
A Stonehenge arrivavano pietre enormi. A Durrington Walls, lì vicino, arrivavano maiali. Finalmente una civiltà capace di distinguere fra ciò che impressiona gli ospiti e ciò che impedisce loro di mangiarsi il padrone di casa. Il monumento poteva anche essere solenne; il contorno aveva quattro zampe e pretendeva soste.
Siamo nella Britannia del III millennio a.C., soprattutto intorno al 2500. A Durrington Walls restano case, focolari e grandi quantità di ossa animali. Non un semplice spuntino: una concentrazione di avanzi capace di far apparire il pranzo di Natale un digiuno condotto con scarsa convinzione.
Suini e bovini erano protagonisti dei banchetti. Alcune ossa conservavano ancora parti di carne quando furono buttate: un’abbondanza che mette in crisi l’idea del parente incaricato di recuperare anche il sugo rimasto sul vassoio. Il vero mistero preistorico, per certi stomaci, sarebbe stato lasciare qualcosa.
Le analisi degli animali indicano provenienze diverse, anche lontane. Gli studiosi ne ricavano l’immagine di grandi raduni. Il contributo alla festa poteva dunque avere un tragitto considerevole: noi portiamo un dolce, loro potevano presentarsi con un ingrediente che durante il viaggio cercava di cambiare direzione.
Trasportare un maiale non è come trasportare una torta. La torta non oppone resistenza, non annusa il sentiero e difficilmente decide di infilarsi in una siepe. Questi incontri suggeriscono legami e capacità organizzative notevoli. Anche la pazienza doveva godere di un allevamento intensivo.
Le ceramiche e i resti dei pasti raccontano carne e latticini; i segni sulle ossa aiutano a ricostruire taglio e cottura. Altro che preistoria tutta pietre e silenzi: il paesaggio comprendeva una robusta competenza nel trasformare animali in occasioni sociali. La convivialità aveva già trovato il proprio reparto macelleria.
Molti maiali venivano uccisi a un’età compatibile con feste invernali. È un’interpretazione degli studiosi, non un calendario degli inviti ritrovato sotto un sasso. Il solstizio acquista così un fascino supplementare: il sole torna a salire, mentre la cintura comincia a valutare le dimissioni.
Non conosciamo tutti i partecipanti, le loro gerarchie o le regole dei raduni. Nessuno può compilare la lista dei tavoli. Ma i resti bastano a ridimensionare la nostra presunzione di aver inventato il grande evento gastronomico. Ci precedevano di millenni, con stoviglie meno coordinate e un rispetto assai elastico per le porzioni.
Le pietre di Stonehenge hanno conquistato la celebrità. Le ossa dei banchetti spiegano come si tenesse insieme una comunità. La storia applaude i monumenti; l’umanità, appena si libera una mano, cerca il vassoio. Prima ancora di inventare il buffet, avevamo già imparato a non allontanarcene troppo.
Fonti: English Heritage, Food and Feasting; Cardiff University, ricerche sui banchetti. Dalla scheda sulle comunità della piana di Salisbury di La Rotta dei Millenni. Provenienze e stagionalità sono ricostruzioni archeologiche; paragoni e iperboli sono satirici.