IL FARAONE CHE SOPRAVVISSE AL GRANDE COMPLOTTO

Parliamo di Ramesse III, Figlio del fondatore della XX Dinastia a cui gli viene attribuita una profonda riforma nella struttura dell’esercito che viene riorganizzato su corpi separati:

fanteria, carri da guerra, mercenari, ausiliari, reparti di sussistenza.

A questa riforma, e soprattutto all’uso di mercenari, si deve il merito di aver ridato credibilità militare all’Egitto e riportato vittorie contro diverse invasioni provenienti dai popoli del mare ma anche dai nomadi del deserto libici.

A questo proposito giova ricordare che i popoli del mare, composti da variegati popoli che imperversavano nel medio oriente e nel mediterraneo orientale, furono letteralmente annientati, tranne un popolo, che colpì il faraone indulgendolo a pietà, questo popolo erano i Filistei, che noi immaginiamo come gente magra, ma tanto magra, oggi diremmo anoressica che in battaglia venivano cacciati semplicemente soffiandogli addosso.

Il faraone si impietosì di questo popolo, noi pensiamo che fosse stato colpito dalla loro fragilità, tanto che gli concesse di restare presso quella che oggi chiamiamo Palestina.

Con il senno del poi, visto ciò che ha comportato la presenza di questo popolo nella zona, chissà se avrebbe fatto la stessa cosa… comunque dovete sapere che il nome di quella terra deriva da loro, infatti Philistin=Palestina.

Questo faraone dovette subire anche il primo sciopero documentato dalla storia, e non è uno scherzo! Incrociarono le braccia i lavoratori del villaggio di Deir el-Medina preposti allo scavo ed alla decorazione delle tombe reali della Valle dei Re.

Quali fossero le richieste di questi lavoratori è facile da immaginare visto che era prassi consolidata di seppellire nella tomba del faraone anche i propri operai per aiutarlo nell’aldilà.

Il fatto che non se ne seppe più nulla di questa iniziativa lascia pensare ad un triste epilogo.

Forse a seguito di tutte queste situazioni poco tradizionali e controverse egli subì un tentativo di golpe non andato a buon fine, almeno così riferiscono le malelingue di corte tramandate fino a noi.

Ovvero vi fu un complotto organizzato da una sua amante facente parte dell’harem reale che contrariamente a quello che si pensa era un posto assai pieno di gelosie; L’amante in questione si chiamava Tij e il suo scopo era di porre sul trono suo figlio Pentaur avuto, a suo dire, dal rapporto con il faraone.

Nell’intrigo vennero coinvolte ben sei concubine reali, sei ispettori e le loro mogli, due scribi della cancelleria ed il comandante dell’esercito in Nubia, insomma una bella fetta del palazzo.

Possiamo dire che viveva in mezzo ad un nido di vipere?

Ciò nonostante egli se la cavò e la conseguente epurazione del fallito golpe deve aver creato notevoli spazi a palazzo che portarono in un primo tempo ad un abbassamento dei servizi e dello sfarzo ma in seguito a nuove e più giovani assunzioni ciò determinò una nuova ventata, una linfa moderna alla tradizionale noia del palazzo reale.

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