LE PIETRE DI MENTUHOTEP III°

royal sculpture, dyn11, dyn12, MK

Ci avviciniamo verso il 2000 a.C. e in Egitto, dopo la traumatica esperienza con il faraone Mentuhotep II (vedi articoli precedenti), l’Egitto, senza alcun clamore, perchè presumibilmente non fregava niente a nessuno, vede sedere sul trono d’Egitto un nuovo faraone.

Per evitare sorprese e percorrere strade, seppur anguste, ma conosciute, viene eletto al trono il figlio del faraone precedente e per non incorrere proprio in nessuna variante viene imposto il nome di Mentuhotep III°, tutto ciò non prima di aver fatto un lungo esame al futuro faraone, con esito negativo, ovvero di aver dato prova inconfutabile di non avere idee di nessun genere e pertanto di far scorrere le cose così come stavano.

Grande continuità è sinonimo di stabilità (a volte anche di inerzia).

Ciò nonostante L‘onore del faraone tocca il più basso livello di credibilità.

Una grande penuria di pietre si era abbattuta sull’Egitto, esse mancavano da ogni prato, da ogni collina (senza contare che erano già assenti nel deserto), il loro sfruttamento intensivo degli ultimi secoli per la creazione delle piramidi e altre tombe simili avevano ridotto questa terra in un desolato e piatto panorama.

La crisi toccò anche le abitudini, gli usi e i costumi e persino la morale, infatti non si potevano più lapidare le prostitute e le streghe col risultato di aumentarne l’attività e di converso si ripiegò con la bigamia, per consolazione e “appagamento”, ma due non bastarono e si arrivò a tre e poi a quattro sino a giungere all’Harem.

Tutto ciò per delle futili pietre!

Il faraone, a cui nessuno dava retta, pensò che una spedizione a caccia di pietre fosse il toccasana, ma nessuno dei suoi sudditi o militari accettarono tale incarico, perciò il faraone mandò a caccia di pietre il suo maggiordomo Henenu.

Henenu era un tipo così leggero, inconsistente, friabile, tutto il contrario di un cercatore di pietre e semmai, povero lui, era più specializzato a schivarle che cercarle, dato il suo aspetto poco rapprentativo delle forme usuali.

Il risultato lo lasciamo giudicare ai posteri che potranno agevolmente vedere le fattezze della tomba di questo faraone… sempre che gliela costruiscano la tomba a un tipo così.

Cercate e se trovate … giudicate!

Ma il destino crudele si abbatte sulla stirpe dei polli e come in un libro sapientemente scritto da un premio nobel specializzato in gialli, il nuovo millennio non poteva che far cadere il vecchio Mentuhotep III°.

La sua strenua lotta contro il fato Io portò negli ultimi tempi a tentare ciò che nessun uomo, o pollo, aveva mai neppure osato pensare.

Egli, cosciente che ad un nuovo millennio doveva corrispondere un nuovo faraone, tentò di fermare il tempo bloccando per decreto tutti gli orologi del regno e quando tutto sembrava andasse secondo il suo ingenuo piano, venne da un lontano paese un venditore ambulante di falsi rolex che con il suo successo imprenditoriale riempì gli egizi di nuovi orologi e riportò il regno, improvvisamente, alla reale datazione.

Non fece in tempo neppure a vendicarsi che spirò sopraffatto dalla collera.

Ci vollero mesi per rimettere in sesto tutti gli orologi del regno.

Oscurati da mille e più leggende, presi dal timore di chissà quali orribili guai nascondesse il nuovo millennio, i polli pensarono che, forse, fosse meglio lasciare alla stirpe dei “Mentoni” l’onere del trono, credendo che così facendo il fato continuasse a prendersela con loro, lasciando il resto del popolo in pace.

Fu perciò nominato faraone il figlio del defunto e fu chiamato Mentuhotep IV.

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