MITANNI: TUSHRATTA IL RE “TOPO”

Questo Re del Mitanni dal nome vagamente riconducibile ad un topo poco elegante è stato un attore protagonista di quel tempo.

A parte l’abitudine consolidata di dare la propria figlia in sposa all’insaziabile faraone, egli batté tutti i suoi predecessori in ruffianaggine verso il faraone quando in occasione di una grande influenza gli donò la statua di Ishtar di Ninive, in quanto era noto che tale statua aveva enormi poteri curativi (ne avessimo avuta anche noi una contro il covid 19 … chissà!).

Del resto era importante avere un vicino faraone protettore in gran forma, perché se non ci fosse stata la protezione del faraone questo popolo sarebbe stato facilmente sopraffatto.

Gli Ittiti avevano ripreso a far valere la loro arma migliore, l’olezzo marino, conquistando diversi piccoli regni alleati del Mitanni senza che questi provassero a reagire, infatti nel Mitanni scarseggiavano le mascherine protettive.

Si narra che addirittura il Re ittita era riuscito a stringere un alleanza con il rivale del Re Tushratta, un certo Artatama, con l’appoggio dei servizi segreti deviati e ciò dimostra l’elevata confusione e debolezza di questo Re e del suo regno.

Anche alcuni suoi vassalli di origine sarda come Aziru (nel senso che valeva zero) e Amurru (gente votata a sentimenti gentili e antenati dei figli dei fiori) si allearono con gli Ittiti ma non erano soli, anche Kittuwaza cedette agli incavolati pescivendoli.

Di questi tempi, anche vecchie storie potevano essere l’origine per nuove guerre e gli Ittiti rivolevano dei fuoriusciti di qualche anno prima che Mitanni accettò come rifugiati presso un suo stato satellite di nome Ishuwa, benché avesse firmato accordi nei quali si impegnava a non accettare fuggiaschi.

Storie apparentemente normali che hanno solo lo scopo di far capire quanto questo Re fosse in grande difficoltà e quanto Mitanni divenne debole, senza contare, poi, che dei numerosi saccheggi perpetuati dagli ittiti se ne raccontarono di tutti i colori.

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