
Come una biografia distratta ha regalato a un guerriero di Betlemme la parentela sbagliata, la fionda sbagliata e il re sbagliato
C’è una biografia in circolazione che presenta Elhanan come fratello di Davide, fedelissimo di re Saul e abile fromboliere. Tre affermazioni, tre errori: un piccolo capolavoro di efficienza, che ripete come un mantra “coraggio”, “forza” e “punto di svolta importante” nella speranza che l’accuratezza si ottenga per accumulo, come il sale nella pasta. Proviamo a rimettere ordine, perché la storia vera è molto più divertente della copia.
Cominciamo dalla famiglia. Davide era figlio di Iesse, che di figli ne ebbe otto e nessuno si chiamava Elhanan. Il nostro uomo è figlio di un certo Iair e con Davide condivide soltanto Betlemme, e dedurne una parentela è come sostenere che due milanesi incontrati a Bali siano cugini. Alcuni studiosi sospettano perfino che il padre sia frutto di una svista. Nel Secondo Libro di Samuele il genitore compare come “Iaare-Oregim”, e oregim significa “tessitori”. Lo scriba, con l’occhio già alla riga successiva, dove l’asta di Golia è paragonata a un subbio da telaio, potrebbe averlo infilato nel nome per distrazione. Sarebbe un refuso più antico di Gerusalemme capitale, e per di più sopravvissuto a duemilacinquecento anni di revisioni.
Poi c’è la fionda, che è di Davide. Il sasso liscio pescato nel torrente sta nel Primo Libro di Samuele, davanti a due eserciti schierati e a un gigante che (a seconda del manoscritto) misurava sui due metri o sui tre: la Bibbia, in tema di altezze, aveva già le sue edizioni concorrenti. Il guaio è che il Secondo Libro, al capitolo 21, attribuisce l’uccisione di Golia di Gat a Elhanan di Betlemme. Due eroi, un gigante, una sola morte: il più celebre errore di continuità della letteratura. Le Cronache intervengono con la solerzia di un montatore che deve salvare il film e correggono il tiro, dicendo che Elhanan abbatté il fratello di Golia, tale Lacmi. È il primo retcon della storia, e riuscito meglio di certi finali di stagione. Gli esegeti, sempre pronti a sospettare, notano che “Lacmi” assomiglia in modo sinistro a bet-ha-lahmi, cioè “il betlemita”: forse un gigante è stato inventato da una lettera spostata, il che sarebbe la prima volta in cui un avversario nasce da un errore di battitura. Una tradizione rabbinica, più sbrigativa, risolve tutto in un colpo: Elhanan sarebbe un altro nome di Davide, e la questione è chiusa con la stessa eleganza con cui si mettono due pezzi di puzzle sbagliati sotto il tappeto.
Resta la lealtà a Saul, forse la bugia più commovente del pacchetto. Le imprese di Elhanan si svolgono sotto il regno di Davide, quando Saul era già morto da un pezzo, caduto sul monte Gelboe. Restare fedeli a un re defunto è nobile ma anche molto economico: non chiede aumenti, non dà ordini, non si lamenta della mensa e non ti manda in battaglia contro un avversario più alto di un lampione. Pare, a onor del vero, che il nostro uomo fosse un ottimo soldato, ma la sua fedeltà andava al re sbagliato solo nella biografia, non nella vita.
Com’è andata davvero, allora? Elhanan fu un soldato di Davide, un betlemita che in una delle guerre contro i Filistei mise a terra un gigante: Golia stesso secondo Samuele, o suo fratello secondo le Cronache. Per questo gli è toccato un versetto striminzito, senza fionda, senza salmi e senza ufficio stampa. Davide si è preso la gloria, la statua e il musical, lui la nota a margine, e nemmeno a piè di pagina.
Morale, da appuntare prima di scrivere la prossima biografia di un eroe: controllare che il padre sia quello giusto. Il resto è pubbliche relazioni.