L’ILIADE SECONDO NOI

La guerra di Troya era iniziata sotto l’auspicio degli Achei convinti che fosse una questione semplice e veloce, la cosa non andò come previsto e dopo nove anni erano ancora lì …. dicasi nove anni… un tempo incredibilmente lungo.

E’ a questo punto che Omero fa iniziare la sua storia… ovvero l’Iliade… così impropriamente da noi raccontata.

Verso la fine del nono anno i soldati greci, stanchi di combattere inutilmente e ormai quasi privi di approvvigionamenti si erano alquanto scocciati dei propri comandanti, incapaci di far finire la guerra ma soprattutto stanchi di combattere per i capricci di gelosia di un loro Re ed in fondo comprendevano perchè Elena se ne era andata.

Insomma volevano tornare a casa e decidono di ribellarsi ai propri comandanti e soltanto l’intervento di Achille, pare in modo piuttosto poco amichevole, riesce a placarli.

Ma Achille, per i suoi eccessi, viene contestato da alcuni comandanti, perciò dopo una delle sue sceneggiate decise di lasciare il campo di battaglia.

Nel frattempo, visto il malumore serpeggiante e lo stallo pluriennale, viene stabilito di sospendere le ostilità e di lasciare che le sorti della guerra vengano decise con la monetina, testa o croce, ma gli Dei s’infuriarono per questa modalità poco eroica e imposero un più onorevole duello fra Paride (troiano) e Menelao (greco), ovvero i due contendenti di Elena.

Nello scontro è Menelao ad avere la meglio e i Greci vorrebbero che fosse proclamato vincitore, ma un Troiano (vero figlio della patria) gli scaglia contro una freccia, interrompendo di fatto la tregua e riaccendendo la battaglia fra i due schieramenti.

Senza Achille i Greci prendono un sacco di legnate e convincono un certo Patroclo, amico amatissimo di  Achille, di indossare i vestiti di Achille, fingendosi il mitico eroe e cercando in quel modo di far paura ai troiani.

Alla vista di Achille, un certo troiano di nome Ettore, figlio del Re Priamo, che voleva fare l’eroe ma era un noto autolesionista, si scontrò contro il finto Achille, massacrandolo.

Quando Achille lo venne a sapere, s’infuriò contro i falsificatori del suo buon nome e tornò in battaglia. Così avvenne che la proverbiale “ira di Achille” si abbattè sul campo troiano facendo strage di nemici.

A quel punto i troiani invitarono Ettore a scendere e battersi con il vero Achille, ma egli stava festeggiando da eroe e a quel punto cercò di nascondersi perchè sfidare ancora la sorte sarebbe stato un grande azzardo, ciò nonostante lo trovarono e lo costrinsero a battersi ancora.

Incontro impari!  Achille lo uccise trascinando il suo corpo sotto le mura della città fra un silenzio da brividi.

Il Re Priamo vide il corpo del suo figliolo straziato e chiese ad Achille di lasciarglielo e di fare una tregua per il suo funerale.

Qui sembra finire l’Iliade… e uno pensa: anche la guerra! invece no! finito il funerale le ostilità ripresero.

Alcuni Re locali alleati dei troiani accorsero in loro aiuto ma Achille li battè tutti e pertanto Paride, origine di tutte le ostilità dovette intervenire in prima persona.

Nel duello con Achille, quest’ultimo annebbiato dall’ira, continuava a sbeffeggiare Paride indicandogli improvvidamente il solo punto debole che aveva, ovvero il tallone; Paride che non era certo un soldato al pari di Achille non gli parve vero di aver ricevuto siffatta importante informazione e concentratosi centrò proprio il suo tallone, uccidendo l’indiavolato Acheo.

Insomma questa storia non sembrava avere fine…

Intanto nel campo acheo, dominato dalla tristezza, Ulisse, Re di Itaca riceve una lettera dalla moglie Penelope, che in modo criptico gli disse che aveva quasi finito il filo per fare il tappeto (si sa che le priorità cambiano a secondo dei punti di vista) e che doveva affrettarsi a comperarlo prima di fare ritorno.

Ulisse che di fantasia ne aveva tanta, dapprima pensò che forse si stava meglio in guerra che tornare da Penelope, ma poi, illuminato, temette che tale richiamo fosse un segno e che perciò doveva sbrigarsi a rientrare a casa, ovviamente non prima di aver comprato un sacco di gomitoli di filo per Penelope.

Visto che il resto degli achei era sotto choc, si decise di prendere in mano lui la situazione.

Fra lo stupore e l’ironia degli achei, con un manipolo dei suoi fidi si mise a costruire un grande cavallo di legno.

Molti pensarono che anche il grande Ulisse era uscito di senno ma poi, finita la costruzione, Ulisse svelò il suo piano.

Alcuni di loro entrarono e si nascosero nel cavallo mentre gli altri finsero di ritornare in grecia.

I troiani, videro andar via i greci in fretta e furia lasciando questo enorme cavallo di legno che, a questo punto, decisero che era un trofeo di guerra e lo portarono in centro città dove fecero una gran festa.

La notte, dalla pancia del cavallo uscirono i greci e aprirono le porte della città al loro esercito che, finalmente, riuscì a penetrare in città e a conquistarla.

Non trovando Elena si arrabbiarono e incendiarono tutto.

Così finì la guerra di Troia.

Ma tutti si domanderanno che fine ha fatto Elena, e questo è quello che si domandarono anche i Greci e i loro discendenti che si rivolsero ad Omero chiedendo spiegazioni.

Omero che era ( … e qui ci sta) un osso duro e soprattutto antipatico rispose seccamente che per saperlo dovevano aspettare l’uscita del suo prossimo libro ma che per ora era intento a scrivere le gesta di Ulisse e non voleva essere distratto.

Pertanto, per ora, anche noi tralasciamo questa importante questione, per riprenderla a tempo debito, e constatiamo che finalmente Troia non c’è più… ma i suoi discendenti ci sono ancora … eccome!!!

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