua bellezza e decide di rimanere lì un po’, tanto ritardo più o ritardo meno, oramai …
     
  • Demodoco: è un aedo, cieco, che attraveso dei suoi canali di comunicazione la sapeva lunga su Ulisse e le sue vicissitudini … ogni tanto ne parlava alla corte di Alcinoo.
  • Sirene: vengono presentate come cantatrici marine abitanti un’isola presso Scilla e Cariddi, le quali incantavano, facendo poi morire, i marinai che incautamente vi sbarcavano. Odisseo, consigliato da Circe, la supera indenne, ma quanta fatica ha fatto Circe ad insegnargli il trucco.
  • Elpenore: durante la sosta presso la maga Circe, viene trasformato, insieme ad altri Greci, in un maiale. Tornato umano, ubriaco, si sdraia a dormire sul tetto dell’abitazione di Circe e al mattino cade e muore rompendosi l’osso del collo. E’ la prima anima che Ulisse vede durante l’evocazione dei morti.
  • Non è il caso di aggiungere altro! ….
     

ALLA SCOPERTA DELLA FAMIGLIA DI ULISSE

Come già anticipato nell’articolo precedente non abbiamo intenzione di narrarvi per l’ennesima volta la trama dell’Odissea ma non possiamo esimerci nel darvi un assaggio delle caratteristiche fondamentali di tutti quei personaggi che girano intorno a questa storia, partendo dalla famiglia del nostro eroe.

Conoscendoli, potrete, con la memoria, collocare gli avvenimenti con il giusto rigore intellettuale e magari farvi una vostra idea di come effettivamente andarono le cose.

Premettiamo che Omero, dopo questa analisi, non ci rivolgerà la parola per tutta l’eternità … oppure si dispererà per non averci pensato lui.

Parliamo della composizione della famiglia di Ulisse tramandata da Omero e decantata come valore assoluto dell’eroe protagonista … ma da chi era composta e quali caratteristiche e riflessioni si possono fare su questi personaggi?

  • Ulisse – Odisseo: di lui abbiamo già parlato, è il protagonista dell’Odissea. È l’eroe greco forte, sapiente e coraggioso, famoso soprattutto per la sua intelligenza e astuzia, ma alquanto sfigato e cornuto, sofferente di labirintite e con sintomi avanzati di alzheimer.    

E’ il marito di Penelope e il padre di Telemaco; sulle sue vere intenzioni possiamo alquanto dubitare benchè Omero lo fa passare per ingenuo e attratto dalle novità, crediamo che fosse capace di intendere e volere in modo sufficiente per trovare i modi e le giustificazioni utili per non far ritorno a casa. 

Nelle sue avventure sarà appoggiato e favorito da Atena e ostacolato da  Poseidone, nessuno dei due prevale perciò uno a uno e palla al centro.
 

  • Telemaco: quando il padre Ulisse parte per Troia, è un bambino ma quando inizia l’Odissea lo ritroviamo ventenne, sembra impotente, vedendo il salasso che i Proci fanno del suo regno, eppure i giovani di quell’età erano considerati già capaci guerrieri e alcuni di loro degli governanti nel pieno delle loro facoltà. Lui invece sembra subire in silenzio, quasi bullizzato in casa propria e in sintesi ben lontano dalle sembianze del padre, tanto da far sospettare che forse non lo fosse davvero. Ad un certo punto si decide di andare a cercare il padre, anche lui, però, come suo padre, ne passa di tutti colori prima di ritrovarlo, degno erede di una grande dinastia.
  • Penelope: moglie di Ulisse e madre di Telemaco, attende da 20 anni il ritorno del marito dalla guerra. Megera, furbetta se la da alla pazza gioia con i suoi pretendenti facendo finta di ingannarli con la sua mania di lavori a maglia. Non crediamo avesse così tanta voglia di rivedere il marito a cui imputava di averla lasciata sola per tutto questo tempo. Inoltre ella sapeva che gli altri principi Achei erano tornati da tempo a casa mentre di Ulisse non si avevano notizie. In fondo non se la passava così male e si era abituata ad essere esaudita di ogni sfizio da parte dei pretendenti, che peraltro non erano granchè e perciò non intendeva fare alcuna scelta lasciandoli strategicamente tutti in bilico.
  • Laerte: padre di Ulisse; Al suo ritorno non riconosce subito il figlio, forse avrebbe voluto non vederlo e faceva finta, un po’ perché anche lui colpito da alzheimer, ma soprattutto perché era arrabbiatissimo per come aveva abbandonato per tutti quegli anni, in quello stato, il suo regno.
  • Anticlea: madre di Ulisse. In seguito alla lunga assenza del figlio, preoccupata per le sue sorti sia nella Guerra di Troia sia durante il suo ritorno a casa , morì di dolore alla notizia che stava tornando !!! … e ciò la dice lunga lasciando aperto ogni interrogativo dubitativo di quanto amasse il figlio.

RIFLESSIONI SULL’ODISSEA

Siccome l’Odissea la conoscono tutti,  non ci sembra il caso, in questo contesto, dover tediarvi particolarmente sulla trama di tale epica panzana scritta da Omero e assolutamente inventata nonostante vi siano emeriti esperti che abbiano tentato di individuare spazi e segnali di storia vera vissuta.

Sorvoliamo pertanto sui dettagli e ci limitiamo ad una breve sintesi, secondo i nostri canoni e ad alcune considerazioni più generali sul contesto da cui proviene e si alimenta tanta fantasia.

Partiamo dal presupposto che la guerra di Troia sia effettivamente esistita e fin qui, nonostante molte obiezioni potremmo trovare delle convergenze.

Ora, noi sappiamo che Ulisse, il protagonista di questa storia, era l’eroe Greco che con la sua astuzia vinse la guerra di Troia.

Viene descritto come, abile, valoroso, intelligente, astuto e chissà cos’altro, pertanto ci riesce un pochino difficile vederlo perdere la strada per il ritorno a casa, perlomeno in condizioni normali, perciò il tutto lascia pensare a qualche altra cosa.

Per esempio: Ulisse dell’odissea è lo stesso dell’iliade? Oppure è una pessima controfigura, perché poi ne ha combinate davvero così tante da dubitare che fosse la stessa persona, oppure Ulisse aveva in corso una infezione o una labirintite tale da compromettere in modo serio l’orientamento?

Non possiamo escludere anche un semplice caso di alzaimer oppure, e qui casca l’asino, non è che Ulisse non avesse alcuna intenzione di tornare a casa perché Penelope, sua moglie, era una megera rompiscatole?

Comunque il fatto è che per varie ragioni Ulisse ci ha messo 10 anni per tornare a casa, neanche fosse un treno omnibus dei pendolari italiani.

Alcune altre considerazioni.

Possibile che il figlio Telemaco abbia aspettato così tanto tempo prima di andare a cercarlo? ciò lascia il lecito sospetto che, forse, non era la prima volta che Ulisse si assentava per molto tempo da casa e ancora una volta questa tesi si sposa con la volontarietà del suo viaggio infinito.

Posto che tutto ciò sia vero, dobbiamo dire che se voleva starsene lontano da casa poteva scegliere altre modalità meno stressanti per fare delle vacanze senza passare tutti quei guai e ciò fa nascere il sospetto che, forse, Ulisse, benché avesse quell’intenzione, era anche un gran sfigato.

La tesi che tutto ciò era derivato da aver fatto arrabbiare qualche dio dell’olimpo, non regge, altrimenti certi avvenimenti non si spiegano e avrebbero potuto avere una fine assai meno nobile.

Mentre lui vaga per il mediterraneo, nella sua isola, Itaca, la sposa Penelope viene data per vedova … tutt’altro che inconsolabile.

Una banda di Porci assedia la povera regina che, a questo punto, dovrebbe scegliere un altro sposo che automaticamente sarebbe divenuto re.

Contrariamente a quanto si crede, Penelope tergiversava col noto inganno tessile, perché era assai indecisa su chi posare la sua scelta, non tanto per evitarla e tanto meno per amore di Ulisse che Penelope considerava un deficiente smidollato, incapace di trovare anche la strada per tornare a casa; infatti molti erano i pretendenti e tutti piuttosto arrapati tanto da passare alla storia come porci (e non proci) e, in ogni caso, tutti costoro si erano piazzati nella reggia e mangiavano e bevevano (tanto) a sbafo e fu per questo, ovvero per l’eccessivo costo derivato da questa situazione, che il figlio Telemaco partì nella speranza di trovare il padre e far finire tale salasso.

Non possiamo anche escludere che Penelope non volesse sceglierne uno perché li voleva provare tutti ….  e Telemaco partì per una sorta di disgusto, ma non vogliamo cedere alla malizia e ai gossip a luci rosse, preferiamo pensare ad un grande momento di difficile discernimento da parte di una regina rimasta vedova!!!

Al ritorno, sospirato, Ulisse si ritrovò cornuto e mazziato e fu normale che si arrabbiò facendo strage di tutti quei … porci.

Forse voleva anche andare oltre e liberarsi anche di Penelope, ma poi, si sa, che è meglio far finire bene le favole e così vissero tutti felici e scontenti.

ALLA SCOPERTA DEGLI ETRUSCHI

Questo popolo che ha origini discusse e che trova in disaccordo gli esperti, è di fondamentale importanza nella narrazione della storia in Italia e pertanto non potevamo privarci di un nostro particolare punto di vista alternativo a quanto gli esperti vanno vagheggiando da millenni.

A nostro parere, considerate le nostre approfondite e fantasiose ricerche, riteniamo che gli Etruschi siano l’evoluzione dei popoli autoctoni toscani che hanno copiato sapientemente le cose migliori sia tecniche, che di usi e costumi degli immigrati mediorientali.

Formula tutt’altro da considerare negativamente e da prendere ad esempio per il futuro.

In ogni caso il popolo in questione è un popolo “Trusco” che tradotto dal dialetto significa truce o addirittura antipatico.

La “E” che li precede non è quella moderna digitale ma ne è l’antisegnana e sta per “commercio”

Perciò, tradotto, gli Etruschi erano dei commercianti truci e antipatici.

A tale proposito si contrapponevano soprattutto con i Fenici, i quali era un popolo felice (vedasi dettaglio tratto dal nostro libro “L’altra faccia della storia” o dagli articoli precedenti sui Fenici) e pertanto diametralmente opposti fra loro e il fatto che ebbero la meglio nella penisola italica la dice lunga sulla natura litigiosa e campanilistica del nostro paese.

Comunque furono molto abili nell’individuare le zone dove erigere le loro città che ancora oggi sono fra le meraviglie ambientali della penisola e a loro va il merito di aver collocato e creato le città di Volterra, Perugia, Tarquinia, Arezzo, Veio, Cerveteri, Fiesole e persino Pisa, a dimostrazione della loro sapienza urbanistica e ambientale.

Non per nulla nel corso della loro storia ad un certo punto condizionarono e caratterizzarono anche l’evoluzione di Roma e dei romani che, evidentemente, non avevano nel loro Dna lo stesso gusto del bello.

Essendo comunque anche truci e antipatici avevano anche altre caratteristiche che per ora non vogliamo dettagliare per lasciare questo spirito positivo della narrazione, tanto ci sarà sicuramente nel proseguo il modo e l’occasione di trattare gli altri aspetti.

I FARAONI LIBICI: SHESHONQ I

Con questo faraone inizia una nuova dinastia di sovrani non egiziani ma nella fattispecie Libici, come se la multiculturalità dell’antico Egitto che ha accolto stranieri provenienti da ogni regione dell’antichità avesse compiuto il suo corso, con le dovute proporzioni e con modalità certamente più discutibili questo faraone ha lo stesso impatto che ha avuto Barak Obama nell’America attuale.

Anche lui ormai integrato da generazioni, oltretutto già generale dell’esercito egiziano, che notoriamente era composto per lo più da mercenari provenienti da ogni dove.

Divenuto anche consigliere del Re, poteva vantarsi anche di essere legato alla famiglia reale attraverso un complicato albero genealogico che in realtà lo fa discendere ad un capo dei Ma.

I Ma era un popolo berbero che viveva nel deserto libico e che era poco disciplinato e polemico, dedito ad obbiettare su ogni cosa, finchè il faraone Ramesse III per evitare continue ed estenuanti discussioni, gli regalò delle oasi nel deserto e in cambio questi dovevano arruolarsi nel suo esercito e starsene zitti.

Il risultato è che, dopo alcune generazioni, il faraone è diventato uno di loro.

La caratteristica di questa discendenza, quella dei Ma, oltre ad essere polemica su ogni cosa, era anche individuabile nella moda di portare, fra i capelli, una doppia piuma.

Moda che gli indiani d’America presero a prestito secoli dopo.

L’ascesa di questo faraone, contrariamente a quanto si possa pensare, è avvenuta in modo pacifico nel 945 a.C. e solo i sacerdoti di Amon, tradizionalisti per non dire altro, non vollero riconoscere un Re straniero e ciò comportò il loro esilio dall’Egitto.

Dal punto di vista militare, questo faraone approfittò della divisione nella Palestina avvenuta alla morte di Re Salomone. Debole e divisa conquistò prima il regno di Giuda  (930 a.C.) e poi quello di Israele sequestrando una ricchezza enorme accumulata da Re Salomone e che fu in grado di risanare le finanze egizie per diversi anni.

Inoltre, dopo aver cacciato i sacerdoti tradizionalisti di Amon, nominò suo figlio Input a grande sacerdote.

Input fu molto di più che un gran sacerdote perché egli determinava con i suoi consigli gran parte delle cose che accadevano nel regno, da questa figura deriva l’uso che ne fecero gli anglosassoni, ovvero il detto e il significato di “dare degli input”.

L’altro figlio, Nimlot, fu nominato capo delle truppe di Heracleopolis, inoltre per legittimare la successione al trono del figlio Osorkon I, il Re gli impose di sposare Maatkara, figlia di Psusennes II, ultimo sovrano della XXI dinastia; non sappiamo se e come questo gesto fu gradito ai due, ma sta di fatto che con questo matrimonio nel 925 a.C. Osorkon  I diventa faraone dopo la morte del padre e consolida il futuro di questa dinastia.

HIRAM I° IL GRANDE RE DI TIRO

In questo anarchico inizio del nuovo millennio, dove i grandi soggetti del passato erano in declino, spiccavano alcuni piccoli centri di potere, come il regno di Davide e la città di Tiro, tradizionalmente e orgogliosamente Fenicia, governata dal Re Hiram I° di biblica memoria.

Figlio del Re Abiball, uno che prometteva molto ma manteneva poco, egli divenne un punto di riferimento per i popoli mediorientali ma soprattutto ebbe un grande rapporto, non si sa se di amicizia o solo d’affari, con Re Salomone.

I due personaggi biblici facevano comunella e si aiutavano a vicenda anche se a guardar meglio sembrerebbe che fosse Hiram ad aiutare Salomone.
Sta di fatto che il regno di Salomone era in situazione di dipendenza tecnologica dalla città Fenicia, con grande goduria di Hiram che, abbiamo il sospetto, ne approfittava.

D’altra parte pochi sanno che se non fosse stato per l’aiuto di Re Hiram di Tiro, il già celebrato Davide, padre di Salomone, non sarebbe riuscito a costruire il suo palazzo a Gerusalemme, infatti Hiram diede la consulenza tecnica e il materiale pregiato per realizzarlo e così fece anche con Salomone che si rivolse a lui per costruire il proprio palazzo e il grande tempio di Gerusalemme visto che da solo non sarebbe stato capace di costruire neppure la capanna dello zio Tom.

Il caso più eclatante fu rappresentato dal famoso ramaio omonimo del Re di Tiro che i maligni dicono fosse in realtà lo stesso Re che si camuffava da ramaio essendo quello il suo hobby preferito.

Grazie a questo Hiram il ramaio, inviato a Gerusalemme, la forma degli elementi più importanti del tempio di Salomone, tra i quali vi erano le imponenti colonne di bronzo Yakin e Boaz, coronate da capitelli e ghirlande, e altri ornamenti tipici delle arti di Tiro, come i leoni o i cherubini ispirati a quelli che ornavano il tempio della dea Astarte nella città fenicia, divennero delle caratteristiche peculiare del grande tempio di Salomone.

I grandi tronchi di legno di cedro e di cipresso del Libano venivano portati in perenne processione da Tiro a Gerusalemme e pure badilate di oro transitavano dalla città fenicia fino a Gerusalemme per la costruzione e l’abbellimento del tempio mentre in cambio Salomone offrì venti città della Galilea nella zona di Chabulon.

In realtà Salomone cercò di rifilare le più scarse città che aveva ma, Re Hiram, furbo, andò a vederle e pur avendo capito che gli stava rifilando un bidone, li accettò lo stesso, perché in fondo aveva manie di grandezza e non gli bastava più solo la città di Tiro.

I due fecero anche altri affari insieme come la costruzione di una flotta commerciale che rese molta fortuna ad entrambe; anche in questo caso i marinai che comandavano la flotta erano Fenici di Tiro notoriamente specializzati in mare, perché altrimenti fosse stato per i marinai di Salomone sarebbero falliti entrambe.

La condotta di Hiram gettò le basi dello splendore di Tiro con la costruzione di splendidi palazzi, templi e strutture varie oltre ad ornamenti per la città che divenne una grande metropoli, lasciando a Salomone la fama di saggio e di grande Re del suo popolo che la bibbia ha celebrato ed esaltato consacrandolo nella storia, mentre lui pur governando per sé la città di Tiro venne dimenticato … magari non farebbe male almeno di farci qualche domanda, per esempio: Forse che Salomone volle sminuirne l’importanza per non far sapere della sua dipendenza?

IL LEGGENDARIO RE SALOMONE

Quando in Palestina Re Davide morì, il regno fu preso in consegna da Salomone, era il 970 a.C. e questo avvicendamento introduce un personaggio che fa parte della leggenda, tramandato dalla bibbia come saggio e sapiente e che non è di facile narrazione.

Partiamo dal fatto che era figlio di Davide e da tempo era stato designato a sostituirlo.

Ma in una parte della corte di Re Davide non aveva una grande considerazione di Salomone, sbeffeggiandolo con il nomignolo di Salamone, come diremmo dalle nostre parti “un grande salame”.

Perciò non c’era da stupirsi se il fratellastro maggiore, Adonia, non fosse molto d’accordo sulla successione e grazie ad una campagna pubblicitaria, spesso diffamatoria, aveva ricevuto il consenso dal popolo per insediarsi sul trono ancora prima che morisse il padre.

Salomone, che era tutt’altro che un grande salame, nel 961 a.C. lo eliminò e fece una purga interna mandando a morte o esiliando i suoi sostenitori.

Occorre dire, però, che Salomone aveva una predisposizione più commerciale che militare, costruì una grande flotta per i commerci e ampliò il porto sul mar rosso, fortificò le vie carovaniere e così Israele divenne il crocevia del commercio di cavalli fra la Siria, l’Anatolia e L’Egitto.

Rafforzò anche l’esercito introducendo i carri da guerra e allargando la cavalleria, visto che di cavalli ne vedeva passare parecchi.

Divenuto potente e famoso egli costruì anche il grande tempio a Gerusalemme che divenne simbolo religioso leggendario e viene ricordato con il nome di “tempio di Salomone”.

Aveva stretto alleanze cosidette strategiche con i Fenici e in particolare con il Re di Tiro, Hiram, con i quali commerciò il prezioso cedro del libano.

Le sue imprese avevano necessità di essere finanziate e perciò impose una forte pressione fiscale e spesso utilizzò manodopera senza pagarla mentre a livello amministrativo divise il regno in dodici distretti e fece mettere per iscritto i primi cinque libri della bibbia.

Tutto questo non riuscì ad oscurare anche altre facce del personaggio che certamente non erano così sagge ed edificanti.

Sposò la figlia del faraone d’Egitto che gli fece introdurre liturgie religiose pagane che lui stesso onorava e poi si era contornato di un harem formato da numerose donne straniere di cui faceva spesso “affidamento” in momenti di solitudine.

Tutto questo non piaceva al popolo che rumoreggiava e sottovoce riempiva di gossip le chiacchiere nel regno.

Il malessere esplose con una ribellione capitanata da Geroboamo che non riuscì a detronizzarlo ma che alla sua morte provocò uno scisma del regno, al figlio Roboamo restò il regno di Giuda e la capitale Gerusalemme mentre Geroboamo formò il regno di Israele con tutto il resto e con capitale Samaria.

Visto da occhi distaccati il personaggio non mi sembra tanto saggio e sapiente come lo si vuole dipingere ma occorre anche accennare alcuni episodi biblici che hanno aumentato tale impostazione.

L’esempio più illustre è conosciuto proprio con il nome “il giudizio di salomone” nel quale si racconta che due donne litigavano sostenendo entrambe di essere la madre di un bambino e per capire chi diceva la verità Salomone pensò bene di minacciare con una spada di tagliare a metà il bambino per porre fine al dissidio e a questa minaccia una delle due donne supplicò di non farlo e che piuttosto avrebbe rinunciato lei, Salomone capì che era lei la vera madre perché preferiva vederlo in vita e perciò glielo consegnò.

Sta di fatto che ancora oggi pende il ricorso dell’altra donna che accusa Re Salomone di aver ceduto agli occhi dolci dell’avversaria.

Anche la visita della regina di Saba che voleva “tastare” direttamente la sapienza di Salomone (la biriccona) diede vita a chiacchiericci, non solo, come appare probabile, per calde serate “diplomatiche”, ma anche perché la regina di Saba era appassionata di cruciverba e rebus che sottopose a Salomone il quale si destreggiò in modo eccellente e fece credere al popolo che egli aveva anche poteri magici.

A Salomone vengono anche attribuiti numerosi canti e inni e massime di ogni tipo…. Forse anche troppi, perché il sospetto che ogni cosa buona venisse attribuita a Salomone ma che in realtà non era opera sua, si è fatta largo nella nostra mente disincantata ma, come detto all’inizio, come è difficile narrare le gesta di personaggi di questo tipo senza farsi trasportare in qualsiasi tipo di prevenzione!

LA CINA ANTICA AGRICOLA E ANIMALISTA

Torniamo in estremo oriente e in particolare nella Cina antica che con il nuovo millennio, ultimo a.C. (datazione occidentale), è entrata in una fase dove la nuova dinastia regnante produce nuovi leader e ci permettono di spaziare con fantasia e allegro sorriso su un mondo di cui poco di certo si conosce.

Questi nuovi leader caratterizzano questa fase come la fase della “terra” , nel senso che vengono dalla agricoltura, creando un nuovo modello filosofico di gestione del potere.

In Cina, a quel tempo, regna Zhou Zhao Wang della dinastia Zhou, laureato in agraria (ecco perchè fu chiamato Wang) e interessato solo alla coltivazione di piante rare nonché appassionato animalista, in particolare di animali esotici… di tutto il resto, pare, non gliene importasse molto… , le norme e le leggi erano assolutamente all’avanguardia sul fronte della protezione degli animali ma di converso gli uomini venivano trattati come animali … fra le particolari leggi vi era l’obbligo di avere una vanga per ogni componente della famiglia e il conseguente obbligo di vangare il terreno … da qualche parte … per almeno 2 ore al giorno, obbligo esteso anche ai bambini fin dalla nascita?! … non lasciò un gran ricordo di statista.

Nel 977 a.C. in Cina sale al trono Zhou Mù Wang, noto allevatore di bovini che, dopo l’inetto agrario animalista, suo predecessore, non poteva che far meglio, anzi benone, perché regna per 60 anni, espandendo il regno in ogni direzione.

Carnivoro per definizione, punisce i vegetariani e i vegani ma viene anche ricordato come grande taccagno per aver introdotto un codice penale che tramutava le pene corporali in pene pecuniarie, tanto che molti supplicavano di essere frustati, promettevano di mangiare carne anche a colazione pur di non pagare quanto richiesto come pena.

Di ciò, occorre dirlo, se ne avvantaggiò la finanza statale e in questo periodo la Cina vive un periodo di particolare benessere.

Si dice che fosse anche un poco megalomane e sognava di essere immortale e credeva, casomai avesse dovuto proprio trapassare, di poter gestire anche il paradiso.

Per l’epoca poteva avere anche le sue ragioni ma a conti fatti non so neppure se nella sua stessa terra, in Cina, venga ricordato e non e per la nostra tranquillità mentale e speranza in un mondo migliore, speriamo che anche in paradiso non lo conoscano.

CRONACHE INTORNO ALL’ANNO MILLE (a.C.)

Dopo tanto caracollare in giro fra le civiltà, finalmente, siamo arrivati al fatidico anno mille … avanti Cristo s’intende… ma proprio per questo siccome i contemporanei, a quel tempo, non contavano gli anni in quel modo, non si resero conto di essere nell’anno mille e si evitarono tutte quelle paranoie sul fine millennio o strani tormentoni come “mille e non più mille” che assilleranno i loro pronipoti.

Per non dare adito a polemiche è opportuno fare un giro di perlustrazione ad avvenimenti di contorno che animano il panorama storico di questo periodo così da darne un quadro della situazione e rendendoci conto in quale mondo stiamo camminando … con fantasia e sorriso.

Così dobbiamo ricordare che mentre Re Davide aveva il suo da fare per tenere a bada i figli di Saul, in Iran vi è un regno abitato da un popolo chiamato Mannei, ovvero uomini con i nei, chiamati in quel modo per via della notevole presenza di nei sul loro corpo.

In Nubia si forma il regno di Kush, dove il piatto culinario standard è il Kush Kush, mentre alcuni rappresentanti dei Lidi, popolo stanziale della Turchia, emigrano per trovare terre più fertili e si stabiliscono in Toscana dove probabilmente diedero origine alla civiltà Etrusca e del resto altri migranti si spostano nella penisola italica, divenuta meta assai ricercata già a quei tempi, si tratta dei sopravvissuti della guerra di Troia che sbarcano sulle coste della Lucania dove, così dicono gli esperti, fondano il più antico insediamento italico, ma di questo ne parleremo sicuramente e ampiamente più avanti.

Sparta inizia ad essere considerata come città organizzata con il proprio Re e le proprie caratteristiche di cui ci soffermeremo più in là nella storia, ma è bene ricordare che nella Grecia antica non esisteva solo Atene, altrimenti pecchiamo di mancanza di par condicio e gli abitanti di Sparta, notoriamente bellicosi, potrebbero non prenderla bene.

In America gli Olmechi, da noi già conosciuti, come i Greci e gli Egizi sono spesso attirati da quello che accade in cielo più che in terra e sviluppano, anche loro un calendario astronomico.

In Egitto, in quel tempo, regna un certo Usermaatra detto anche Amenophithis, che come il padre ricoprì anche la carica di primo profeta di Amon a Tanis, l’allora capitale d’Egitto… tutto sommato una grande noia, almeno rispetto al passato.

Nel 990 a.C Re Davide unifica Israele e i Filistei i quali, sconfitti, si riducono nella striscia di Gaza… se qualcuno non l’ha notato faccio presente che non stiamo parlando dei giorni nostri ma di circa 3000 anni fa… alla faccia della fantasia.

Nel 980 a.C. Re Davide sposta la capitale del regno a Gerusalemme e lì porta la famosa Arca dell’Alleanza, ma nessuno sa dove l’ha nascosta, perciò potremmo anche pensare che in realtà potrebbe essere una fake news ma tanto basta per introdurci e camminare nel nuovo millennio … buon viaggio!

p.s. – ah! Non ci siamo dimenticati della Cina, ne parleremo nel prossimo episodio.

IL GRANDE VECCHIO DELL’ANTCO POPOLO EBRAICO

Spesso si usa dire che dietro a fatti politici si nasconde un grande vecchio, un burattinaio che muove i destini dei popoli.

Vicino l’anno 1000 a.C una cosa del genere accadde anche al popolo ebreo.

Il grande vecchio potremmo individuarlo nell’ultimo giudice biblico, Samuele; la narrazione gossip del tempo racconta che sua madre fosse sterile ma dopo essersi recata a pregare presso il tempio di Silo, miracolosamente ebbe un figlio.

Per evitare strane dicerie preferì lasciare il neonato al tempio dove venne cresciuto come futuro profeta perchè da subito fu percepito come un predestinato.

Si deve a lui la nascita della monarchia del popolo Ebreo, infatti fu lui, una volta diventato grande Giudice del Tempio, ad individuare il primo Re del popolo ebreo, Saul e poi il suo successore Davide.

SAUL

Il primo Re Israelita, divenuto Re senza che neppure lui lo sapesse, quasi per caso, infatti egli andò a consultare il giudice Samuele per questioni personali e quello, segretamente, lo unse come Re.

In quanto Re fu inviato a combattere, con esito vittorioso, quegli scorretti di Ammoniti, poi si fece prendere la mano e con eccessiva violenza attaccò anche i Filistei con una imboscata condotta dal figlio Gionata.

Queste modalità non piacquero a Samuele anche perchè non erano state decise da lui e in questo modo veniva meno il suo ruolo di grande vecchio.

Saul, poi, attaccò il popolo degli Amaleciti e stavolta andò oltre, addirittura non ubbidendo a Samuele che voleva uno sterminio totale e la testa del loro Re Agag, ma stavolta Saul fu clemente.

Samuele allora smise di consigliarlo e cominciò a crescere un certo Davide che a corte faceva il musicista suonando l’arpa.

Saul, si sentiva perseguitato e particolarmente sf…ortunato, sapeva che Samuele gli aveva tolto la sua preferenza e i due non si parlavano più, così andò progressivamente in depressione ma volle sfogarsi, ancora, contro i Filistei ma come predisse Samuele, fu ucciso insieme ai suoi tre figli.

DAVIDE

Così venne il turno di Davide.

Corre l’anno 1004 a.C. e in Israele sale a trono Re David, divenuto famoso già nella battaglia con i Filistei dove con una fionda colpisce il gigante Golia, uomo dalle forme enormi e dai grandi muscoli con un alito tremendo di liquirizia.

La crescente fama di Davide che prende in sposa Micol, la figlia del Re, fa andare su tutte le furie il Re Saul che invidioso tentò anche di ucciderlo.

Una volta morto Saul divenne Re e come tale conquistò Gerusalemme e fece iniziare la costruzione del grande Tempio dove conservare l’Arca dell’Alleanza che nel frattempo aveva recuperato dopo la vittoria sui Filistei.

Era un maldestro donnaiolo e nonostante il folto harem sedusse Betsabea, moglie di un suo ufficiale, Uria l’Hittito.

Per stare tranquillo lo mandò a morire in una missione impossibile, poi si pentì di questa sua azione, ma il figlio Assalonne, imbestialito lo uccise, in compenso, si fa per dire, ebbe un figlio da Betsabea chiamato Salomone destinato a diventare un Re.

Il grande vecchio aveva visto lungo un’altra volta!