LETTERATURA ANTICA EGIZIA

In questo periodo, che non considererei prospero, in Egitto maturavano testi letterari, per così dire, idonei alla loro condizione.

Ne facciamo brevemente cenno per scrupolo didattico, onde evitare omissioni di cui assolutamente non vogliamo macchiarci.

TESTI DELLE PIRAMIDI

Raccolta di formule magiche scritte dai maghi di allora e non per questo altrettanto imbroglioni, servivano per raccomandare il corpo del faraone dopo la morte (ma con tali raccomandazioni temiamo che nessun faraone sia giunto sano a destinazione) e come proteggersi dai serpenti e dalla siccità (naturalmente sempre dopo la morte !!!!); scritte in geroglifico, perciò incomprensibili nonostante gli esperti per darsi un tono abbiano dato delle versioni colorite.

LE MASSIME DI PTAHOTEP

Riportiamo le massime così come sono state ritrovate perché è utile che si venga a sapere come pensavano gli antichi intellettuali. E poi si impara sempre …

“Se sei uomo in posizione di dirigenza, sii paziente quando ascolti le parole di un postulante. Non respingerlo prima che si sia ripulito il corpo da ciò che voleva dirti. Non occorre che tutto ciò per cui ha supplicato accada, ma già essere ascoltati con attenzione rasserena il cuore.

Ma il dissennato, che non dà retta, non può acquisire nulla per sé, poiché ritiene che la sapienza sia ignoranza e che l’utile sia nocivo; fa tutto a rovescio, cosicché viene biasimato ogni giorno; vive di ciò per cui si muore, e i crimini sono il suo pane … Non si bada alle sue azioni, poiché ogni giorno gli occorrono molte disgrazie.

Se vuoi vivere bene ed esser libero da ogni male, guardati dall’avidità, che è una morbosa, incurabile sofferenza.

In sua presenza, la familiarità non è possibile; essa rende amaro l’amico che era dolce, allontana la persona fidata dal signore, rende cattivi il padre e la madre insieme ai fratelli della madre e ripudia la moglie. Essa è un fascio di mali d’ogni genere, un sacco di ogni cosa biasimevole.

E prospero l’uomo la cui norma è il diritto e che segue la propria strada; egli accumula un patrimonio, ma l’avido rimane senza sepolcro.

Non andare superbo della tua conoscenza, e non confidare nel fatto di essere savio.

Trai consiglio dall’ignorante come dal sapiente, poiché non v’è confine all’arte, e non v’è artista che possieda la pienezza della propria ispirazione.

La forza della verità è che essa dura. Quel che danno gli dèi viene da sé.”

Questo Ptahotep poteva essere benissimo un contemporaneo oppure dobbiamo sospettare che le mummie facevano viaggi nel tempo e poi copiavano le cose più sagge ma la cosa più sensazionale che balza immediatamente alla mente sono i contenuti di queste sagge parole valide nel tempo e altrettanto non ascoltate … a dimostrazione che l’uomo evolve ma non cambia.

IL FARAONE PEPI I°

Nella mitica vita di un grande regno il nome del proprio Re deve essere consono alla sua importanza. Dopo un Teti ora è il turno di un Pepi, (Peppino per gli amici) e per l’antico Egitto questa sequenza fu piuttosto imbarazzante, certamente per il popolo e per noi che dobbiamo raccontare le loro gesta, sono nomi più facili da ricordare e memorizzare, non come altri nomi di faraoni impronunciabili che fanno venire i nodi alla lingua, ma questi sono i tempi e le stranezze della storia, perciò veniamo al nostro Peppino.

La sua fu una vita lunga e grama, subì anche un complotto di una delle sue mogli.

Il regno di Peppino durò tanto, forse anche troppo, tanto che i beffardi esperti dell’epoca, per far passare il tempo e distrarre il popolo, decisero di editare un calendario biennale basato sul censimento del bestiame.

Fu così che gli Egiziani dovettero sopportare una ennesima sciagura, ovvero la perpetua conta delle bestie, infatti i tapini non facevano a tempo a concludere un conteggio che era giunto il momento di iniziarne un’altro; del resto con qualcosa bisognava pur passare il tempo, visto che questo faraone non aveva intenzione di passare a nuova vita.

Fu un’ossessione senza una evidente ragione che il popolo, pur abituato a tutto, non capì, in quanto il censimento degli uomini non si svolgeva da anni e il fatto di sapere quante bestie vi erano in Egitto, sembrava a tutti un dato poco rilevante, anzi, una vera inutile rottura.

Si creò un’ondata di opinione basata sulla intensa speranza di veloce glorificazione del longevo faraone.

Le cronache, ahi loro, ci narrano che tale sofferenza si ripeté ben 25 volte prima della dipartita del faraone.

Il Peppino, che credeva di aver sufficientemente distratto il suo popolo nella conta del bestiame, non fu invece avaro negli affari di cuore e di letto.

Egli si innamorò di una figlia di nobili provinciali che per sua disgrazia aveva anche una sorella gemella e il padre sconsiderato peggiorò la situazione dando a tutte e due le sorelle lo stesso nome, comodità indubbia per il padre ma per il povero Peppino si presentò un dilemma insanabile.

Finì per sposarle entrambe.

Non chiedete cosa e come ha vissuto questa particolare situazione, noi siamo solo dei poveri spettatori e fugaci dilettanti cronisti, ma crediamo che su questo equivoco ci si potrà ritornare perché occorre ammetterlo che questa situazione imbarazzante è anche divertente e la storia, a volte, ci sorprende e senza volerlo ci fa sorridere … senza fatica.

LUGALZAGGISI UN RE SUMERO

Vale la pena soffermarci su un personaggio che a suo tempo ebbe una sua discreta notorietà.

Lugalzzagisi fu un Re dei Somari (Sumeri), riconosciuto come un grande condottiero e grande stratega, Uno che riusciva a far muovere dei somari era indubbiamente una persona speciale.

Originario di Umma, dove prosperava la grande università dei sotterfugi, cosicchè ad umma-umma riuscì a riunire sotto il suo controllo tutte le ci-sta (per chi non ha letto gli articoli precedenti, virtualmente redarguiti, sono le città Sumere) Somare.

Tale potere fu utilizzato dal condottiero (cosiddetto perché lui conduce) per far  rincorrere i ca-valli a destra e a manca per il regno e alla fine si ritrovò a non capire più nulla, perdendo anche il senso dell’orientamento.

Correndo, correndo … per raggiungere e domare i ca-valli, i Somari raggiunsero luoghi impensabili e finirono per ritrovarsi ad avere un regno più grande di quanto essi erano in grado di controllare.

Così il regno creato “per caso”dai Somari era piombato nell’assoluto caos, non avendo la minima cognizione ne di dove iniziasse ne di dove finisse.  I somari si rendevano, così, degni del loro nome.

Visto che il caos regnava incontrastato e i Somari non facevano altro che ragliare (lamentarsi), un popolo dei monti si sentì in dovere di scendere a valle per far capire a “’sti asini” come si faceva a governare.

Il popolo in questione era di cultura contadina e indefessamente fatalista, non per niente il loro nome era “Accadi”.

La filosofia Accadica del fatalismo a tutti i costi aveva letteralmente spiazzato i Somari, incapaci di trovare un punto debole nei nuovi conquistatori che intanto scorazzavano per il regno.

Nel prossimo articolo entreremo nei dettagli e faremo conoscenza con questo nuovo popolo.

IL FARAONE PEPI I°

Nella mitica vita di un grande regno il nome del proprio Re deve essere consono alla sua importanza. Dopo un Teti ora è il turno di un Pepi, (Peppino per gli amici) e per l’antico Egitto questa sequenza fu piuttosto imbarazzante, certamente per il popolo e per noi che dobbiamo raccontare le loro gesta, sono nomi più facili da ricordare e memorizzare, non come altri nomi di faraoni impronunciabili che fanno venire i nodi alla lingua, ma questi sono i tempi e le stranezze della storia, perciò veniamo al nostro Peppino.

La sua fu una vita lunga e grama, subì anche un complotto di una delle sue mogli.

Il regno di Peppino durò tanto, forse anche troppo, tanto che i beffardi esperti dell’epoca, per far passare il tempo e distrarre il popolo, decisero di editare un calendario biennale basato sul censimento del bestiame.

Fu così che gli Egiziani dovettero sopportare una ennesima sciagura, ovvero la perpetua conta delle bestie, infatti i tapini non facevano a tempo a concludere un conteggio che era giunto il momento di iniziarne un’altro; del resto con qualcosa bisognava pur passare il tempo, visto che questo faraone non aveva intenzione di passare a nuova vita.

Fu un’ossessione senza una evidente ragione che il popolo, pur abituato a tutto, non capì, in quanto il censimento degli uomini non si svolgeva da anni e il fatto di sapere quante bestie vi erano in Egitto, sembrava a tutti un dato poco rilevante, anzi, una vera inutile rottura.

Si creò un’ondata di opinione basata sulla intensa speranza di veloce glorificazione del longevo faraone.

Le cronache, ahi loro, ci narrano che tale sofferenza si ripeté ben 25 volte prima della dipartita del faraone.

Il Peppino, che credeva di aver sufficientemente distratto il suo popolo nella conta del bestiame, non fu invece avaro negli affari di cuore e di letto.

Egli si innamorò di una figlia di nobili provinciali che per sua disgrazia aveva anche una sorella gemella e il padre sconsiderato peggiorò la situazione dando a tutte e due le sorelle lo stesso nome, comodità indubbia per il padre ma per il povero Peppino si presentò un dilemma insanabile.

Finì per sposarle entrambe.

Non chiedete cosa e come ha vissuto questa particolare situazione, noi siamo solo dei poveri spettatori e fugaci dilettanti cronisti, ma crediamo che su questo equivoco ci si potrà ritornare perché occorre ammetterlo che questa situazione imbarazzante è anche divertente e la storia, a volte, ci sorprende e senza volerlo ci fa sorridere … senza fatica.

IL FARAONE TETI I°

Costretto al trono per via di un, a dir poco, coraggioso matrimonio, egli fu obbligato ad applicare la stessa tecnica per imbavagliare i vari visir che lo maltrattavano nel comando del regno e tendevano a farsi gli affari loro.

Il povero Teti non aveva solo da stare alla larga dalle avances della regina Iput, che come abbiamo avuto modo di dire in passato, non solo era scorfana ma emanava fluenti arie pestilenziali dovute alla aerofagia cronica di cui soffriva la poverina.

Da una unione di questo genere non poteva che venir fuori una famiglia particolare e così egli ne approfittò e ne fece di necessità virtù, gestendo i riottosi Visir con lauti doni della famiglia.

Le sue figlie, infatti, degne della madre, furono date in sposa ai visir più difficili e ribelli che non potevano evitare il dono per non offendere il faraone.

Egli fu un ingenuo e sprovveduto tanto da non capire che certe costrizioni non potevano essere inflazionate e quando egli costrinse anche le sue guardie a “matrimoni dolorosi” queste si ribellarono e lo tolsero di mezzo.

“Purtroppo” Teti aveva già avuto un figlio maschio di nome Giuseppe.

Essendo così giovane tutti lo chiamavano Peppino, diminutivo non all’altezza di un Re, perciò venne ulteriormente accorciato in Pepi.

Ma per tre anni sul trono Egizio si pose l’assassino di Teti, un certo Userkara, Egli era stato la sua guardia del corpo e stressato dall’ennesimo pessimo matrimonio combinato, in un momento di lucida follia, lo uccise.

Ma la regina Iput non poté sopportare a lungo l’usurpatore del trono che nella logica dinastica spettava al figlio Pepi.

Così, al culmine di una sequenza mefitica, ella avvelenò con i suoi gas naturali l’usurpatore e dopo un breve periodo di “stretta educazione” insediò suo figlio al trono di faraone col nome di Pepi I° di cui vi parleremo nel prossimo articolo …

I FARAONI DELLA VI° DINASTIA

Mentre nella terra dei Somari il fatalismo accadico regnava imperturbato, nel vicino Egitto il faraone Unis muore, lasciando come unica erede una figlia, Iput, brutta e affetta da aerofagia (come il nome stesso indica).

Per trovare un erede occorreva trovargli marito… e l’impresa fu ardua perché è bene sottolinearlo che gli antichi Egizi forse erano dei polli ma non degli allocchi.

Alla fine fu trovato l’allocco, come spesso accade almeno uno disperato lo trovi sempre e con lui ebbe inizio una nuova dinastia…

LA VI° DINASTIA EGIZIA      

Alla morte di Unis, come abbiamo anticipato, vi fu a corte un imbarazzo totale perché il faraone aveva lasciato solo una figlia per garantire la successione.

Pertanto per la successione si doveva trovare marito alla figlia orfana che però, e non è un gioco di parole, era anche scorfana.

Far iniziare la sesta dinastia era divenuto un affare da agenzia matrimoniale, da reality o una selezione alla x-factor dove la x stava per “incognita divina” con l’handicap di convincere un qualsiasi malcapitato a sposare la principessa.

Ma se questo non fosse stato abbastanza si dovette aggiungere, oltre alla sua naturale bruttezza, un difetto alquanto fastidioso, l’aerofagia, che fu la fonte ispirativa del suo nome, Iput appunto.

Ciò non era un fatto di poco conto o di particolare facilmente superabile perché l’aria prodotta aveva un tasso di inquinamento mortale tale da obbligare a tutti i frequentanti la corte reale di indossare una mascherina protettiva … non leggera, di quelle pesanti.

Nella caotica contesa furono in molti a preferire l’esilio, la mutilazione o addirittura il suicidio pur di non essere predestinati, il metodo adottato inizialmente era di imporre la scelta senza discussione come se si trattasse di una pena da scontare per tutta la vita.

Con questo metodo era evidente che il suicidio fosse l’etrema possibilità di libertà per il malcapitato.

Per non farsi beccare tutto il popolo maschile si diede alla macchia, in malattia, segregato in casa come un grande lockdown volontario dove le preghiere affinchè a questa principessa gli venisse un infarto si sprecavano.

Acclarato che il metodo non aveva prodotto alcun risultato si passò al metodo della carota e non del bastone, furono promessi incentivi di ogni genere, mobili e immobili ma quello che finì per essere decisivo fu la promessa di un harem privato di dimensioni tali da far scordare la visione della principessa Iput.

Con questa promessa e questo stratagemma, alla fine, comunque, un allocco fu trovato, era il 2350 a.C. e il suo nome era Teti (e ciò era già un programma).

Vogliamo entrare nel personaggio di questo fatale faraone per meglio descriverlo e lo faremo nel prossimo articolo …

IL MITICO RE: SARGON I°

Ci sembra opportuno, quando ne vale la pena, soffermarci sul ritratto di un personaggio particolarmente noto o importante nel contesto del tempo che stiamo narrando.

Questo è il caso di questo Re Accadico … SARGON I°

Sargon I° Re degli accadi, descritto come il grande, non certo per le sue capacità dimostrate nel ruolo ma semplicemente perché era alto 1,90 mt, roba da fantascienza per quei tempi dove la media era intorno 1,40 mt.

La sua altezza fu utile anche in guerra perché molti Somari al sol vederlo arrivare se la davano a gambe.

Le tecniche militari accadiche prescindevano dal loro stupefacente senso del fato inarrestabile, pertanto non era necessario stabilire strategie particolari in quanto se dovevano vincere sarebbe accaduto comunque e se dovevano perdere allora era assolutamente inutile, anzi, perdita di tempo organizzare una qualsiasi strategia.

Pertanto il Re Sargon con la sua eccezionale statura era perfetto nel ruolo, gli Accadici lo ponevano davanti e quel che doveva succedere sarebbe successo.

Originario di Kish (questo lo si notava dal suo modo di vestire… un po’ Kish) si fece largo a gomitate fino a diventare Re e molto probabilmente non era ben voluto in città, visto che quando divenne capo preferì non rimanere in città ma fondò una città apposta per lui… la capitale Akkad.

Non si fidava di nessuno e per questo metteva nei posti cruciali del regno solo dei suoi parenti, possibilmente alti quanto lui, per mostrare una certa distanza fra la corte e il popolo … distanza verticale.

Mise a capo della casta sacerdotale di Ur sua figlia Enheduanna che fece impazzire i sacerdoti locali fino a quando la cacciarono disperati.

Un’altra stranezza di questo Re fu la mania di dare sempre ordini per iscritto e siccome non tutti sapevano leggere questo fu un modo per “un naturale ricambio della corte” che gli permise di essere assolutamente al sicuro sul trono.

A parte queste particolarità, questo Re passa alla storia come un personaggio mitico, tanto mitico che … chissà se è stato anche reale.

IL POPOLO DEGLI ACCADI

Occorre, a questo punto, necessariamente, dare delle brevi ma significative informazioni su questo nuovo popolo che irrompe nella storia, gli Accadi.

Popolo di fatalisti, essi credevano nel destino, nel fato e quando un evento succedeva, era perchè era giusto così, semplicemente accadeva, perciò usavano dire:

“… accade …”

da cui ne seguì il loro nome.

Essi non si domandavano perché il sole sorgeva o il giorno finiva, oppure se qualcuno nasceva e qualcun’altro moriva, ciò semplicemente, per loro, accadeva e così facendo si procurarono assai pochi problemi.

Se qualcosa andava storto o se invece andava per il meglio non era merito di alcuno, semplicemente doveva essere così, perciò perchè affannarsi a fare regole, a governare oppure a tentare di modificare il presente, bastava lasciar andare le cose così come capitavano fatalmente senza domande o rimorsi … le cose accadono, e basta!

LA CAPITALE: AKKAD

La capitale di un popolo fatalista non è di facile immaginazione ma dalle fonti anali (vedere uno dei primi articoli) ci giungono segnali molto eloquenti.

La fatalità induce a non avere assicurazioni, codici della strada, ospedali, semafori (se un incidente deve accadere che accada…), se una persona si ammalava era destino; la gente vaga per le strade felice perché rassegnata, non si fanno programmi, si rischia addirittura il carcere a predire il futuro ma anche solo ad indicare che tempo farà l’indomani, qualsiasi previsione è assolutamente bandita.

La mattina ci si alza (senza domandarsi il perché) e si cerca di campare, si improvvisa… ecco!

Akkad è la capitale dell’improvvisazione.

Per questo popolo assai particolare, nel prossimo articolo ricorderemo un personaggio più che rappresentativo, il loro Re … SARGON I°.

LUGALZZAGISI UN RE SUMERO

Vale la pena soffermarci su un personaggio che a suo tempo ebbe una sua discreta notorietà.

Lugalzzagisi fu un Re dei Somari (Sumeri), riconosciuto come un grande condottiero e grande stratega, Uno che riusciva a far muovere dei somari era indubbiamente una persona speciale.

Originario di Umma, dove prosperava la grande università dei sotterfugi, cosicchè ad umma-umma riuscì a riunire sotto il suo controllo tutte le ci-sta (per chi non ha letto gli articoli precedenti, virtualmente redarguiti, sono le città Sumere) Somare.

Tale potere fu utilizzato dal condottiero (cosiddetto perché lui conduce) per far  rincorrere i ca-valli a destra e a manca per il regno e alla fine si ritrovò a non capire più nulla, perdendo anche il senso dell’orientamento.

Correndo, correndo … per raggiungere e domare i ca-valli, i Somari raggiunsero luoghi impensabili e finirono per ritrovarsi ad avere un regno più grande di quanto essi erano in grado di controllare.

Così il regno creato “per caso”dai Somari era piombato nell’assoluto caos, non avendo la minima cognizione ne di dove iniziasse ne di dove finisse.  I somari si rendevano, così, degni del loro nome.

Visto che il caos regnava incontrastato e i Somari non facevano altro che ragliare (lamentarsi), un popolo dei monti si sentì in dovere di scendere a valle per far capire a “’sti asini” come si faceva a governare.

Il popolo in questione era di cultura contadina e indefessamente fatalista, non per niente il loro nome era “Accadi”.

La filosofia Accadica del fatalismo a tutti i costi aveva letteralmente spiazzato i Somari, incapaci di trovare un punto debole nei nuovi conquistatori che intanto scorazzavano per il regno.

Nel prossimo articolo entreremo nei dettagli e faremo conoscenza con questo nuovo popolo.

I FARAONI DELLA V° DINASTIA

Torniamo a parlarvi dell’antico Egitto dove era iniziata una nuova dinastia. Per la precisione la V° dinastia nacque già ai tempi di Cheope che ne venne a conoscenza grazie ad un mago prezzolato a cui diede il nome di Djedi perché gli diede, appunto, dei soldi in cambio dell’annuncio della profezia per la quale nel suo regno stavano per nascere tre bambini da una… “dama” che aveva intrattenuto rapporti, per cosi dire troppo stretti” con un prelato; questi bambini, frutto di una premonitrice storia alla “uccelli di rovo” erano destinati ad un futuro da faraone.

La notizia è di quelle che fanno accapponare la pelle (trattandosi di polleria è più che legittimo) e Cheope. preoccupato per la sua discendenza (così narrano le cronache, in verità era solo preoccupato di finire la sua piramide), ordinò al mago che prima che ciò accadesse i suoi figli dovevano già essere stati faraoni.

A nulla valsero le spiegazioni del mago Djedi rispetto al fatto che le profezie non si potevano mutare a piacimento, ma davanti ad altre laute elargizioni cambiò la profezia.

Così avvenne che nel 2498 morì Micerino e divenne faraone Userkaf, uno dei tre bimbi predestinati.

Fin qui la leggenda, in realtà Userkaf era il nipote di Didufri, successore di Cheope che come faraone non fece granché ma come come donnaiolo, gallo in mezzo alle galline, si diede un gran daffare; Seguì Sahura fratello di Userkaf, anche se poco somigliante e con connotazioni giapponesi. Egli volle distinguersi e al posto di erigere verso l’alto costruzioni “faraoniche”, fece scavare  un canale a Bubastis che collega il Mediterraneo con il mar Rosso, dando il via ad una tradizione in questa area del mondo che ci porterà fino all’odierno canale di Suez.