LA MODA DELLA CERAMICA NELLA ANTICA CINA

Nel lontano 1500 a.C., all’incirca, la Cina si trasformò in un vasto mare di ceramica. Ogni città, ogni villaggio, ogni famiglia si ritrovava sommersa da una marea di piatti, ciotole, vasi e brocche. Non si trattava di una fioritura artistica né di una strana moda, ma del risultato di una frenetica esplosione produttiva nel settore del vasellame.

Un onnipresente signore della ceramica, il cui nome si è perduto nella nebbia del tempo, ma che chiameremo Signor Li, era all’origine di questa straordinaria e bizzarra situazione. Signor Li era un uomo d’affari con un sogno: riempire ogni casa cinese con il suo vasellame. Così, diede inizio a una produzione su scala industriale, il tipo di cui la Cina non aveva mai visto prima.

Ovunque si guardasse, si vedevano fornaci bruciare e ceramisti al lavoro. Le montagne di argilla venivano trasformate in una miriade di oggetti di ceramica. Il vasellame era ovunque: nei mercati, nelle strade, persino nelle camere da letto. Dall’alto, la Cina sembrava un immenso mosaico di ceramica.

Ma nonostante le ambizioni di Signor Li, il vasellame non poteva essere consumato al ritmo con cui veniva prodotto. La gente si ritrovò presto a nuotare in un mare di ceramica. Case, strade e piazze divennero depositi all’aperto di vasi, piatti e ciotole. La situazione divenne talmente ridicola che la gente iniziò a costruire piccole fortificazioni con il vasellame inutilizzato.

Di fronte a questa sovrapproduzione, Signor Li decise di esportare la sua ceramica. Ma il mondo esterno non sembrava aver bisogno di così tanto vasellame cinese. Nonostante i suoi sforzi, la ceramica iniziò ad accumularsi. Le fornaci continuarono a bruciare, le mani dei ceramisti a lavorare, ma i mercati erano saturi. La ceramica invenduta si accumulava a vista d’occhio.

Infine, la bolla scoppiò. Non letteralmente, ovviamente, ma metaforicamente. L’industria del vasellame, gonfiata a dismisura, collassò su se stessa. Fornaci e laboratori chiusero. Il vasellame invenduto fu abbandonato nelle strade. La Cina, una volta un mare di ceramica, si trasformò in un deserto di vasellame inutilizzato.

Ma, come spesso accade nelle storie più bizzarre, c’è un lato comico in questa tragedia. Perché, alla fine, nonostante la caduta dell’industria del vasellame, la Cina rimase piena di ceramiche. Ogni famiglia aveva un surplus di piatti e ciotole, e ogni città aveva il suo piccolo monte di ceramica. E ogni volta che uno sguardo cadeva su quel monte di ceramica, era difficile non sorridere. Perché, dopo tutto, c’era qualcosa di incredibilmente umano e incredibilmente divertente in tutto questo: la follia dell’ambizione, l’assurdità dell’eccesso, la comicità dell’insuccesso. E, in fondo, forse è proprio questo che rende la storia dell’esplosione del vasellame in Cina così affascinante e memorabile.

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