ASSURBANIPAL

Nel 668 a.C. sale al trono assiro questo re che è fra i più citati nella bibbia ed è riuscito a farsi ricordare per le sue gesta anche nei libri di scuola.

Questo fu un re che raccontava balle assurde, da qui il suo nome, tutti capivano che le diceva grosse, ma essendo il re non si poteva farglielo notare e, pertanto, gli rimase addosso questa fama.

Riteniamo che fu per questa ragione che il popolo, il clero e tutta la corte non lo amasse e per lui non fu semplice regnare.

Del resto, per accettarlo sul trono, il padre e la madre dovettero sottoscrivere e perfezionare più volte un particolareggiato testamento e dei contratti con tutti i cortigiani affinchè lo accettassero.

A dispetto di questa amara fama, egli fu un re particolarmente colto e sapeva anche leggere e scrivere, cosa alquanto rara fra i sovrani che, di solito, non ne avevano necessità e al bisogno, questa fatica la facevano fare agli altri.

Fu anche un grande magnate verso la scultura e l’architettura e istituì persino una grande biblioteca presso Ninive, composta di testi sumeri sulle antiche tavolette, tutte ben classificate … questo fatto lascia intuire che, forse, costui possa essere uno dei più antichi soggetti con la sindrome di Asperger.

Questo re passa anche alla storia per aver fondato la città di Tarso (da cui nacque un illustre cittadino conosciuto in tutto il mondo come San Paolo… ma questa è un’altra storia).

Dovette vedersela anche contro suo fratello, re di Babilonia che, però, sconfisse e mise un suo uomo, chiamato Kandalanu, a governare la città ribelle.

Anche lui, come i suoi avi, invase l’Egitto che si era ribellato e per essere sicuro che certe ribellioni non potessero più avvenire, fece rapire il faraone Necho I, che non aveva sufficiente polso per controllare il popolo ribelle, e lo portò a Ninive per educarlo alla dignità e al comando mentre, in Egitto, faceva fuori tutti i ribelli.

Una volta rieducato, con un bel lavaggio del cervello, lo riportò sul trono d’Egitto, garantendo anche la sua discendenza con il figlio Psammetico I.

Amava, quando non era in guerra, starsene chiuso nel palazzo e contornato da tanta gente che lo descrivevano con atteggiamenti effemminati e c’è chi sostiene che fosse omosessuale e altri che invece lo dipingono sempre immerso in orgie policrome…

Come avrete sicuramente notato, egli fu un personaggio poliedrico ed originale e sta di fatto che, per quanto fosse difficile capire davvero quello che faceva, possiamo dire con certezza che, comunque, se la godeva alla grande.

ORAZI E CURIAZI

Torniamo al confronto fra Roma e Alba Longa, che risultava cronico, in stallo, senza nessun vincitore ne vinto.

Ci torniamo per raccontarvi uno degli episodi più curiosi e narrati della storia; la disfida fra Orazi e Curiazi.

Tutto nacque dopo aver verificato che nessuno dei due contendenti riusciva a prevalere, pertanto, i due re, Tullo Ostilio e Mezio Fufezio (da notare lo strano connubbio dei due nomi che, entrambe, sembrano due scioglilingua) quello di Roma e quello di Alba Longa, si accordarono su una modalità che non avrebbe avuto conseguenze di indebolimento su nessuno dei due schieramenti e concordarono, accettando, che al termine di questa modalità, colui che fosse uscito sconfitto, si sarebbe sottomesso all’altro.

Dalla disfida vi era in gioco la supremazia dell’area.

La modalità scelta fu una sfida all’ultimo sangue fra tre giovani guerrieri romani e tre giovani guerrieri Albani.

Roma scelse i tre fratelli gemelli Orazi e gli altri scelsero i tre fratelli gemelli Curiazi.

Il fatto che in entrambe le città vi fossero tre gemelli da una parte e altri tre gemelli dall’altra è una cosa a dir poco sorprendente.

Sfido chiunque a voler trovare una situazione simile… ma neanche fra le superpotenze mondiali attuali, forse non si riuscirebbe a ricreare una situazione simile!

Ad ogni buon conto la sfida iniziò male per i romani, infatti ben due Orazi furono eliminati velocemente dai Curiazi, mentre l’ultimo rimasto capì, al volo, che non aveva scampo contro i tre avversari, perciò iniziò a correre.

Questa reazione, per quanto istintiva, crediamo che non fu dettata dalla arguzia e da una strategia pensata, ma probabilmente dalla fifa che sconvolse l’Orazio superstite, che con tale azione sperava di darsela a gambe levate, evitando di essere ucciso.

Tale sensazione la ebbero anche tutti gli spettatori presenti che iniziarono ad inveire e fischiare il vigliacco guerriero romano.

Anche i romani si sentirono offesi da tale atteggiamento, ormai rassegnati a perdere ma risoluti ad evitare almeno l’onta del proprio onore, si unirono ai fischi.

In questo stato d’animo i tre Curiazi, spinti dalla folla acclamante, iniziarono ad inseguire il romano.

Peraltro, registriamo che il romano non era affatto male nella corsa e invece i Curiazi erano un po’ scarsini e per di più con differenti prestazioni fra loro, con la conseguenza che si avvicinarono uno alla volta al romano, il quale, decisamente più lesto e resistente alla corsa, approfittò dell’affanno dei primi due Curiazi che lo avvicinarono per eliminarli facilmente.

Inaspettatamente la situazione si era capovolta e il romano, ora, era rimasto solo contro uno soltanto degli inseguitori Curiazi, peraltro affaticato e con la lingua penzolante dalla fatica.

Il popolo tutto, a quel punto, iniziò di nuovo a tifare  per il proprio rappresentante e quando l’Orazio eliminò anche l’ultimo Curiazio, i romani non stavano più nella pelle dalla gioia e lo portarono in trionfo.

L’Orazio vincitore, però, ebbe una strana e inaspettata reazione, infatti aveva visto sua sorella che piangeva vicino all’ultimo Curiazio, perché ella era l’amante nascosta dell’avversario.

Di fronte a questa offesa e ancora invasato dalla foga della disfida e del mancato pericolo, si avventò sulla sorella uccidendola seduta stante.

I romani punivano questo tipo di delitto con la pena capitale ma, sgomenti, non potevano, certo, uccidere l’eroe che li aveva fatti vincere e, così, in perfetta tradizione romana e latina si trovò, seduta stante, un cavillo giuridico per non comminare alcuna pena all’eroe.

Roma aveva dunque vinto e la città rivale si sottomise.

Così, in questo modo, iniziò l’espansione di Roma nel Lazio e, con la dovuta irriverenza che ci contraddistingue, possiamo dire che i romani vinsero grazie alla fifa dei suoi rappresentanti.

Gli esperti, ce la raccontano diversamente, ovvero che il romano, rimasto solo ebbe l’arguzia di inscenare una strategia militare originale e vincente che spezzò le reni agli avversari.

Mah…

TULLO OSTILIO

Comunista guerrafondaio, ecco la definizione che più si addice a questo re. Il terzo re di Roma. Esattamente il contrario del pacifico Numa Pompilio; perché mai il senato possa aver scelto un tipo così alternativo al precedente re? Il buonismo degli anni precedenti ha, forse, soffocato la rabbia che ha covato nel silenzio e ora vuole esprimere tutta la sua forza?

Sono domande legittime e sembrano anticipare il senso dell’alternanza al potere e il tentativo storico dell’umanità di trovare un equilibrio, ma incapace di trovarlo vaga fra un eccesso e l’altro.

In realtà, il senato lo ha scelto solo perché il nonno aveva combattuto al fianco di Romolo contro i Sabini; uno strano criterio per scegliere il re, provate a pensare che se questo era il criterio, bastava che il proprio nonno avesse combattuto con Romolo, indipendentemente dal fatto che, magari, in quel momento, si passava di lì per caso, per essere nominato re …

valli a capire ‘sti romani!

Romano di nascita, decise di suddividere le terre appartenute a Romolo tra i romani più poveri e permise a questi di potersi costruire una casa sul colle Celio, meritandosi l’appellativo di comunista.

Peraltro educò schiere di romani all’arte della guerra e istituì ferree regole di disciplina fra i soldati. Fu artefice dei primi allargamenti fuori le mura cittadine dell’influenza di Roma nella zona. Fidene e Veio furono vittime della ritrovata goliardia militare romana.

Ma a questo re è legata soprattutto la guerra contro Alba Longa, città potente e vicina a Roma con la quale, fin dalla sua fondazione, Roma aveva convissuto con alterne vicende e atteggiamenti equivoci.

Con Tullo Ostilio, il cui nome era tutto un programma, i rapporti con il potente vicino si fecero alquanto difficili, determinandone continui conflitti. Le due città erano, però, molto simili, per potenza militare, e questo continuo confronto li stava, entrambe, indebolendo.

Perciò la saggezza aveva convinto che le controversie e le reciproche ambizioni potevano essere risolte senza farsi troppo del male. Così, volenti o nolenti, i due schieramenti si fronteggiarono in una tenzone ristretta, ovvero nella disfida fra Orazi e Curiazi (che vedremo più avanti).

Fra le opere di Tullo Ostilio va anche annoverato la Curia Hostilia, ovvero un palazzo dove si potevano trovare i senatori per discutere.

Già! Perché fino a quel momento il senato si riuniva all’aperto, con sole, pioggia o vento e benché il tempo in quelle zone era piuttosto clemente, il re si era stufato di prendere acqua all’aperto per discutere con i senatori (da qui la tradizionale avversità verso il senato da parte dei regnanti romani).

Tullo Ostilio, fu ricordato per la sua continua ostilità, come dicono i romani “Omen Nomen” e non badò molto al bene del suo popolo. Così, quando a Roma scoppiò una pestilenza, fu tanto virulenta che anch’egli ne fu colpito e implorò Giove di aiutarlo.

Ma Tullo Ostilio era stato talmente impegnato in battaglie che si era dimenticato, fino a quel momento, di onorare gli Dei. Perciò Giove rispose in modo seccato e vendicativo alla sua richiesta di aiuto, lanciandogli un fulmine che lo incenerì.

Così morì il terzo re di Roma, almeno secondo quello che passa il convento, altre fonti dicono che il suo successore lo ha ucciso, ma sarebbe poco originale e non degno della nobile tradizione romana, altri, invece, ritengono che il popolo, infetto e stufo delle guerre lo abbia soppresso nel suo letto … questa versione è senz’altro più verosimile.

ESARHADDON IL RE ASSIRO IMPROBABILE

Figlio di Sennacherib, salì al trono dopo l’assassinio del padre, benché fosse l’ultimo dei figli.

Questo particolare porta a considerare l’importanza della moglie di Sennacherib che non solo non venne travolta dalla congiura contro il marito, forse anche lei ne fu partecipe, ma godeva, evidentemente, di una grande reputazione, perché si schierò apertamente per il figlio più piccolo in contrapposizione alle tradizioni che volevano i primogeniti come eredi naturali.

Infatti, i fratelli non presero bene tale decisione e per molti anni fecero guerra al fratellino usurpatore, che peraltro ne uscì vincitore.

Mentre, a corte, avvenivano queste turbolenze, forse per distanziarsi dal padre o forse per un senso di riparazione, egli fece ricostruire Babilonia e tutte le città che il padre rase al suolo.

Questo fatto gli consentì di riappacificare con il popolo il buon nome della sua dinastia.

Ciò nonostante l’attività militare fu comunque intensa, ma soprattutto, venuto a conoscenza delle trame ordite dal faraone egiziano contro suo padre, volle vendicarsi e invase, con il suo potente esercito Assiro, l’Egitto, fino ad arrivare a saccheggiare la città di Menfi per, poi, fermarsi senza dare al faraone la botta finale.

Quando, però, rientrò in patria, gli egiziani si ripresero le loro terre.

Alla sua morte, la madre, ancora in vita ed evidentemente più potente che mai, non perse il vizio di nominare il più giovane dei figli del re alla sua successione, ovvero il nipotino, Assurbanipal, ma memore della sua travagliata storia familiare nominò l’altro figlio del defunto re, a capo del regno di Babilonia, accontentando un po’ tutti ed evitando ulteriori guerre fratricide, che in ogni caso, come vedremo in seguito, non mancheranno.

MANASSE IL RE IMPOPOLARE

C’era una volta un re di nome Manasse, che gareggiava per il titolo di “re più impopolare” nel regno di Giuda. Questo mariuolo, re ebreo, aveva un’idea folle in testa: ricostruire i templi degli dei che suo padre aveva fatto abbattere. Ma non contento, aveva anche eretto altari al Dio Baal, il dio dei bugiardi, e lo aveva fatto addirittura nei cortili del tempio di Gerusalemme. Apriti cielo, come si può immaginare!

Ma non era ancora abbastanza per questo pazzoide. Decise di praticare la magia nera e, sentendo la mancanza del calore familiare, decise di sacrificare uno dei suoi figli nel fuoco. Ma ovviamente il popolo non capiva, perché chiunque potrebbe volere un tempio per il dio dei bugiardi, giusto? Ma tutti sappiamo come vanno queste cose: il popolo si rivoltò, ma Manasse non era tipo da farsi mettere i piedi in testa.

Così, decise di uccidere tutti gli oppositori e spargere sangue in tutto il regno, anche quello dei profeti. Come se fosse una partita di paintball gigante, ma senza le tute protettive. Ma l’esercito, sotto il comando del re Assiro, non poteva permettere che uno psicopatico come Manasse facesse del male al popolo. Lo arrestarono e lo deportarono a Babilonia, dove speravano che qualcuno lo fermasse. Ma si sa, la gente non cambia mai.

A Babilonia, Manasse non imparò la lezione. Invece di diventare una persona migliore, decise di continuare a fare i suoi giochi perversi, Il re Assiro, che ormai aveva capito che questo tipo non aveva speranza, decise di lasciarlo nel deserto che lo avrebbe fatto impazzire completamente.

E così, Manasse morì solo, circondato da sabbia e nulla più, la storia di Manasse finì, ma il suo nome rimase nella storia come quello del re più impopolare di tutti i tempi, almeno dei tempi allora conosciuti perchè sappiamo che poi furono in molti a volerlo imitare. E tutti quelli che ascoltavano la sua storia si chiedevano: “Ma che diavolo gli passava per la testa?”

ACCADDE NEL 688 a.C.

L’anno 688 a.C. è un anno nel quale sono previste le antiche olimpiadi, a quel tempo il mondo greco, sempre intento a litigare fra loro, sospendevano le animosità durante lo svolgimento della kermesse sportiva.

Non tutti facevano la stessa cosa tanto meno gli Assiri.

Se pensate che la nostra camminata nella storia non contepli e non dedichi abbastanza spazio alle arti e allo sport, preparatevi a sbalordirvi con questa antica notizia proveniente direttamente dalle Olimpiadi del 688 a.C.!

Un certo Onomasto di Smirne, il “Mike Tyson” dell’epoca, si è aggiudicato il primo torneo di pugilato olimpico. Ora, potresti pensare che questo fatto sia degno di nota solo per gli appassionati di sport, ma aspettate, c’è dell’altro!

Diciamo che Onomasto non era solo un atleta eccezionale, ma anche un genio dell’autopromozione. Si vocifera che abbia scritto lui stesso le regole del torneo di pugilato, cosa che ci fa sospettare che le regole fossero “leggermente” modificate a suo favore. Non sappiamo esattamente quali fossero queste regole, ma possiamo immaginare che tra queste ci fosse qualcosa del tipo “il vincitore è colui che riesce a mettere KO l’avversario mentre cita la poesia di Omero”.

Ovviamente, speriamo che le regole del pugilato siano cambiate nel tempo, magari inserendo qualche limite alla poesia e aumentando la sportività!

Ma le Olimpiadi del 688 a.C. non furono l’unico evento degno di nota. Nello stesso anno, l’Assiro Sennacherib, stanco delle continue ribellioni, deciso di radere al suolo Babilonia. La sua ira e vendetta furono così implacabili che distrusse case, templi, mura e palazzi con una furia degna di un reality show.

La Mesopotamia, nonostante avesse già vissuto la sua buona dose di devastazioni, rimase sconvolta, come se un canguro avesse appena vinto un’importante competizione di ballo.

Insomma, il 688 a.C . fu un anno ricco di eventi, tra sport, arte e distruzione. E noi, nel nostro umile tentativo di dare spazio a tutte queste tematiche, speriamo di avervi fatto sorridere con questa rievocazione storica leggermente umoristica. E ricordate, la prossima volta che vi sentite in colpa per barare a Monopoli, pensate a Onomasto, che ha trasformato il suo vantaggio in una vittoria olimpica!

FIDONE L’AVARO

Mentre le evoluzioni mediorientali si fanno sempre più complicate e in Grecia le città-stato proseguono la loro espansione coloniale, fondando qua e là, nel mediterraneo, nuove città, in una delle città greche più importanti, di nome Argo dove la popolazione è specializzata nell’uso del fuoco e pullulano le fonderie, il tiranno di turno, Fidone, si eleva a personaggio rivoluzionario.

Personaggio dal braccino corto, avaro, novello e antenato di Ebenezer Scrooge, il suo nome in greco antico significa economizzatore.

Sembra che a lui dobbiamo la nascita della finanza e del primo sistema monetario con un sistema di pesi e misure basato sull’argento al posto del ferro.

Sicuramente la descrizione di tale sistema è più complessa di quanto noi, poveri mortali navigatori del passato, possiamo comprendere o semplicemente capire.

Trovo invece importante che tutti si ricordino che anche di questo dobbiamo, nel bene e nel male, al mondo greco… chissà se a Bruxelles o a Francoforte qualcuno ha mai letto qualcosa…. O peggio, vuoi vedere che invece lo hanno letto fin troppo bene.

La sua avarizia si spinge fino a piangere solo, in punto di morte, al pensiero della spesa per la sua tomba.

Fra l’altro si battè perché la sua città, Argo avesse il controllo dei giochi olimpici, strappandolo agli alleati di Corinto e di Sparta e inaugurando le lotte, con relativi colpi bassi, tipici delle città che ambiscono ad ospitare i giochi.

Durante il periodo da lui controllato, nei giochi olimpici furono introdotte le gare ippiche ma a livello militare diede più importanza agli opliti che alla cavalleria, facendo di Argo la città militarmente più forte, del momento, nell’antica Grecia.

SENNACHERIB IL RE ASSIRO

Questo Re assiro è stato reso famoso dalle cronache sopravvissute per l’assedio alla città di Gerusalemme, che, peraltro, oramai non era più una novità, anzi potremmo dire che era diventato di moda assediare la città di Gerusalemme, se non addirittura obbligatorio per accreditarsi come grande condottiero.

Il fatto è che, in realtà, fece un gran fracasso prima nei dintorni, saccheggiando diverse città fra cui la mitica Askalon, ma poi sul più bello se ne tornò a Ninive senza passare da Gerusalemme.

Questo fatto è raccontato dalla Bibbia in modo assai più contorto, infatti, pare che a scatenare il Re Assiro fu proprio il Re del regno di Giuda, con capitale Gerusalemme, che si era ribellato agli Assiri perché non voleva più pagare le tasse, allora chiamati tributi, ma vista la reazione del Re Assiro, resosi conto dell’errore, cercò di porre rimedio e di pagare il tutto con gli interessi nel tentativo di non far saccheggiare nuovamente la capitale e deportare il suo popolo come già era accaduto al suo vicino Israele e la sua capitale Samaria.

Ma dopo aver pagato, gli Assiri si presentarono comunque sotto le mura di Gerusalemme e iniziarono a bestemmiare, Ezechia, che in quel tempo era Re di Giuda e Gerusalemme, inorridito, chiese aiuto al suo Dio che, almeno così si dice, gli mandò in soccorso, la notte stessa, un angelo che si introdusse nell’accampamento Assiro e uccise ben 185.000 soldati; Che gli angeli fossero così così devastanti nessuno poteva prevederlo, peggio di bombe nucleari tattiche.

Si narra che a questo punto il Re Assiro, probabilmente rimasto solo o con una sparuta guarnigione superstite, preferì cambiare strada e tornare a Ninive.

Come in tutte le questioni storiche, a fronte di una narrazione dell’evento vi sono più versioni, a secondo di chi fosse il narratore, o da chi venisse pagato.

Anche in questo caso, le versioni, più o meno romanzate, delle due parti in causa differiscono, infatti secondo ciò che gli Assiri scrissero e tramandarono, il loro Re aveva messo a ferro e fuoco tutto intorno a Gerusalemme per far cedere il Re Ezechia, il quale vistosi accerchiato pagò, come detto, tutti i tributi con gli interessi e il Re Assiro ne ebbe pietà, prese tutti i denari e se ne tornò a casa.

Della strage dei 185.000 assiri nella notte ad opera di una forza non convenzionale non se ne parla, può darsi per pudore … chi lo sa!

LA LEGGENDA DELLO SCUDO DI BRONZO

Se l’inizio dell’era romana, fin dalla sua nascita, era stata costellata di tanta leggenda, così dobbiamo dire che le cose continuarono anche sotto il regno di Numa Pompilio.

Nel 707 a.C. sotto il regno di Numa Pompilio avviene un fenomeno strano; Roma è flagellata da una pestilenza piuttosto importante e non era, in quanto città giovane, preparata a questi eventi, ma la fortuna di Roma era che da lassù qualcuno vegliava in suo favore.

La pestilenza, ad un certo funto cessò rapidamente e nemmeno i virologi del tempo sapevano come spiegarselo. La pestilenza cessò quando, improvvisamente, dal cielo scese uno scudo di bronzo, che il Dio Marte in persona consegna al Re.

In pratica il Dio Marte, un bel giorno, di primo mattino, compare ai piedi del letto del Re Numa con uno scudo di bronzo e dice a Numa “tienilo che ti potrà servire”.

Quel giorno, coincidenza vuole, che la pestilenza cessò!

In realtà il dio Marte non era sceso dal cielo con questo scopo, egli aveva appena acquistato un nuovo scudo e non sapeva dove mettere il vecchio, lassù nell’olimpo non lo voleva nessuno, perciò pensò bene di regalarlo al Re di Roma che non poteva certo rifiutare un regalo da un dio.

Ma il popolo reagì diversamente, iniziò a pensare che lo scudo fosse magico e chi lo possedeva sarebbe stato potente.

Da quel momento, però, Numa cominciò ad aver paura che qualcuno potesse rubarglielo e perciò ordinò al fabbro di corte di crearne altri dodici uguali, che egli diede a 12 giovani patrizi, confondendo coloro che se avessero avuto brutte intenzioni non sarebbero stati in grado di riconoscerne l’originale.

Così quello scudo divenne un simbolo di potenza e di comando… in onore di questo simbolo durante le idi di marzo i giovani patrizi portavano in processione i loro scudi, danzando e cantando, poi le riponevano e da quel momento, fino alle prossime idi di marzo, non si potevano più intraprendere azioni militari, perché avrebbe portato male.

Come tutte le superstizioni, anche questa, rimase per molto tempo in auge e nessuno osava infrangerla; rimane comunque una di quelle panzane credulone fatta per quei creduloni degli antichi romani…

AH… dimenticavo, anni dopo, pare che un certo Otone decise di fare una guerra senza badare a questa superstizione e… sarà un caso ma…. Perse la guerra…!!!

NUMA POMPILIO

Contrariamente da quanto abbiamo scritto e che scriveremo in seguito, occorre subito avvertire gli ignari lettori che non si hanno notizie certe che questo personaggio sia veramente esistito, perciò stiamo narrando sul nulla, quelle che noi definiremmo il frutto di “fonti anali” (fonti ampiamente inattendibili).

Secondo quanto sopra premesso e quanto a noi tramandato, il quadro rappresentato da questo Re assomiglia molto di più ad un santo o ad un Papa piuttosto che ad un Re antico.

Devoto, religioso, costruttore di templi, pacifico e provetto organizzatore di ordini religiosi, creò, con grande gaudio popolare, delle feste religiose per onorare tutti gli Dei presenti, essendo parecchi gli dei presenti a quel tempo, molte furono le festività inaugurate.

Gli esperti antichi tendono ad attribuire a questo Re la costruzione del primo Tempio di Giano, che quando aveva le porte aperte simboleggiava guerra, mentre significava pace quando le aveva chiuse, e la nuova disposizione del Tempio di Vesta, caratterizzato dalla presenza del fuoco sacro e dal sacerdozio delle vergini vestali, tutto da verificare!

Il suo regno durò ben 43 anni e durante tutto questo periodo, Roma, non ebbe guerre … questa sì che è una notizia!

Quando Numa morì fu salutato con affetto da tutto il popolo, anche questo non era normale all’epoca, ma nemmeno oggi, e durante il funerale una folla numerosa e commossa lo salutò per le strade.

Questa immagine popolare e pubblica, tramandata dagli esperti, per non si sa quali reconditi motivi, ha oscurato un dato, forse un difetto, difettuccio, celato al grande pubblico perché poco coerente con la sua fama.

Forse che tutti voi non vi sarete domandati, sin dai tempi innocenti della scuola, perché mai si chiamava Pompilio?

Lascio a voi immaginarlo …