ARIANNA E TESEO

Avremmo voluto raccontarvi una storia d’amore, un romantico racconto in una cornice leggendaria ma le cose non andarono proprio così.

Pochi anni dopo la costruzione del labirinto, il figlio di Minosse, Androgeo, noto atleta di punta del movimento sportivo Cretese, in occasione di una tournee in Grecia, fu ucciso, guarda un po’ il destino, da un toro.

Minosse, che dopo le precedenti esperienze vedeva streghe dappertutto, andò su tutte le furie e vide nella morte del figlio un subdolo disegno contro di lui da parte degli Achei.

Minosse fece causa agli Ateniesi e la vinse, così che gli ateniesi dovettero pagare un tributo particolare; ogni nove anni Minosse esigeva che mandassero a Creta quattordici sudditi ateniesi, sette fanciulli maschi e sette fanciulle vergini in pubertà, che sparivano nel labirinto sacrificate al Minotauro, perlomeno così si credeva… non si poteva pensare ad altro destino ovvero al sacrificio della vita anche se le caratteristiche dei fanciulli potrebbero far pensare ad altri sacrifici.

A lungo andare questa situazione dava assai fastidio agli ateniesi che si decisero, con Teseo, ad andare a Creta, per eliminare questo affamato Minotauro e chiudere per sempre questa strana e violenta vicenda.

Teseo partì da Atene con una nave dalle vele nere e una vela bianca che doveva issare al suo ritorno se fosse riuscito nell’impresa, era il loro modo di comunicare, assai foriero di imprecisioni, forse se avessero utilizzato un piccione viaggiatore sarebbe stato più sicuro.

Teseo fu accolto da Minosse nel suo palazzo con tutti gli onori, sicuro che anche questo sbruffoncello sarebbe finito nelle fauci del Minotauro.

Durante la preparazione dello scontro, mentre si allenava in palestra, Teseo conobbe Arianna, una dolce fanciulla che si dice fosse la sorella del Minotauro (ci risulta difficile capire come ciò sia accaduto ma in quel tempo a Creta succedeva di tutto).

La fanciulla si innamorò perdutamente di Teseo e tradendo il fratello, l’astuta ragazza, suggerì a Teseo un modo per uscire dal labirinto.

Dobbiamo sottolineare che Arianna non aveva una grande cultura, faceva l’operaia in una tessitura, ma proprio da questa esperienza ella consigliò a Teseo di fissare il capo di un filo all’architrave dell’entrata del labirinto e di tenersi il gomitolo in mano senza perderlo mai, poiché gli sarebbe servito a trovare la via di uscita.

Il Minotauro dormiva nella parte più interna del labirinto. Teseo entrò nel labirinto e dopo una violenta colluttazione ebbe la meglio; dopo averlo ucciso doveva uscire dal labirinto ma durante la colluttazione perse il gomitolo ed essendo egli, per nome e di fatto, un uomo teso andò nel panico.

Questa parte della vicenda non è stata riportata da nessun esperto, per pudore e vergogna, ma noi siamo liberi da questi retaggi della narrazione e perciò ve lo raccontiamo.

Comunque, preso dal panico, Teseo vagò per giorni, disperato, nel labirinto, finchè la dea Atena, amica degli ateniesi, ebbe pietà e chiese a Zeus se poteva fargli ritrovare il gomitolo e siccome Zeus aveva un debole per Atena, acconsentì, perciò Teseo, miracolosamente ritrovò il gomitolo e uscì dal labirinto grazie allo stratagemma pensato da Arianna.

Teseo, però, era ancora fuori di testa e in preda al panico, salì sulla nave con Arianna e durante la notte presero la via del ritorno.

Teseo aveva promesso di sposare Arianna, pertanto la portò con sé sulla nave dove si celebrarono le nozze e Arianna volle, assatanata, consumare subito l’amore.

Teseo, prostrato da tutti questi eventi e preso da mal di mare, volle fermarsi un attimo a respirare, con i piedi sulla terra, presso un isoletta e, lì, si addormentò.

Nel sogno gli comparve Dionisio, un donnaiolo dell’olimpo che era perdutamente innamorato di Arianna e lo minacciò se non gli avesse ceduto Arianna.

Egli, ancora tramortito, si svegliò spaventato salì sulla sua nave e si affrettò a tornare ad Atene, dimenticandosi Arianna sull’isola mentre la poverina dormiva.

Neanche possiamo immaginare quanti improperi abbia pronunciato Arianna al risveglio, sola su quell’isola in compagnia di quel Dionisio che lei aveva continuato a tenere alla larga.

Intanto Teseo, ormai in preda alla confusione mentale più totale, si dimenticò di issare la vela bianca e quando il padre, di nome Egeo, vide da lontano la nave di Teseo che ritornava con le vele nere, pensando che l’impresa fosse fallita, dal dolore si gettò in mare, suicidandosi, da allora quel mare porta il suo nome… EGEO.

Come vedete tutto torna e tutto ha una spiegazione anche se in tutta questa storia la cosa che non brilla è proprio la logica.

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