GIOSIA RE DI GIUDA

Nella storia antica, ci sono personaggi che lasciano un’impronta duratura con le loro azioni e le loro riforme. Uno di questi è Giosia, che divenne re di Giuda e compì importanti cambiamenti religiosi a Gerusalemme. Sebbene la sua principale riforma riguardasse l’abbattimento dei templi dedicati ad altri dei e il ripristino del culto all’unico Dio degli ebrei, c’è un aspetto meno conosciuto ma altrettanto significativo che vogliamo esplorare: la reintroduzione della festa della pasqua ebraica. Attraverso dettagli divertenti e curiosità, esploreremo l’importanza di questa riforma e i suoi effetti sulla comunità ebraica dell’epoca.

Quando Giosia salì al trono di Giuda, si trovò di fronte a un panorama religioso complesso e frammentato. Templi dedicati a vari dei, tra cui il dio Baal, il dio dei bugiardi, erano diffusi a Gerusalemme e in tutto il regno. Giosia, nel suo desiderio di ripristinare il culto dell’unico Dio degli ebrei, prese una decisione radicale: fece abbattere tutti i templi dei vari dei, eliminando la presenza di altre divinità nella vita religiosa del suo popolo.

Questa riforma fu accolta con entusiasmo da alcuni e con resistenza da altri. Certamente, il dio Baal, spesso associato ai bugiardi, avrebbe avuto pochi fan tra la popolazione! Tuttavia, Giosia perseguì con determinazione il suo obiettivo di ristabilire il monoteismo ebraico, creando una rottura netta con le pratiche religiose precedenti.

Tra le riforme religiose di Giosia, una che ha lasciato un’impronta indelebile sulla tradizione ebraica è il ripristino della festa della pasqua. Questa celebrazione era stata trascurata e abbandonata nel corso dei secoli, ma Giosia riconobbe la sua importanza e decise di riportarla in auge.

La pasqua ebraica, o Pesach, è una festa di grande significato per il popolo ebraico. Si celebra per commemorare l’uscita degli ebrei dall’Egitto, guidati da Mosè, dopo anni di schiavitù. Durante questa festa, viene svolto un complesso rituale che include la cena pasquale, la ricerca e l’eliminazione del lievito e la lettura di brani della Torah. Questa festa rappresenta non solo un momento di commemorazione storica, ma anche di riflessione spirituale e di rinnovamento dell’impegno verso la fede.

Mentre Giosia potrebbe essere maggiormente ricordato per la sua riforma dei templi e per aver abbattuto i luoghi di culto dedicati ad altri dei, è interessante notare come la reintroduzione della festa della pasqua ebraica sia diventata un punto centrale della sua riforma. La pasqua rappresentava una ricorrenza di grande importanza e si può immaginare l’entusiasmo e la gioia dei cittadini quando la festa fu ripristinata. Le strade di Gerusalemme si animarono di mercanti che vendevano prodotti tipici della pasqua, come l’agnello sacrificale e il pane azzimo. Le famiglie si riunirono per preparare la cena pasquale, con ricette tradizionali tramandate di generazione in generazione. I bambini erano entusiasti di partecipare alla ricerca del lievito, una sorta di caccia al tesoro per trovare e rimuovere ogni briciola di pane lievitato.

Si dice che durante il periodo di Giosia, il popolo ebraico si sia riunito come mai prima d’allora per celebrare la pasqua. Le strade di Gerusalemme erano affollate di pellegrini provenienti da tutte le regioni del regno, desiderosi di partecipare a questa importante celebrazione. Giosia, divenuto una figura di grande influenza spirituale, pronunciò un discorso emozionante sulla fede e sulla storia del popolo ebraico, accrescendo l’entusiasmo per la festa.

IL REGNO DI MAGADHA

Nel vasto panorama della storia antica, emergono sempre nuove scoperte e sorprese che ci conducono in mondi lontani e misteriosi. Recentemente, è emersa una notizia intrigante riguardante il regno di Magadha, in India. Benché le informazioni siano scarse, le nostre ipotesi ci conducono a immaginare un regno di maghi, un luogo affascinante che potrebbe essere paragonato all’immaginario Howard dell’antichità. Nonostante le nostre congetture siano basate su speculazioni, la sola menzione di questo misterioso regno ci consola, sembra che anche nei tempi antichi accadessero eventi straordinari. “Tutto il mondo è paese”, come si suol dire, e ciò rende la storia ancora più affascinante. Condividiamo con voi questa avventura nel passato,

La prima cosa che balza all’occhio quando si esplora la storia del Regno Magadha è l’aura di mistero e magia che lo circonda. La sua fondazione, la sua struttura sociale e i suoi leader sono ancora oggetto di dibattito tra gli storici. Alcuni ritengono che il regno fosse governato da una dinastia di maghi, abili nell’arte dell’occulto e del paranormale. Immagina un regno in cui le strade sono percorse da incantesimi, gli edifici risplendono di energia magica e gli abitanti usano la magia come parte integrante della loro vita quotidiana. Sebbene possa sembrare una visione fantastica, non possiamo negare che la storia umana sia stata spesso intrecciata con il mondo del mistero e dell’inspiegabile.

Tra le storie tramandate, spicca la leggenda del Grande Mago Magadha, il fondatore del regno. Si narra che egli fosse un potente stregone che utilizzava incantesimi per proteggere il suo popolo e ottenere ricchezze incredibili. Alcuni racconti narrano di un amuleto magico che conferisce poteri sovrannaturali al suo portatore, donando al regno una prosperità senza precedenti. La storia potrebbe sembrare frutto di fantasia, ma ciò non rende il tutto meno affascinante. È come se il passato custodisse segreti che ci invitano ad esplorare la nostra immaginazione.

Oltre alla leggenda del Grande Mago Magadha, alcune storie aneddotiche raccontano il regno. Si racconta che gli abitanti di Magadha erano abili nell’arte dell’illusionismo e che spettacoli magici si svolgevano nelle loro piazze principali. Maghi e illusionisti si esibivano di fronte a folle entusiaste, incantando gli spettatori con trucchi sorprendenti. Alcuni di questi spettacoli erano così ben realizzati che lasciavano gli spettatori a bocca aperta, chiedendosi se ciò che avevano appena visto fosse vero o solo una pura illusione.

Si narra anche di un antico manufatto chiamato “Il Calice dell’Illusione”, custodito nella sala del trono del palazzo reale. Secondo la leggenda, chiunque bevesse dall’enigmatico calice avrebbe vissuto una serie di visioni magiche e stravaganti. Alcuni racconti parlano di persone che si trasformavano in animali, mentre altri parlano di incontri con creature mitiche e luoghi incantati. Anche se possiamo interpretare queste storie come semplici leggende popolari, la possibilità che si basino su eventi realmente accaduti aggiunge una nota di entusiasmo e stupore alla storia del Regno Magadha.

I CALDEI

Nel vasto panorama delle antiche civiltà, c’era un popolo peculiare chiamato i Caldei. Questi eccezionali individui erano noti per una caratteristica unica: avevano una temperatura corporea altissima. Sudavano come animali e camminavano sempre in costume, indipendentemente dalla latitudine in cui si trovavano, perché avevano costantemente caldo.

Questa particolare caratteristica non solo li faceva sobbalzare dal disagio, ma si rivelava anche una forma di difesa. Chiunque avesse osato toccare un Caldeo rischiava di rimanere ustionato come se avesse toccato un ferro rovente. Era un’arma segreta a doppio taglio che aveva mantenuto il popolo dei Caldei isolato per molto tempo.

Ma un giorno, il loro re, un uomo di nome Nabopolassar, che tradotto potrebbe significare “non andrò mai al polo”, decisi di sfruttare questa particolarità a suo vantaggio. Nel 645 aC, guidò una rivolta contro l’impero assiro, unendosi ad altri popoli scontenti, e alla fine riuscì a conquistare e saccheggiare Babilonia e persino la leggendaria città di Ninive, diventando il re di Babilonia.

Da quel momento in poi, la fama dei Caldei si è diffusa come un incendio nella regione. I loro avversari temevano la loro temperatura corporea elevata e l’abilità di ustionare chiunque osasse sfidarli. I Caldei erano diventati un popolo da non sottovalutare, sia per le loro abilità belliche che per la loro capacità di mantenere gli altri a debita distanza, letteralmente bruciandoli se necessario.

Ma questo era solo l’inizio della storia dei Caldei. Nel corso degli anni, continueremo a sentire parlare di loro e delle loro straordinarie caratteristiche. Chissà quali avventure epiche e curiosità ancora ci riserveranno!

Quindi, ricordiamo di non toccare mai un Caldeo, a meno che non siate pronti a ritrovarvi con una mano bruciata. E mentre la storia ci svela queste stranezze, sorridiamo di fronte alle bizzarrie e alle peculiarità dei popoli che hanno attraversato i secoli, rendendo il passato ancora più affascinante e divertente da esplorare.

L’ECLISSE TOTALE DI SOLE NEL 648 a.C.

Nel lontano anno 648 aC, un evento straordinario sconvolse gli antichi regni e portò allo sconforto totale delle persone. Si verificò qualcosa di così inaspettato che causò una serie di reazioni stravaganti: suicidi, impazzimenti e persino i sacerdoti del Dio Sole entrarono in crisi spirituale. E qual era questo evento sorprendente? Nient’altro che un’eclissi totale del sole!

Immaginatevi la scena: un giorno di sole brillante, le persone che svolgono le loro normali attività e all’improvviso… buio totale. Il sole, la fonte di luce e calore per tutto il mondo, era stato oscurato. E le reazioni non si fecero attendere.

Alcuni, presi dal panico, pensarono che fosse la fine del mondo e decisero di mettere fine alle loro vite. “Se il sole non c’è più, che senso ha continuare a vivere?” pensarono. Ma immaginate l’assurdità di tale gesto! Una volta che l’eclissi finì e il sole tornò a splendere, questi poveri sfortunati si ritrovarono ad essere l’unica cosa oscura in mezzo a una festa di luce.

Altri, invece, persero completamente la testa. Camminavano per strada gridando a tutti di guardare il cielo e di preoccuparsi del destino del sole. “Il sole se n’è andato! Cosa faremo ora?” urlavano. La gente, incredula, li guardava con sguardo confuso, cercando di capire cosa stesse succedendo. Ma come si può spiegare la follia collettiva che si scatena quando il sole si nasconde temporaneamente?

E i poveri sacerdoti del Dio Sole, quelli che si erano dedicati alla sua venerazione per tutta la vita, si trovarono ad affrontare una crisi spirituale senza precedenti. “Se il sole è oscurato, dove si nasconde il nostro dio? Cosa abbiamo fatto di male per meritare questa punizione?” si chiedevano disperati. Erano così abituati a vedere il sole splendere ogni giorno che non sapevano come affrontare la sua temporanea assenza.

Ma, nonostante la confusione e l’ansia che l’eclissi totale del sole portò, ci fu un lato divertente in tutto questo caos. Le persone, prese dall’incertezza e dalla paura, iniziarono a fare cose bizzarre e stravaganti per soddisfare le loro ultime volontà. Uno scrisse un testamento lasciando tutte le sue cose al suo gatto, convinto che il mondo non avrebbe avuto più senso senza il sole. Un altro prese in prestito una nave per compiere un viaggio assurdo alla ricerca del sole perduto. Era come se la gente avesse perso la bussola in assenza di luce.

Ma alla fine, quando l’eclissi totale del sole ebbe termine e il sole riapparve nel suo splendore, un senso di sollievo e gioia travolse tutti. Era uno dei pochi momenti nella storia in cui l’umanità si ritrovò in pace e festeggiante, consapevole della preziosità del sole e dell’importanza della luce nella nostra vita.

Quindi, mentre riflettiamo su questa storia stravagante dell’eclissi totale del sole nel 648 a.C, possiamo sorridere di fronte alle reazioni esagerate e paradossali che si verificarono. E quando ci troviamo ad affrontare momenti difficili e incerti, possiamo ricordare che alla fine il sole tornerà a splendere e che, come l’umanità di allora, possiamo trovare gioia e felicità anche nelle situazioni più oscure.

IL PERIODO CINESE DELLE PRIMAVERE E DEGLI AUTUNNI

Nella lontana terra della Cina, durante un periodo chiamato “delle primavere e degli autunni”, si verificarono una serie di eventi che resero la vita un po’ meno poetica e un po’ più combattiva. I vari principati che componevano l’ex impero cinese entrarono in una spirale di guerre, che fece sorgere una domanda strana ma intrigante: forse un po’ d’inverno o estate avrebbe potuto fare bene alle menti della guerrafondaie dei regnanti cinesi?

Immaginate un imperatore che brandisce la sua spada con orgoglio e grida: “Inverno!” davanti a un esercito di soldati. I suoi uomini, impreparati all’idea di affrontare temperature glaciali, si mettono a tremare e a chiedere più vestiti caldi evitando di affrontare la battaglia. “È troppo freddo per combattere! Ritiriamoci nelle nostre case calde e accoglienti!”

E che dire di un re che, invece di sventolare una bandiera rossa per incitare i suoi uomini alla battaglia, alza un ombrello colorato e grida: “Estate!”? I soldati, in preda al caldo torrido, abbandonano i loro elmi e le loro armi e si mettono a cercare un’oasi ombreggiata per riposarsi. “Non possiamo combattere con il sole così cocente! Ci serve una vacanza al mare!”

Immagini così assurde e paradossali suscitano una risata, ma forse potrebbero avere un senso. Con l’arrivo dell’inverno, i regnanti potrebbero pensare: “Oh, che bello sarebbe stare davanti al camino con una tazza di tè caldo! Perché dobbiamo combattere?” E con l’estate, potrebbero dire: “Ah, una bella giornata di sole! Dobbiamo abbandonare le armi e fare una festa in spiaggia!”

Ma naturalmente, nella realtà delle cose, la guerra non si preoccupa delle stagioni. I regnanti cinesi del periodo delle primavere e degli autunni si trovavano a dover fronteggiare conflitti reali, con tutti i loro rischi e le loro conseguenze. Quindi, anche se l’idea di utilizzare le stagioni come strumento per placare le menti guerrafondaie può sembrare divertente, è più probabile che i cinesi abbiano vissuto la situazione in modo più pragmatico e serio.

Ma immaginiamo per un attimo che i principi cinesi abbiano deciso di prendersi una pausa durante le stagioni estive ed invernali. Potremmo immaginare battaglie di palle di neve tra eserciti, o tornei di beach volley tra re e regine. Sarebbe sicuramente uno spettacolo divertente da vedere, ma probabilmente non molto efficace per risolvere i conflitti e garantire la pace.

Quindi, mentre la Cina affrontava il periodo delle primavere e degli autunni, con tutte le sue guerre e le sue lotte di potere, possiamo sorridere all’idea di un regno governato dal calendario delle stagioni. Ma alla fine, la storia ci insegna che la diplomazia, la saggezza e la negoziazione sono state le vere chiavi per portare la pace in Cina e in tutto il mondo.

LA MONETA DI CRESO

Il Regno di Lidia è stato il luogo in cui si è verificata una delle rivoluzioni più stravaganti nella storia dell’umanità. Nel lontano 650 aC, un uomo di nome Creso decise di introdurre una strana e misteriosa invenzione: la moneta.

A quel tempo, le persone erano solite scambiarsi beni e servizi direttamente, utilizzando semplici forme di baratto. Ma Croesus pensava che sarebbe stato divertente complicare un po’ le cose, perché la vita senza un po’ di confusione non sarebbe stata la stessa.

Quindi, senza pensarci due volte, Creso cominciò a stampare monete con facce di animali strani e figure mitologiche. Queste monete erano fatte di metalli rari, come l’oro e l’argento, e avevano un valore apparentemente casuale attribuito ad ognuna di esse.

Il primo paradosso assurdo che ci viene in mente è che l’introduzione della moneta ha portato alla sua stessa estinzione. Inizialmente, la gente trovò l’idea di usare le monete affascinanti e ne furono subito attratti. Ma poi scoprirono che le monete potevano essere rubate o contraffatte. Quindi, per proteggere le loro monete, le nascosero in luoghi segreti o le tennero con sé in ogni momento. Alla fine, dimenticarono dove le avevano messe, e le monete sparirono completamente, tornando così alla pratica del baratto.

Ma ecco un altro paradosso bizzarro: mentre le monete sparivano nel nulla, il loro valore aumentava magicamente. La gente si ritrovava a desiderare ardentemente le monete che non si potevano nemmeno trovare, e il loro valore immaginario raggiungeva cifre astronomiche. Gli affari erano basati su qualcosa che era diventato una specie di tesoro nascosto, e chiunque avesse avuto anche solo una moneta si sarebbe sentito il re del mondo.

Poi c’è il paradosso del “Più è piccolo, più è grande”. Con l’introduzione delle monete, le persone iniziarono a capire che un pezzo di metallo di dimensioni insignificanti poteva valere più di un oggetto grande e prezioso. La logica venne completamente ribaltata, tanto che le persone iniziarono a scambiare una fetta di pane per un pezzo di metallo. Non era importante cosa ottenessero in cambio, l’importante era possedere quelle strane e misteriose monete.

Ma la cosa più assurda di tutte era che, nonostante la mancanza di valore intrinseco delle monete, tutti continuavano a lottare per ottenerle. Gli uomini andavano in guerra per appropriarsi di monete, io governavo le tassavano pesantemente e le persone si sforzavano di guadagnare sempre di più, solo per possedere un pezzo di metallo che in realtà non faceva nulla se non brillare.

Quindi, grazie a Croesus e al suo geniale inganno, il mondo fu conquistato da una strana idea che sconvolse il senso comune e creò paradossi assurdi. La moneta si diffonde come un incendio, trasformando il semplice atto dello scambio in un balletto caotico di cupidigia e follia. E fino ad oggi, continuiamo a chiederci: quale sarà il prossimo paradosso che ci aspetta?

CIPSELO DI CORINTO

Per capire chi fu questo personaggio, occorre andare indietro nel tempo e raccontarne le origini.

C’era una volta un membro della famiglia regnante di nome Anfione che aveva una figlia zoppa di nome Labda.

Per quel tempo era un bel problema, perché era difficile da far sposare una figlia con tale difetto, infatti il padre cercò di piazzarla a tutti gli uomini del parentado senza che alcuno l’accettasse come moglie.

Rifiutata e beffeggiata si ritirò in un eremo pensando che non si sarebbe mai sposata, invece, conobbe un certo Eezione, che dal nome sospettiamo che fosse balbuziente.

Egli era figlio di Echecrate, a sua volta discendente da Lapita… non che questi nomi ci raccontino qualcosa ma solo che, pur non facendo parte della famiglia regnante, ne erano politicamente molto vicini.

I due iniziarono a frequentarsi e infine si sposarono, ma lui era dubbioso e chiese all’oracolo di Delfi, massima espressione della cartomanzia del tempo, se avesse potuto avere figli.

L’oracolo, non solo gli predisse che avrebbe avuto un figlio ma, addirittura, gli disse che quel figlio avrebbe abbattuto la famiglia regnante.

La famiglia regnante lo venne a sapere e pensarono, a scanso di sorprese, di eliminare subito alla nascita il temibile avversario e quando la donna partorì, per sicurezza mandarono ben dieci sicari, meglio abbondare che deficere.

Il piano, però, andò in fumo, perché una volta prelevato e in mano ai sicari, il bimbo iniziò a sorridere, un sorriso contagioso che impietosì tutti e dieci i sicari e quindi lo riportarono alla madre.

La famiglia regnante sarà stata anche molto potente ma aveva dei sicari alquanto ridicoli e assurdi.

Una volta usciti, i sicari iniziarono a litigare fra loro riguardo a chi toccava la colpa del fallimento dell’operazione e non venendone a galla decisero di ritentare, ma la madre, nel frattempo, nascose il bimbo in una cassa di legno.

Non trovandolo, i sicari decisero di mentire ai loro mandanti e si accordarono nel sostenere che l’operazione era perfettamente riuscita e il bimbo eliminato.

Oltre che ridicoli e incapaci erano anche dei bugiardi patentati, ma ancora di più, i regnanti, che si affidavano a questi improbabili “bravi” di manzoniana memori, erano abbastanza stupidi e, in fondo, meritavano di essere deposti.

I genitori del bimbo lo chiamarono Cipselo, che in corinziano significa cassa, in onore della modalità con cui si è salvato.

Divenuto adulto, il “cassa” fece polpettine degli stupidi regnanti e con un colpo di mano divenne tiranno indiscusso di Corinto, instaurando un regime sanguinario, come se avesse paura di fare la fine dei precedenti regnanti, oppure perché era rimasto sconvolto dalla sua vicenda, oppure, come pensiamo, interdetto dal ricordo dei dieci brutti musi che lo volevano uccidere, ma una cosa è certa, quel sorriso che lo salvò era sparito e sostituito da un sogghigno macabro.

Per la cronaca vi segnaliamo che fra quei pochi sopravvissuti dalla furia di Cipselo, ci fu un certo Demarato che si rifugiò in Etruria a Tarquinia dove ebbe un figlio, Lucomone, il futuro Tarquinio Prisco e quinto re di Roma… come si suol dire, il mondo è piccolo!… corre l’anno 657 a.C.

IL PRIMO IMPERO GIAPPONESE

Una leggenda straordinaria narra che il primo impero giapponese nacque il 11 febbraio del 660 aC, grazie all’opera di un personaggio dal nome sorprendente: Jimmu. Nonostante questo nome, che sembra più adatto a un clown che a un imperatore, il suo vero nome era in realtà molto più complicato e curioso: “Kamu-yamato-iwarebiko no mikoto”.

Ci saremmo aspettati nomi difficili da pronunciare per i personaggi giapponesi, ma è comprensibile che abbiano scelto di chiamarlo in un modo più semplice, semplificandolo notevolmente. Tuttavia, è interessante notare che il suo nome completo finisce con “no Mikoto”, che lascia spazio a molteplici interpretazioni.

Perché sottolineare che non è solo Mikoto? Forse essere chiamato Mikoto era considerato un’offesa, un difetto o un modo per indicare che non era un cretino. Potrebbe essere stato un modo per prendere le distanze da qualcuno poco rappresentativo che si chiamava in quel modo. Ma allora perché non bastava la prima parte del nome?

Questo rimane un mistero ancora oggi, e non lasciatevi confondere da spiegazioni astruse diffuse dagli esperti. Anche loro sanno non cosa dicono, e anche gli esperti giapponesi, notoriamente dipinti come personaggi dei manga, non sono molto affidabili in questo caso.

Il secondo imperatore, Suizei, fu uno dei figli di Jimmu e fortunatamente il suo nome era decisamente più presentabile.

Tuttavia, la storia dell’impero giapponese non è solo fatta di nomi curiosi e misteri. Ci sono anche aspetti divertenti che rendono affascinante questo racconto antico.

Si dice che Jimmu abbia fondato il primo impero giapponese dopo aver compiuto un viaggio epico e avventuroso. Secondo la leggenda, guidato da un corvo sacro, Jimmu attraversò terre selvagge, sconfisse demoni e superò ostacoli incredibili per raggiungere il luogo in cui avrebbe stabilito il suo regno. Immaginatevi un imperatore seguito da un corvo come guida! È sicuramente un’immagine stravagante e divertente.

Inoltre, la sua nascita nel 660 aC è così precisa che sembra quasi soprannaturale. Come possono avere tanta precisione nel determinare la data di nascita di un impero così antico? Forse i giapponesi possiedono un orologio cosmico segreto che sfida il tempo stesso!

Ma tornando ai nomi, ci sono alcuni imperatori successivi che portano ancora più bizzarri titoli. Ad esempio, c’è l’imperatore Sujin, che governò dal 97 al 30 aC Il suo nome completo era “Kimi-tsu-hiko-ho-owake no mikoto”. È un vero boccone da pronunciare! Probabilmente aveva bisogno di un assistente personale solo per chiamarlo per nome.

E cosa dire dell’imperatore Kōgen, che regnò dal 214 al 158 aC? Il suo nome completo era “Kowowake no mikoto”. Immaginatevi un imperatore che viene chiamato semplicemente “Kowowake”. Potrebbe sembrare un verso di un gufo arrabbiato o il nome di un personaggio di una commedia slapstick.

Ma non sono solo i nomi degli imperatori a essere strani e divertenti. Anche le storie legate alla loro vita e ai loro regni sono piene di episodi curiosi. Ad esempio, si racconta che l’imperatore Keitai, che governò nel VI secolo, fosse appassionato di caccia. Tuttavia, a differenza dei cacciatori moderni, non si serviva di armi sofisticate o cani addestrati. Si dice che fosse solito inseguire i cervi nudi, catturandoli a mani nude. Immaginate la scena: un imperatore che corre dietro a un cervo, senza vestiti né armi! È un’immagine divertente e stravagante.

Questi aneddoti e particolari curiosi rendono la storia dell’impero giapponese ancora più affascinante. Ci mostrano un lato divertente e leggero di un periodo antico e ci fanno riflettere sul fatto che, nonostante le loro posizioni di potere, gli imperatori erano anche persone con eccentricità e umorismo.

PSAMMETICO I

Un regno durato ben 54 anni, nel periodo in cui il turnover faraonico era come una giostra frenetica. La sua longevità regale era davvero una rarità, una continuità singolare, come un faro che riluceva nel buio di una nave alla deriva. Dopo un lungo periodo di incertezza, l’Egitto aveva finalmente ritrovato un punto di riferimento di solido.

Egli aveva un modo molto particolare di affermare il suo potere. Non bastava essere l’indiscusso sovrano di tutto l’Egitto, no. Doveva andare oltre. Mandò una flotta a Tebe, non per combattere o saccheggiare, ma per imporre l’adozione della sua sorella, Nikotris, come divina sposa di Amon. Un atto che oggi equipareremmo a mandare la propria sorella in convento a fare la suora. Una decisione inusuale, certo, ma ricordiamoci: stiamo parlando di un faraone. Ed essendo un faraone, non si può certo dire che avesse un approccio comune o ordinario alle questioni di stato.

Per quanto riguarda Nikotris, non ci risulta che fosse proprio entusiasta di questa decisione. Immaginiamoci la scena: lì sta Nikotris, godendosi la sua vita di principessa, quando all’improvviso una flotta di navi appare all’orizzonte, arrivando con la notizia che deve abbandonare tutto e diventare la divina sposa di Amon. Non è esattamente il tipo di messaggio che si spera di ricevere da un corriere!

Con lui, la capitale tornò ad essere Menfi, come un ritorno a casa dopo un lungo viaggio. E poi, nel 663 aC, quando gli assiri si indebolirono e si ritirarono, la sua vera natura di faraone si rivelò in tutto il suo splendore. Riuscì a riunificare l’Egitto, facendo valere la ritrovata supremazia in una terra che aveva bisogno di un leader forte e deciso.

Non si accontentò solo di questo, però. Sapeva che la grandezza di un sovrano non si misura solo dalle sue conquiste, ma anche dalla sua eredità culturale. Pertanto, riportò in auge le tradizioni antiche, quasi come se volesse sottolineare il legame tra il passato glorioso dell’Egitto e il presente. Era come se dicesse: “Guardate, noi siamo i discendenti di quei grandi faraoni, e io sono qui per dimostrarlo”.

Infatti, il suo ricordo è stato tramandato attraverso enormi statue che lo raffigurano sullo stile dei più famosi e antichi faraoni. E queste non erano semplici statue, ma colossi di pietra che risaltavano nel panorama, quasi a sfidare il tempo e l’oblio. Le sue statue non erano solo immagini, ma dichiarazioni audaci del suo potere e della sua eredità.

TANUATAMON IL FARAONE SCONOSCIUTO

L’antico Egitto è una terra ricca di storia e di misteri, e tra i numerosi personaggi che hanno lasciato il segno in questa civiltà millenaria, uno dei più intriganti è senza dubbio Tanuatamon.

Questo sovrano è stato a lungo oggetto di speculazioni e teorie, c’è chi dice fosse un’entità sconosciuta, chi dice che è una invenzione di qualche esperto, c’è chi sostiene che fosse in realtà una sorta di Masaniello dell’antico Egitto che cercò di ribellarsi all’invasione Assira ma non ci riuscì.

Probabilmente ha vissuto nel momento sbagliato, un po’ sfortunato e un po’ incapace, visto che contro gli Assiri che stavano imperversando in Egitto non riuscì a fare granchè.

Se volessimo essere cattivi, e un po’ lo siamo, diremmo che il suo nome probabilmente era “Ta” ma visto la sua inefficacia il popolo gli aggiunto il “nuat” mentre amon finale, si sa, lo aggiungevano a tutti, come si suol dire a cani e porci.

Chi era Tanuatamon? Tanuatamon è stato, così dicono, un faraone della XXV dinastia egizia, Nonostante il suo breve regno, che durò solo pochi anni, Tanuatamon lasciò un’impronta significativa nella storia dell’antico Egitto. Era figlio del faraone Shabaka e venne succeduto dal famoso faraone Taharqa, suo fratello.

Nonostante la brevità del suo regno, Tanuatamon fu coinvolto in eventi di grande importanza per l’Egitto. Durante il suo periodo di governo, l’antico Egitto era minacciato dall’espansionismo assiro, guidato da re Esarhaddon. Tanuatamon si oppose all’invasione assira e cercò di difendere la sua patria. Combatté con coraggio contro gli assiri, ma alla fine fu costretto a ritirarsi verso il sud, nella Nubia, dove il suo regno ebbe termine.

Le informazioni su Tanuatamon sono state a lungo frammentarie e confuse. Tuttavia, grazie agli scavi archeologici e alle scoperte recenti, gli studiosi sono riusciti a fare luce sulla sua vita e sulla sua eredità. Soprattutto, una serie di reperti e iscrizioni trovati nella città di Gebel Barkal, in Sudan, hanno fornito importanti dettagli sulla figura di Tanuatamon. Questi reperti testimoniano l’importanza di Tanuatamon come sovrano e confermano la sua lotta contro gli assiri.