Anco Marzio: il re zoppo che non sapeva stare fermo

Un giorno di quel lontano 641 aC, a Roma, successe qualcosa di veramente straordinario: il trono passò nelle mani di Anco Marzio, un uomo che, oltre a essere nipote del tranquillo Numa Pompilio, vantava una particolarità che avrebbe reso orgoglioso chiunque avesse avuto la fortuna di avere due gambe sane: una anca decisamente poco collaborativa.

Questo re, scelto dal popolo più per disperazione che per convinzione, era conosciuto per la sua “anca marcia”, che però non gli impedì di farsi chiamare con un nome molto più regale, Anco Marzio. D’altronde, “Anca Marcia” suonava troppo come un nome da matrona romana e non da virile sovrano.

Succeduto al guerrafondiario Tullo Ostilio, i romani pensavano che, con una gamba così, Anco Marzio avrebbe passato più tempo a rilassarsi sul trono che a correre sui campi di battaglia. Ma oh, come si sbagliavano!

Nonostante la sua zoppia, Anco Marzio era tutt’altro che un re pacifista. La storia ci racconta di un uomo che, pur non potendo correre personalmente tra le spade, scatenò una serie di guerre con i vicini un po’ troppo chiassosi e per niente intenzionati a stare tranquilli. E, naturalmente, ogni volta che c’era una rivolta, chi pensa che fosse il primo a saltare… beh, forse non saltare, ma a incitare al contrattacco? Proprio lui, il re zoppo.

Oltre a non sapere stare fermo, Anco Marzio era anche un amante del mare, tanto che si dice che la vista della spiaggia di Ostia lo emozionasse al punto da far quasi guarire la sua anca problematica. Fu lui a fondare la città di Ostia, la prima colonia romana sul mare, e si racconta che il nome derivasse dall’espressione esclamativa dei romani alla vista dell’acqua: “Ostia!” Che, nonostante la sua attuale connotazione, all’epoca era puramente un’esclamazione di stupore.

Ma non finisce qui: per la gioia dei cittadini che sognavano di farsi un bagno senza dover marciare per giorni, Anco costruì la via Ostiense, una strada diretta al mare. Lungo questa strada fece erigere anche delle saline, probabilmente per assicurarsi che nessun romano tornasse a casa senza un adeguato approvvigionamento di vendita per quelle grigliate al ritorno dalla spiaggia.

Ma un re come Anco Marzio non poteva certo limitarsi a costruire strade e colonie. Con uno spirito ingegneristico che avrebbe fatto invidia ai migliori architetti di oggi, intraprese la costruzione di mura attorno a Roma, annettendo i colli Gianicolo e Aventino, perfetti per ospitare tutti quei poveri deportati dai villaggi ribelli.

E per collegare queste nuove estensioni della città, cosa fa? Costruisce il primo ponte di legno, il ponte Sublicio, perché evidentemente a quel punto non gli bastava più camminare solo su terra ferma.

Insomma, nonostante fosse zoppo, Anco Marzio seppe muoversi abbastanza bene nel panorama politico e urbanistico di Roma. Morì di morte naturale, cosa rara per un re che non aveva paura di un po’ di sana guerra. Con la sua scomparsa, i romani persero un sovrano che aveva saputo camminare (con qualche difficoltà) tra pacifismo e bellicismo, dimostrando che anche un re con l’anca marcia poteva lasciare un’impronta di duratura.

E così, mentre i romani continuavano a bagnarsi nelle acque del mare grazie alla sua Ostia, forse qualcuno tra loro si fermava un attimo a riflettere su quanto fosse ironico che il loro re più immobilizzato fosse stato anche uno dei più dinamici. Ma, come amavano dire: “È tutta questione di equilibrio… e di un’anca marcia.”

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