THUTHMOSE II: Il potere delle donne

Nella corte di Thutmose II, le donne erano una forza con cui fare i conti. E tra queste donne, Hatshepsut e Aset regnavano sovrane.

Hatshepsut, la moglie ufficiale di Thutmose II, aveva un potere politico che sarebbe stato invidiato da molti uomini. Si diceva che fosse lei a detenere il vero controllo sulla corte, mentre Thutmose II era più un faraone nominale che un vero monarca. Aveva una presenza imponente e una personalità che poteva mettere a tacere una stanza piena di cortigiani.

Ma il potere di Hatshepsut non derivava solo dalla sua posizione di moglie del faraone. Era anche una donna molto astuta e determinata, con un’abilità innata per la manipolazione politica. Sapeva come ottenere ciò che voleva, e non aveva paura di usare ogni mezzo a sua disposizione per farlo.

Dall’altro lato, c’era Aset, la concubina di Thutmose II. Non aveva il potere politico di Hatshepsut, ma aveva qualcosa che la moglie del faraone non aveva: l’amore incondizionato di Thutmose II. Era la donna che lui sceglieva non per dovere o per convenienza, ma per desiderio e affetto. E questo la rendeva in qualche modo più potente di Hatshepsut.

Aset aveva anche un altro vantaggio: era la madre del futuro erede al trono. Questo le dava un’influenza significativa su Thutmose II, che voleva che il suo figlio avesse la migliore istruzione e preparazione possibile per il futuro ruolo di faraone.

Ma se c’è una cosa che entrambe le donne avevano in comune, era l’abilità di giocare il gioco della politica di corte. Entrambe sapevano come usare il loro fascino e la loro astuzia per ottenere ciò che volevano, e non erano estranee alla crudeltà e alla spietatezza che erano spesso necessarie in tale ambiente.

Così, mentre Thutmose II cercava di destreggiarsi tra le sue responsabilità di faraone e i suoi desideri personali, Hatshepsut e Aset continuavano a esercitare il loro potere e la loro influenza, plasmando la corte e l’Egitto secondo i loro desideri. E mentre lo facevano, dimostravano che il potere non era solo una questione di titoli e posizioni, ma anche di intelligenza, astuzia e determinazione.

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