THUTMOSE III°: PROVE DI IMPERO

royal sculpture, dyn18, Thutmose III, Deir el-Bahari, NK

Nel 1458 a. C. divenne faraone Thutmose III, che fu uno dei sovrani di maggior spicco della storia dell’Egitto; durante il suo lungo regno le tendenze imperialistiche, già presenti sotto i suoi predecessori, ebbero un notevole impulso.

Figlio di Thutmose II e della regina Iside, ebbe un regno di 53 anni ma solamente dopo la morte di Hatshepsut, matrigna reggente e coreggente, che resse il trono per 22 anni, poté effettivamente governare.

Per molti esperti rimane un mistero il fatto che una personalità così forte, come la sua, abbia potuto accettare, per un tempo così lungo, di essere posta in secondo piano da Hatsepshut, ma noi tutti sappiamo quanto questa donna fosse potente, tremenda e pericolosa.

Le campagne militari nell’area Palestinese (quattordici riportate ma in realtà, forse, diciotto) comportarono la conquista di Megiddo, nota e temuta località presente nel libro dell’apocalisse, dove alla fine del Nuovo Testamento si cita l’Armaghedon, cioè il “Monte di Megiddo”, come luogo della battaglia finale tra Cristo e le forze del male, tanto da far diventare l’espressione simbolo della fine del mondo.

Era chiaro che il faraone si stava cercando delle rogne più grosse di lui.

Inoltre distrusse più volte la città di Quaddesh, capitale dei Mitanni che, testardi, mitomani e ottusi non appena l’esercito egiziano si allontanava, dal retro lo spernacchiavano, richiamando l’esercito egiziano, infuriato, che ogni volta distruggeva tutto.

La Battaglia di Kadesh diventa così un tormentone  e come tutti i tormentoni viene tramandata come mitica, anche se le pernacchie di mitico hanno assai poco.

Altre campagne furono dedicate a pacificare la regione ed a combattere i beduini che rendevano poco sicure le piste carovaniere (come non constatare che dopo millenni in quelle zone nulla è cambiato…).

Il faraone, che per primo constatò la difficoltà di regnare in quei luoghi e su quei popoli, decise di non inglobarli direttamente sotto il controllo della corona egizia ma preferì lasciare al governo una massa di piccoli principi locali, tributari dell’Egitto.

Thutmose era anche un pigro ateo del tempo e non voleva partecipare alle cerimonie religiose, a quel tempo assai diffuse, perciò per avere meno possibili scocciature, pagò il clero non solo con denaro ma effettivamente anche con privilegi, fino a donargli tre provincie asiatiche, purchè fosse esentato dalle cerimonie.

Al contrario era amante delle feste regali e sfarzose, tanto da costruire una grande Sala delle Feste a Karnak.

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