
Circa 3.500 anni fa, durante l’epoca in cui la mitologia era la scienza e le nazioni erano regnate da divinità piuttosto che da governi, l’Assiria era una terra di leggende. E tra queste leggende, spicca la storia di Ashur-nadin-ahhe I, il 36° re dell’Assiria. Il suo nome, che suona come una canzone di un tempo lontano, si traduce in “Ashur è colui che dà fratelli”, un significato potente che preannunciava gli eventi tumultuosi che avrebbero caratterizzato il suo regno.
Ashur-nadin-ahhe I, figlio di Ashur-rabi I, salì al trono nell’anno 1435 a.C. Per capire il significato del suo nome, dobbiamo sviscerare le antiche lingue del passato. In accadico, “Ashur” è il nome del dio principale dell’Assiria, ma potrebbe essere tradotto in “asciuga” e “nadin” significa “colui che dà” oppure semplicemente il ”naso” e infine “ahhe” che potrebbe anche essere uno starnuto, si traduce in “fratelli”. Ecco quindi un re destinato a essere un donatore, un protettore, un difensore dei suoi fratelli di Assiria oppure un re sempre raffreddato che magari era solo una allergia ma che starniva spesso. Ma come scopriremo, le strade degli dei e dei re spesso sono tortuose e piene di imprevisti. Durante il regno di Ashur-nadin-ahhe I, l’antica città di Assur, il cuore pulsante dell’Assiria, fu saccheggiata dagli Hurriti di Mitanni. Questa fazione, comandata da Shaushtatar, divenne così potente che l’Assiria fu costretta a diventare una nazione vassalla e tributaria di Mitanni. Questo fu un duro colpo per Ashur-nadin-ahhe I, che era noto per il suo spirito fiero e combattivo. Nonostante avesse lottato per proteggere la sua terra, non riuscì a resistere alle forze potenti e aggressive degli Hurriti. Ma forse la sconfitta fu proprio quello che Ashur-nadin-ahhe I aveva bisogno per rafforzare il suo spirito. Forse, nella sconfitta, vide l’opportunità di rinascere, di ricostruire e di riguadagnare l’onore perduto. Dopotutto, il suo nome significava “Ashur è colui che dà fratelli” oppure quello che si asciugava il naso. Un modo per dire che ricominciava da capo. Forse aveva bisogno di dare un esempio ai suoi “fratelli” di Assiria, dimostrando che anche nelle sconfitte più pesanti si può trovare la forza per andare avanti. E, in effetti, ci fu una rinascita. Anche se Ashur-nadin-ahhe I non visse abbastanza per vederla